Apr 22, 2 anni ago

Paolino Redux

L’operazione al cuore è andata. Sono a casa nella fase riabilitativa che sta andando bene. I brutti ricordi cominciano a perdersi, a cambiare, come sempre accade ai brutti ricordi di cui rimane vivida sempre e solo una parte, perdendo le sfumature. Con questo articolo vorrei riuscire a fissare quello che ancora c’è, peccato non averlo fatto prima.

Non sono uno che ama il narcisismo e il presenzialismo da web dove ci sono tizi che condividono momenti assolutamente intimi con perfetti sconosciuti per poi lamentarsi della loro privacy lesa. Infatti non troverete sul mio profilo foto di mia moglie, mia figlia, di compleanni, di cazzate. Solo roba inerenti ai “pesi” e dato che questa ANCHE lo è, voglio condividerla con chiunque voglia leggerla. 

Qui potete leggere l’antefatto, in breve il 15 Dicembre 2015 mi hanno diagnosticato un prolasso severo della valvola mitrale, dettagli qui per i più nerd, in pratica era saltato un pezzo di una valvola del cuore che così non funzionava più bene.

http://www.cuorevivo.it/Vlv_MI_prls-1.gif

Vedete il disegnino? La mia valvolina non chiudeva come 3 ma come 4, anzi, peggio: quelle cordicine che la tenevano si erano rotte. Perché? Boh… una tendenza genetica al prolasso, non come dice qualche coglione “perché non so fare i pesi”: con me sulla stessa barca una ragazza di 36 anni che fa la barista, un signore di 75 anni che fa il rappresentante.

È così iniziato uno dei periodi più strani ed angoscianti della mia vita, perché io sono abituato ad infortuni muscolo-scheletrici dal livello “cazzata il dolore passerà” a quello “estremamente grave, non si sa se tornerai come prima”. Ma un problema al cuore è tutto un altro film.

Perciò, l’intero Universo terminava inesorabilmente in un unico punto dello Spaziotempo: la data, ignota, dell’intervento. La mia mente si era piantata lì e da lì non si schiodava. Dopo, il nulla. Ogni sintomo negativo, ogni dolore al torace, ogni sfarfallio del cuore mi ricordavano che ero in attesa. In attesa di vedere il “dopo”. 

Certo, razionalmente sapevo che tutto si sarebbe risolto per il meglio, zero fattori di rischio, zero danno cardiaco… ma questa è la corteccia cerebrale a parlare, i lobi frontali che sono sempre calmi. Provate, invece, a tranquillizzare dei tipi più esagitati come il sistema limbico, l’amigdala, ecco, è più difficile.