Ago 24, 2 mesi ago

I femorali corti

Qualche anno fa lessi per la prima volta un articolo riguardante l’EBM, l’Evidence Based Medicine o Medicina basata sulle evidenze, sulle “prove”, sui dati. La definizione era simile a quella di Wikipedia, cioè “il processo della ricerca, della valutazione e dell’uso sistematici dei risultati della ricerca contemporanea come base per le decisioni cliniche” e c’era tutta una pappardella su come nelle decisioni ci si dovesse basare sui dati, su come i dati dovessero essere valutati e su come questo approccio fosse vincente evitando decisioni sbagliate.

Pensai: “e che c’è di nuovo? Non dovrebbe essere sempre così?”. Questo perché io sono un ingegnere, e per gli ingegneri questa è la normalità. Non lo dico per fare lo sborone, sia chiaro, semplicemente perché io non avevo capito alcuni aspetti della Medicina, che derivano dal suo non essere una Scienza Esatta..

Studiando un po’ di Storia della Medicina (a me queste cose piacciono, qualcosa di Storia della Matematica mi sono letto, così come di Storia della Seconda Guerra Mondiale) risulta chiaro cosa non avevo compreso. Il medico affronta problemi complicatissimi, così complicati che spesso non hanno, al momento, una soluzione: il medico non sa perché accadono certe cose, né sa perché certe cure funzionano.

Come mentalità, pertanto, è portato ad accettare procedure che portano benefici senza sapere il perché, questo è sempre stato così addirittura da Ippocrate ed è una forma mentis assolutamente vincente per affrontare questo tipo di problemi che necessitano di decisioni che fanno la differenza fra la vita o la morte, fra la guarigione e la malattia. Pensate se per decidere si dovesse avere l’evidenza del motivo per cui una cura funziona… ci saremmo estinti da millenni.

Un altro aspetto della mentalità medica è quello di fare congetture, ipotesi, sulla base di informazioni che sono parziali, proprio perché ipotesi su temi estremamente complessi. Ok, non c’è nulla di male nel fare ipotesi, se non che il medico sia portato a trascendere, ad andare cioè oltre l’ipotesi stessa, facendola diventare vera e non ipotetica. 

Cioè: accade qualcosa, non sappiamo perché, ipotizziamo che sia per questo, questo e quest’altro. A questo punto mi dovrei fermare, il metodo scientifico prevede quello che si chiama “esperimento”, cioè un qualcosa che mostri che l’ipotesi sia vera o falsa. Ecco, il medico ha la tendenza a saltare questo passaggio, perché l’esperimento sarebbe complicato o perché semplicemente si tratterebbe di avere un gruppo di gente che non dovrebbe essere curata e un gruppo di persone che verrebbero curate, e questo non è mai stato accettabile.

Perciò il medico tende a rendere le ipotesi vere, a prenderci sopra delle decisioni, a farci sopra altre ipotesi e così via. Anche questa mentalità deriva da un pregresso millenario. Per questo l’EBM in campo medico è una novità: porta un approccio che è proprio di altre discipline. 

I femorali corti

Cosa c’entra tutta questa pippa mentale qua sopra con il tema di questo articolo? Che spessissimo in campo ortopedico-fisioterapico-riabilitativo si tende a dare delle spiegazioni che diventano certezze quando sono semplicemente idee, che poi vacillano o non reggono quando si iniziano a fare due misurazioni. Idee che però continuano, nel tempo, ad essere proposte come soluzioni a certi problemi.

Questo è un fotogramma di un video di una ditta che si chiama “Muscle & Motion”, specializzata in animazioni sul funzionamento dei muscoli, molto carine e utili. Secondo me toppano, invece, iniziano con classica medicalizzazione del fitness con muscoli rigidi, corti, squilibri e così via.

Qua sopra si dice che tutti questi movimenti problematici, dove cioè si perde la lordosi lombare, hanno i comune dei “femorali rigidi”. Si salvano in corner con “lack of awareness”, la classica mancanza di coscienza del movimento, che è al 99,9999999% la causa di movimenti scorretti.

Già qui si potrebbe dire che una mancanza di coscienza dei propri femorali è del tutto diversa da avere dei femorali rigidi, perché la prima è un aspetto propriocettivo, di schema motorio, il secondo è un problema fisico, meccanico, di geometria muscolare.

Ora, a me di fare il dottore non me ne può fregare di meno, non lo sono e non vivo quello strano complesso di inferiorità tipico di moltissimi non-dottori in campo sanitario o pseudo-sanitario, come PT che fanno diagnosi, fisioterapisti che si sostituiscono ai fisiatri, infermieri che dicono che i medici non ci capiscono un cazzo e così via.

Però nel video c’era questo passaggio: i femorali rigidi impediscono di tenere la curvatura spinale nello stacco. Perciò nei vari gruppi su FB si discuteva proprio di questo. Dando per vera questa affermazione, a la rigidità o lunghezza scarsa dei femorali possono essere la causa della perdita di curvatura lombare nello squat!

Perciò, se questo è il problema, un programma di stretching, passivo o attivo, sarebbe appropriato per il fixing della curvatura lombare. Fixing… aggiustare, perché gli ameriKani aggiustano i movimenti, li riparano…

Cioè ecco una catena di congetture:

Cioè… ma non torna tutto? È così… evidente… Eppure tutto questo va dimostrato o, almeno, mostrato. Questo NON E’ un approccio Evidence Based. Immaginiamo una conversazione:

Medico Evidence Based: “Quante persone perdono la curvatura spinale nello stacco a causa di un problema ai femorali?”

Medico Non Evidence Based:  “Ma è evidente, se ce li hai rigidi…”

EB: “Ok, ma quanti ne conosci? 5, 50, 5000?”

NEB: “Eh… ma…”

EB: “E cosa significa avere i femorali rigidi? Come si definisce l’essere rigido”

NEB: “Significa che quando a gambe tese vuoi toccare con le punte delle dita le punte dei piedi non ci riesci”

EB: “E quanti conosci che hanno i femorali rigidi come dici tu e che perdono la curvatura nello stacco?”

NEB: “Eh… ma… insomma, è chiaro che più sono rigidi i femorali e peggio è, no?”

EB: “Vero, ma magari per fare lo stacco da terra che siano rigidi o meno non conta nulla, perché gli angoli sono così aperti che chiunque può fare uno stacco corretto, anche con i femorali rigidissimi”

NEB: “Si ma tu che ne sai? Li hai misurati?”

EB: “Cocco, non sono IO che devo dimostrare che quello che dico è vero, ma TU, dato che sei TU che dici una certa cosa… che fai come i complottari delle scie chimiche che dicono delle minchiate galattiche e dovrei essere io a dimostrare che non sono vere? No cocco bello, tu hai detto una cosa, tu fai vedere che quello che dici è corretto, fino a che non lo fai hai detto una stronzata”.

I femorali, cosa dice la ScienZa

I femorali sono un gruppo di muscoli molto misteriosi e affascinante, ne ho parlato moltissimo, ad esempio qui sotto un po’ di articoli che trovate sul blog:

http://smartlifting.org/2016/05/e-i-femorali/

http://smartlifting.org/2015/05/hamstrings-in-action/

http://smartlifting.org/2015/05/gli-intriganti-hamstrings/

Se però scrivete “Smartlifting femorali” o “Smartlifting hamstrings” trovate tutto il resto.

Ora, non è che arrivo io e vi dico cosa dice la Scienza, detesto profondamente tutti gli articoli della serie “facciamo chiarezza”, perché mi viene da rispondere “ma chi ti ha chiesto niente, ma chi cazzo sei…”. Vorrei però descrivervi, semplicemente, come io mi approccio ai problemi. Io non sono un ricercatore, perciò non ho di sicuro la forza di mettere in piedi un esperimento, ma ciò non significa che non si possa avere un approccio “scientifico”.

Quello che scriverò può essere benissimo l’argomento di una tesi, se si vuole “sperimentale” su un argomento interessante nel mondo del Fitness, sufficientemente veloce da mettere in piedi senza però dire cose rimasticate da tutti. Una tesi sperimentale e non compilativa, su un argomento sensato, direi. Presunzione… leggete e giudicate.

Anatomia funzionale minimale

Per prima cosa, quando si parla di corpo umano, è necessario capire i pezzi corporei che sono interessati.