Feb 9, 1 anno ago

Immagini di panico

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T+56 giorni dal Grande Cambiamento. Sono nel limbo prima dell’operazione di riparazione delle valvole cardiache, una grave l’altra meno, l’intero Universo terminerà nel momento in cui l’anestesia inizierà i suoi effetti e riprenderà quando mi risveglierò.

Un prima e un dopo. Ok, tutti dicono che oggi queste cose si fanno quasi di routine, i dottori dicono che tornerò come prima, tutti quelli che conosco che hanno fatto o hanno amici che hanno fatto questo tipo di intervento dicono che stanno benissimo. Tutto vero, però poi sotto i ferri ci sarò io e diciamo che questo particolare un po’ mi fa pensare.

Comincio ad accusare il tempo che passa e l’intervento che non arriva. Ho un dolore al torace che nel tempo è diventato sempre più insistente, perdura per sempre più ore durante la giornata, e da quanto capisco è tipico di questa patologia. Ok, sicuramente ce l’avevo anche prima mi dicono tutti ma non credo perché è proprio fastidioso adesso.

Giovedì, in treno, un furioso attacco di panico. Il dolore è aumentato, mi sono spaventato, ho cominciato ad iperventilare, immagini di valvole che si rompevano, di sangue turbolento che rigurgitava indietro dal ventricolo all’atrio, io perso fra le colline toscane prigioniero di un fottuto locale per tornare a casa. Che faccio, fermo il treno, e poi quanto ci mette l’ambulanza, che poi noi pendolari siamo delle teste di cazzo e quando uno sta male che fa ritardare il treno pensiamo “almeno che sia morto eh…”

Vagavo come un pazzo per il vagone, con un pugno che mi premeva dallo stomaco dentro la cassa toracica fino alla gola. La cosa stranissima è che io ero cosciente di avere un attacco di panico, ne riconoscevo tutti i sintomi, e che non potevo avere un infarto perché le coronarie ce le ho pulite, che non poteva essere uno scompenso cardiaco perché era solo iperventilazione, perché perché perché… però era qualcosa di incontrollabile, un bisogno di uscire, scappare via ma per andare dove?

Allora… ho telefonato a Claudio. Claudio è un mio carissimo amico, fisiatra di Messina, che mi è stato molto vicino in tutta questa storia, sempre gentilissimo anche se lo massacro di telefonate ansiogene. Claudio mi ripete con fare calmo tutte le cose che già so, me le fa razionalizzare, me le ripete come un mantra, e io mi tranquillizzo. Continuiamo a chiacchierare del più e del meno, mi fa sempre male il petto ma il terrore atavico è sparito per fortuna, mi sento stordito e stanco.

Torno a casa, due ore dopo di nuovo. Cazzo di nuovo quella sensazione che monta da dentro, immagini raccapriccianti del lembo della valvola che si stacca e che schizza a creare un embolo nell’aorta, poi altre che si stacca solo il pezzo libero della corda tendinea rotta, poi l’atrio destro che si gonfia e comincia a fibrillare, aritmie, forse il mio cuore strano che si è adattato perfettamente alla situazione sta perdendo colpi e ho uno scompenso improvviso.

E allora vado al Pronto Soccorso. Mi fanno entrare subito, subito l’accesso venoso con l’agocannula, ECG, pressione, radiografia al torace, poi dopo 3 ore il secondo prelievo. In altre situazioni mi sarei fatto due palle galattiche, ora sono contento di stare lì. Ovviamente non ho un infarto, ovviamente non ho un’edema polmonare. Ovviamente.

Ieri terzo attacco, in palestra. Ho sollevato un peso da 25 per spostarlo, ho sentito un dolore strano al petto, in qualche cazzo di anfratto della mia testa si è scatenato l’inferno: di colpo sudori freddi, testa che girava, orecchie che fischiavano, il pugno di nuovo dallo stomaco al torace, stile Alien che deve nascere.

“Non ho un infarto, è come le altre volte, è il solito attacco di panico, tranquillo che passa”. Non passa. Allora… ho telefonato ad Angelo. Angelo è diventato in brevissimo tempo un vero amico, reumatologo di Verona, gli racconto quello che ho, che so che è un attacco di panico, non so in che momento l’ho preso ma come sempre è stato gentilissimo e mi ha prospettato uno scenario da scompenso cardiaco vero, che nulla aveva a che vedere con quello che stavo provando. Mi tranquillizzo, passa.

Ho iniziato a prendere la sertralina, che fa da farmaco di fondo per bloccare questi attacchi, poi tengo un ansiolitico nella valigetta del PC come esorcizzatore dell’attacco. Faccio tutto quello che ho visto fare molte volte da chi ha questi disturbi. Non li ho mai capiti ma li ho sempre rispettati, cercando di avere empatia. Ora li capisco.

Il cardiologo ieri mi ha visitato e l’ECG mostra una variazione rispetto al precedente (ha scritto qualcosa ma io non leggo le mie diagnosi per principio), farà in modo da accelerare i tempi dell’operazione, e poi dovrò fare un Holter.

Perciò, questa è la situazione. Ce la sto mettendo tutta, però è dura passare da superatleta (almeno nelle mie allucinazioni) a cardiopatico in una mattinata, ed è dura aspettare l’operazione perché alla fine la mente va sempre lì, si polarizza su questa cosa, su ogni minimo sintomo, sentore, percezione per dire sto meglio o sto peggio, con alti e bassi da montagne russe di Gardaland nell’arco di 30’.

Ho iniziato a pensare ai corsi che avrei voluto fare, alle occasioni che mi perdo, al libro che langue, alle mille cose che vorrei fare e questa roba non mi fa fare… e mi blocco. Perché le potrei fare ma non ci riesco perché penso solo a questa cazzo di valvola, la vedo lì dentro, biancastra, che soffre ad ogni sistole ventricolare, vedo coauguli formarsi per la turbolenza… e il cervello si spegne.

Scrivo tutto questo per due motivi. Il primo è che il mio blog parla di me per quanto riguarda la mia passione per “i pesi” e questo ne fa parte, alla fine. Oggi siamo tutti personaggi pubblici con Internet, perciò voglio dare di me una immagine quanto più veritiera possibile, detesto i personaggi mitici, i cazzo di Guru, quelli che sono bravi solo loro e non sbagliano mai. Perciò, racconto anche questa roba qua.

Il secondo motivo è che ho raggiunto, finalmente, lo stato della Consapevolezza Suprema. Mi ci vuole sempre un po’ ma per fortuna lo raggiungo, e si esprime così?

Mi pagano per fare quello che faccio?

La risposta èsempre NO. Mi pagano per partecipare alle solite discussioni? NO. Mi pagano per scrivere o condividere articoli? NO. Mi pagano per rispondere alle mail dove mi postano video, schede di allenamento o pareri su problemi complicatissimi? NO. E allora? Perciò… è molto semplice: non rispondo più a nessuno, non scrivo più a nessuno, non partecipo alle discussioni, non condivido nulla, cazzo ma è semplicissimo!

Mantenere sempre la barra a dritta: è un gioco. Punto. Sono pesi, cose che vanno in su ed in giù (che poi pensa che coglioni che siamo, li mandiamo in giù ed in su e ci piace… mah…).

In fondo, è come per l’allenamento: uno non si ferma mai perché altrimenti “perde”. Ma perde cosa? Ah ah ah NULLA perde, dato che il 99.9% delle persone che si allena lo fa per piacere personale, senza gare o competizioni.

Ho degli amici eccezionali. Oltre ad Angelo e a Claudio, i “miei” dottori (non è vero ma mi piace pensarlo), tanti altri: Alexei, Matteo, un altro Matteo, Marrico, Giovanni, Andrea, Paolo, Gianni, Enrico, Valerio, un altro Valerio, Massimiliano, Marco e molti altri che al momento non mi vengono in mente ma che ci sono, e che mi aiutano tantissimo in questo momento.

Grazie a tutti voi, davvero di cuore.

Lascio il profilo che l’altra volta a chiuderlo ho fatto un casino, però… per un po’ ragazzi vi saluto.

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