Lug 25, 9 mesi ago

8×8 Facciamolo funzionare

Nel precedente articolo ho sparato a zero sull’8×8 di Gironda, mi dicono che ho uno stile socratico nell’affrontare i problemi, perciò se quella era la pars destruens ora vi leggerete la pars construens. Questi ultimi due termini li ho appresi studiando Psicologia a Scienze Motorie, perché alle superiori ho sempre avuto un rapporto conflittuale con la Filosofia, colpa anche del prof devo dire, che di fatto voleva le cose a memoria.

Mi ricordo ancora “l’essere è e può essere pensato, il non essere non è e non può essere pensato”, di Parmenide. Il problema è: ma che cazzo significa? Boh…

Oppure, dato che ci faceva anche Storia (ma l’ho già scritta questa roba? Perché mi sembra ma il rincoglionimento della vecchiaia incombe), una volta disse, testuali parole: “Per Calvino la comunione è consunstanziazione, per Zwingli è transustanziazione, per Lutero è solo simbolo” (mi posso sbagliare nei primi due che inverto ma comunque…). Io chiesi: “mi scusi, può spiegarmi che significano questi termini?” e li proprio scocciato: “non ho tempo da perdere via, a me basta che me lo diciate così e va bene”.

Cazzo e allora per principio io andai a vedere un cazzo di nulla, anche se non c’era Internet una enciclopedia ce l’avevo. Mi interrogò e io gli ripetei pari pari questa frase, pronto ad incazzarmi, a costo di essere sospeso, di prendere un rapporto, di andare dal preside ma anche in galera, se mi avesse chiesto il significato di quelle paroline. Però effettivamente , bastò “dirgliele così”.

Ma perché ho scritto tutto questo? Ah si… certo, dopo aver demolito il povero Vince, costruiamo invece sopra un’idea funzionante o, quanto meno, che a me piaccia. Perché io l’8×8 l’ho studiato.

Bene,  a me non piace l’8×8, non piace allenarmi così dato che è un HIIT all’estremo su tutto e a me piace allenarmi in stile HIIT per questo io posso parlare cocchi belli che le stronzate HIIT che ho fatto io ve le sognate la notte, video alla mano.

Il punto di base è che non è divertente allenarsi in questo modo, e ragazzi è così, se tutto va bene la moda dura 2-3 settimane. La prima settimana è assolutamente polverizzato e contento. La seconda migliora ed è analogamente polverizzato, è contento ancora. La terza settimana inizia più che altro la noia, perché è tutto 8×8 tirato. La quarta settimana inizia lo stallo e poi quella sensazione di pompaggio sparisce, rimane appunto solo la fatica. La quinta settimana inizia l’ansia da allenamento, il pensiero di dover entrare in palestra e fare questa roba è ansiogeno-nauseante e così… stop. Spiace dirlo, ma l’alta intensità si fa male con i pesi. Ma questo è un altro tema.

Però dato che la critica è all’8×8, cerchiamo dopo averlo criticato di farlo andare. Sfrutto l’8×8 per introdurre una serie di “regole” che permettono di far funzionare in pratica tutti gli schemi di allenamento, e l’8×8 sarà il classico case study.

Regola #0 – Per ottenere risultati con uno schema è necessario allenarsi con quello schema

Ogni schema di allenamento decentemente costruito funziona se gli date il tempo di funzionare: il tempo è necessario per creare degli adattamenti che permettono all’allenamento stesso di funzionare. Questo è vero per qualsiasi allenamento.

In altre parole, accade quanto espresso in figura: 

  • Per ottenere il massimo con un dato metodo… devi poterti allenare con quel metodo e se ti alleni con quel metodo otterrai il massimo da quel metodo. Questo sembra banale ma molti se lo scordano: si dice che per ottenere risultati ci vuole costanza, ma… di cosa? Di allenarsi. Noterete che più vi allenate in un certo modo, più otterrete con quel modo. Tipicamente, più fate panca e più migliorate nella panca, a pedate, lentamente, e così via ma è così.

  • Ma per allenarsi in un certo modo è necessario essere condizionati a quel modo e per essere condizionati a quel modo è necessario allenarsi in quel modo. Cioè non si può partire subito a schianto. Anche questo sembra banale ma poi è quello che accade quando si cambia di botto, per una “specializzazione” o per un “programma shock”.

I programmi shock non esistono, tipicamente sono allenamenti fatti a cazzo per poco tempo, quanto basta per capire che sono a cazzo. La specializzazione si ottiene facendo sempre le stesse cose, non facendole per poco. In questo lo sport dovrebbe insegnare qualcosa: un centometrista non fa una specializzazione di 3 settimane nel salto in lungo con 5 allenamenti a settimana di questa roba, un ginnasta non fa una specializzazione nella panca facendola 6 volte a settimana per 3 settimane, un pesista non fa specializzazione nel crossfit facendolo 3 settimane di fila.

Specializzarsi è qualcosa di altamente avanzato e specifico, richiede tempo. Quando trovate specializzazioni di 2 settimane… sono cazzate. Fine. Anzi, è offensivo verso chi le specializzazioni le fa. Sperare di ottenere qualcosa in 2 settimane è ridicolo, specialmente all’inizio: servono 4-6 settimane MINIMO. 

La cosa migliore che potete fare è un blocco di 4 settimane seguite da un altro blocco di 4 settimane: nel secondo blocco beneficierete degli adattamenti ottenuti nel primo blocco e del non fare le cazzate commesse nello stesso primo blocco.

Regola #1 – Provare lo schema per provare lo schema

Il primo punto per provare uno schema senza aspettarsi nulla, solo per capire che succede a fare un periodo, in questo caso, di 8×8. Sembra una cazzata, ma invece è il punto determinante del tutto.

Non me ne può fregare di meno di far fare un 8×8 per la massa, per la definizione, per l’ipertrofia o per l’iperplasia (che nessuno tra l’altro ha mai dimostrato), semplicemente questi sono appunti per farsi una esperienza su schemi stile 8×8. L’esperienza, infatti, è ciò che distingue uno che quando parla… le cose le sa da uno che quando parla non se lo caga nessuno.

Se voi dedicherete 2 mesi all’8×8 questi 2 mesi saranno il vostro bagaglio di conoscenze per sempre, per poter spiegare pregi e difetti di questo metodo. L’esperienza fa la professionalità. Oggi non ci si allena più per il piacere di allenarsi e di vedere che succede, per provare, anche per provare delle cagate. Oggi no, allenamenti scientifici, basati su studi scientifici, per ottenere risultati scientifici. Però poi quelli esperti sono quelli che le cose le provano, su di se o su gli altri, e ne provano tante. Sapere 1000 per spiegare 100.

Regola #2 – Non stravolgere tutto

Parto dal presupposto che chi legge sia una persona curiosa, perciò vuole capire le cose. Se si allena, sicuramente avrà ottenuto dei risultati. Quei risultati hanno valore. Perché di punto in bianco buttarli via? Inserire un nuovo schema di allenamento che altera del tutto ciò che state facendo è come dire che quello che avete fatto fino ad adesso sia da buttare via. 

Sbagliato. Così facendo caricherete il nuovo allenamento di aspettative, e alla prima difficoltà diventerete ansiosi, e se le cose non vanno come pensate poi che succede? Meglio pertanto essere cauti e confinare l’8×8 ad una parte del vostro allenamento.

Farò ovviamente un esempio pratico più avanti

Regola #3 – inserire una forma di progressione 

Un allenamento che funziona deve essere progressivo, come scritto in questo articolo, perché questo permette di ottenere gli adattamenti neuromotori e osteoarticolari che identifichiamo con “miglioramento”. Il problema nel mondo del bodybuilding è associare questa “progressività” agli allenamenti a % di carico, cioè ad allenamenti per la forza.

“Eh ma noi siamo bodybuilderZ” è il refrain, ma non è così: una forma di progressività è sempre necessaria perché il corpo umano, ogni cellula di questo, ma ogni cellula vivente, reagisce bene a stimoli progressivi. Associare la progressività alle % è sbagliato. Esistono dei metodi che non utilizzano % di carico eppure funzionano, tipo l’Eva training o il 6/10, ma tutto il Westside o il MAP o millemila altri metodi non utilizzano le % ma tirano di brutto, semplicemente che tirare di brutto è messo in uno schema progressivo.

L’errore è sempre il non rispetto della regola #2, da tutto a caso a inserire progressioni anche per andare a pisciare. All’interno dell’allenamento ci sarà sempre una parte con un criterio di progressione, ma solo lì.

Regola #4 – darsi delle regole e non rispettarle

Per quanto sembri ovvio, alla fine tutti non rispettano questa regola. Un esempio? “Ho letto del ciclo russo, lo voglio provare…” e ok fin qui va bene. “Però…” e qui si inizia… “lo posso provare per il lento in piedi? C’è una seconda seduta e se non la faccio? Sto facendo anche un periodo di definizione, perciò corro 4 ore a settimana. E se inserisco un terzo allenamento di squat?”

Va tutto bene, solo che quello che farete non è il ciclo russo. Poiché si tratta di farsi una esperienza, questa consiste essenzialmente nel dire di fare una cosa e poi farla per vedere che succede. Se dite di fare il ciclo russo, fate quello e vedete che succede. Seguite la regola che vi siete dati. Stop. Altrimenti non dite di fare il ciclo russo, ma il ciclo pinco & pallino. 

Ma questo è solo un esempio che coinvolge la scelta iniziale, poi ci sono quelli che stravolgono in corso d’opera. Oppure, molto più bovinamente, quelli che scelgono schemi da 4 allenamenti settimanali in multifrequenza bufferata perché così si allenano i cinesi e poi regolarmente si allenano 2 o massimo 3 volte a settimana. Cazzo scegliete uno schema da 2 volte a settimana…

l’8×8 – una idea per provarlo

Ok, ecco la mia idea. Per prima cosa, 8×8 su 2 giorni, se vi allenate su3, 4, 40 giorni a settimana lo farete solo 2 volte, il resto lasciate la vostra scheda come è. Ovviamente questo comporta che ciò che lasciate sarà influenzato dall’8×8 e viceversa l’8×8 sarà influenzato da ciò che lasciate, ma per me la regola #2 è più importante di tutto: confinare il nuovo a poco e lasciare il vecchio che dà sicurezza e piace.

Confrontate questa scheda 8×8 con quell’altra che deriva da internet, sembra del tutto differente. Ora, inutile che facciate le millemila critiche alla “I’m the Web Guru”, ogni idea è opinabile, ma ogni idea va descritta. 

  • Per prima cosa, la scheda si basa sul mio personale gusto per l’allenamento: se alleno due gruppi muscolari con due esercizi ciascuno, alterno i gruppi. In questo modo ho un recupero su un gruppo quando faccio l’altro. Ovvio che se metto petto e spalle… funziona meno ma sto parlando a gente che i pesi li fa, perciò… ci siamo capiti.

  • Poi, a me piace mettere all’inizio e alla fine ciò che è mentalmente impegnativo. Questa è una novità, perciò inizio e fine.

  • Al centro c’è la parte CCCP che non si traduce in URSS ma in Come Cazzo Ci Piace© e l’acronimo non è mio ma di VIERI, conosciuto 10 anni fa su bbHomepage: qui ci metterete tutto quello che vi va e vi piace, compatibilmente con quanto fatto prima e da fare dopo. Cioè non mettete la leg extension prima dello squat, evitate i rematori prima dello stacco. Credo molto a questo approccio, perché se la parte nuova va bene sarete gasati e spingerete come delle bestie nella parte vecchia, se va male sarete comunque confortati dal vecchio allenamento.

  • Sono solo due giorni perché l’8×8 lo farete inizialmente così. Il resto è tutto CCCP negli altri giorni

Adesso vediamo come fare i singoli esercizi.

Fissate un recupero – vero che il misticismo della palestra dove Conan sente i muscoli esplodere fa si che chi ha il cronometro sia considerato un nerd secco e sfigato, ma l’8×8 è un lavoro di densità, cioè di ripetizioni svolte nel tempo: se recuperate 30” o 60” non è la stessa cosa. Vi basta un orologio, quello della palestra, recuperate 45”, che è come dire “meno di un minuto” in maniera precisa. Quarantacinquesecondi è importante

Stabilite un criterio per dire che quello che avete fatto “va bene” – In un programma a % se c’è scritto 6×4 @ 80% l’allenamento va bene se lo completate tutto, perché avete fatto quello che c’era scritto di fare. Se fate 4-4-4-3-3-2 non va bene, ma anche se fate tutte le 24 ripetizioni freschi come una rosa, no? Cioè se è troppo o troppo poco non va mai bene. 

Nel caso dell’8×8 non c’è nulla di tutto questo, e così in tantissimi schemi “da bodybuilders”. Chi si allena da una vita sa come gestire un 3×8 che è 8-6-4, ma voi no, altrimenti non leggereste questi deliri. Perciò definiamoci un criterio: l’8×8 “va bene” se le ultime 2 serie sono al minimo di 6 ripetizioni. In questo modo farete 62 ripetizioni invece di 64, cioè una differenza del 3%.

Perchè questo criterio? Semplice: l’8×8 è uno schema a cedimento, tirato. Se lo completate strabene, preciso, il carico è troppo basso. Oppure siete già in grado di dosare le vostre energie e tirare tutto così bene da arrivare a 64 ripetizioni che sono il vostro limite. Se non siete così, questo è un criterio che mantiene l’idea ed il “sapore” originale dello schema

Potete stabilire altri criteri a vostra scelta, a patto che non stravolgano il senso dell’8×8 e che essenzialmente li rispettiate. Questo è vero per qualsiasi schema di allenamento che non dichiari un criterio per dire “va bene”. Potete stabilire anche che il profilo delle ripetizioni valido sia 8-8-8-8-7-7-6-6, cioè6 ripetizioni meno rispetto all8x8 completo, e va bene lo stesso, però se lo fate diventare un 8×4 non va bene.

Stabilite un carico iniziale – qui tutti diventano isterici perché hanno paura di sbagliare. Oddio che succede se sbaglio? La Gestapo mi porterà in un Lager? Il KGB mi spedirà in Siberia? Succede quello che tecnicamente si definisce U.C., cioè… UN CAZZO.

Poiché dovete fare un 8×8 con 45” di recupero e non l’avete mai mai fatto, i carichi sono del 50-55% del vostro massimale, se non conoscete i vostri massimali prendete il carico con cui fate 8-6-4 e toglieteci un 20%, o il carico con cui fate 3 ripetizioni e scalatelo del 35-40%. Ma non è questo che vi fa beccare il carico giusto, ma fare così:

Ok, sembra complicato, ma di fatto è questo: l’8×8 va bene

Scegliete un carico iniziale per il primo allenamento, se completate tutto l’8×8, cioè 64 ripetizioni comode… è troppo poco, AVETE SBAGLIATO! Ma… che cosa fate? Aggiungete una serie fino a che non vi viene da 6. La volta dopo incrementate il carico et voilà. 

Così facendo non buttate via tempo, l’allenamento è sempre produttivo perché se è poca intensità, fate più volume… Incredibile, così non si sbaglia mai, perché l’errore di fatto non c’è e vi fate una esperienza: se riprovate questo allenamento dopo 6 mesi la fase di assestamento non ci sarà perché voi avrete idea di quanto avevate messo prima e ripartirete di lì.

Viceversa, se non completate l’8×8 o avete fatto l’ultima da minimo 6, e così va bene, oppure avete toppato sovrastimando le vostre possibilità. Questo è snervante perché se manco al primo allenamento rispettate le regole che vi siete dati, dovete abbassarlo il carico e vi gireranno le palle. Questo è il motivo per cui è bene sottostimarsi: male che vada, lavorerete di più!

Stabilite una progressione – A questo punto è semplice: ogni volta che fate un 8×8 che chiudete a 6 l’ultima serie, aumentate. 5 kg squat e stacco, 2,5 kg lento e panca, per gli altri esercizi spremetevi voi le meningi.

Bòn. Questa è la progressione del carico, una banale progressione lineare, solo che l’8×8 non è un programma che serve per incrementare il carico, ma per incrementare la densità di lavoro. Perciò ecco l’idea:

  • Si stabiliscono degli esercizi di riferimento, che io definisco in panca, squat, stacco.

  • Ci si allena con lo schema visto fino a che tutti progrediscono.

  • Se uno stalla per due volte di fila, la progressione si interrompe

L’idea è che tutti e 3 gli esercizi possano incrementarsi per 3-4 volte, cioè 3-4 settimane. Questo è il motivo per cui è bene partire piano. Di allenamento in allenamento gli adattamenti neuromuscolari vi permetteranno di mantenere la progressione, se questa è ragionevole, ad un certo punto però basta.

Ecco un’idea per lo squat, facendo riferimento ad un 3 x 140 kg. Lo so che così è palloso, 9 settimane, ma è una prova, sono stato conservativo e di fatto 3 allenamenti li ho persi perché troppo scarsi. 

Ovviamente “ma da 85 potevo passare a 95 diretto!”. Certo cocco, così sulla tabellina è facile fare gli strateghi, però le decisioni si prendono sul momento. Certo, è possibile incrementare di più, sono solo scelte e questo è UN CAZZO DI ESEMPIO.

Notate come alla settimana 6 ho un crollo a 7 ripetizioni alla 7° serie e così ripeto, poi va bene, arrivo a 115 kg e stallo per 2 volte di fila. Fine di questa progressione che comunque mi ha fatto arrivare a 8x8x115 con 45” di recupero tirate e potenti.

Cosa ho imparato? Sicuramente ad essere rilassato durante l’esercizio, a recuperare con il bilanciere in piedi, a non aver paura del carico, ad essere efficiente.

Ovviamente questo vale per tutti gli altri esercizi, specialmente per quelli di riferimento. Si immagini che è solo lo squat che è crollato, per questo l’ideale è che anche gli altri seguano lo stesso andamento, cioè l’abilità è fare in modo che tutti gli esercizi diventino impegnativi, ma se tutti diventano impegnativi… è bene che siano pochi.

Questo è il motivo per cui questo 8×8 è in monofrequenza, specialmente per le gambe: lo squat dell’8° settimana che fate il lunedì lascia tracce il giovedì quando farete lo stacco, perché è monofrequenza per l’esercizio ma è multifrequenza per i muscoli dato che glutei, femorali, erettori spinali li utilizzate sia nello squat che nello stacco.

Stabilite una progressione… 2 – Diciamo che ad un certo punto avete stallato con i carichi. Ok, che si fa? Si smette? Nell’8×8 originale di fatto sì, perché fate un po’ di questi allenamenti e poi stop. Ma che senso ha? Allora è il carico che è importante, ma non si era detto che il peso è un mezzo e non un fine e bla bla bla? Diciamolo ancora: l’8×8 è un metodo per la densità di lavoro, perciò, allo stallo… si riparte dall’inizio MA CON 30” di recupero. Scopo: tornare allo stesso volume di lavoro ma in meno tempo.

Mettiamola così: tornate indietro di 5 incrementi e ripetete, nel caso dello squat significa che dovete tornare a 95 kg. Scoprirete due cosette simpatiche

1) Quei 15” fottuti fanno una differenza abissale, e già 45” erano pochi.

2) Incredibilmente, siete diventati dei trattori.

Così la progressione va avanti di nuovo, perché avete variato un parametro. Scopo di questa nuova progressione è arrivare agli stessi allenamenti finali della prima. Perciò tirerete diritto ripetendo pari pari, se stallate andate avanti lo stesso. Perché? Perché lo stabilisco qui: facendo riferimento allo squat, lo scopo è vedere che succede con 115 kg, quante serie da 8 riuscirete a fare con 115 kg

Stabilite una progressione… 3 – A questo punto basta, avete esaurito l’esperienza sull’8×8. Se però non siete nauseati, potete provare un nuovo aumento di densità, che potete testare SOLO ADESSO, perché siete condizionati.

Et voilà. Una full body 8×8 bisettimanale. Non ho idea di cosa possiate fare a piacere, ma se vi va… Ecco, questa è una bellissima scheda di densità estrema, e sicuramente molto più brutale dell’8×8 originale dove ci sono esercizi che a me fanno cagare. Qui dovete ripartire dall’inizio e con 30” di recupero. Anche qui, 2 cose:

1) Per quanto possa sembrare tanta roba, la scheda 8×8 originaria non è poi tanto diversa: per me questa è “tanta roba” e vi ci porto al 3° giro di allenamento, perché solo un ottimo condizionamento vi permetterà di finirla senza farvi male e con successo, l’8×8 è spacciato come qualcosa che se ti va lo provi. Infatti poi non funziona mai, questa funziona.

2) Al di là del mostruoso volume di lavoro che farete, la caratteristica devastante è che se la fate il lunedì poi bissate il giovedì: è la settimana che è dura, oltre che la singola seduta. A questo punto, però, sarete in grado, non si sa come, di raschiare il barile delle vostre risorse psicofisiche e di ripetere gli incrementi fatti nei giri precedenti.

Ciò che accadrà, arrivati a questo giro, è che voi scoprirete di poter fare molto di più di quanto normalmente pensiate. Perché il volume e la densità di lavoro sono dei parametri facilmente incrementabili, davvero. Perciò terrete questa scheda per 3 settimane AL MASSIMO e poi smetterete perché scoprirete che…

3) il volume e la densità sono incrementabili facilmente, nel momento in cui pensate di essere dei grandi e che i vostri massimali decolleranno… ci sarà il crollo. Infatti la difficoltà non è far aumentare volume e densità quanto riuscire a gestirli e a mantenerli. Questa roba vi lancia ma vi fa ricadere anche violentemente. Anche in questo caso che succede? MA NIENTE! 

Questo periodo, se preso come sperimentazione, sarà divertente perché scoprirete cose nuove di voi, positive e negative come sempre quando si va al limite di qualcosa. Poi vi riposerete e ripartirete con qualcosa di nuovo. Complessivamente saranno passati boh… 3 mesi.

Note

“Quanto è il recupero fra gli esercizi?” Tenete 90”

“Perché 90”, io farei 60””. Allora che cazzo lo chiedi a fare… 90” significa novantasecondi, cioè che tu devi avere la sicurezza di poter partire in 90”, che è POCO garantito ed in una palestra è un casino.

“Come lo faccio il riscaldamento?” Poiché è tutto sostenuto, devi fare il riscaldamento per tutti i distretti che andrai ad utilizzare, perciò ti consiglio di fare 2-3 serie per ogni esercizio PRIMA di partire. Tanto il carico è basso, il riscaldamento è breve

“Quanto dura una seduta? E se non ho tempo? Cioè devo fare tutto io. Facciamo il caso più lungo, quello 45”. Ogni serie dura 25”, perciò hai 7 recuperi da 45” e 8 serie da 25”, più 90” al termine: ogni esercizio ti impegna 10’, pertanto il giorno 1 dura 60’ e il giorno 2 dura 40’. Se aggiungete un 20” di CCCP siete a 80’ e 60’. Se non hai il tempo, come dire… cazzi tuoi.

Ah… due conti con i numeri, i freddi numeri che nel BB tutti detestano fa capire come i tempi per fare la scheda del mitico Mohamed Makkawy della mitica scheda 8×8 non fossero altro che delle idiozie, non c’è il tempo materiale a meno di non fare 8 ripetizioni in 8”, suvvia…

“E se facessi meno esercizi? E se facessi sempre 30” di recupero? E se…”. E se in un universo parallelo io fossi Brad Pitt? Cioè: questa è un’idea, è importante che ti concentri sulla logica che c’è dietro e ci ragioni. Quale è il problema? Dura troppo? Ok, ci sono molte opzioni, ma dipendono da altre informazioni che devi valutare.

Faccio degli esempi anche qui per spiegare la logica. Ecco un’idea per diminuire il tempo

Ho semplicemente spostato tutta la parte inferiore in una seduta a parte. Ora, questo ha pregi e difetti: vero che il tempo a seduta diminuisce, ma aumenta il tempo settimanale per questa roba. Avete 3 sedute? Se non ce l’avete, manco si discute, no?

Ma se ce l’avete, vi piace fare un 8×8 anche la 3° seduta? A me no, ad esempio, mi piace avere un giorno dove faccio a caso, come mi gira. Non potete prescindere da questo perché voi siete degli amatori, dei recreative lifters come si legge negli studi: voi come me. Ora, se l’allenamento crea ansia, non è divertente, ma che cazzo vi allenate a fare? Se la motivazione è bassa, il rendimento sarà basso anche con il miglior programma di allenamento.

Perciò questa soluzione funziona solo per alcuni, ma non per tutti.

Qui ho banalmente eliminato un curl e la pressa nel giorno 1 e il lento a sedere con manubri nel giorno 2, diminuendo drasticamente il tempo. Eliminando un po’ di ridondanza ho mantenuto comunque tutto lo spirito della scheda e questa è una soluzione praticabile, a patto che non facciate come quelli mentalmente rigidi che togliere le cose significa essere scarsi o non ottenere risultati.

Se il tempo è un problema, eliminare il problema vi fa concentrare su quello che fate e non sul finire quello che fate, la motivazione sarà alta e vi spremerete per bene.

Qui ho banalmente eliminato tutto quello che non è 8×8 e ho recuperato tempo. Per quanto possa sembrare una soluzione intelligente nella sua banalità, questo significa che due giorni del totale settimanale (diciamo di 3) siano dedicati all’8×8 e che non possiate sbracarvi in nulla ma proprio nulla. Vi va bene? Si, no… cioè io mica sono voi…

Ecco perciò la mia idea, quella che farei io per come sono io.

Cioè: faccio tutto, poi mi sbraco. Poi la farei 3 giorni a settimana, un classico A-B-A e B-A-B, cioè avrei una settimana 2 sedute lunghe e una corta, e una settimana 2 sedute corte e una lunga. Questo… mi diverte, mi motiva, mi fa scaricare tutta la tensione e l’aggressività e poi mi fa sbracare a fare quello che mi pare: io strutturo tutti i miei allenamenti bene o male così, e mi trovo benissimo.

Conclusioni

Creare una scheda di allenamento è un processo decisionale che richiede sia molte informazioni che di operare molte scelte. Le scelte sono in cascata perché una scelta condiziona tutte quelle successive. Non voglio rendere il tutto complicato, perché è semplicemente una questione di prenderci la mano, cioè di crearsi una esperienza e per fare questo ci vuole tempo.

Quando guardate una scheda dovete imparare ad identificarne la logica, i motivi delle scelte, così come quando creerete le vostre: perché scrivete quegli esercizi, quei carichi, quell’ordine di movimenti, quei recuperi, quei giorni settimanali?

Lo sapete o fate così perché quello grosso fa così? O perché si fa petto braccia spalle schiena e le gambe dove capita? Cioè state decidendo, oppure state andando a caso? Perché andare a caso è sempre una decisione, tipicamente sbagliata.

Ancora: commetterete degli errori? No, se analizzerete le vostre scelte e vi accorgerete che non hanno portato al risultato voluto: in questo caso l’errore non c’è, solo una opportunità di miglioramento.

 

 

 

 

 

DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di altri libri. Non solo, DCSS è l’unico libro in cui la pubblicità, come è questo articolo, non ha mai frasi del tipo “se vuoi sapere il resto, compra il libro”. Addirittura, la pubblicità è fatta con materiale inedito…

DCSS è stato definito da Boris Sheiko, il più grande allenatore di Powerlifting di tutti i tempi, come “il miglior libro di biomeccanica del Powerliting che abbia mai avuto”. Il libro è difficile, perché gli argomenti sono difficili, ma in questo modo può essere riletto più e più volte. Per questo, è un libro unico.

DCSS è alla 4° ristampa, è stato presentato all’università di Scienze Motorie di Milano e all’università di Scienze Motorie di Verona.

 

Per saperne di più!

clip_image002

clip_image004

Per acquistare

clip_image006

clip_image008

La pagina Facebook

clip_image010

Il corso DCSS