Il chinesiologo e il cardiochirurgo

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Vi ricordate quel mantra che andava di moda tempo fa, quello “l’uomo è l’unico animale che beve latte dopo lo svezzamento”? I radical-no-milk (esistono individui del genere) lo ripetevano fino all’ossessione. Peccato che fosse una cazzata: l’uomo è anche l’unico animale che ha creato Internet per condividere il suo contatto con la Natura, per dire… 

Mantra di questo tipo esistono da sempre e sempre esisteranno, solo che possono diventare molto fastidiosi. Nel campo delle Scienze Motorie c’è un evergreen, intramontabile, che viene sempre fuori nelle discussioni tipo “quelli del corsetto che rubano il posto di lavoro ai laureati” e fa su per giù così:

“Voi se vi dovete operare al cuore andreste da un cardiochirurgo o da uno che ha fatto un corso di 3 fine settimana d’anatomia? Voi se dovete fare una causa andare da un avvocato o da uno che legge di giurisprudenza su Internet? Allora se dovete farvi seguire in palestra andate da uno laureato e non da uno che ha fatto un corsetto di 3 fine settimana”

Ora, questo mantra, perché tale è, ha secondo me una falla che lo fa affondare come il Titanic e non capirla o meglio non volerla capire significa affondare nelle gelide acque del mare della frustrazione. Vediamo un po’…

Questa è la situazione del cardiochirurgo che agisce su di me. Ho un problema, vado da uno che può risolvermelo, lui agisce, ho un risultato. In questo processo io sono totalmente passivo, addirittura il cardiochirurgo non deve nemmeno sapere chi sono, guarda gli esami strumentali, guarda quando mi apre e mi ripara quello che deve riparare. Io non solo non ho una competenza nel processo, ma non ho nemmeno un ruolo. 

Questo vale in moltissimi altri campi. Dovete costruire una casa? Andate da un ingegnere civile che prende le vostre richieste e le realizza. Ok, voi avete voce in capitolo, ma su aspetti per voi fondamentali ma marginali, ad esempio non entrate nel merito della struttura portante per renderla antisismica a norma, né nel tipo di impianti idraulici e così via, a meno che non siate del settore.

Lo stesso per un avvocato, se dovete querelare o siete stati querelati: a meno che non conosciate le leggi, eseguite quello che dice l’avvocato che vi prospetta scelte semplicemente quando vi riguardano ed esclude tutte quelle tecniche (es. come scrivere lettere e così via). Anche le scelte che voi dovete fare sono all’interno di un insieme che lui vi propone, non è che voi mettete in discussione che ce ne sia un’altra, perché significherebbe che avreste la competenza per poter affrontare il problema. 

Mi sembra di non aver detto nulla di particolarmente intelligente, no?

Ecco invece quando ho un problema che riguarda il laureato in SM, il chinesiologo, ma la situazione è la stessa per il fisioterapista e il nutrizionista: la fondamentale e determinante differenza è che IO ho un ruolo centrale nel risultato.

Le tre figure agiscono su di me tramite me. Io faccio gli esercizi, io faccio la fisioterapia, io seguo la dieta, io cambio il mio stile di vita SULLA BASE delle loro indicazioni. Io ho un ruolo centrale.

Tutti diciamo che la mente, la testa, la convinzione sono importanti. È vero, ma questo altera del tutto lo scenario. Esistono infatti persone che con la sola forza della volontà sono dimagrite di 100 kg, oppure che hanno recuperato da infortuni devastanti, oppure che imparano movimenti incredibili. Tutto questo senza essere seguiti da nessuna di queste figure.

Non esiste, invece, nessuno che con la forza della volontà si sia riparato da solo una valvola mitralica, nemmeno se con la volontà abbia preso una laurea in medicina.

Nel mondo del “wellness”, del benessere il soggetto ha un ruolo attivo: il miglior nutrizionista del pianeta fallisce se il tizio ascolta e poi mangia di merda, perché sono le mani del tizio che mettono in bocca il cibo nella bocca del tizio, non sono le mani del nutrizionista. Viceversa, senza nessun nutrizionista io posso benissimo dimagrire, semplicemente agendo su me stesso. Non sto dicendo che i risultati siano gli stessi che con una figura competente, semplicemente che l’apporto del singolo cambia del tutto il risultato.

Cardiochirurghi, ingegneri, avvocati hanno successi/insuccessi con un grado di oggettività elevato, e il passaparola che li rende competenti si basa essenzialmente su questo: numero di cuori riparati, numero di tizi ripresi per i capelli, cause vinte, case che hanno retto i terremoti e così via (sto semplificando, ma è così)

Nel campo del wellness, dove l’azione del singolo è determinante, l’oggettività diventa così molto più sfumata: il successo del personal trainer va oltre le sue competenze tecniche dato che conta l’approccio con il cliente, la sua capacità di motivazione, il suo farlo sentire parte di un progetto vincente e così via.

In altre parole, un cardiochirurgo che fa un bypass segue un protocollo e non deve motivare il paziente a farselo fare, mentre un personal trainer che deve far dimagrire uno semplicemente con la pancetta deve creare un fottutissimo e banalissimo deficit calorico (vogliono convincerci che ci sia di più, ma per perdere 5 kg basta magnare meno… ) che il cliente potrebbe benissimo attuare da solo, e per farlo deve attuare strategie di comunicazione che poco hanno a che fare con la competenza nutrizionale o chinesiologica.

Per dire: perdere quei kg in persone marce sedentarie si ottiene togliendo i junk food e le bibite gassate mangiando ai pasti che così si eliminano i fuori pasto incontrollati, facendo una seduta di cardio lenta e una di pesi blandi a settimana. Non stiamo parlando di creare il crossfitter perfetto, ma solo di far uscire uno dall’ibernazione. 

Per fare questo non serve alcuna laurea, solo pazienza, esperienza, letture da autodidatta, aver sperimentato su di se e su altri. Perché il professionista del fitness ha a che fare con questi soggetti, deve semmai identificare chi non è così e dirgli che non ha la competenza per aiutarlo. Anche qui, se ci fosse un minimo di onestà intellettuale, non è che occorre chissà quale competenza per capire se uno NON E’ sano, basta chiedergli se ha subito interventi, se è iperteso e così via… e non allenarlo. Cioè non occorre essere laureati per capire chi NON E’ allenabile, infatti ci sono schemi di identificazione delle patologie, che scremano i sani dai non sani senza nemmeno approfondire perché uno non è sano, dato che interessa sapere chi è sano.

Poi quello che ho detto non piace, ma se così non fosse non si spiegherebbero persone che manco di questa figura hanno bisogno per ottenere risultati… che manco sanno se sono sani o meno eppure si mettono a correre.

Aggiungiamo che qui stiamo parlando di problemi non gravi o quanto meno percepiti come non gravi: il mal di schiena che rompe, la pancetta che non si vuole, l’avere più sprint, far uscire la tartaruga. Sebbene la figura del pittì del 2000 sia un santone che risolve le peggio patologie trapiantando organi in palestra, il soggetto medio che si rivolge a queste figure professionali di fatto, come dire… non ha un cazzo (è tecnico, lo so, spero si sia capito) e non ha intenzione di spendere.

Tipico il tizio che non vuole fare la fisioterapia per il mal di schiena e va in palestra chiedendo consigli all’istruttore di turno: non vuole pagare e scrocca consigli. Il bello è che spessissimo questo tizio sta meglio.

Per questo motivo la storiella di rivolgersi a chi è laureato non sta in piedi, poi potete credermi o meno, ma dato che sono anni che la sento e nulla cambia, forse c’è un complotto del CONI per impedire che i laureati in SM possano far vedere quanto sono bravi, o forse è una cazzata. A voi la scelta.

“Eh e poi se quello si fa male?” è l’obbiezione tipica di quando dico questa mia teoria, ci sono persone che godono quando qualcuno seguito da quelli del corsetto si fa male, quel sentimento di rivalsa tipico di chi vive questa cosa con frustrazione e complesso di inferiorità, e lo capisco eh…

Varianti della frase sono “eh e se quello che si è messo a correre da solo ha un infarto?” o “eh e se quello che fa i pesi da solo si rompe la cuffia dei rotatori?” Sebbene su Internet ci siano storie raccapriccianti di tutti i tipi, in una palestra commerciale gli incidenti sono sicuramente inferiori ad altre attività ricreazionali più complicate (calcetto, corsa e così via) e poi è tutto da vedere chi si fa male per una sua negligenza e chi per una negligenza del tecnico che lo segue. 

Anche qui, si passa da pittì che defibrillano con le mani nude da quanto sono fantastici a pittì che riescono a deformare le ossa o strappare le cartilagini da quanto sono cani. Nel complesso… non è il farsi male o meno che fa la differenza per il cliente che non vuole spendere, sempre perché c’è chi ottiene, e anche si fa male, da solo, viceversa non c’è uno che perde un processo perché si è difeso da solo o che gli si rompe il bypass perché l’ha costruita da solo, no?

Si torna sempre lì… 

Io insisto con la mia idea, perché io avrei fatto così e in tutte le situazioni faccio così, e se a 50 anni sono ancora qui a fare quello che mi piace… proprio un deficiente non sarò.

La laurea è fondamentale. Una, meglio due. Il futuro è una figura di Chinesiologo e Fisioterapista. Laurea da prendere in 3 anni ciascuna. Non vegetare in 5. La laurea apre la mente, se uno studia e non mendica voti, crea una visione generale del corpo umano a 360° che è determinante per fare nessi logici, capire cosa accade, razionalizzare le esperienze, dire “funziona così perché è così” e non “funziona così perché si è sempre fatto così”

Poi, dato che voi amate quello che fate, non siete impiegati del Catasto con tutto il rispetto per chi è impiegato del Catasto ma amate il movimento, un certo tipo di movimento, vi fare DURANTE l’università una bella gavetta facendo gli schiavi nell’ambiente dove volete lavorare. Non è un costo, ma un investimento di tempo: è la pratica della teoria, è capire le logiche dell’ambiente, delle persone, delle cose che amate.

Sembra incredibile, ma il lagnamotorio chinesiologo frustrato questo non lo capisce: nega il valore dell’esperienza semplicemente perché non ce l’ha. Ma di cosa si lamentano i medici specializzandi (ragazzi, i medici)? Che in Italia non fanno sufficiente pratica e arrivano in fondo che non sanno fare nulla. La pratica delle conoscenze ha valore, è fondamentale. E’ il motivo per cui il grosso della palestra vi fa il culo e vi mette in un angolo anche se dice “bicipiDi” e “tricipiDi” (sentita anche da laureati in SM eh…)

Al termine di questo percorso… avrete un mestiere e potrete partire. A 26 anni sarete figure eccezionali. E farete il culo a tutti.

Altrimenti… boh… io dico quello che penso: andrete ad alimentare le legioni di insoddisfatti che il venerdì sera belano al bar di quanto siano sfortunati in questo mondo di merda perché vanno avanti solo gli stronzi e non quelli che meritano.


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