Ott 29, 1 anno ago

L’enciclopedia del moderno bodybuilding

In questo articolo ho scritto una frase che ha suscitato un po’ di scalpore (penso, credo… anche perché non è diventata virale come la storiella della carne):

“Un problema fondamentale è che il bodybuilding, proprio per il suo essere uno stile di vita, è qualcosa di non codificato come altre attività. Non solo, è come se chi lo praticasse rifiutasse qualsiasi codifica. Infatti non c’è una vera strutturazione degli allenamenti come può essere, che so… nel ciclismo amatoriale o nel calcio a livello di tornei. Il BB, come colloquialmente si abbrevia bodybuilding, è un patchwork di metodologie, utilizzare di volta in volta, che possiamo racchiudere negli, anche stavolta, amati ed odiati principi Weider, cioè un insieme di tecniche di allenamento.

Ciò che a me ha sempre dato fastidio, non lo nego, è che appena si usano i termini “programmazione”, “pianificazione”, “periodizzazione” uno viene guardato con quel fare elitario come a dire “eh… ma tu vuoi ingabbiare la creatività” o “eh ma il BB è troppo difficile, è uno stile di vita” e altre amenità del genere.”

Mi spiace per chi c’è rimasto male, davvero, sembra che io attacchi il bodybuilding per distruggerlo, però mi sento di dire questo: non sto offendendo nessuno e sto esprimendo la mia opinione. Valentino Rossi l’ha data o no la sportellata? Per me no e rimane un grandissimo campione, oltre che un grandissimo evasore fiscale (e su questo non ci sono dubbi, dato che ha patteggiato la pena). C’è da discutere e da litigare per la sportellata come se l’avesse data alle nostre mamme? Cioè… qualcuno di noi è parente di Valentino o di quell’altro? Perciò, che cazzo ve la prendete a fare come se vi avessi offeso la sorella…

Poi, io critico da FAN, cioè da una persona che AMA questa roba e così vorrebbe fosse meglio, se un secco critica dicendo le stesse cose che dico io, gli direi, che so… fatti un giro secco di merda! Ok, non è politically correct ma rende l’idea. La critica è dall’interno, non dall’esterno.

Sembra che ho scritto che chi fa BB sia un coglione ritardato che va a caso, mentre non è così. Ribadisco quello che invece ho scritto: manca nel BB una codifica dei criteri di scelta: come scelgo un metodo, una tecnica, un modo di allenarmi rispetto ad un altro? Di fatto tutto questo… manca.

Dal 1993 ho sempre sentito il ritornello delle cose troppo difficili da scrivere. Negli anni l’ho sentito sempre di più, e tipicamente oggi fa così: “questa cosa è troppo difficile da spiegare, vieni ad un mio corso”. Ecco. Non ci sto. Poiché è possibile scrivere libri che parlano di Meccanica Quantistica, che non ci si riesca a buttare giù due righe su come si sollevano pezzi di ferrò non posso accettarlo.

Non esiste nulla di così complicato da non poterlo scrivere. Scrivere rappresenta il modo con cui si rendono intelleggibili le informazioni, scrivere significa averle così chiare che è possibile passarle ad altri come un flusso di concetti concatenati.

Per prima cosa, il Bodybuilding ha la sua teoria e metodologia dell’allenamento, che è racchiusa se vogliamo nei principi Weider.

clip_image002

Joe Weider è a tutti gli effetti il padre del Bodybuilding moderno, di cui Arnold è l’icona per eccellenza. Ora, sul buon Joe c’è stata tutta una campagna denigratoria negli anni ’80-’90 per una serie di motivi che non sto ad elencare, molti anche veri, però E’ CERTO che se tutti noi siamo qui a parlare di questa roba è perché ci sono stati Joe e Arnold.

Joe ha commercializzato il bodybuilding, sdoganandolo dalla nicchia in cui era, rendendolo attività imprenditoriale. Ci ha fatto i soldi? Certamente. Ha venduto i suoi prodotti in maniera scorretta? Certamente! Ci sono state gare truccate? Certamente! E allora? Se non ci fosse stato Joe il culturismo non avrebbe mai avuto il riconoscimento, nel bene e nel male, che ha avuto.

I principi Weider sono una raccolta di tecniche già utilizzate, perciò, appunto, Weider li ha solo compendiati e non inventati lui. Anche questa è una critica non solo legittima, ma assolutamente vera: molti che leggono non erano nemmeno nati durante il Grande Scontro fra i weideriani e i sostenitori dell’Heavy Duty, con Mike Mentzer che veniva osteggiato perché portava una alternativa al Weiderismo imperante negli anni ’70 e ’80. Poi, addirittura, l’Heavy Duty entrò come principio Weider.

(Weideriani, Weiderismo non li ho inventati io, c’è stato un periodo in cui questi termini venivano utilizzati, specialmente da certi soggetti come dire… non a piombo)

I principi Weider sono infatti un po’ come i Borg, colonizzano per assimilazione eh eh eh. Comunque, eccoli, scritti per benino:

clip_image004

Esistono migliaia di articoli su questi principi, come libri e siti. Non starò io a descriverli uno per uno, però come si nota contengono gran parte delle tecniche utilizzate in palestra, nel bodybuilding. Vorrei invece descriverli all’interno di quella che per me fu una specie di Grande Libro dei Segreti, l’Enciclopedia del Moderno Bodybuilding di Arnold.

Arnold è stato il mezzo per dare riconoscimento al bodybuilding. Oggi dicono che Arnold non vincerebbe nemmeno una gara regionale. È vero, probabilmente. Però tutti quelli della mia età si sono avvicinati al mondo della palestra per Terminator, Predator, Commando, ok, non stiamo parlando di film d’essai, comunque di roba che ha mosso milioni di persone.

Arnold è uno dei pochissimo BBer che è andato oltre il BB, e il suo libro, l’Enciclopedia del moderno Bodybuilding, può essere presa come il compendio di una vita di conoscenze. Possiamo prendere questo libro come la materializzazione vivente dei principi Weider, perciò… leggiamolo

clip_image006

Premetto che io il libro ce l’ho di carta, usato talmente tante volte che si è un po’ rotto, perciò farò riferimento alla versione pdf che si trova in giro e che è la stessa. Ovviamente non è che il libro l’ha scritto Arnold, ma Bill Dobbins che da quanto mi ricordo era lo scrittore del mondo Weider, ma se ci mettiamo a fare i complottisti su quello che è di Dobbins e di Arnold… diciamo che Arnold accetta ed avalla la sua enciclopedia, di sicuro le storie personali sono le sue, di sicuro sarebbe ridicolo a parlarci del ciclo di Krebs e degli alfa-aminoacidi.

La prima volta che ho visto questo libro era gelosamente tenuto nell’armadietto di un mio amico quando ero militare nel gruppo sportivo dell’Aeronautica. Mario, il mio amico, era probabilmente il martellista con la panca più forte che abbia mai visto: aveva 190 kg senza fermo, ovviamente, ma i martellisti tipicamente non sono forti in questo esercizio (nel senso che hanno 140, non 60 eh…). Una volta lo aiutai a fare una serie ad esaurimento con 130 kg, 13 ripetizioni a 90 kg di peso, una bestia disumana. Mario era un appassionato di culturismo, e la prima cosa che io feci quando ne ebbi l’occasione fu comprare questo librone, cosa non proprio agevole perché nel 1993 non c’era Amazon che con un click ti arriva a casa un Hummer che puoi rifiutare comodamente entro 20 giorni.

Per comodità farò riferimento alla versione pdf in inglese. Vi passo alcuni estratti, vi prego di leggerla che è bellissima e non di accontentarvi di quello che dico io.

clip_image008

Arnold definisce il bodybuilding uno sport: lo sport della forma, dove la forma non riguarda il movimento ma il corpo in se. Perciò non voglio il solito refrain sul bodybuilding stile di vita. Qualsiasi sport è uno stile di vita, perciò anche il bodybuilding, che è però uno sport.

Pertanto lo sport ha come scopo il competere. Poiché io ho fatto sport, e per me era la mia vita, ho trovato molte più affinità con chi le gare di BB le fa che con quelli che battono i tasti dietro un monitor dicendo che è uno stile di vita.

Il bodybuilding è uno sport. Poi c’è l’andare in palestra. Anche quello uno stile di vita, né meglio, né peggio, ma mancante dell’elemento determinante, la data ed il luogo della competizione, del giudizio dei pari, del momento del confronto. Può sembrare la stessa cosa, ma non lo è.

Poi Arnold ci dice che l’allenamento deve essere progressivo, e ce lo spiega. È il primo principio Weider. Che di fatto è la GAS di Selye scritta in maniera semplice. Non è che chi fa bodybuilding vada a caso, perciò, o che esistono leggi fisiologiche differenti, ma si basa anche lui sulla consolidata teoria dello stress.

clip_image010

Ecco che tipo di sport è il bodybuilding: il massimo sviluppo estetico dell’intero fisico. Ovviamente c’è da intendersi con “estetica” dato che il beef ha sempre fatto presa, solo che oggi i Mr Olympia che sono dei tank piuttosto che avere dei bei fisici, infatti a me quelli di oggi fanno cacare, mi sono fermato a Wheeler e Levrone.

clip_image012

Ecco un passaggio importante che differenzia il bodybuilding dagli altri sport. Se leggete questo pezzo, non vi è menzione… dell’allenatore o di una squadra. Poi, ok, ci sono, certo. Però si punta molto sull’interiorizzare sensazioni, ed è ciò che lo rende affascinante, almeno per me che vengo da uno sport individuale e l’allenamento era un piacere totalizzante proprio perché io mi mettevo alla prova.

Il punto però è che se è vero che si deve sviluppare questo istinto, questa capacità di conoscere se stessi, questa passa per la conoscenza di certe tecniche e l’assenza di una guida o, meglio, il non assegnare ad un allenatore, ad un tecnico, il ruolo di guida, è ciò che rende tutto molto più abbandonato a se stessi.

Cioè: chi decide che io sono così avanzato da poter cambiare modo di allenarmi? Io. Ma come faccio io a capirlo? Boh… c’è chi ci riesce e chi no. Il bodybuilding è di per se una attività solitaria, in gruppo forse, ma solitaria perché qualcosa di molto intimo se vogliamo.

Lo so che a chi non interessano queste sembrano tutte follie, però vorrei vedere cosa interessa a chi non interessano queste cose… magari io sono preso per pazzo da uno che si incazza per il calcio, per dire, cosa che se facessi io voglio essere fucilato sul posto perché per me essere fissati con il calcio è appena sopra al credere alle scie chimiche.

Il bodybuilding è così qualcosa di individuale, personale, da qui nasce il refrain della filosofia di vita e tutto il resto, come il “devi scegliere tu quello che ti serve”.

clip_image014

Ecco come si aumenta l’intensità del lavoro, ed è di una semplicità disarmante nella sua estrema correttezza. Di fatto queste sono le variabili della teoria e metodologia dell’allenamento con i pesi, le prime due costituiscono il carico, la terza e la quarta sono più difficili da gestire, però complessivamente qui c’è la definizione di carico interno.

Due considerazioni, pertanto.

La prima è che basterebbe poco per inserire questa roba in un capitolo di un libro appunto di Teoria e Metodologia dell’allenamento. Solo che il mondo del BB ha tutta una sua retorica elitaria, tanto che alla fine sembra che le leggi della Fisiologia siano differenti: non è vero che il BB sia altro dalle teorie sull’allenamento… semplicemente NESSUNO nel BB l’ha scritto un libro di Teoria e Metodologia dell’allenamento.

La seconda è che si inizia a vedere ciò che per me è il limite di tutto il BB, cioè che non viene mai indicato come variare questi elementi nel tempo. In altre parole, il punto è questo: per ottenere un adattamento è necessario dare degli stimoli progressivi, variando questi elementi o inserendo delle tecniche ancora più “intense” diciamo, ma come farli variare nel tempo non c’è MAI SCRITTO. Non solo, spesso è necessario fare un passo indietro per farne uno avanti.

Vedremo se è come dico io oppure no.

clip_image016

Intanto beccatevi questa piccola perla del capitolo 5 del primo libro: lo vedete che ve lo dice Arnold, in un libro di 30 anni fa, che dovete TENERE UN CAZZO DI DIARIO? Ma dovete scrivere serie, ripetizioni, carichi ed esercizi perché possiate controllare quanto avete veramente fatto e confrontarlo con quelli che sono i vostri progressi.

Qui dentro c’è l’anima della “periodizzazione”! Perché sembra complicato ma non lo è, e chiunque ottenga qualcosa fa così, a maggior ragione un Arnold che ha ottenuto successi planetari: dire cosa si vuole fare, dichiarare un obbiettivo, pensare a come farlo, definire una strategia, dettagliare come farlo, stabilire una tattica, confrontare quello che si è fatto con quello che si sarebbe dovuto fare.

Arnold parla di foto, essenzialmente, ma è la stessa cosa: se io mi fotografo (ok, non io, uno bello e grosso e forte…) stabilisco un punto zero, poi faccio qualcosa per ottenere un miglioramento che so… nelle braccia, e poi mi fotografo di nuovo. È come speravo? Si, no.

MA SE NON SEGNO QUELLO CHE FACCIO, se le cose non vanno come voglio poi come faccio a capire dove agire? Cioè ma che c’è da capire dai… invece no, solo sensazioni varie. Ma lo dicessi io di tenere un diario, uno con gli occhiali semi-secco… lo dice Arnold il più grande culturista vivente.

Ora, magari Arnold il diario manco lo teneva, però gli era chiaro ciò che avrebbe dovuto fare nel breve, medio e lungo termine. Chi gareggia queste cose le sa: banalmente suddivide in fasi la preparazione, per arrivare al meglio. Periodizza. Quello che va in palestra non è costretto a farlo, ma nemmeno si chiede che ci va a fare…

clip_image018

Ecco le indicazioni sulle ripetizioni. Ora, al di là che al tempo del libro sarebbe interessante capire se “la ricerca” diceva questo, alla fine questo distrugge la diatriba fra palestrati-che-dicono-di-fare-bodybuilding e palestrati-che-dicono-di-fare-powerlifting.

È necessario, e io l’ho sempre detto perché lo lessi QUI nel 1993 quando comprai questo libro, utilizzare carichi medi per un numero medio di ripetizioni. E questi sono carichi medi, 70% è un carico medio, e questi sono un numero medio di ripetizioni, 8 ripetizioni anche se a me è sempre piaciuto più 6-8 e 10-12

Queste sono linee guida da bodybuilder.

Sappiamo che il bodybuilder si allena fino al failure, il cedimento temporaneo. Cosa intende Arnold per training to failure?

clip_image020

Non significa morire ogni santa serie con il tizio dietro che fa il lavoro, ma arrivare al punto che una ripetizione in più non c’è. Punto. Questo è importante per comprendere come sia possibile uno schema standard per la parte superiore del corpo come questa qua:

clip_image022

Fermo restando che a me non è mai piaciuto fare così, preferisco alla stragrande l’esatto contrario e non capisco proprio come si possano ottenere risultati così… secondo me qui ci sono almeno 3 problemi.

Il primo è che per ottenere qualcosa in questo modo sono necessari recuperi di 2-3 minuti se uno supera il livello larva marcia. Altrimenti con il classico minutino da palestra dopo il 3° set da 8-10 quello dopo non si aggiunge peso e si fanno solo 6 ripetizioni. Ma questo è un tecnicismo.

Il secondo problema è che io se dico di farlo becco di sicuro il carico per fare 15-12-8-6, ma uno che è alle prime armi non ha idea di come fare. Questo è il punto fulcrale: in nessun libro di bodybuilding, perché io li ho letti, si spiegano dei criteri di scelta. Eppure ci sono, perché chiunque si alleni da anni sa quale peso beccare. Perché lo sa fare? Perché… perché chiedetelo a quelli che dicono che non programmano, non usano il diario e ottengono. Perché HANNO IL DIARIO IN TESTA. Solo che insistono a dire che non serve…

Il terzo problema è che questo schema è statico. Che faccio la volta dopo? E quella dopo? E poi? Ecco il problema del bodybuilding: non va oltre la singola seduta. Almeno, non esplicitamente. Perché quelli forti con il diario in testa la volta successiva lo sanno cosa fare. Solo insistono a dire che pianificare non serve perché loro non lo fanno, quando invece lo fanno.

clip_image024

Leggete questo: sarei curioso di sapere cosa penserebbe l’Arnold di questo paragrafo vedendo i movimenti sincopati della serie “lo fanno i pro”. Come sempre, nel fatato mondo di Internet si passa dalla tecnica maniacale che se muovi un piede nella panca finisci in un gulag sulla thundra a mezze ripetizioni schizoidi con una fase del 380 attaccata ad una caviglia, senza un equilibrio intermedio.

Movimenti completi, fine.

clip_image026

Ecco il vero problema di questo libro: i programmi di allenamento. Il problema non è tanto che ce ne sono pochi, è che sono… così. Di fatto non ci sono esempi di come i parametri evolvono nel tempo, per questo alla fine si ha la stagnazione, lo stallo.

I capitoli successivi a quelli sull’allenamento di base sono, di fatto, la descrizione dei principi Weider, molto ben fatta ma carente di quella che è la strategia, l’implementazione. Ogni principio viene descritto isolato dagli altri, staccato dal contesto. Ecco cosa manca al bodybuilding: una metodica razionale di descrizione di quello che va fatto, di scelta dei principi da usare, di sequenze logiche nel loro utilizzo.

Cioè: come imposto un drop set, quando faccio dei giant sets, come utilizzare il principio della priorità muscolare, o dell’isolamento, come rendere i sovraccarichi progressivi? NON SI SA.

Alla fine l’enciclopedia è bellissima perché è la storia di Arnold, la storia dei suoi allenamenti, piena di aneddoti e con foto eccezionali, motiva, fa sognare, vi dà un boost pazzesco che vi fa venir voglia di entrare in palestra e spaccare tutto, ma non vi guida nelle scelte.

Per questo io dico che i principi Weider sono un patchwork di tecniche: colui che ha passato anni a provarli tutti, nel solito trial & error, sa costruirci sopra, gli altri… no. Però questo processo di trial & error è personale, intimo, perché personale ed intimo è l’allenamento. Ma se è personale ed intimo… non verrà mai comunicato a nessuno e tutti quelli bravi si terranno le loro cose per se.

E così di volta in volta si riscoprirà la ruota il fuoco, l’acciaio… e così le cazzate imperverseranno sempre perché non si arriverà mai a sfrondarle perché non c’è nulla di scritto.

Noto che ogni volta che pubblico qualcosa sull’allenamento le statistiche di lettura si impennano, perché c’è fame di pezzi che parlino di come allenarsi. Sapete perché il famoso ciclo russo ancora va per la maggiore? E l’8×8 di Gironda? E il Bill Starr? E il Westside? E i programmi Sheiko? E il Cube Method? E il Dog Crapp?

Perché sono stati scritti con un livello di dettaglio tale da essere utilizzabili. Qualcuno ha scritto quello che andava fatto, definendo e circostanziando dei parametri. Fare dai 3 ai 6 set per 8-12 ripetizioni è molto, molto, molto meno chiaro. Anche se un atleta evoluto si trova meglio così e di sicuro non fa nessuno dei programmi che ho scritto. Ma dato che di atleti evoluti ce ne sono pochi…

Chi scriverà un libro sui programmi di allenamento per il bodybuilding scriverà una pietra miliare nel piccolo grande settore del bodybuilding. Un libro razionale, ma non freddo, passionale, ma non così romantico da lasciare tutti abbandonati a se stessi.

Il mio blog è a disposizione per chiunque voglia una piattaforma su cui pubblicare. Se pensate di saperle le cose, scrivetele. Scrivete come organizzate i vostri allenamenti, le gare dei vostri atleti, scrivete come scegliete quello che fate e perché. Cioè… andate a caso o c’è un criterio?

Però non voglio sentirmi dire che il bodybuilding è difficile e che io voglio razionalizzarlo (cioè… io…) quando non è possibile, perché a me non me lo toglie nessuno dalla testa che chi lo dice non sia in grado di scrivere due frasi in croce.

Chi si incazza, mi smentisca. Scrivendo un articolo su come un intermedio dovrebbe strutturare 8 settimane di allenamento. Poi lo faccio io e devo leggere che io scrivo di BB, che non alleno nel BB, che non porto alle gare di BB, che non sono nell’ambiente del BB. E fatelo voi, no?
 
 
 
DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di altri libri. Non solo, DCSS è l’unico libro in cui la pubblicità, come è questo articolo, non ha mai frasi del tipo “se vuoi sapere il resto, compra il libro”. Addirittura, la pubblicità è fatta con materiale inedito…
DCSS è stato definito da Boris Sheiko, il più grande allenatore di Powerlifting di tutti i tempi, come “il miglior libro di biomeccanica del Powerliting che abbia mai avuto”. Il libro è difficile, perché gli argomenti sono difficili, ma in questo modo può essere riletto più e più volte. Per questo, è un libro unico.
DCSS è alla 4° ristampa, è stato presentato all’università di Scienze Motorie di Milano e all’università di Scienze Motorie di Verona.

Per saperne di più! clip_image002 clip_image004
Per acquistare clip_image006 clip_image008
La pagina Facebook clip_image010

Condividi "L’enciclopedia del moderno bodybuilding" via

Cat-Title

Apr 4, 3 settimane ago

Project University!

Read   Comments are off
Apr 4, 3 settimane ago

L’essenza della panca

    DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di …

Read   Comments are off
Mar 31, 3 settimane ago

Leg e ancora leg…

    DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di …

Read   Comments are off
Mar 31, 3 settimane ago

Un modello biomeccanico della rotula

    DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di …

Read   Comments are off
Mar 13, 1 mese ago

L’ACL di Ray Williams… e altro

    DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di …

Read   Comments are off
Feb 28, 2 mesi ago

La caviglia che leva è?

    DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di …

Read   Comments are off