Feb 1, 1 anno ago

Due centesimi

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Rettilineo finale del giro della Morte. Tre atleti incollati fra loro lottano senza esclusione di colpi, nelle proprie corsie.

Gli iniettori pompano CP a palla dentro le camere di combustione dei motori muscolari, collettori organici risucchiano via le scorie acide scaraventandole fuori, nel sangue o verso altre fibre. Alerts accendono i pannelli di controllo come alberi di Natale, sirene gracchiano la severità dei warnings con toni sempre più isterici. Le lancette degli indicatori del pH sono a fondo scala, ruotate sul rosso, fisse a destra, le pompe organiche non tamponano più, l’ossigeno non basta per purificare.

L’impennata acida interferisce con l’accensione dei motori, shutdown auto protettivo a partire da quelli più potenti. Le sinapsi bruciano come alternatori ad avvolgimenti bloccati, treni di impulsi elettrochimici continuano a urlare ordini a schiavi esausti.

Tre atleti intossicati dall’acido lattico in fondo ad un rettilineo, la metafora del fight or flight, soldati all’assalto contro le trincee nemiche o in fuga dalle proprie. Ognuno vede con la coda degli occhi le mani e le ginocchia degli altri agitarsi, sente il rumore dei loro passi che si mescola a quello del loro respiro. Non sono stanchi, la stanchezza verrà… dopo.

Adesso combattono, lottano contro la paralisi da acidosi, una sensazione che può essere provata ma non spiegata, il proprio corpo che non fa quello che vuoi tu. Allucinazioni da endorfine, l’istinto di conservazione sussurra lascivo “basta, hai fatto anche troppo, sei stato eccezionale, un secondo posto è sempre un ottimo risultato, ma anche un terzo”.

Vince il giro della morte che riesce a paralizzarsi un metro dopo, non prima, del traguardo. Chi riesce ad intossicarsi meno degli altri, chi regge meglio il veleno, chi lo distribuisce meglio.

Il pubblico urla, che sia la finale delle Olimpiadi o una gara regionale, in fondo non c’è nessuna differenza. Anzi, è meglio un pubblico da sagra paesana che gli spettatori paganti e che pretendono il record, quanto meno nazionale, giudicando il valore di ciò che hai fatto a posteriori, dopo, quando ha letto le classifiche.

I migliori spettatori, invece, sono quelli che la gara… la guardano e non la giudicano. La guardano per vedere persone che non mollano quando mollare sarebbe l’opzione più ragionevole, addirittura quella più intelligente. Questo è ciò che piace, la performance è irrilevante.

20 metri, 15, 10, 5. In ottava corsia un fruscio. Da dove è sbucato questo qua? Capita, quando in corsa sei troppo sicuro della classifica.

La macchinetta del fotofinish deforma l’attimo finale e lo cristallizza per sempre.

Poi… i numeri. Primo, secondo, chi ha vinto la medaglia di legno del quarto posto? Ma la felicità, la gioia, la delusione non sono scanditi solo da 1, 2, 3, 4. Dietro ogni tempo c’è una storia. Boh… inventiamone una.

46”99 per il 4° classificato, fuori dal podio. Oggettivamente, un fallimento.

Però ha ottenuto due centesimi meno del suo vecchio record e due centesimi fanno invece di questa gara la prestazione definitiva di una intera carriera, “il tempo con il 46” o “sotto i 47”.

Che differenza possono fare due centesimi di secondo, quali azioni, eventi, atti umani possono accadere in due centesimi di secondo da renderli così importanti. Eppure… lo sono. Per il nostro amico quei due centesimi ripagano completamente dieci anni di allenamenti, dieci inverni in pista a qualsiasi temperatura. Ripagano scelte difficili se non dolorose, infortuni, delusioni.

Tutto questo è lì, compresso come un diamante al centro della Terra, in quei due, insignificanti centesimi di secondo. C’è chi è così pazzo da pensare che dieci anni contro due centesimi… ne valgano la pena.

 

 

DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di altri libri. Non solo, DCSS è l’unico libro in cui la pubblicità, come è questo articolo, non ha mai frasi del tipo “se vuoi sapere il resto, compra il libro”. Addirittura, la pubblicità è fatta con materiale inedito…

DCSS è stato definito da Boris Sheiko, il più grande allenatore di Powerlifting di tutti i tempi, come “il miglior libro di biomeccanica del Powerliting che abbia mai avuto”. Il libro è difficile, perché gli argomenti sono difficili, ma in questo modo può essere riletto più e più volte. Per questo, è un libro unico.

DCSS è alla 4° ristampa, è stato presentato all’università di Scienze Motorie di Milano e all’università di Scienze Motorie di Verona.

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