Dic 11, 3 anni ago

Crossfit e rabdomiolisi

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“Dottore, il Crossfit mi farà venire la rabdomiolisi?”

“No, stia tranquillo”

“Fiuuuu… è che ho letto su Internet che c’era questo pericolo. Ma… cosa è la rabdomiolisi?”

È da diverso tempo che leggo della rabdomiolisi nel Crossfit, quasi che sia una malattia tipica di questa attività. Un mio amico mi ha passato un link sul tema, e allora mi sono messo a fare una piccola ricerchina. Non prendete ovviamente quello che scrivo per oro colato, riporto solo quello che ho capito e le mie, personalissime, considerazioni. Per essere chiaro: non trattatemi come un guru del cazzo della serie “ho letto su internet che…”.

Indicazioni pratiche

Se fai Crossfit stai tranquillo che non ti fa venire nessuna patologia assurda, indipendentemente da uqello che sentirai. A meno che tu non sia il classico guerriero spartano del lun-ven-mer dalle 18 punto 30 alle 20 punto 30: in quel caso la rabdomiolisi può rientrare in quelle che si definiscono “le cazzate dell’allenamento”, tipiche di qualsiasi sport ricreativo.

La spiegazione lunga

Prima di tutto, il termine. Rabdo, striato, mio, muscolo, lisi, rottura. Ok, il mio greco antico fa ribrezzo, ma il termine significa “rottura delle cellule muscolari striate”. Infatti la rabdomiolisi è la necrosi, la morte, delle cellule muscolari striate, cioè quelle dei muscoli volontari. La cellula muore e riversa nell’ambiente circostante, e così nel sangue, tutto il suo contenuto. La condizione è patologica ed estremamente grave, per due motivi: prima di tutto perché questa morte è causata da qualcosa che va ben identificato altrimenti la condizione si perpetra nel tempo, secondariamente ma non certo meno importante è il fatto che i prodotti riversati nel sangue sono di fatto “tossici” e devono essere filtrati via dai reni, con conseguente possibilità di danno renale.

La rabdomiolisi può essere causata da ipertermia, ipotermia, schiacciamento dei tessuti (come nelle persone sepolte sotto macerie), malattie autoimmuni e metaboliche, farmaci quali le statine e anche stimolanti, perciò c’è una forma di rabdomiolisi da doping.

E poi la rabdomiolisi è causata da sforzo fisico, che è ciò che ci interessa. A latere sarebbe interessante capire cosa causa la rabdomiolisi, cioè cosa succede nella cellula (c’è sinteticamente un eccesso di calcio) e se muore tutta o una parte (una cellula muscolare è lunga anche 40 cm…)

Un aspetto fondamentale è che l’esercizio fisico, per essere in qualche modo performante, deve essere una successione programmata di stress gestibili dall’organismo che si adatta e migliora il suo stato attuale, portandolo ad un livello superiore, il succo di tutte le teorie dell’allenamento efficace ed efficiente. Però questo stress ci deve essere, e in questo stress è compresa anche la rottura di cellule muscolare, che porta poi a quelli che sono i DOMS, i dolori post allenamento (DOMS, delayed onset muscular soreness, dolori muscolari ad insorgenza ritardata) e ad altri effetti ben noti come perdita di ROM, di forza, gonfiore.

A seguito di questo strano quadro clinico il corpo reagisce, e migliora. Va da se che un po’ di rabdomiolisi c’è sempre, cioè c’è sempre una piccola distruzione di cellule muscolari con stravaso nel sangue di tutto quello che c’è dentro: se andate a fare le analisi del sangue dopo un allenamento intenso troverete i valori di CK, di creatina kinasi, elevati, e di mioglobina, che normalmente sono dentro le cellule muscolari. Chiaro, la mioglobina non piace ai reni che a filtrarla si danneggiano, però è una questione di dosi.

Esiste, pertanto, un continuum di rabdomiolisi dal “normale” al “patologico”. È proprio questo che rende la problematica sfumata e difficile da diagnosticare. Potete far riferimento a [1] e [2] per delle info generali e una casistica che, come si nota, non tratta nemmeno il Crossfit ma prende un po’ tutti gli sport.

Infatti se scrivete “rabdomiolisi ciclismo” o “nuoto” o “maratona” trovate casi di rabdomiolisi anche qui, tipo [3] e [4]. Perché non è correlata all’attività in se, ma al livello di sforzo fisico richiesto rispetto alla condizione fisica del soggetto che fa quello sforzo!

Ok, ma come ci si accorge di avere una rabdomiolisi? I sintomi sono una spossatezza estrema, dolori che non se ne vanno dopo qualche giorno, uno va dal dottore, questo gli fa fare le analisi e… ops… CK alle stelle. Oppure, in maniera più simpatica, uno fa la pipì e ce l’ha del colore della Coca Cola, come in [5] e allora si spaventa, fa le analisi e risulta la mioglobina nel sangue.

Il problema è proprio questo: la diagnosi di rabdomiolisi è SOLO tramite analisi delle urine, meglio del sangue. Se uno non fa nulla… alla fine gli passa tutto. Questo non significa che sia tutto ok, ma di sicuro un conto è una rabdomiolisi indotta dalle statine, un conto da uno sforzo fisico. Poi ci sono tutta una serie di condizioni facilitanti, tipo essere deidratati, o anche forse prendere la creatina, così come certi stimolanti, ma il problema è sempre un eccesso, che è la causa del problema.

Ora, prendiamo proprio il [5], che è UN case report, una storia. La storia di un professore di Fisiologia che per 3 mesi non ha fatto un cazzo e poi di punto in bianco si mette a fare 48 serie fra trazioni, 200, e flessioni, 400. Dopo un’ora non muove più le braccia, dopo 4 ha i DOMS, il giorno dopo è triturato ma va a fare hockey la sera. Solo che poi piscia della Coca Cola… e si spaventa. Va all’ospedale, gli fanno dei controlli, trovano che CK e altri valori sono tutti belli sballati.

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Ecco i valori della CK nel tempo, diciamo che sono un po’ altini… Il tizio la settimana successiva all’ultima analisi torna ad allenarsi.

Rimango perplesso a vedere questa roba… perché alla fine questo qua… che ha fatto se non massacrarsi? Ha fatto una cazzata, tutto qua, ma nemmeno peggio di tante. I valori sono del tutto abnormi, solo che… a parte la pipì colorata non ha avuto altri problemi, cioè i suoi reni non si sono spappolati. E se non avesse avuto la pipì colorata? Non si sarebbe accorto di nulla.

Lo studio [6] è emblematico e vi riporto la miniatura, perché secondo me andrebbe inquadrata:

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Rabdomiolisi indotta da due personal trainer con i controfiocchi!

Case report 1 – Soggetto femminile a cui il personal trainer fa fare squat e affondi ad oltranza, e fa allenare i polpacci ad esaurimento. Il nazi-pittì sorregge la tizia fra le macchine, e la costringe ad insistere anche se lei voleva andare via. 48 ore dopo è ancora polverizzata, ha dolori anche sotto le costole, va al pronto soccorso, le fanno le analisi e… rabdomiolisi stellare.

Case report 2 – Soggetto maschile che il pittì della CIA (certificato al waterboarding e all’uso del taser) gli fa fare 3 serie di 4 esercizi stile rematore (mi ci gioco lo scroto che glieli fa fare alla morte e oltre) 3 serie di bicipiti con bilanciere, 3 serie di bicipiti con manubri e poi esercizi per la bassa schiena e per gli addominali. Il demoniaco pittì scala sempre il peso per fargli fare 12 ripetizioni. Il soggetto entra in palestra (stessa catena dell’altra tipa, la BoneCruSher Health Club) e il pittì gli fa fare questa roba. È massacrato ma… la settimana dopo torna e fa la stessa roba, solo che 48 ore dopo nota la solita Coca Cola.

Ad entrambi gli sfortunati soggetti, però, non è che accada nulla… cioè non è che muoiono al pronto soccorso, hanno un danno renale o che altro. È questo che mi rende perplesso e che mi porta a pensare che la rabdomiolisi da sforzo sia una condizione anche molto più frequente di quanto si pensi, solo che non viene diagnosticata.

Perciò, come sempre, è come se esistesse una moda.

Il Crossfit va di moda, se ne parla, qualcuno si trova nelle stesse condizioni di questi soggetti, tutti parlano di rabdomiolisi, il Crossfit fa venire danni renali perché la rabdomiolisi è associata a danni renali. Ma, magari, quella da farmaci, non da sforzo perchè… solo un coglione continuerebbe a farsi del male fino ad arrivare ad un danno renale…

Poi, se uno ha questa roba perché fa i pesi, la rabdomiolisi allunga l’elenco delle 100.000 patologie che i pesi fanno venire, compresa la spondilolistesi, il nanismo, comportamenti da serial killer e così via.

Dottore: “ma lei ha una rabdomiolisi, che fa, prende farmaci?”

Io: “no, veramente 3 giorni fa ho fatto i pesi”

Dottore: “i pesi? Ma lo sai che i pesi fanno venire l’ernia e anche la rabdomiolisi?”

Secondo me va così, alla fine.

Però permettetemi anche questa considerazione: il Crossfit non fa venire la rabdomiolisi in se, ma dato che esalta quell’aspetto del guerriero spartano che soffre ma resiste e che io personalmente giudico idiota, attira di sicuro tutta una classe di persone che poi la rabdomiolisi se la fanno venire.

Perché nel Crossfit si fanno movimenti eccentrici o che se in teoria non dovrebbero esserlo un principiante li fa diventare eccentrici, perché nel Crossfit si tira alla morte, si dà sempre il massimo, si soffre… e allora eserciti di avvocati con pancetta che tutto il giorno stanno a scrivere scartoffie poi alle diciotto punto trenta dei giorni dispari della week si trasformano in opliti, pronti a schierare le falangi alle Termopili.

Queste figure albergano in tutti gli sport, solo che il Crossfit secondo me ha la tendenza a catturarne di più. Tutto qua.

Vorrei far notare che chi scrive non è uno con la barba bianca, saggio e che si limita per non farsi male. Io mi sono sempre massacrato, mi sono fatto male decine di volte, fin da quando avevo 16 anni. Solo che il sacrificio fine a se stesso, il dolore per il dolore, l’ho sempre ritenuto una cosa stupida. Si decide di andare al limite, si pianifica di andare al limite, si programma di andare a limite, e si va al limite. Il dolore impedisce di andare al limite, il dolore deve essere quello che serve per andare al limite, va evitato il più possibile, non va ricercato.

Avere DOMS per 5 giorni di fila significa non aver capito un cazzo di come ci si allena, perché ci si allena di meno. Non è che non si devono avere DOMS, si devono avere, certo, ma devono smettere quando devono smettere, quando serve, quando ci si deve riallenare. Se io ho da allenarmi e i DOMS non sono quelli che dico io, semplicemente ho sbagliato. E spalancherò di meno il gas perché sarò rotto e scassato.

Non capire questo implica fare come il dottore, un professore di Fisiologia che fa il guerriero: un allenamento alla morte, un mese di stop e un lento recupero. Se fosse arrivato a 48 set in 3 sedute, cioè in 1 settimana, si sarebbe allenato anche le 3 successive. Invece no, dolore per dolore, ha ottenuto di meno. Soffrendo.

A casa mia uno che soffre ed ottiene meno di uno che non soffre si chiama coglione, non so a casa vostra. Perciò la rabdomiolisi da sforzo nell’ambiente del fitness denota solamente una cosa: non aver capito come allenarsi.

Poi, magari, domani piscerò Coca Zero, perché come centinaia di volte mi flipperò con qualcosa e mi massacrerò. Fosse la prima volta che faccio una roba del genere… Tipicamente quando io non mi alleno da un po’ e rientro faccio il gioco “facciamo finta che”, cioè facciamo finta che mi sia sempre allenato, e riprendo da dove ho mollato. Immaginatevi come si sta il giorno dopo. Infatti quando faccio, e farò così, sono e sarò, semplicemente, un altro coglione sullo stile del dottorino furbo di cui abbiamo parlato.

L’importante è saperlo.

 

Qualcosa da leggere

Parlare di bibliografia mi sembrava eccessivo… perciò…

[1] – Exertional Rhabdomyolysis in the Athlete: A Clinical Review – Tietze et alii – American Orthopaedic Society for Sports Medicine, 2014

[2] – Treatment of exertional rhabdomyolysis among athletes – a systematic review protocol – Manspeaker, et alii – JBI Database of Systematic Reviews & Implementation Reports, 2014

[3] – Exercise-induced rhabdomyolysis from stationary biking: a case report – Inklebarger et alii – Hippokratika, 2010

[4] – Exertional Rhabdomyolysis and Acute Renal Failure in Marathon Runners – Clarkson – Sports Medicine, 2007

[5] – Exertional rhabdomyolysis in an acutely detrained athlete-exercise physiology professor – Pearcey et alii – Clinical Journal of Sports Medicine, 2013

[6] Two cases of exertional rhabdomyolysis precipitated by personal trainers – Springer et alii – Medicine and Science in Sports and Exercise, 2003

Recurrent exercise-induced rhabdomyolysis – Hannah-Shmouni et alii – Canadian Medical Association Journal, 2012

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COMMENTI RECENTI

  1. 11/12/2014
    Questo articolo mi ha ricordato quando iniziai ad allenarsi con i pesi, ero tutto un no pain no gain. Cercavo di imitare i tizi visti su YouTube… Le prime settimane avevo anche dei progressi, poi lo stallo, anzi spesso i carichi scendevano e la forma fisica peggiorava. Le pause dall’allenamento che prendevo a causa dell’Università o perché malato le odiavo, le consideravo tempo perso; oggi ripensandoci penso che probabilmente mi hanno aiutato per evitare botti clamorosi.
    Per fortuna si può cambiare, se si vuole.
  2. 12/12/2014
    Con i tuoi articoli prima,e il tuo libro dopo, ho smesso di allenarmi a sfinimento e il tutto si è tradotto in kg in più sul bilanciere. Niente di che vantarsi, però qualche soddisfazione personale me la sono presa.
    Ho 43 anni e alla mia età bisogna allenarsi con un minimo di intelligenza, grazie a te oggi riesco a fare in palestra quello che non facevo a 25. .
  3. 07/01/2015
    ok. A parte che ci ho messo un’ora a cambiare la password per il blog perchè l’avevo dimenticata e ogni volta che ne scrivevo una mi diceva che era troppo debole (anche con 27 caratteri ._.)… alura, dicevo, parla una che fa Crossfit da un po’ e penso di farlo con TESTA, visto che non mi sono quasi mai fatta male, non ho mai fatto coca cola in bagno e tirare alla morte anca no, ho una vita fuori dalla palestra!
    Ovviamente sto scherzando, ma il tuo articolo mi ha ricordato che ci sono quellE che “non faccio Crossfit perchè divento grossa” (che poi… il più delle volte grossa lo sei già, ergo..).
    Ho divagato. Dicevo che rabdomiolisi, ernie e rotture a parte, come in TUTTE le cose anche per il crossfit ci vuole qualcuno di QUALIFICATO per farlo. Ho visto box dove davvero la gente si ammazzava, perchè se non ti sfasci le mani a forza di muscole up non sei nessuno, se non ti si gonfiano i bicipiti come Poppey sei una merda. E poi c’è il mio box <3, dove ti alleni, ti massacri il giusto e se fai il coglione te lo dicono pure.
    Ecco, non è una filippica pro Crossfit ma un ragionamento del piffero sul fatto che c'è troppa gente che crede di sapere e non sa, che pensa che TROPPO sia sinonimo di MEGLIO e che si affida a PT che hanno trovato la certificazione nelle patatine. Fuck, sono PT certificata da un anno ma prima di accettare di allenare qualcuno voglio quantomento documentarmi di più, provare di più, studiare di più…(magari laurearmi nel frattempo, facendomi grasse risate sui tuoi appunti!)
    Ciao Smart sei sempre il migliore!
    • 07/01/2015
      Ma si, alla fine è come dici tu. Il punto è che il Crossfit va di moda e in molti ambienti c’è una attenzione maniacale sia in positivo che in negativo. In qualsiasi attività se uno fa le cose alla cazzo ottiene delle dentate. Ciclisti che si fanno venire prostatiti da urlo, podisti con microfratture, gente che va in palestra che si becca periartriti alla spalla da urlo.
      Il Crossfit secondo me ha una immagine che può indurre l’impiegato a credere di essere un guerriero, anche perchè propone esercizi very incasinati eh… ma è come per il triathlon dove inizialmente ci fu una morìa enorme di gente che provava e si distruggeva, non avendo non tanto le doti quanto i km sotto piedi, culo e costume. Come dici tu, però non è un problema del CF, ma della sua percezione, e la percezione, alla fine, è una scelta del singolo. Cioè… uno dovrebbe capire che se non ha mai fatto OLs magari se sente che è triturato, il giorno dopo deve riposare e non fare il guerriero… Perciò, c’è chi si farà male, chi no, ma non dipende dall’attività in se ma da chi la fa. Nel CF come in tutte le cose della vita, alla fine 🙂 (mi raccomando che i miei appunti non arrivino mai a qualche prof che poi si incazza… 🙂 )

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