set 7, 4 mesi ago

Biomeccanica per SM – 1, le bioleve…

ModelloCurl

Questa serie di articoli è rivolta al laureato/laureando in Scienze Motorie (LSM), perché così posso richiedere dei requisiti minimi per la lettura. Non che chi non sia “chinesiologo” (scusate ma io essendo refrattario a qualsiasi etichetta tendo a non digerire questo termine) non possa leggere, solo che deve avere questo bagaglio minimo:

  • Conoscere la Trigonometria delle superiori, perché il LSM come tale ha fatto le superiori. Per questo motivo, se scrivo seno di alfa non pensa alle tette di una ragazza che si chiama Alfa (nome strano, ma se fa vedere le tette chissenefrega, in fondo).

  • Saper leggere un grafico cartesiano. Di fronte a due frecce perpendicolari con uno scarabocchio dentro non deve avere la sensazione di dover decifrare la Stele di Rosetta.

  • Conoscere la fisiologia muscolare di base, in particolare la legge tensione-lunghezza e la legge velocità-lunghezza per una fibra muscolare. Se non sa leggere un grafico, come fa a capire queste due leggi? Per dire, la legge di Hill (forza-velocità) è una iperbole, perché? Ma almeno, come si disegna?

Facciamo un patto con i chinesiologi: mi impegno a presentare del materiale di ottimo livello, mentre loro si impegnano a leggerlo e poi a dire, in onestà, se queste cose sono di ottimo livello o meno.

Come incipit, parto da qui: c’è chi parla di bioleve (poiché è il solito noto, chi ama il gossip più della Biomeccanica può farsi una idea qui , quiqui, se vogliamo mettere qualcosa di tecnico potete leggere questo). Ora, si nota in questo piccolissimo estratto un atteggiamento che il LSM ritroverà spesso, se non sarà lui ad atteggiarsi: “il corpo umano è così complesso e tu lo vuoi ridurre a…” in questo caso “… una semplice leva?”Quando uno è pizzicato a dire una stronzata, per non ammettere che ha sbagliato deve sminuire l’altro per sminuire la cazzata, anche a costo di inventare termini inesistenti (bioleva non esiste in nessun posto del globo terracqueo, per dire).

L’affermazione precedente è tipica di chi non riesce a dare importanza proprio alla complessità del corpo umano: a seconda del problema non tutti i particolari sono rilevanti. Due esempi:

  • In uno squat con 300 kg sulle spalle il peso dei polpacci ma anche delle cosce, anche di un supermassimo, possono sempre essere trascurati. Nel modello si utilizzerà oltre che il peso del bilanciere, anche quello dell’ HAT (Head, Arms, Trunk), come quantità concentrata in un unico punto. Questo perché HAT e bilanciere costituiscono la stragrande quantità della massa che si muove, tutta concentrata dal “bacino in su” e non c’è bisogno di complicare il modello con particolari che non aggiungono nulla di rilevante. Viceversa, questa semplificazione non è vera nel caso di una analisi di un back lever o di una squadra agli anelli.

  • In una serie da 2 ripetizioni di strappo è inutile considerare la fatica indotta dall’acidosi dei tessuti ma è invece importante concentrarsi sulla fatica centrale che determina una perdita di coordinazione intermuscolare, viceversa in una attività come i 100m il degrado della prestazione deve considerare anche i metaboliti indotti dalla contrazione muscolare.

In Biomeccanica, come in tutte le materie di tipo scientifico, si cerca di creare un modello del corpo umano per comprendere come questo, muovendosi, interagisca con l’ambiente circostante. Perciò, cosa è un modello biomeccanico? 

Di fatto è una semplificazione di una parte del corpo umano tale da mantenere, per quel grado di dettaglio richiesto, tutti gli elementi necessari alla comprensione del movimento, eliminando tutti quelli che non sono necessari. Un modello è perciò qualcosa di più semplice della realtà ma che ne mantiene tutte le caratteristiche importanti per quel tipo di analisi.

Semplificare è un’arte: è necessario infatti conoscere il problema nei massimi dettagli e sapere quanto ogni particolare pesi sul totale, per poi eliminarlo se irrilevante ai fini della trattazione o lasciarlo se invece si pensa che sia importante.

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Come caso di studio, il primo modello biomeccanico su cui ci soffermeremo è il classico curl per “i bicipiti” con manubri o con bilanciere: Arnold qua sopra mostra l’esercizio emblema della palestra e fiumi di studi sono stati fatti con modelli più o meno complicati, con elettromiografie e quant’altro per definire quale sia l’esercizio migliore per far crescere il picco dei bicipiti (non è vero, non ci sono questi studi, il picco dipende dalla genetica e non esiste un esercizio migliore di un altro).

Inutile dire che prima di tutto è necessario capire quali siano gli attori di questo film. Essenzialmente possiamo dire che questi sono:

  • Le ossa, cioè le parti dello scheletro che si muovono.

  • Le articolazioni, cioè come le ossa si rapportano fa di se e come queste si muovono durante il movimento

  • I legamenti, cioè le “corde” e i tiranti che tengono insieme le ossa in una articolazione.

  • I muscoli, cioè gli attuatori del movimento

Pur rendendo un po’ pesante la trattazione, anche quanto sopra riportato è esso stesso una semplificazione ma che permette di confinare gli ambiti. Non è infatti propriamente vero che siano solo i legamenti a tenere insieme le ossa a formare una articolazione, si pensi alla scapola che senza i muscoli sul dorso non rimarrebbe ancorata al torace. Il mantenimento delle forme articolari, cioè della stabilità articolare è infatti una azione coordinata di legamenti e muscoli, oltre che delle stesse forme ossee (basti pensare alla testa del femore nell’acetabolo), però in linea di massima la semplificazione è corretta, nel senso che se prendiamo un cadavere e eliminiamo tutti i muscoli, le articolazioni rimangono intatte grazie all’azione dei legamenti.

Ora, in Biomeccanica per semplificare cioè per togliere dettagli, è necessario conoscere il massimo grado di dettaglio: come è possibile, altrimenti, sapere cosa sia rilevante oppure no, se non si conoscono a pieno tutti i dettagli del problema che deve essere semplificato? Ne consegue che è necessario conoscere quanto più possibile l’Anatomia Funzionale del sistema biomeccanico che viene modellatocioè come sono fatte le parti che lo compongono e quale sia la loro funzione.