Gen 3, 3 anni ago

Tumori, la ricerca shock

Leggendo La repubblica ho trovato un articolo che mi ha incuriosito.

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Se cliccate sull’immagine arrivate direttamente all’articolo, cito il pezzo di apertura:

“In molti casi ammalarsi di cancro è solo un fatto di sfortuna e non di stile di vita. Riassunta così, la conclusione della ricerca condotta alla Johns Hopkins School of Medicine del Maryland potrebbe apparire sconvolgente da un punto di vista scientifico perché controcorrente rispetto a tutto quanto da anni ripetono studiosi e medici. Eppure è proprio quello che sostengono i due ricercatori che hanno elaborato lo studio pubblicato sulle pagine del prestigiosa rivista Science.”

Stando al testo di Repubblica sembra davvero una rivoluzione. Il problema è che… non è vero. Personalmente, ritengo questo articolo un esempio di merda-informazione. Probabilmente chi l’ha scritto non ha letto lo studio ma si collega ad altri siti divulgativi che a loro volta bla bla bla come nella barzelletta dove il mafioso in prima fila al cinema starnutisce e in ultima fila uno chiede “che è successo?” e si sente rispondere “hanno sparato con la lupara a uno là davanti, che era un mafioso”.

Il punto fondamentale è che lo studio non è controcorrente, ma anzi è in linea con le tendenze attuali della Ricerca. Certo, apre una prospettiva interessante ma che non è in contrasto con nulla. E non ci sono nell’articolo toni sensazionalistici. Per capire questo è, come sempre, necessario leggere lo studio originale, cioè questo:

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In questo articolo, complesso per uno come me che ha solo delle conoscenze di base ed è cosciente di averne (non come quelli che non sanno un cazzo ma pensano di essere degli scienziati), si mette in relazione, per ogni tumore, il numero di divisioni cellulari nella vita del tessuto e il rischio di cancro associato.

Detta così sembra semplice: si prende il numero di divisioni cellulari, si prende il rischio di cancro, si fa un grafico. In realtà è necessaria una bella ricerca nei vari database per ottenere questi numeri, applicare una logica che è l’algoritmo dell’articolo, verificarne la plausibilità e così via.

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Il grafico qua sopra è estremamente interessante: sull’asse orizzontale il numero delle divisioni totali nella vita di un dato tessuto che sviluppa un tumore, sull’asse verticale il rischio di sviluppare un tumore.

Come si evidenzia, i dati si raggruppano intorno ad una linea, cioè è possibile calcolare una regressione log-lineare o come la volete chiamare (faccio sempre casino e non ho voglia di andare su wikipedia). Il punto è che è possibile far passare una linea nella nuvola dei dati, questo significa che aumentando il numero totale delle divisioni cellulari nel corso della vita del tessuto, aumenta il rischio di tumore.

In altre parole, più il tessuto si divide, prolifera, più aumenta il rischio di sviluppare un tumore. Questo è in linea con molti altri studi che vedono nella replicazione cellulare la probabilità di sviluppare una anomalia nella cellula, che dipenda da una alterazione genetica o epigenetica, ma il punto è che più la cellula si replica, più aumentano le probabilità che si sviluppi un tumore.

Ora, su questo il giornalista ci ricama sopra, anche perché i ricercatori stessi parlano di “bad luck”, cattiva sorte, nello sviluppo di un tumore.

Però il concetto di sfortuna richiama quello di sfiga, di predisposizione, di nuvoletta di Fantozzi quando si parla solo di probabilità. Se voi prendete la macchina una volta l’anno e siete quella volta centrati da un TIR, siete sfigati, se la prendete 10 volte al giorno tutti i giorni e UNA VOLTA venite centrati da un TIR è semplice calcolo delle probabilità.

Perciò non c’è nulla di sconvolgentemente nuovo in questo studio, solo una chiave di lettura nuova di dati disponibili e che si inserisce nel filone che vede, ad esempio, l’aumento della vita media come un fattore dell’aumento di certi tumori: il tessuto si replica per più tempo mentre contemporaneamente diminuiscono i meccanismi correttivi delle anomalie possibili.

Lo studio però aggiunge un tassello in più. Per esempio prendiamo il punto del grafico indicato con FAP Colonrectal e quello con Duodenum: il rischio di cancro al colon-retto per FAP, cioè per polipi familiari, è molto maggiore di quello di sviluppare un cancro al duodeno.

Ok, c’è una familiarità nel primo caso, ma la familiarità consiste in un gene mutato che si chiama APC, che però influenza sia le cellule del colon-retto che del duodeno. Perciò la familiarità, la mutazione, riguarda TUTTO l’intestino. Solo che il tumore si sviluppa più nel colon-retto che nel duodeno, perché nel colon-retto il grado di replicazione cellulare è più alto.

Perciò, aumenta la sfortuna, è vero, ma su base statistica. È cioè più probabile ammalarsi di certi tipi di tumori rispetto ad altri. E qui i ricercatori definiscono un indice di rischio, che chiamano ERS.

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In questo grafico le barre evidenziano per ogni tumore l’indice di rischio, che è il prodotto del numero di divisioni cellulari e del fattore di rischio precedente. Le barre sono ordinate da valore più piccolo a quello più grande.

Le barre in blu sono i tumori che hanno più probabilità di svilupparsi, statisticamente sulla base della replicabilità dei tessuti. I ricercatori evidenziano come per questi tumori siano stati individuati dei comportamenti e dei fattori ambientali di rischio. In altre parole, più il tessuto si replica, più i fattori ambientali assumono importanza nello sviluppo dei tumori.

Per fare un parallelo: se voi prendete la macchina 10 volte al giorno tutti i giorni vi esponete ad un rischio. Rischio che aumenta se tutte le volte andate a 250 km/h sul ghiaccio. Perché vi può andare bene una volta, 2 volte, 3 volte, ma prima o poi vi schiantate da qualche parte. Viceversa, se prendete la macchina 1 volta l’anno e andate a 250 km/h sul ghiaccio… forse ve la cavate quella volta.

Questa “scoperta” o meglio questa focalizzazione di aspetti che erano nell’aria porta a delle interessanti considerazioni:

Per prima cosa, RAFFORZA e non DIMINUISCE il ruolo dei corretti stili di vita ed alimentari. Solo un coglione o uno che cerca per forza lo scoop, o tutti e due, non vedrebbe tutto questo. Bere alcool aumenta il rischio di tumore epatico, perché gli epatociti sono cellule altamente replicabili, fumare aumenta il rischio di tumore ai polmoni.

Per seconda cosa, evidenzia come nei tumori dei tessuti a replicazione inferiore non si sono identificati ancora dei fattori predisponenti, scatenanti, degli stili di vita errati. Perché la probabilità di svilupparli è più bassa di altri, tanto che è come andare forte in macchina ma una volta l’anno. Non si capisce se andare piano oppure no faccia la differenza, come nei tumori delle isole pancreatiche.

Questo porta alla terza considerazione: ci sono tumori per cui un corretto stile di vita sembra non fare differenza, ma ciò non significa che siamo autorizzati a fare come cazzo ci pare, perché forse uno non si becca un tumore al pancreas se beve, ma se lo becca al fegato.

La quarta considerazione è speculare alla terza: pensare di essere immuni da tumori perché uno mangia bene, vive bene, dorme bene… è una vana speranza. Per questo tutti i fissati dell’alimentazione che si curano con il cibo sono semplicemente delle persone che semplificano le cose. E magari sono quei fissati che mangiano 20 uova al giorno per dire che non fanno male le uova al colesterolo, per poi farsi le lampade per essere più fighi quando è comprovato l’aumento dei tumori alla pelle con l’uso delle lampade…

La quinta considerazione, che è quella deformata dell’articolo di Repubblica e che invece è ben spiegata nello studio, è che per molti tumori è importante la prevenzione tramite corretti comportamenti alimentari e stili di vita, ma per altri ed in generale, se si vuole, per tutti è importante la diagnostica preventiva, studiare cioè come riconoscere in anticipo questi problemi.

Se ci si pensa, l’aumento dell’aspettativa di vita dipende molto da questo: le persone hanno sempre più dei comportamenti alimentari di merda, sono obese e fradice, sedentarie ed inattive, ma identificare i problemi in anticipo ha portato all’aumento della vita media.

Ed è questo paradossale: da una parte c’è chi non fa un cazzo ma viene curato in tempo dalla tecnologia, dall’altra c’è chi vuole curarsi con il ritorno alla Natura, senza tecnologia. Io invece voglio beneficiare di entrambe le cose: uno stile di vita decente e la diagnostica precoce.

Poi, se uno deve beccarselo un malaccio… cazzo allora sì che è sfortuna.

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COMMENTI RECENTI

  1. 04/01/2015
    Anche io quando ho letto l’articolo mi sono immaginato una cosa simile. Sono articoli anche un poco irresponsabili, se magari uno ci crede poi si lascia andare, tanto se è’ tutto casuale allora fumo, bevo alcool…mangio la farina…bevo il latte….insomma le classiche cattive abitudini.
  2. 07/01/2015
    Leggendolo su FB avevo pensato che fosse una minchiata. Tu sei molto più bravo di me !
    • 07/01/2015
      Ah ah ah grazie! “Bravo” non direi, “fissato maniacalmente” è meglio ah ah ah
  3. 09/01/2015
    Uh, com’è che non si riesce a commentare l’ultimo post sull’allenamento?
  4. 10/01/2015
    Hai fatto davvero ottime considerazioni. Leggendo questo articolo, mi è tornato alla mente un calcolo statistico sulla possibilità che una cellula diventasse tumorale, che mi fece la prof di genetica dei tumori. Ho ritrovato gli appunti e te li riporto… magari ti interessa/incuriosisce. Bisogna partire dal fatto che non tutte le mutazioni hanno lo stesso peso. Tuttavia, pare siano sufficienti 6 mutazioni successive, che però devono riguardare la sequenza genica di soli specifici geni, come gli oncogeni e oncosoppressori.
    La frequenza di mutazione (dovuta a errori della DNA poliemrasi) è di circa 10^(-7), evento che deve ripetersi per 6 volte (le mutazioni necessarie) all’interno della stessa cellula. Quindi, alla fine la probabilità è di 10^(-42) = frequenza di una cellula con 6 consecutive mutazioni che si accumulano durante tutta la vita e le replicazioni. Infine, considerando che una persona è formata da 10^(13) cellule, la possiblità che una persona sviluppi CASUALMENTE un tumore è di 10^(-29). Come vedi, è una possibilità minuscola, che, purtroppo, è aumentata da stili di vita, mutazioni nel corso della vita, mutazioni ereditate.
    Sei forte Paolo! 😀
  5. 11/01/2015
    Hola Paolo, desde Argentina, pregunto, cuanto de cierto tiene que ver el PH y el uso del Bicarbonato de Sodio? Muchas gracias.Saludos.
    • 11/01/2015
      Ciao, non so se ho ben interpretato, provo a rispondere.
      Gli studi per adesso non mostrano che a seguire una dieta alcalina o ad alcalinizzare con bicarbonato di sodio ci siano effetti rilevanti sulla prevenzione dei tumori. Ci sono studi che mostrano come alcalinizzare IN VITRO abbia effetti sulle cellule tumorali, ma non che dall’esterno si abbiano gli stessi effetti, cioè IN VIVO.
      Il tutto è però complesso e non basta certo questo mio commento per spiegare il tutto.
      Ciao
      Paolo

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