Chi-sono-disegnoPaolo Evangelista, classe 1968. Fidanzato prima, sposato poi con la stessa persona che tuttora percepisce un contributo dai Servizi Sociali per sopportarmi. Una figlia di 16 anni. Laurea in Ingegneria Elettronica anno 1995.

Mi sono sempre chiesto perchè mi piaccia fare i pesi in maniera così viscerale. Complesso di persecuzione, rivalsa nei confronti della società, rapporti edipici non risolti… mah… Mi ricordo che a 10 o 11 anni alla televisione vidi un pezzo di un film dove c’era gente grossissima che spostava montagne di ferro. Rimasi folgorato. 10 anni dopo capii che avevo visto un pezzo di Pumping Iron, la scena in cui Ed Corney faceva 10 ripetizioni di squat con 140Kg. Perciò, il “bisogno” era latente.

A 16 anni, dato che non facevo nulla di attività sportiva ma stavo appiccicato al computer (un Apple II mitico che ho ancora), i miei genitori mi portarono al campo di atletica di Arezzo. E iniziai a fare atletica, da allora fino ai 23 anni. Per anni ho passato i pomeriggi in pista, 3, 4, 5, 6 volte a settimana. L’allenamento era troppo bello. Una sfida con se stessi. E poi il mio allenatore, Aldo, era una persona eccezionale, sempre presente e sempre disponibile. Pensate al classico ragazzo in piena adolescenza quando ha quelle crisi in cui si sente una pecora nel gregge, quando ha bisogno di far emergere la propria individualità. Con la neve, con la pioggia, Aldo era lì in fondo alla pista a prenderci i tempi. Un adulto che reputava noi ragazzini così importanti da rimanere con l’ombrello sotto la pioggia al freddo e che si incazzava se saltavamo l’allenamento. Io mi sentivo importante. Non vorrei banalizzare con le psico-baggianate da talk show, però nessuno di noi ha imparato a fumare, nè sentivamo il bisogno di forme di sballo per sentirci “vivi”. Eravamo soddisfatti di quello che facevamo.

E poi la gara come momento di confronto, contro gli altri ma sempre contro te stesso. Sei solo in corsia. Se vinci è merito tuo, se perdi, gli altri sono più forti di te. Semplice e crudele. La gara come momento fondamentale per capire se ti sei allenato bene o no, la gara come obiettivo ultimo. Questo aspetto mi ha sempre affascinato: in un punto del tempo e dello spazio tu dimostri quanto vale. Non prima, non dopo. In quel momento. E non c’è appello, non c’è il “quasi gol”, non c’è arbitrarietà di giudizio. Crudele ed impietosa, la gara è lo spartiacque fra chi gioca e chi si allena. Lo pensavo a 16 anni e lo penso tutt’ora. L’allenamento fine a se stesso non esiste per me. Allenarsi per essere in forma è da vecchi. Quando lo farò, mancherà poco alla mia dipartita da questo pianeta.

Chi-sono-oldDopo l’allenamento, pesi. Gare di pesi. Più Kg nella panca, più ripetizioni alla sbarra, più qualcosa sempre e comunque. A 16 anni avevo 11′′1 sui 100 e 20 trazioni alla sbarra. A 22 correvo in 10′′4 i 100, 21′′57 i 200 e facevo 120Kg di panca. Ho fatto il servizio militare nel gruppo sportivo dell’Aeronautica. Ultimo anno di atletica per doppia tenosinovite ai tendini di Achille. Mi sarei dovuto operare. Perciò stop.

Nessun rimpianto, avevo raggiunto quanto mi interessava. Quell’anno fu mitico. Facevo pesi con i lanciatori. Gente da 200 fino a 240Kg di full squat. Un mio amico aveva 195Kg di panca, lo aiutai una volta in una serie di 13 ripetizioni con 130Kg. Bestie. Senza doping e ne sono sicuro perché allora le bombe erano appannaggio di pochi e in questi pochi non c’eravamo noi. Io ero “il piccoletto”. Certe volte mettevano 100Kg di peso minimo e io dovevo allenarmi con quello “altrimenti puoi accomodarti”. Esperienze illuminanti. Io sono sempre stato uno dei più forti in qualunque palestra visitassi. Qui ero “il piccoletto”. Un bagno di umiltà fondamentale per non afflosciarsi e perdere stimoli.

Conobbi lo squat e lo stacco. Allenamenti sconclusionati, volumi assurdi, frequenze assurde. A 24 anni avevo una tripla a 170Kg di squat parallelo, 240 di massimale di stacco, 130Kg di panca. Pesavo circa 72Kg.

Ci allenavamo in un casotto di lamiera, qualunque fosse la temperatura. Una volta ci prese un colpo di calore collettivo. Erano le 14 di un pomeriggio di Luglio e ci allenavamo di nascosto a porte chiuse.

Nel 2004 scopro i forum. Un’altra rivoluzione. Non sono l’unico in mezzo a questo pianeta a fare i pesi. La scoperta della civiltà. Leggo, studio, confronto, sperimento. Tutto cambia meno una cosa: per ottenere i risultati vale sempre una regola: ci si guarda allo specchi e si dice “ma questo è adatto a me?”. Contestualizzare la teoria prima di applicarla. Mi accorgo che quando scrivo delle cose ci sono persone che mi stanno a sentire. E comincia una spirale creativa che mi ha portato a essere un assiduo frequentatore delle comunità virtuali.

Nel 2005 conosco Enrico e il powerlifting. Wow! Il PL è lo sport dei pesi. Tutto assume un senso, come delle tessere di un mosaico che improvvisamente combaciano. Di colpo perdono senso le sfide personali, sono nulla rispetto alla sensazione di gareggiare di nuovo. Il PL è perfettamente speculare all’Atletica Leggera. In gara sei solo. Come 20 anni prima, se vinci è merito tuo, se perdi gli altri sono più forti. Però è meglio. Perchè sono più grande, perchè non devo dimostrare niente a nessuno, nemmeno a me stesso. E’ semplicemente appagante assaporare ogni momento degli allenamenti e ogni momento delle gare. Mia moglie non capisce tutto ciò, ma sa che io sono fatto così. Non può frenare questo fiume in piena, può solo arginarlo. E, in fondo, mi vuole bene anche perchè sono così.

Scrivo articoli per il mio blog, sono reputati interessanti, il confronto con gli altri è stimolante. Nel 2007 butto giù per gioco l’indice di un possibile libro, lo invio ad Enrico… così, per fare qualcosa. Mi risponde: “se non lo scrivi tu questo libro, non lo scrive nessuno”. Inizia un nuovo progetto.

Razzolo Internet con tutti i mezzi a disposizione, scarico studi, libri, li leggo, li studio (attualmente ho letto più di 1700 studi e più di 50 libri “sui pesi”), scrivo articoli per il blog, pezzi che sembrano sparpagliati ma che hanno un ordine logico nella struttura del libro. Per me lo scopo della scrittura di questo libro non è vendere copie, ma trovare un editore che “ci creda”, che creda nel progetto, che lo finanzi. Firmo un contratto con Sandro Ciccarelli, l’editore di Olympian’s News che leggevo nel 1995, per me è un piccolo sogno che si realizza, da lettore ad autore della mia rivista, e poi autore di un libro per la mia rivista!

Chi-sono-esagoniE Sandro… ci crede. Ero presente alla telefonata alla tipografia per definire il tipo di stampa e il prezzo. Io mi aspetto carta porosa e bianco e nero, Sandro spende molte migliaia di euro per 2000 copie su carta patinata a colori.

Le 3 revisioni delle 750 pagine del libro sono un vero bagno di sangue ma… ce la facciamo, il libro esce a fine 2011, adesso siamo alla 1° ristampa ed è un risultato eccezionale per un prodotto densissimo di testo, complicato, da nerd dei pesi.

Nel frattempo il blog muore e risorge per 2 volte fra crash vari, concludo due progetti di digitalizzazione del movimento, uno con il kinect e uno con il wiimote della wii, ma non riesco a trovare nessuna università disposta ad investirci sopra del tempo, ne porto avanti un terzo per diletto dove elaboro dati da una fascia cardio Bluetooth per monitorare la variabilità delle pulsazioni cardiache.

Nel 2009 improvviso una “Dangerous Convention” sotto il portico di casa dei miei suoceri, un pomeriggio a parlare di pesi con le slide proiettate in un televisore, ovviamente tutto gratuito. Ho circa 17 ospiti da tutto il Centro Italia. Ne faccio una seconda, poi una terza. L’anno dopo mettiamo in piedi la corsistica della Federazione Italiana di Powerlifting, sono docente nelle prima 4 edizioni, partecipo alla progettazione e realizzazione della corsistica per Rawtraining che è attualmente alla sua 4° edizione, poi 3 seminari per l’ISSA in meno di 2 anni.Nel 2012 strutturo un mio corso, il Seminario DCSS, mi invento un DCSS Tour con delle locandine stile Marvel, lo tengo ben 16 volte e quasi 300 persone in totale hanno seguito la giornata.

Torre-RivisteAll’inaugurazione del libro mia moglie mi dice “ma perché non apri una palestra nel garage che abbiamo?”. Si accende qualcosa nella mia mente. Serve un direttore tecnico laureato in Scienze Motorie. Mi iscrivo ad Ottobre 2012 ad una università online, i corsi sono virtuali ma gli esami reali di fronte ai prof…La Laurea mi serve, ed in fondo la voglio per una soddisfazione personale. Mi sento un po’ a disagio ad essere la solita voce fuori dal coro, il solito autodidatta, e poi il vero valore dello studio è sostenere delle prove di fronte a chi è competente (lo so, sono un idealista…) altrimenti sono tutti bravi a dirselo da soli! Mi laureo nel Luglio del 2015, 110 e lode, dichiarati preventivamente, ricercati, voluti.

La palestra apre i primi del 2015, 120 mq bellissimi con tutto quello che abbiamo sempre desiderato, io e il mio socio. Siamo terrorizzati: è l’oggetto più costoso, enorme, complicato che abbiamo mai creato. L’attività andrà? Le persone verranno e rimarranno? Per adesso, tutto bene, le persone ci sono, sono contente. Poi… poi vedremo.

Il libro è oggi alla 3° ristampa, 5 stelle e 53 recensioni molto positive su Amazon, spessissimo primo nella classifica praticamente in tempo reale della categoria Allenamento. In questi anni è stato presentato all’università di Scienze Motorie di Milano, di Verona, ho fatto da relatore per una tesi sullo squat per un mio carissimo amico, Federico Fontana, mi ha permesso di partecipare al convegno CONI dell’Aquila e molte altre cose.

Il riconoscimento massimo viene da Boris Sheiko che ha voluto il mio libro, incuriosito dalla descrizione di Massimiliano Buccioni, altro mio carissimo amico che si è poi prodigato per inviarglielo. Boris Sheiko, il più grande allenatore e ricercatore sul Powerlifting a livello mondiale che dice che il mio libro è il miglior libro di Biomeccanica nel Powerlifting che abbia mai avuto fra le sue mani.

Oltre questo c’è la scoperta del bosone di Higgs, la particella di Dio.

In questi anni molte amicizie si sono rotte, molte amicizie sono nate, molte idee si sono realizzate, molte altre no, molte altre ancora si sono rivelate fallimentari come geniali. Ma… è la vita.

Se io dedicassi alla carriera le energie che dedico ai pesi, sarei nel Consiglio di Amministrazione. Però, in fondo, cosa è la vita senza le proprie passioni? Io ho questa: amo visceralmente non solo sollevare pesi, ma studiarli, analizzarli, il sollevamento è un esperimento, è un test di una teoria, è un mettere alla prova le mie idee.

Ma perché tutte queste idee, come dire… compulsive? Anche a questo ho pensato spesso. E mi sono dato questa risposta: io so di poterle realizzare. E, come sempre, “le migliori idee sono quelle che vengono realizzate”.