Dic 21, 1 anno ago

Sopra e sotto

Ho conosciuto Matteo su Facebook, come sempre per caso, ma poi una visione dell’allenamento simile, della vita simile, dei problemi simile, è ovvio che e subito c’è stato quel feeling che permette il passaggio da friend ad amico, come spessissimo mi è capitato negli anni. Poi la conoscenza dal vivo a Torino per una data del corso DCSS e l’associare ad una scritta una voce, una figura umana.

Matteo dal vivo è una forza della Natura, un panchista eccezionale. Mi raccontava della sua preparazione, gli avevo chiesto di scrivere un articolo, ma lui “dopo la gara!” in quei rituali scaramantici tipici degli atleti, che ben conosco da una vita avendo io i miei…

La gara di Matteo: prima alzata al minuto 4.17, la seconda alzata al minuto 10.10, la terza alzata con 200 kg al minuto 15.52

La gara è andata bene, Matteo ha centrato 200 kg di panca. Rispetto a 200 kg 195 kg o 205 kg di fatto sono variazioni del 2,5%, un caccolesimo in effetti. Ma… non è così. Nella cabala dei sollevatori 195 è “sotto i 200”, 205 è “sopra i 200”. Nella panca i 200 kg sono lo spartiacque fra una ottima prestazione e il mito, sono IL NUMERO. Fra 200 e 205, ma anche 210 o 215 non c’è differenza, sono “sopra 200” perciò sono sempre 200, ma 195 sono una assolutamente una prestazione abissalmente inferiore, perché “sotto 200”. Qualcuno leggendo non avrà capito nulla, altri invece stanno annuendo di riflesso come sempre accade in quelle cose che sono evidenti per alcuni ed inspiegabili per altri.

Matteo mi ha telefonato immediatamente dopo aver centrato questa prestazione immensa: una manifestazione di stima enorme, perché nel mondo folle dello sport queste cose vengono comunicate solo a chi è ritenuto meritevole di capirle, e per questo lo ringrazio. Nei giorni successivi mi ha scritto: “ecco il resoconto della mia prestazione di Cecina dove ho conseguito il titolo di campione italiano. di panca raw categoria -120 kg con record senior e master1 con 200 kg”. In realtà, è molto di più…

Sopra e sotto

Di Matteo Notelli

Dopo aver perso i migliori anni della mia gioventù con le cazzate Weider, per ragioni di tempo e lavoro per alcuni anni mi sono dedicato agli allenamenti infrequenti con ,allora credevo così, discreti risultati prestazionali.

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L’incontro con l’Iron Fist di Marco Spizzo e l’amicizia nata col giovanissimo ,ma già allora straordinario GianMario Gorga, sono stati essenziali per approcciarmi ad un mondo che non conoscevo: il Powerlifting.

L’impatto non è stato dei più semplici… i concetti del BB sono duri da dover rivedere: reps lunghe, serie a cedimento, recuperi brevi, esecuzioni nel migliore dei casi fatte a caso, e così via. Insomma… è stato necessario parecchio tempo per rivedere essenzialmente la tecnica, l’impostazione, il set up e tante altre cose per colmare un gap tecnico che anche in un esercizio relativamente semplice come la panca piana non è così trascurabile quando si hanno sulle spalle oltre 20 anni di esecuzioni da “palestra”.

I’ approccio iniziale è stato incentrato su un necessario momento di studio, un rimettersi in gioco in età non più giovanissima. Fondamentali sono stati libri come “Periodizzazione Dell`Allenamento Sportivo” di Tudor Bompa , “Scienza e Pratica dell’Allenamento della Forza” di Zatsiorsky , il metodo distribuito di Ado Gruzza e DCSS di Paolo Evangelista (un autore straordinario che piano piano è diventato un conoscente e poi un amico prezioso).

Ma da sola la teoria serve a poco…. il problema era passare da allenamenti infrequenti a cedimento ad una multifrequenza sensata. La scelta più sensata è stata quella di affidarmi ai programmi di Sheiko (ovviamente non personalizzati). Un ottimo modo per un principiante del PL nel suo transitare dall’infrequente con tecnica a caso ad un allenamento multifrequente strutturato e con tecnica codificata.

Le caratteristiche base dei programmi del grandissimo allenatore russo: basse percentuali di carico e un volume non eccessivo sono perfette per concentrare un atleta sulla pulizia dell’esecuzione e sull’assimilazione di un gesto motorio decente.

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Poi passai ad un programma del grande Antonio Gardelli (un allenatore che non ha bisogno di presentazioni) basato sulla sua esperienza con il mitico Ekkart Arbeit, programma che decisamente ha avuto un impatto importante su di me!).

Ovviamente un programma non può risolvere tutto: è necessaria una supervisione da parte di terzi (nel visionare la tecnica etc.) ma una comprensione di sé stessi come atleti, capire che cosa funziona o cosa non funziona: qui entra in gioco l’esperienza e il conoscersi, capire cosa funziona o meno su di se.

Un programma è alla fine una serie di numeri… che vanno tradotti nel nostro quotidiano. Il tirare sempre o il non tirare mai sono a mio avviso due vie, ma non le uniche vie, che alimentano parecchie polemiche sui forum ultimamente.

Io ho una visione differente…

Esiste l’atleta, il suo feedback agli stimoli e la giusta supervisione del tutto: nessuno di noi vive di Powerlifting, un lavoro, una famiglia sono fattori imprescindibili per la riuscita di un programma, dalla trasformazione dalla carta alla vita reale e poi al risultato.

Quindi ha senso anche “una sperimentazione”, ovviamente non certo incentrata su “istinto” o fantasia che sono le cazzate weideriane che ancora oggi inquinano le palestre, ma basata su protocolli lineari e/o distribuiti per trovare la giusta ricetta che permetta risultati costruiti in sicurezza. Credo che sia ancora necessario, specie per un neofita e ancor di più per un single lift (le mie condizioni fisiche non permettono le altre 2 alzate da gara) un rigoroso periodo di accumulo di lavoro.

E anche qui mi è servito l’approccio di Sheiko: nel mio programma in questa fase le percentuali rimangono basse, ci sono le doppie sedute di panca nel medesimo giorno di allenamento, la panca maratona Sheiko, spesso la panca con catene e/o la presa stretta…

Di seguito una settimana-tipo (praticamente uno Sheiko quasi puro, con un volume volutamente più ampio)

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Ed ecco il mio approccio di 6 settimane alla gara (per comodità segnalo solo il mio allenamento per la bench press ).

Il primo blocco è composto da tre settimane di avvicinamento a percentuali di carico più alte rispetto all’accumulo caratteristica è l’uso di un fermo lungo il primo giorno ed un fermo doppio: al petto e a mezza corsa nel quarto giorno. Credo che sia stato proprio questa scelta ad aiutarmi a superare lo sticking point della terza alzata della gara.

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Il secondo blocco è composto da tre settimane con le percentuali di carico più importanti

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Ed infine settimana di scarico pre gara con 2 allenamenti con poche singole veloci al 90%.

Un programma semplice ma adatto unicamente come preparazione per una gara di single lift, inapplicabile sui tre big per 4 giorni a settimana. A corollario di ciò ogni giorno viene un secondo esercizio a scelta : nel mio caso squat, trazioni, stacco, rematore utilizzando lo schema per squat e trazioni su serie lunghe (anche su 8-9reps mai a cedimento) mentre su stacco e rematore ho mantenuto un approccio più canonico a triple, doppie, singole con percentuali di carico mai altissime.

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Il Powerlifting, a differenza di quanto possa apparire in prima istanza, NON è un sport singolo: la prestazione è condizionata nel bene e nel male dalla bontà della squadra. Lo spotting, la revisione tecnica, le giuste chiamate delle alzate, il giusto riscaldamento non sono atti del singolo ma una sintesi perfetta dell’armonia di squadra.

Certo è il singolo atleta che aziona i muscoli… ma è la squadra che costruisce la prestazione. Sempre. Ecco perchè ci tengo a questa foto dell’abbraccio: la conquista dell’alzata è una vittoria del singolo ma anche della squadra.

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