Nov 14, 5 giorni ago

The elementary sticking point

Un atleta fa squat con un carico enorme sulle spalle. Nella risalita ad un certo punto si pianta… è immobile… poi… poi piano piano il bilanciere torna ad andare verso l’alto, piano, ma sempre più deciso e l’atleta si rimette in piedi mandando il pubblico in estasi.

Quel rallentamento è definito sticking point o punto appiccicoso, c’è sempre, anche con carichi non massimali. Se si misurasse la velocità verticale del bilanciere nel tempo otterremmo curve come queste qua, che si ritrovano in tantissimi studi scientifici sul tema: in risalita la velocità va a decrescere, poi a crescere di nuovo, si forma una “vasca” nella curva.

Ecco: perché c’è? Sempre sopra il parallelo e non sotto? Esistono innumerevoli teorie, ma nessuna esaustiva. Eppure è un fenomeno così evidente…

Alcune ipotesi coinvolgono meccanismi fisiologici, ma nessuna di queste riesce a dare una spiegazione del motivo per cui si verifica. Il problema è che una spiegazione deve poi essere in grado di replicare uno sticking point, di… crearlo. Solo così sarebbe possibile attribuire a quella spiegazione un valore di ipotesi da verificare.

Ecco. Propongo la mia. Lo sticking point è un fenomeno meramente meccanico, dovuto al fatto che ci sono segmenti che ruotano. E porto un modello. Zero Fisiologia o Biologia, ma solo… Meccanica.

Non solo: in qualsiasi esercizio in cui ci sono segmenti che si muovono esiste uno sticking point: panca, lento in piedi, squat, stacco, quello che volete. Ogni esercizio ha il suo sticking point.

Ed ecco la mia idea, che si basa su due punti. Uno sticking point si verifica perché:

  • La rotazione dei segmenti ossei fa si che ci sia un momento in cui i carichi si allontanino dai centri di rotazione (essenzialmente, il carico sul bilanciere), e poi si avvicinino nuovamente

  • Quando il carico è submassimale o massimale il Sistema Nervoso è capace di generare forze che possono essere considerate costanti, non c’è modulazione.

Queste due ipotesi sono sufficienti a creare degli sticking points. Il punto fondamentale è che per verificare questa teoria è necessario costruire un modello che si basi su questa: di fatto un simulatore di squat che esegua uno squat con uno sticking point. 

Ma prima è necessaria anche una spiegazione del perché, ed ecco due criticità: il primo è che si parla di Meccanica e lo Scienziato Motorio non ha le basi per comprendere certi concetti, spiace dirlo. Il secondo è che si parla di Dinamica, non di Statica, e quando le cose si muovono è sempre molto molto più complicato di quando le cose stanno ferme.

Si noti che qualsiasi esercizio è studiato in maniera quasi-statica, ipotesi che abbiamo fatto millemila volte per studiare le forze in certi movimenti: si suppone che questi avvengano così lentamente che siano una sequenza di fotografie. In questo caso non è possibile fare questa supposizione, è necessario tirare in ballo proprio la Dinamica. Ed è davvero complicato.

Lo sticking point elementare