Nov 28, 3 anni ago

Trocanteri svantaggiosi

Nel precedente articolo sulle misure antropometriche ci siamo lasciati con un quesito: “ok, all’aumentare dell’altezza gli arti inferiori crescono proporzionalmente di più del tronco, ma in fondo… che ci frega? Le inserzioni muscolari, cioè i bracci di leva, crescono però in proporzione oppure no?” Lo so che non ci dormite la notte, calmi calmi, ora affrontiamo anche questo problema, così potete rilassarvi.

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Proviamo ad osservare una potentissima leva, la più lunga del corpo umano, il femore. Eccolo qua sopra visto frontalmente, a sinistra, e lateralmente, a destra. Ogni elemento di questa struttura ha un ben preciso significato anatomico, fisiologico, istologico, meccanico. E ogni elemento è stato studiato da secoli, se non millenni.

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Questa tavola vuole dare un’idea di come ogni minimo rilievo abbia un nome, e a quel nome si possono associare tonnellate di informazioni. Un esame come quello di Anatomia prevede che tutta questa tavola sia nota, ed infatti io me la sono studiata per il mio esame, e l’esame in se non è noioso, “a memoria”, perché se uno entra nella materia capisce che ogni piccolo particolare ha un suo senso.

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Andrò perciò molto veloce su concetti che sono di base. Il femore è il classico osso lungo, composto da una parte allungata, la diafisi o fusto e due estremità dette epifisi. Diafisi ed epifisi sono elementi comuni a tutte le ossa lunghe ed hanno un ben preciso significato nella crescita dell’osso, nella sua composizione, nel suo diciamo funzionamento. Bla bla bla, vi studiate il tutto.

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Ecco l’epifisi prossimale del femore, studiatissima perché soggetta ad un sacco di problemi che possono portare alla sua sostituzione, intervento oggi quasi di routine ma che prevede la conoscenza finissima di tutti gli elementi anatomici, tanto che le ossa sono conosciute ai massimi livelli da coloro che progettano le protesi.

Anche senza indicare con le frecce, chiunque può osservare la testa e il collo del femore. Nel riquadro ho evidenziato il grande trocantere, che potete pertanto osservare nella rotazione del femore sul suo asse longitudinale, quello della lunghezza.

Il grande trocantere è un processo articolare, cioè una sporgenza dell’articolazione, un punto in rilievo. Esistono tantissimi processi, nel disegno potete notare più in basso e dalla parte opposta del grande trocantere un altro piccolo bozzo, che è, con incredibile originalità, il piccolo trocantere.

I processi articolari hanno varie funzioni, una fra tutte è quella di costituire delle sporgenze per l’inserimento dei tendini dei muscoli, aumentando, come vedremo, il braccio di leva muscolare.

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Ecco il femore destro che si inserisce nel bacino, a sinistra la visione posteriore, a destra la visione laterale: la testa del femore, la pallina, entra nella buca che si trova nell’anca, resa trasparente, che si chiama acetabolo.

L’articolazione è definita enartrosi o, come dicono gli anglosassoni, ball and socket, cioè pallina nel cesto o qualcosa del genere che però rende più l’idea: immaginate di muovere il pezzo lungo, la diafisi, la pallina ruota nella buca e permette praticamente tutti i movimenti, compresa la rotazione sull’asse. Muovete la coscia, ruotatela, potete farlo perché l’articolazione coxo-femorale è una delle più mobili del corpo.

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Nel disegno un esempio di come un software di anatomia 3D permetta di osservare il corpo umano come non sia possibile fare su un atlante di Anatomia: una inquadratura inusuale dei femori visti dall’alto, con il bacino e l’osso sacro trasparente. Notate il grande trocantere.

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Nella tavola qua sopra tutti i muscoli della parte posteriore della coscia e del gluteo. Notate come sotto il grande gluteo vi siano una serie di muscoli che convergono sul grande trocantere, sono gli extrarotatori del femore.

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Nel disegno a sinistra una visione complessiva degli extrarotatori e del comparto dei glutei: ho riportato tutti i muscoli che si inseriscono sul grande trocantere, rendendo trasparenti il grande gluteo e il medio gluteo altrimenti questi coprirebbero tutti gli altri. I muscoli piccolini sono appunto gli extrarotatori del femore, che si inseriscono sul grande trcantere, chi sopra, chi sotto, ma tutti sul bordo interno, mentre il piccolo e medio gluteo si inseriscono esternamente.

A destra un altro modo classico di visualizzazione: in rosso l’origine dei muscoli, in blu l’inserzione. Il medio gluteo origina dalla chiazza rossa sul bacino, sotto quella più grande che è l’origine del grande gluteo, e si inserisce sulla toppettina blu sulla parte posteriore ed esterna del grande trocantere.

Chiaramente poter ruotare, spostare, evidenziare il tutto rende l’Anatomia divertente, qui capisco che si faccia fatica a seguire. Limito adesso volutamente la trattazione a due muscoli: il grande e il medio gluteo: le considerazioni si applicano comunque a tutti i muscoli che si inseriscono sul grande trocantere e in generale… a tutti i muscoli.

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Ecco una traccia di come si crea un modello biomeccanico:

A e B rappresentano la situazione muscolare, A, e osteoarticolare, B.

In C un abbozzo di meccanica: il femore che si articola nell’acetabolo è il fulcro di una leva costituita dalla diafisi del femore, il muscolo rappresenta una forza che viene applicata alla leva.

In D la situazione finale con una forza applicata in un punto della leva che causa una estensione della leva stessa, cioè la leva ruota in questo caso in senso orario.

In ogni passaggio che porta al modello finale è necessario eliminare elementi che renderebbero troppo complicata la trattazione mantenendo elementi che invece rendono il modello quanto più realistico possibile.

Per essere chiari, questo è un modello che può andare bene in una analisi di massima all’interno di un modello di “omino” che fa squat, di sicuro non per determinare come funziona l’articolazione coxo-femorale.

Per prima cosa, è su un piano e non nello spazio. Vedremo cosa comporta. Poi, da C a D la forza che agisce come un qualcosa di distribuito, su una sezione di osso molto grande viene a comprimersi, diciamo, in una forza che agisce in un solo punto. Come definire il punto di applicazione? Come definire la forza puntuale rispetto a quella distribuita? Esistono studi al riguardo. Poi, come cambia l’inclinazione della forza al variare dell’inclinazione della leva? Esistono studi al riguardo.

L’articolo non vuole definire tutto, non ne avrei nemmeno la competenza, ma vuole evidenziare che ogni passaggio è complicato ma è stato studiato. E tutto comunque si basa sull’arrivare a cose come quella in D, una cara e vecchia leva.

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Ok, per completezza, torniamo alla configurazione della leva con la forza perpendicolare alla leva stessa, come quella che viene spiegata a Scienze Motorie. Ogni forza “inclinata”, in generale ogni vettore, può essere scomposto in una direzione perpendicolare ad un segmento, in generale ad un altro vettore, e in una direzione parallela, come nel disegno.

La componente perpendicolare applicata in quel punto “crea” di fatto la solita leva. Ora, dato che il carico è applicato più in basso (con un po’ di immaginazione piazzate il tizio che so… su una macchina per i glutei o sotto uno squat), la leva in questo caso è sempre svantaggiosa, dato che la forza “potente” è sempre fra fulcro e forza “resistente”.

Nel disegno a destra si nota come, al variare del punto di applicazione, lo svantaggio diminuisca, cioè a parità di forza più il punto di applicazione è in basso e più la leva creerà una rotazione “forte” (ok, ci siamo capiti, no?) e viceversa.

Ma… il punto di applicazione da cosa è determinato? Ma certo! Da come è fatto l’individuo! Ci sarà chi ha questo punto più alto o più basso, e questo determinerà la forza del soggetto. Esistono studi che mostrano questo? Ma certo che no… perché quello non è un punto fisico esistente, ma viene da un modello e per arrivarci a sua volta sono state fatte un sacco di semplificazioni.

Certo, esistono studi su cadaveri, abbiamo sicuramente un’idea di dove si posiziona quel punto, ma non possiamo dire, che so… che Bolt è forte sui 100 metri perché ha un vantaggio nell’inserzione del grande gluteo sul femore.

Capite, pertanto, perché è così difficile studiare il corpo umano? Già avere coscienza della sua complessità, cioè del perché è complesso rappresenta un enorme passo in avanti nella competenza del “tecnico” e, permettetemi, dello studente (perché tutti siamo sempre studenti). Chi ha risposte nettissime, tipicamente… non ha capito un cazzo. Chi è sempre nebuloso e sempre “dipende”, analogamente non ha capito un cazzo. La vera comprensione è riuscire a capire che c’è un margine di tolleranza e sapere come gestirlo.

Aggiungiamo però altra complessità. “Si dice” che il grande gluteo sia un extrarotatore. Perché?

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Ecco una inusuale angolazione dei grandi glutei visti dall’alto, in A ho reso trasparente l’ileo destro per far vedere il femore. Notate come vi sia anche in questo piano una linea di trazione, che crea alla fine, secondo i passaggi visti prima, quella leva: la forza F, esercitando la sua trazione.

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A sinistra la leva equivalente, lasciando i lettori a discutere se sia vantaggiosa o svantaggiosa, argomento che risulta tutt’altro banale perché va definito dove applicare la resistenza. Provateci, è molto didattico…

A destra come può variare il braccio della forza “potente”. Faccio notare una differenza fondamentale con la situazione precedente. Nel caso dell’analisi sul piano sagittale, cioè di lato, il punto di applicazione è dato da come il muscolo si inserisce sul femore, mentre qui il punto di applicazione è dato dalla forma dell’osso!

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Ecco, infatti, il meccanismo di modifica della leva che fa extraruotare il femore. In questo caso ho “allungato” o “accorciato” il collo del femore, ma nulla vieta che variazioni di questo, della lunghezza del grande trocantere, del diametro dell’osso, del punto di inserzione del gluteo… possano causare analogamente modifiche alla leva!

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Una rappresentazione sul piano posteriore (lascio ai fissati della nomenclatura, quelli che conoscono solo quella, l’interessantissimo argomento se questo sia il piano frontale posteriore, il posteriore, o abbia un nome suo che non aggiunge nulla a dire “di dietro”). In questo caso è determinante anche la forma del muscolo che è molto “largo” come può essere il grande pettorale ma a differenza di questo ha una inserzione che “spazia” in modo tale che alcune fibre causano una rotazione in un verso, e altre nell’altro!

In altre parole, le fibre della fascia superiore del grande gluteo provocano una abduzione del femore sul piano frontale, cioè lo allontanano dal corpo, quelle della fascia inferiore una adduzione, cioè lo avvicinano al corpo.

A questo punto è necessario non cadere nel tranello del meccanicismo, cioè di passare ad una visione puramente meccanica del corpo, appunto, fatto di sole leve.

Mettetevi in piedi e scagliate la gamba indietro, e poi mantenete la contrazione. La gamba è, appunto, indietro. Il piede è ruotato esternamente ma bene o male la gamba non si è tanto allontanata. Questo perché avete contratto tutte le fibre del vostro bel grande gluteo, e le forze “abducenti” e “adducenti” si sono compensate fra loro.

Se notate, la gamba però un po’ si è allontanata verso l’esterno, perché tendenzialmente il grande gluteo è un abduttore, non tantissimo ma lo è. Provate invece a tenere la gamba proprio “di dietro”, senza farla allontanare verso l’esterno: dovete usare anche i muscoli interni alla coscia, appunto, gli adduttori.

Questo è un punto importante: in un movimento complesso, se usate un muscolo che estende ed abduce ma volete solo una estensione, dovete usare anche un muscolo che adduce per compensare il movimento che non volete fare.

Ma ciò non significa che per evitare quel movimento… contraete meno il grande gluteo: contraete quello e un altro muscolo!

Se vi sembra qualcosa di incomprensibile, perciò di inutile (io per dire reputo inutili tutte le cose che non capisco), avete mai sentito che i manubri in intrarotazione per i pettorali siano meglio della panca perché movimento più “naturale” dato che il pettorale anche intraruota l’omero? Ecco, l’affermazione è una cazzata (termine sintetico per dire che non è vera o che per essere vera andrebbe dimostrata), per lo stesso motivo.

Perciò, quando calciate dietro con la gamba state usando tutto il grande gluteo!

E se invece volete fare un movimento di pura abduzione? Il grande gluteo non è il muscolo adatto, infatti l’Architetto ha previsto un medio gluteo e un piccolo gluteo che servono per questo motivo. Però, in questo caso, non si butta via di sicuro la capacità di abduzione del grande gluteo: interviene il vostro Sistema Nervoso a far contrarre, in una abduzione, quella parte di grande gluteo che può abdurre l’omero!

In sintesi, il messaggio che voglio dare è questo: un conto è l’Anatomia, un conto è l’Anatomia Funzionale, un conto quello che realmente succede.

L’Anatomia si occupa di definire i nomi e la nomenclatura dei vari pezzi del corpo, come sono fatti. L’Anatomia Funzionale amplia sicuramente la visione delle cose perché descrive come i pezzi funzionano e perché: invece di imparare solo a memoria elenchi di nomi, si associa ad ogni nome un motivo per cui quel nome ha senso, rendendo la materia interessante.

Però l’Anatomia Funzionale non basta per capire ad esempio quali muscoli si usano e quanto si usano in un movimento, meglio, non basta dire “il Kapandji dice” o “il tal testo dice”, perché ognuno di questi libri è una semplificazione di un oggetto incredibilmente complesso. È prima necessario comprenderne la complessità, e come questa sia dominabile, circoscrivibile, circostanziabile, per poi usare i testi come guida.

Alla fine ci troviamo sempre di fronte alle solite leve dei tre tipi, ma l’abilità sta nel vederle nel modo corretto. Come vedete, non c’è bisogno di essere ingegneri, ma nemmeno dei chirurghi, solo dei… biomeccanici!

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COMMENTI RECENTI

  1. 02/12/2014
    Ciao paolo, volevo domandarti un chiarimento. Ma quando dici che é una cazzata l’intraruotazione dell’omero nelle distensioni con i manubri perché il movimento é più “naturale”, intendi che é una cazzata la motivazione (cioé che é un movimento più “naturale”) o che non ha senso l’intraruotazione? A me hanno insegnato che l’intraruotazione sul finale porta ad un maggiore accorciamento e quindi va bene farla per la legge di webwer-fick…
    • 03/12/2014
      Ciao,
      non conoscevo l’esistenza di quests legge, che già se leggi wikipedia ti prendono peró dei dubbi. Non la si ritrova in nessun libro di fisiologia, per dire.
      Anche il grande dorsale è un intraruotatore, ma nessuno fa fare le trazioni intraruotando l’omero. Perch con il pettorale si invece? Perché tanto male non fa? O perché è una spiegazione che conferma la sensazione di lavorare di più? Ma facciamo che sia vera. Non lo so, ripeto. E facciamo che siano vere tutte le cose che senti. Il problema wua e di quantificare, dare dei numeri, dare dei criteri.
      Cioé: forse succede qualcosa, ma quanto vale?
      se io intraruoto stimolo di piú oppure no? E quanto di più? In questi campi è difficile avere una risposta. Comunque quellp che io intendevo è questo, e lo ritrovo negli articoli sull’intrarotazione del pettorale che non riesco a linkarti con il cell. Il pettorale tira l’omero e lo fa flettere (e anche estendere eh eh eh), addurre e intraruotare, sempre. Se non intraruota è perché un altro muscolo non lo fa intraruotare.
      Dire che un movimento che intraruota l’omero stimoli piú il pettorale perché piú naturale è una cazzata perché
      1 va definito naturale, i movimenti sono tutti naturali a meno di quelli che vanno oltre il range articolare
      2 l’intrarotazione stimola di piú il pettorale… perché? L’altro muscolo che blocca, magari aggiunge una forza resistente che il pettorale cerca di vincere, magari non intraruotando il pettorale fa piú forza… insomma, non é automatica questa cosa Ciao e grazie della domanda
      • 03/12/2014
        Scusa se sembro incazzato, è il cellulare che mi fa scrivere senza emozioni!
      • 03/12/2014
        In realtà questa legge l’ha citata un mio prof dell’università (scienze motorie in statale a Milano) per giustificare la scelta di alcuni esercizi piuttosto che altri per compilare una scheda di allenamento per un soggetto generico che cominciava. Non ho a disposizione degli studi al riguardo, ho solo gli appunti che mi aveva dato, mi sembravano abbastanza precisi. Per esempio lui ci faceva classificare la lat machine a presa supina stretta come un esercizio per il gran dorsale ad “allungamento completo” e “accorciamento incompleto” e dovendolo affiancare ad un altro esercizio per il gran dorsale, avremmo dovuto pensare (per questa legge di weber-fick) ad un esercizio con “accorciamento completo”… Ci faceva l’esempio del soggetto con pettorale accorciato, al quale noi avremmo dovuto proporre esercizi con almeno “allungamento completo”. Sicuramente non ci voleva dire che è la prima cosa da rispettare, ed è ovvio che non è nemmeno così un problema se non la si rispetta sempre, se no non ci sarebbe nemmeno un esercizio che va bene e in quel caso ci sarebbe comunque più gente storta eheh. Quello che volevi dire nell’articolo l’ho capito (grazie d’averlo scritto, non lo sapevo e nemmeno ci avevo mai pensato eheheh) volevo solo chiarirmi questo dubbio per fare delle scelte sulla tecnica da adoperare, se mi capiterà di doverle farle
  2. 11/12/2014
    Ciao Paolo, bell’articolo! Sono però curioso di sapere qual è il nome del software di anatomia 3D che hai usato per le immagini, se puoi rivelarlo! Grazie
    • 11/12/2014
      Ma certo che posso rivelarlo, mica è un segreto! Si tratta di Visible Body, un atlante di anatomia favoloso!

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