Feb 27, 4 settimane ago

Dildo Leg Press

 

Ragazzi io passerò alla Storia non per aver scoperto la cura per il raffreddore (ah no, quella si sa, è il latte…) o per aver scoperto la Pietra Filosofale della Grossezza che trasforma i secchi in ipertrofici, no, verrò ricordato per aver coniato il termine dildo squat, cioè uno squat ad una profondità così irrisoria che uno quando lo fa sembra che vibri. 

Mi raccomando, però, non fate una ricerca con Google di questa roba… oppure fatela eh eh eh 

Il dildo squat è stato studiato dall’FBI di Quantico che ha individuato due profili che si adattano a questa perversione che continua ad essere perpetrata in palestra: il serial salutista e il serial maschio alfa denoartri. Sul primo c’è poco da dire, è raro ma esiste quello che fa così perché pensa che non si farà male alla schiena o alle ginocchia, ed infatti è così, non si fa male perché non sta facendo niente.

È il secondo, però, il più comune: la ridicola profondità di discesa permette di caricare pesi abnormi  e fallocompensativi in un meccanismo di gratificazione simile a quelli di chi il SUV più grosso di un Abrams o il cane più feroce di Cerbero. Questo dildo squattista copre la sua patologia con motivazioni senza senso quali le precedenti pseudo-mediche, o di fantafisiologia tipo “si diventa più grossi a fare così” o proprio allucinazioni del tipo “Coleman faceva così”, ma Coleman non ha mai fatto così.

Se il dildo-squattista si sgama immediatamente, c’è un altro tipo i serial maschio alfa che è anche molto più fastidioso: quello che mette i cariconi sulla pressa, finendo i dischi di tutte le palestre di una piccola città. La pressa permette di utilizzare carichi mastodontici, abnormi, tanto che l’allenamento consiste essenzialmente nel caricarla e scaricarla.

C’è una sostanziale differenza fra il dildo-squattista e il dildo-leg presser: il primo fa un movimento raccapricciante, il secondo… fa la pressa come si dovrebbe fare una pressa. La domanda perciò è: “ma quei kg sono veri?”. Vediamo.

Nel disegno qua sopra la schematizzazione di un omino che fa la pressa, a sinistra la posizione nel punto superiore e a destra in quello inferiore. Le ipotesi sono:

  • Lunghezza dei femori e delle tibie 43 cm, che corrispondono ad un soggetto di 175 cm

  • Centro della caviglia a 5 cm dalla base del carrello

  • Culo appiccicato alla fine delle guide del carrello (ribadisco che “culo” è tecnico, non so se avete capito…)

  • Soggetto che applica la spinta sul carrello in un punto del piede che è 7 cm più avanti della caviglia (cioè spinge) con l’avampiede.

  • Fessione fino a 65° fra tronco e cosce

  • Schienale inclinato di 35°

  • Carico totale sulla pressa 200 kg

Insomma, l’omino secco del modello sembra che faccia leg-press. Ho poi supposto che il gastrocnemio e i femorali si attivino in un certo modo, ma questo di fatto non è rilevante perché vogliamo fare un confronto fra situazioni differenti, non ci interessano in fondo i valori assoluti.

Senza tirare dentro tanti grafici, il massimo sforzo muscolare nell’esercizio è nel punto inferiore, non ci vuole uno scienziato per capirlo, perciò mi riferirò ai valori di forza che il ginocchio deve produrre in questa posizione. UN ginocchio, ok? Poiché è più significativo utilizzare i kg invece dei Newton, misureremo le forze in kgeq, kg equivalenti, unità di misura inventata (da me…). Dire “il ginocchio genera 100 kgeq” significa che la forza che il ginocchio sta generando è tale da tenere fermo un peso di 100 kg che altrimenti cadrebbe al suolo, mi sembra più intuitivo di “il ginocchio genera 981 N”.

Pur essendo il movimento completamente vincolato, chi fa la pressa può, prima di partire, piazzare i piedi più o meno in alto sul carrello. Perciò possiamo considerare la distanza della caviglia dalle guide come un parametro di regolazione, che nel caso precedente vale 5 cm.

Nei disegni qua sopra cosa accade quando le caviglie, e così i piedi, vengono spostate da 5 cm a 45 cm rispetto alla base del carrello: come si può notare e come tutti quelli che hanno fatto pressa sanno, la corsa del carrello diminuisce, e di parecchio come si può notare.

In questo grafico ho calcolato, per ogni posizione dei piedi indicata in basso, la forza che il ginocchio deve generare per tenere fermo il carrello nel punto inferiore del movimento: a 5 cm dalla base del carrello i 200 kg sul carrello diventano 282 kg su un ginocchio, ma questo carico va a diminuire man mano che i piedi vengono spostati in alto, tanto che alla fine diventano 133 kg, quasi la metà!

Ok, sarebbe corretto analizzare anche le forze sull’anca e sulla caviglia, ma dato che si usa la pressa per i quadricipiti, mi limito a questi.

Adesso facciamo il contrario: supponiamo di spostare in alto i piedi e di voler mantenere la stessa forza sul ginocchio nel punto inferiore, 282 kg, caricando maggiormente, di conseguenza, carrello.

Questo grafico è più carino: quando le caviglie sono a 5 cm dalla base del carrello il carico sul carrello è pari a 200 kg, man mano che le caviglie si spostano verso l’alto il carico deve aumentare, e di parecchio! A 45 cm dalla base del carrello il carico è di poco più di 423 kg!