Set 29, 2 anni ago

Fixing Paolino

A seguito della lettura del libro di Gray Cook e di 30, 40 video che ho visto sul tema, ho deciso di buttarmi in un esperimento. I video all’ammerrikana non mi sono piaciuti, della serie fix di qui, fix di là, con quell’approccio pragmatico che se una cosa è rotta si ripara. Però inutile criticare, inutile fare quelli che trovano i problemi invece delle soluzioni, perciò voglio provare a migliorare il problema del mio squat “alla Gray Cook”.

Per giocare, sia chiaro: non ho voglia di allenarmi, voglio dedicare un mese del mio tempo a questa roba. Male che vada… mi spaccherò in altri modi che non siano i pesi.

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Perciò, lo step 0: anche se sembra che io non l’abbia mai detto, e sono anche stato criticato per questo, è palese che ho scritto 200000 righe sul tema “caviglia”. Più la caviglia è mobile, meglio si fa lo squat. Il problema è che non è così semplice, perché altrimenti si torna al solito giochino dell’approccio meccanicistico: la caviglia bloccata crea una propriocezione conseguente che anche a sbloccare la caviglia poi va resettata.

In altre parole, non è che se “fixo” la caviglia le cose vanno a posto, c’è dell’altro. Ma ora scrivo veloce perché l’articolone palloso lo faccio al termine, ora voglio raccontare due cosette interessanti. Anche se poi c’è tutta la rieducazione propriocettiva, inutile rieducare se il problema rimane la caviglia.

Ora, ho visto almeno 2 ore di video sullo sbloccaggio della caviglia, un sacco di esercizietti ganzi con elastici, poi in varie posizioni e così via. Però non mi hanno convinto. Alla fine, c’è da flettere la caviglia, da dorsifletterla, tutto qua. Non c’è altro da fare, sono tutte variazioni del solito stiramento del polpaccio, possiamo chiamarlo stretching balistico, PNF, statico, yoga, elastico ma alla fine è quella roba lì.

Perciò, mi sono messo a fare stretching. Ho iniziato con 1 volta al giorno, poi 2, poi 3, 4, 5 e così via. Stiro il polpaccio a gamba tesa e piede piantato a terra, premendo contro una parete, poi piego la gamba e stiro proprio le strutture della caviglia.

Non dovete copiare, perché io arrivo a sentire male, dolore, tirare da tutte le parti. Poi mollo e ripeto per l’altro piede, e poi ripeto per entrambi i piedi. 5’ e sono a posto.

. Io ho una doppia tenosinovite ai tendini di Achille diagnosticata a 24 anni, con delle calcificazioni (almeno così era allora). Io non posso correre, dopo 5 km mi vengono dolori lancinanti ai tendini e alle loro inserzioni prossimali, sul polpaccio. Ma non solo: io scendo le scale appoggiando i piedi sui talloni, oramai è così naturale che manco ci faccio caso, perché sento, da più di 20 anni, sempre dolore. In certi mesi ho più dolore e scendo appoggiato alla ringhiera, per dire come sono messo, e se tocco i tendini, se li stringo fra le dita, sento male, dolore.

Ora, è successa una cosa INCREDIBILE, almeno per me: a fare questa roba la caviglia si è SBLOCCATA, non ho più dolore ai tendini e cazzo non è effetto placebo. È come se non avessi più le caviglie, che ho sempre avuto come bloccate in due morse, e posso stringere i tendini fra le dita, posso comprimerli contro le tibie. Incredibile. Il che mi fa pensare di essere stato un coglione per 20 anni. Il problema è che per fare queste cose non è tanto trovare il tempo, quanto crederci. E crederci significa farle, senza allenarsi in altro. Fare queste prove e allenarsi significa scassarsi, almeno per me.

Il test sarebbe correre un po’, ma mi fa troppa paura perché di solito quando mi fa male il dolore dura 2 o 3 settimane e mi fa zoppicare. Per questo io ho una ellittica invece che un tapis roulant che, provato, mi fa casini lo stesso.

Spiegazione? Aderenze che si rompono? Legamenti calcificati? Il punto è che facendo così io sento sicuramente tensione sulle strutture legamentose e para e peritendinee, non sul muscolo. Anzi direi proprio sui legamenti della tibia.

Perciò, per adesso il risultato c’è stato, fanculo lo squat, fixare all’ammerrikana mi ha permesso di non sentire più male. Poi domani mi salteranno i tendini perché ho demolito le strutture recettoriali del dolore e in realtà sono tutto scassato, ma oggi è così.

Ovviamente lo step 1 è sbloccare l’anca. Anche lì, stretching. E piccolo colpo della strega ah ah ah ma, si sa… la sperimentazione fa sempre delle vittime…

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COMMENTI RECENTI

  1. 30/10/2014
    Ciao Paolo! Complimenti per il nuovo blog! Finalmente si può commentare direttamente! Proprio su questo articolo vorrei chiederti come sta proseguendo la tua rifunzionalizzazione, ma soprattutto cosa stai facendo più nello specifico… Ti chiedo questo perché i tuoi lavori, o meglio le logiche con cui scrivi, mi hanno spinto nella scelta del mio proseguo formativo dopo scienze motorie, ovvero osteopatia… Ecco perché su un articolo cosi succoso non ho saputo resistere nel commentarti! 🙂
    • 30/10/2014
      Diciamo che sono migliorato, anche parecchio, però il problema rimane. Il problema è che quando lo dico poi c’è sempre qualcuno che dice “si ma”, poi quel qualcuno mi vede dal vivo e dice “ok, sei limitato”. Io ho una caviglia bloccata proprio a livello di forma dell’articolazione. Più che arrivare a sentire dolore DAVANTI al metatarso e alla tibia, che devo fare… Poi i tendini hanno tornato a farmi male ah ah ah, ok, sono stato meglio, però è cambiato il tempo ed il dolore è tornato. Infatti scendo nuovamente le scale come sempre. Chiaro, se io facendo a senso ha ottenuto, con gente preparata sicuramente uno con meno problemi di me ottiene dei miracoli. Io un miracolino 🙂 Grazie per quello che scrivi, sono contento di aver in qualche modo contribuito in un percorso di studi. Studiare è sempre una scelta coraggiosa, oggi che sembra che studiare sembra inutile.
      Grazie, davvero!
      • 03/11/2014
        Ti capisco! Per la caviglia anch’io sto combattendo da anni.. i risultati migliori auto ottenuti sono quando ho smesso di dorsiflettere la caviglia..strano ma vero! Quindi per adesso hai smesso di fixare? 🙂

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