Lug 18, 2 mesi ago

Muscoli che si avvolgono

Ultimamente ho postato un po’ di roba che faccio con Excel, molti mi scrivono per sapere perché uso Excel per fare cose che si fanno con Matlab o con linguaggi di programmazione vari. Vi dico la mia e faccio una enorme e pallosissima digressione, prolissa, pallosa, ma come sempre è tutto gratis, perciò potete scorrere e leggere solo quello che vi serve, oppure potete non leggere che non ve l’ordina il dottore.

Il punto è che nessun linguaggio di programmazione è perfetto per tutte le esigenze. Dovete risolvere un sistema di 100 equazioni differenziali del primo ordine? Matlab. Dovete scrivere un driver per un sistema embedded? Boh… diciamo il C (e nemmeno il C++ serve). Dovete costruire una unità IMU per il vostro drone? Arduino. Dovete fare qualcosa per il web? Boh… Python, Perl, cose così. Dovete creare un programma stile Windows? Vb.Net o C#.

Certo, potete risolvere un sistema di 100 equazioni differenziali in C#, ci sono librerie e librie, o potete fare un programma stile Windows in Matlab, ma… perché?

Excel è il modo migliore per ottenere grafici e report. Mai provato i controlli tipo datatable in Visual Studio? O a fare dei grafici? Ecco… divertitevi. Poi, Excel permette di fare cose potentissime se uno lo sa usare. 

E qui si arriva ad un primo aspetto: per capire l’ambito di utilizzo di uno strumento è necessario conoscerlo, e bene. Per questo un programmatore esperto, di quelli che cercano le aziende, non può essere esperto di millemila linguaggi… perché per essere esperto servono 10.000 ore di pratica su quel dato linguaggio (è, appunto, la teoria delle 10.000 ore di pratica deliberata).

Ecco un altro aspetto: un programmatore che sia tale… adora visceralmente scrivere codice. Passerebbe la sua giornata appiccicato al PC, se non fosse che deve andare a pisciare. Questo non significa che uno così sia un bravo programmatore, ma se uno fa il programmatore deve amare scrivere codice. E deve amarlo fin da piccolo, fin da quando non sapeva un cazzo di quello che ha imparato all’università.

C’è gente che si iscrive ad ingegneria informatica senza mai aver scritto due righe di codice… ma dove cazzo vogliono andare questi? 

Ecco l’ultimo aspetto: l’università apre la mente, perché fa studiare cose che non si vorrebbero studiare. O siete Steven Jobs o Bill Gates oppure all’università è bene che ci andiate perché vi arricchisce-

Bene. Programmatori e PT/allenatori/Istruttori sono identici, le differenze sono solo dettagli.

Vediamo il primo aspetto: un PT (con questa sigla intendo anche l’allenatore e l’istruttore) non può essere competente in tutto, perché la competenza ha un costo di tempo. Su FB mi passano post di PT che sono praticamente onniscienti: sanno usare il bilanciere come i KB passando da tutti gli attrezzi dello strongman, non solo conoscono, ma sanno anche RISOLVERE, problemi posturali quali piedi piatti, scoliosi, scapole alate, fanno diete ipermegatecniche, conoscono gli integratori ma non solo, tutti i farmaci legali ed illegali.

Ecco, questi non possono essere dei bravi professionisti. Perché sanno tantissime cose ma non possono conoscerle in maniera approfondita. Un allenatore della nazionale di Sollevamenti Olimpici non sa un cazzo di Strongman, un nutrizionista con 30 anni di esperienza non sa un cazzo di HIIT, un ortopedico della colonna vertebrale non sa un cazzo di gomiti sotto carico nel calisthenics.

Se così non fosse, non sarebbero esperti nel loro ambito. Certo, per queste figure professionali aggiungere competenza è sicuramente più facile che per l’assoluto neofita, ma anche questi dovrebbero farsi il culo.

Perciò, PT che sanno tutto di tutto… sono PT che non sanno un cazzo. Perché per essere esperti di una certa cosa servono 10.000 ore di pratica deliberata.

E vediamo il secondo punto: come un programmatore ama visceralmente scrivere codice, un PT deve amare visceralmente allenarsi. Perché è la sua passione che l’ha fatto diventare PT, l’allenarsi con i pesi. I classici lagnamotori del cazzo belano sempre su questo punto, perché semplicemente… non si allenano e pensano che si possa essere un bravo professionista del settore anche senza allenarsi. E citano sempre “eh ma Sacchi ha allenato la nazionale e non ha mai giocato a calcio”.

Verissimo. Quando saranno come Sacchi potranno parlare.

Ma poi, porca troia… come si fa a parlare di “movimento” senza amare farlo?

Ed infine: l’università apre la mente perché, anche qui, costringe a studiare cose che mai si sarebbero volute studiare. Serve conoscere il ciclo di Krebbs per allenare uno in palestra? Nel pratico, no, ma amplia le vedute, permette connessioni fra informazioni eterogenee. 

L’università serve. 

Programmatori e personal trainer, allenatori, istruttori hanno molto in comune. In generale, essere competenti in qualsiasi ambito ha una base comune.

Curviamo i muscoli

Dopo aver scritto un sacco di minchiate, veniamo all’argomento dell’articolo. I modelli biomeccanici che normalmente si studiano a Scienze Motorie sono di un rozzo unico, dato che di fatto sono leve. Abbiamo visto che l’introduzione di un minimo di realismo renda il tutto estremamente complicato, non fosse altro che abbiamo più muscoli di quanti ne servirebbero APPARENTEMENTE.

Ecco ad esempio un modello per la flessione dell’avambraccio sul braccio che considera i flessori brachiale, bicipite brachiale e brachioradiale. Il modello è molto più di una leva, ed infatti fornisce risultati interessanti.

In questo caso i muscoli sono rappresentati come dei tiranti senza volume o superficie, di fatto delle corde. Eppure durante la contrazione i muscoli si accorciano e si gonfiano, dato che il loro volume rimane bene o male lo stesso. Questo altera la linea di trazione delle singole fibre muscolari: quelle più superficiali verranno deviate maggiormente rispetto a quelle più interne.

Potremmo fare una serie di calcoli con un modello bidimensionale e vedremmo che nel complesso tutte le fibre “tirano” in modo tale che la trazione complessiva risulti lungo l’asse longitudinale del muscolo stesso. In altre parole, a considerare un intero muscolo come una corda si commette sì un errore, ma questo errore alla fine è piccolo rispetto ai valori in gioco. 

Oppure, vediamola da un altro punto di vista: un muscolo geometricamente più realistico in questo caso introduce una complessità che non è giustificata dalla maggior precisione introdotta. 

È nella posizione di massima estensione dell’avambraccio che il volume dei muscoli crea qualche problema perché effettivamente sposta la linea di trazione dei tendini sulle ossa. È comunque possibile gestire il tutto con un punto di inserzione variabile in funzione dell’angolo di estensione considerando i muscoli sempre come dei tiranti.

In sintesi, in questo caso è possibile considerare la linea di trazione dei muscoli sempre come se fosse una retta. Nel corpo umano ci sono situazioni di questo tipo, ad esempio la linea di trazione del tendine d’achille è modellabile come una retta, ma ci sono casi in cui questo non è possibile.

In quest’immagine tratta da [18] si nota come questi muscoli che si inseriscono sul femore non siano propriamente “dritti” e che modellarli con linee d’azione rettilinee non sia il massimo del preciso.