Ott 21, 2 anni ago

Afferro. Tiro. Si muove.

Pubblico con molto piacere il racconto della gara di Lorenzo alla Coppa Italia di Powerlifting, perché coglie a pieno l’emozione, l’atmosfera e le sensazioni che si provano durante questo tipo di competizione. Lascio le mie pallose considerazioni alla fine.

Si spengano le luci. Si faccia silenzio.

Sipario.

 

Afferro. Tiro. Si muove.

di Renzo Sodaboy

Termina ieri l’edizione 2015 della Coppa Italia di Powerlifting, un evento importante per la stagione sportiva di questa disciplina in italia ed un evento che ha rappresentato, per me almeno, una battaglia molto dura, molto sentita e senza dubbio determinante per i miei obbiettivi agonistici futuri.

Arrivo al palazzetto di Terni giovedì intorno alle 14, purtroppo non in tempo per assistere alla straordinaria performance della mia giovane compagna di squadra Sabrina Mancini, che si guadagna l’oro tra le juniores, confermando ancora una volta il proprio talento, nonostante il recente esordio.

Le gare continuano, ma dobbiamo aspettare la mattina seguente per i Lions, che schierano i propri master Cusenza (-83), Omarini (-74) e il capitano Fulvi (-93). A questo punto io ho il mio bel da fare: sono infatti il secondo del mio amico Alessandro, e solo di sfuggita riesco a seguire la gara degli altri compagni, rallegrandomi per il piazzamento di Manolo e per i progressi di Alessandro (unica incertezza sulla panca purtroppo, ma veramente ottimo squat!), ma dovendo purtroppo rammaricarmi per il fuori gara subito da Fabiano.

A questo punto comincio a raccogliermi ed a trovare la giusta concentrazione nonostante le fatiche delle ore appena trascorse; si avvicina il momento della pesa per i senior -83, ed è quindi il momento per me di scendere in campo.

Il buon vecchio, burbero quanto affettuoso amico e coach Ivano Giusti non mi molla un attimo e mi accompagna in sala peso, dove finalmente vedo che la dieta forzata dei giorni scorsi ha ottenuto il suo scopo: 81.94 kg, perfettamente in categoria con un kg di margine: “meglio”, penso, tutto wilks guadagnato.

Mi vesto e comincio il riscaldamento di squat: 70, 130, 160… i pesi volano, mentre Ivano osserva e prende i tempi con occhio vigile. Calzo il corpetto, metto le fasce e mi piazzo sotto 200kg… volano anche quelli, i 220 sembrano ancor più leggeri!

I dolori che nei giorni indietro mi avevano costretto dal fisioterapista sembrano ormai un ricordo e similmente ogni timore che potessi avere. Oggi è uno di quei giorni in cui non sento la ghisa e sprofondo in una gelida, feroce tranquillità che sorprende me per primo, ma non c’è tempo di rallegrarsi perchè la gara è iniziata ed è giunto il momento di salire in pedana.

Aspetto il mio turno mentre l’amico Mouhcine Abbaz mi fascia le ginocchia in modo certosino ed Alessandro Vito Cusenza mi aiuta ad alzarmi, poi chiamano il mio nome.

I 240kg di entrata li sparo al cielo. Tre bianche. Si torna a sedere.

Una fasciata, ed una nuvola di magnesio più tardi sono di nuovo sotto alla barra… i kilogrammi sono 250 stavolta.Ivano mi grida di mantenere la calma, di non pensare al carico.

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“Anche perchè non lo so!” Gli grido da sotto al bilanciere.

Poi mi butto sotto ed ho un bel da fare a staccare, ma neanche i cavalletti troppo alti riescono a fermare la furia che ho nella pancia oggi. Due bianche su tre. Valida a maggioranza. Torno a sedere. Stessa sedia. L’enorme mano di Ivano mi si abbatte sulla spalla: “T’ho fatto abbassare i cavalletti, Renzo…sennò alla prossima col cazzo che ci esci…ora beviti un po’ di sali minerali e non parlare con nessuno”.

Capisco che si fa sul serio. I minuti passano al rallentatore, Mouchine tira quelle fasce come il diavolo in persona. Mi scappa un grido di dolore all’ultimo giro, ma stringo i denti. So che lo ringrazierò.

“Bilanciere caricato a kg…” Mi copro le orecchie, non voglio sentire. Alessandro mi tira le orecchie.

Cammino verso il rack… il soffitto del palazzetto si fa più basso. Le luci più chiare. Mi assesto un gran pugno sul cuore con la mano destra e salto sotto.

La barra è una montagna che mi schiaccia al suolo. La forza senza tempo degli elementi. La vendetta della Gravità vilipesa. “Forza Renzo!” Riconosco la voce dell’amico Claudio Forti dalle gradinate. “Non avere paura! Oggi è un buon giorno per lo squat” grida Ivano.

Contro ogni spirito di autoconservazione piego le ginocchia.

“Giu! Giu! Giu!” grida Ivano.

Gli occhi mi scoppiano dalle orbite

“Giù! giù deciso!”

La testa mi esplode.

“HOP!” È il segnale

Esplodo tutta la rabbia, tutta disperazione, tutta la furia che un corpo umano può contenere.

E mi ritrovo in piedi. Di nuovo in piedi. Come sempre in piedi.

Mi tolgono tutto di dosso, giusto in tempo per voltarmi e vedere il carico le tre bianche.

262.5kg.

Valida all’unanimità.

Ho appena compiuto l’impresa più titanica di sempre. E ho vinto. Non ci credo, esulto saltando nonostante le fasce, gridando finchè i polmoni mi scoppiano.

Torno a sedere ed aspetto di affrontare il mio più grande demone: la panca.

Comincio il riscladamento ma una sensazione di timore non mi abbandona mai. Le serie vanno bene, ma non appena Alessandro mi aiuta a calzare la maglia mi sento insicuro. Scendo male al petto, e mi ricordo le difficoltà degli ultimi allenamenti. Ivano mi scuote, mi dice di svegliarmi, ma a nulla valgono gli incitamenti e i tentativi di riprendermi, vado in pedana, entro a 140kg ma non piazzo bene i piedi, il via tarda ad arrivare, quando mi accorgo sono ormai troppo stanco e intimorito, il bilanciere mi scappa fuori traiettoria e solo l’intervento provvidenziale dell’assistenza mi impedisce di tirarmelo in faccia.

Nulla.

Torno a sedere con angoscia. Il fantasma del fuori gara mi si profila immediatamente, ricordandomi le difficoltà dell’anno precedente. Ivano è furente, mi grida di svegliarmi: “Renzo! Usa la testa, cazzo! Vuoi smerdarti uno squat come quello che hai fatto!?”. Ed ha ragione. Ma non riesco a fare chiarezza se non a pochi secondi dalla chiamata.

Vado in pedana e ritento i 140… validi stavolta! Mi sento come se un macigno mi fosse stato tolto dal petto e ritrovo la grinta di sempre… con gli interessi!

Chiamo i 150 in terza, sfidando il mio record personale, a dispetto dei miei timori. “Proviamoci, dai!” dice Ivano. Ma io non voglio provarci. Io voglio farcela! E glielo dico… giusto pochi secondi prima di chiudere la terza alzata valida all’unanimità.

“Non c’è niente che non va…è solo una questione di come la affronti!” Chiosa, a ragione, il coach.

Lo stacco incombe dopo circa 2 ore di gara, ma non sono stanco. Scivolo velocemente nel corpetto che l’amico e compagno di allenamento Andrea la Rocca mi ha prestato per questa gara… Bello stretto e cattivo come piace a lui. Non avevo dubbi e sorrido mentre le bretelle mi mordono le spalle.

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Di nuovo è il momento di andare in pedana, dove i 240kg di entrata sono gioco facile. “Sei in gara, ma la gara vera inizia ora”, tuona il coach e mi sfida a sollevare il carico “maledetto” di 252.5kg, che mi beffò già a Trento lo scorso marzo per mancata serrata delle ginocchia.

Stavolta mi prendo la mia rivincit, all’unanimità!

“Come erano?” Chiede Ivano “Durini…” rispondo “Bene…allora ora fatti un’altra bevuta e poi datti una mossa, perchè i prossimi sono DURI!”.

Poi mi spalma il borotalco sulle gambe… come sa lui… per il motivo che sappiamo noi, mi aspetta all’entrata della pedana e punta la sua testa contro la mia ringhiando. “Non li mollare!”, poi mi dà una gran pacca sulle chiappe che quasi mi spinge davanti al bilanciere in volo.

Afferro.

Tiro.

Si muove.

Ci credo e continuo a tirare.

Arriva al ginocchio, ma ci trova un muro.

Non lo mollo.

Le spalle si strappano.

Non lo mollo.

Le dita scoppiano.

Non lo mollo.

I 262.5kg riescono a forzare la presa della mia mano destra che si apre.

La barra cade a terra.

Nulla.

Torno a sedere un po’ rammaricato, ma consapevole di avere dato tutto quello che potevo. Dovrò aspettare ancora per guadagnarmi questa misura.

La gara si chiude con un fortissimo Simone Sanasi che si impone vincitore con un totale di 762.5kg e ben 511 di Wilks, mentre l’inossidabile amico Massimiliano Buccioni si conquista un argento degno di ogni rispetto con 757.5kg di totale e 508 di Wilks.

Il bronzo va all’ottimo Stefano Robol (700kg tot. 469 Wilks).

Per quanto mi riguarda, mi porto a casa il quinto posto, con un totale di 665kg ed una wilks di 447, dietro a Giovannino Pinna, atleta già noto ed assolutamente degno, che totalizza 672.5kg di totale e 467 punti wilks.

Questo finora è il miglior totale, la migliore wilks ed il miglior piazzamento di sempre per me. Risultati che, lungi dall’essere eccezionali, mi sono costati quasi tre anni di sacrifici, diete, orari impossibili, gioie, dolori, esultanze e sconforti.

Ci sono persone che in me non hanno creduto e spero di avere preso la giusta strada per dimostrar loro che si sbagliavano.Ce ne sono altre che invece mi hanno sempre sostenuto e che io colgo l’occasione per ringraziare.

Tra queste rientrano in primis il mio grande amico prima che tecnico, ovvero “babbo” Ivano Giusti, che mi sostiene in ogni minuto di questa avventura. Grazie Ivanone! Spero di riuscire a darti tante soddisfazioni e di raggiungere, insieme, tutti gli obbiettivi che ci siamo posti!

L’amico siciliano Alessandro Vito Cusenza, che mi ha seguito per tutto il pre, il durante ed il post gara con i suoi incoraggiamenti, il suo aiuto e le grasse risate che ci siamo fatti con ivano e gli altri.

L’amico e compagno di allenamento Andreone la Rocca, vero toro, che, dopo mille avversità, ha finalmente avuto la sua riscossa, conquistandosi un più che meritato argento nella -93kg con uno squat… CICLOPICO e la grinta di un vero campione.

La giovane, affettuosa e fortissima Sabrina Mancini, che, sono certo, sta già facendo parlare di sè con le sue performances sopra le righe.

Hugh Miller con la sua proverbiale lucidità, che si avvicina al powerlifting da pochi mesi tra i master 2 e tutta la brigata versiliese: Fabiano Fulvi, Luca Seardo, Fabio Prescimone, Manolo Omarini e tutti gli altri Lions.

Menzione speciale per il simpaticissimo amico e strongman Francesco Gioia e la moglie Lulu Della Rocca Gioia, che si sono fatti più di 300km solo per venire a supportarci.

Grazie ragazzi! A voi e a tutti gli altri del Bunker48 che hanno fatto il tifo per noi!

Un sentito ringraziamento alla FIPL tutta che rende possibile tutto questo con una professionalità ed un impegno assolutamente di prima classe.

A questo punto non resta che dire “Ci vediamo a Cecina, per il campionato italiano di panca a Dicembre”.

Per quanto mi riguarda, giusto il tempo di smaltire i dolori ed i postumi e tornerò in palestra, a prepararmi per la stagione prossima.

Good Lift! A tutti

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Chi è Lorenzo

Mi chiamo Lorenzo Razzauti, classe 1983, ma sono meglio conosciuto nell’ambiente come Renzo Sodaboy. Ho cominciato ad allenarmi con i pesi nel 2008, per dimagrire, ma solo dal 2012 in ottica Powerlifting, quando, girando tra i numerosi forum presenti sul web, scoprii gli articoli di IronPaolo ed i famosi programmi #31 e #29 di Sheiko.

Dal 2013 ho intrapreso l’agonismo come tesserato FIPL, sotto la supervisione dell’intramontabile amico e coach Ivano Giusti, il quale mi ha trasmesso la sua enorme passione per questo sport, ma solamente dal 2014 ho debuttato nell’attrezzato.

Attualmente faccio parte dei Lions Powerlifting Livorno ed insieme a questi straordinari ragazzi ed al mitico “coccio” calco le pedane d’Italia nella categoria -83kg, rigorosamente in maglia amaranto, da buon labronico!

Nella vita lavoro in un supermercato ed ho un secondo lavoro come cameriere. È dura e il tempo per allenarsi scarseggia, tuttavia non c’è sacrificio che non sia disposto a fare per percorrere la via della ghisa!

Ho iniziato che ero un sedentario totale, molto più rock’n’roll che non atleta, e in pochi anni mi sono reso conto di quanto lo sport mi abbia dato molto, non solo in termini di soddisfazioni, ma anche e soprattutto a livello umano e personale.

Quanto al rock’n’roll, quello, ormai mi sa che me lo porto nella tomba!

 

 

Ok, dato che il blog è mio, scrivo due righe perchè sono emozionato.

Afferro. Tiro. Si muove. Bellissimo. Il racconto trasuda l’emozione di essere lì, in quel momento, in quel luogo, per dare il meglio di se in quello che si ama. Ho rivissuto le mie sensazioni delle (poche) gare fatte, ma che sono impresse a fuoco nel mio cervello, ricordi indelebili. E ricordi collettivi, un patrimonio comune di tutti quelli che si avvicinano a questo sport meraviglioso.

Lo sanno anche i muri che io ho fatto atletica, decine e decine di gare. Ci sono molte similitudini ma ci sono anche molte differenze. Le prove del PL sono brevissime, istantanee. Devi comprimere tutta la tua aggressività, la tua determinazione, la tua bravura in… quanto? 2, 3 secondi. Devi far si che diventi reale, totale, pervasiva. Devi trasformarti.

Poi… poi finisce tutto, vittoria, sconfitta, buoni propositi, programmi, analisi degli errori. Ma lì, in quel momento, quando ti chiamano e sei in pedana, quello che stai facendo deve diventare la cosa più importante del mondo, per quei 3 secondi. Non c’è niente un dopo a cui pensare, esistono solo quei 3 secondi davanti al bilanciere carico.

Ho visto dirigenti d’azienda, impiegati di banca, gente che nella vita fa tutt’altro trasformarsi letteralmente in quei 3 secondi. Io stesso. Per poi tornare ad essere quelli di sempre. Fino al prossimo obbiettivo.

Ecco. Come sempre, la lettura di una roba del genere suscita sempre una reazione. Chi scuote la testa come a leggere un trattato sui sociopatici, chi prova quell’invidia perché vorrebbe provare, chi scuote la testa e ridacchia senza accorgersene perché… sa che è così.

Il racconto di Lorenzo descrive a pieno cosa si prova e leggendolo anche io mi sono trovato ad annuire e ridacchiare.

Chi già sa non deve capire, sa già. A chi non interessa non c’è bisogno di spiegare, perché non gli interessa ed è giusto così (a me non interessano millemila altre cose, per dire…).

Ma a chi vorrebbe provare il mio consiglio è banale: provate. Come ha fatto Lorenzo. Provate. Non ve ne pentirete.

Ringrazio Lorenzo per la stima, davvero. Mi prendo i complimenti che mi fa con orgoglio, davvero, non lo nego. Sono onorato di essere stato una piccola tessera di questo bellissimo puzzle che ha costruito Lorenzo, con la sua determinazione.

Confermo che partecipare ad una gara FIPL sia una esperienza di livello internazionale per qualità delle attrezzature, precisione degli orari, organizzazione degli spotter e dei caricatori dei dischi. Quello che il Presidente Sandro Rossi chiama “il rispetto dell’atleta”. Oltre questo, l’affiatamento e la disponibilità di tutti gli atleti, accompagnatori, assistenti ed allenatori durante il riscaldamento e la gara fanno di una gara FIPL un qualcosa di indimenticabile.
 
 
 
DCSS PowerMechanics For Power Lifters parla, per oltre 750 pagine, della biomeccanica dei principali esercizi della palestra: il libro è a colori e ci sono almeno 2 disegni a pagina, oltre 2000 in tutto il libro, rispetto ai 20, 30 di altri libri. Non solo, DCSS è l’unico libro in cui la pubblicità, come è questo articolo, non ha mai frasi del tipo “se vuoi sapere il resto, compra il libro”. Addirittura, la pubblicità è fatta con materiale inedito…
DCSS è stato definito da Boris Sheiko, il più grande allenatore di Powerlifting di tutti i tempi, come “il miglior libro di biomeccanica del Powerliting che abbia mai avuto”. Il libro è difficile, perché gli argomenti sono difficili, ma in questo modo può essere riletto più e più volte. Per questo, è un libro unico.
DCSS è alla 4° ristampa, è stato presentato all’università di Scienze Motorie di Milano e all’università di Scienze Motorie di Verona.

Per saperne di più! clip_image002 clip_image004
Per acquistare clip_image006 clip_image008
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