Feb 28, 9 mesi ago

La caviglia che leva è?

La storiella

In questo delirante articolo, 

http://smartlifting.org/2016/09/biomeccanica-per-sm-4-le-leve-anche-sbagliate/

che fa parte di questa delirante serie nata dalle famose bioleve, mostravo come fosse presente nella trattazione delle leve del corpo umano ci fosse un sostanziale errore: la caviglia non è una leva di 2° genere, vantaggiosa, ma di 1° genere, svantaggiosa. In appendice ho rifatto l’intera trattazione, ripresa dall’articolo così i nerd come me possono dargli un’occhiata. 

Dopo aver pubblicato l’articolo ho ricevuto diverse e-mail e ho percepito che questa conclusione ha avuto un effetto un po’ destabilizzante. Mi hanno inviato pagine di libri di testo anche molto famosi del settore dove la caviglia viene definita leva di 2° genere, mi hanno detto che la caviglia può essere di 1° e di 2° genere indifferentemente oppure che sia in una fase della corsa, o della camminata, di 1° per poi in un’altra fase diventare di 2°.

Ovvio che arriva uno, cioè io, che dice l’esatto contrario di quello che si legge da decenni sia un po’ irritante, ed infatti a me scoccia fare la parte del “ve lo spiego io che leva è la caviglia”.

Casualmente, rileggendo nella Grande Sala della Meditazione un libro di Zatsiorsky, “Kinetics of Human Motion” [1], ho trovato un focus su questo problema, riporto la prima delle due pagine nell’immagine di apetura: esiste una discussione che va avanti da metà dell’800 su come definire la caviglia! 

Perciò la voglio raccontare, anche per ringraziare le persone che mi hanno aiutato a reperire gli studi originali che sono citati nel pezzo di Zatsiorsky: ragazzi… grazie, avete aiutato un nerd dei pesi a soddisfare una sua compulsione ossessiva. Siete stati meglio di qualsiasi droga.

Il finale

Poiché laggente non legge (anche io sono laggente quando non mi frega una cippa delle cose) dico subito chi è l’assassino:

La caviglia è una leva di primo genere, svantaggiosa, 
non di 2° genere, vantaggiosa.

Punto

Cioè… è come dicevo io (si si, lo so lo so… non ce l’ho fatta) per le stesse precise motivazioni.  Ma al di là del risultato, è il motivo della discussione che è interessante ed è emblematico che Zatsiorsky scriva nel titolo “una discussione lunga un secolo sul nulla”. 

La Biomeccanica è cioè una scienza strana, dove certe volte si commettono errori madornali che poi vengono perpetrati nel tempo e questo secondo me accade perché ci si concentra sulla Fisiologia, il “bio”, e meno sulla Fisica, la “meccanica”.

Questo materiale secondo me dovrebbe essere integrato in ogni corso avanzato di Biomeccanica di Scienze Motorie (se la fanno, Biomeccanica, a Scienze Motorie…) e dovrebbe essere oggetto d’esame perché fa capire se uno ha chiari certi concetti o se li ha imparati a memoria: capire l’errore denota capire la Fisica di base che c’è dietro.

Poi, come sempre, potete credermi o meno.

Il problema

“Datemi una leva e un punto di applicazione e vi solleverò il mondo”, diceva Confucio nel IV a.C. (non è vero, l’ha detto il Buddha). Le leve sono un elemento importante in Biomeccanica perché gli arti di fatto sono segmenti ossei che ruotano intorno a delle articolazioni, pertanto sono modellabili con delle leve. 

La leva è un patrimonio culturale dello studente di Scienze Motorie che conosce quella e poco più di tutto il bagaglio di Fisica che sarebbe invece necessario. Non solo: conosce solo la statica della leva, e non la dinamica.

Un problema che si rileva nella trattazione delle leve nella Fisica di Scienze Motorie è che questa trattazione sia nozionistica, senza che poi vi sia un reale utilizzo: in altre parole, la formazione fornita non è di Biomeccanica, ma semplici concetti di Fisica di base che poi mai verranno utilizzati.