Ago 12, 3 anni ago

Stacco da terra e squilibri posturali

Ho finalmente finito di preparare il materiale su cui studierò gli esami del terzo anno di Scienze Motorie, 26 giorni di lavoro a circa 4 ore al giorno, sono veramente stanco e scoppiato. Però, andava fatto. E per rilassarmi scrivo qualcosa. Dato che a me piace scrivere, è un modo per fermare i pensieri, per far cagliare delle considerazioni che vagano per la mia testa

In questo articolo vorrei affrontare un problema molto pratico, in maniera un po’ diversa dal solito: vorrei cercare di dare la percezione ad un pubblico meno addentro agli “studi scientifici” di quanto l’approccio scientifico possa essere potente ma anche di quanto sia necessario essere molto attenti. Gli studi scientifici, cioè, sono l’unico strumento che abbiamo per fare chiarezza e sistematizzare quello che ci interessa conoscere, ma allo stesso tempo possono portare allo “scientismo”, alla fede cieca nella Scienza, e la fede, si sa, è un atto di volontà, non un atto razionale.

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Tutti conosciamo lo stacco da terra: ci si posiziona davanti al bilanciere, si afferra, ci si mette in piedi. Lo stacco da terra è il classico esercizio semplice-ma-non-così-semplice, cioè alla fine c’è un brocco in terra che va sollevato manco sopra la testa. Certo, è semplice se si mette 1/10 delle potenzialità di ognuno, se si vuole arrivare al 101%, che per un esercizio del genere corrisponde…. Boh… a 3 volte il proprio peso corporeo, è tutto meno semplice.

Per tutta una serie di motivi che non sto ad analizzare, lo stacco è considerato il Re delle ernie, il Sultano delle discopatie, il Kaiser degli anelli intervertebrali spappolati. Anche su questo si potrebbe molto discutere, nel senso che tutta la corrente “fisioterapica”, “riabilitativa”, “posturale” vede alla fine il corpo umano come fragile, derivando questa visione da un passato storico di cui molti hanno proprio perso le tracce o non hanno proprio mai conosciuto. Ma anche di questo non ce ne frega niente in questo articolo.

Ora, mettevi davanti al bilanciere e afferratelo, così come vi viene, senza aver letto nulla su internet.

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Lo afferrerete così, con quella che è una presa definita “doppia prona”, vi verrà naturale. Se per caso lo afferrerete con una presa “doppia supina”, cioè con i palmi delle mani rivolti in avanti a voi, sappiate che chi fa così ha un QI di 76 e perciò iniziate a preoccuparvi. Allenatevi con questa presa qua, ciò che accade è che il bilanciere vi ruota dentro le mano, così:

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Questo accade per due motivi, essenzialmente:

1) La forza di Gravità che “tira il bilanciere verso il basso facendovi aprire le dita.

2) La rotazione impressa al bilanciere dalle forze di attrito dovute al contatto di questo con le vostre gambe.

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Il risultato è questo qua: il bilanciere si sposta nel palmo della mano rendendo impossibile proseguire l’esercizio perché la presa diventa instabile. Niente può essere sollevato se non può essere trattenuto stabilmente, o come diceva il saggio delle palline pel indovinale, “you can’t lift what you can’t hold”. Se vi si aprono le mani, la vostra schiena andrà in pappa e il bilanciere vi tirerà giù, poco scientifico ma molto realistico.

La soluzione è perciò questa: la presa mista

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Girate una mano da prona a supina: magicamente la presa diventa estremamente salda anche senza che voi stringiate come delle morse. Se vi sporcate le mani di polvere, di magnesite, di gesso e se il bilanciere ha un minimo di grip, è come se le mani si incollassero al bilanciere e i problemi di presa svaniscono.

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In questo criptico disegno il motivo:

· a sinistra le mani in configurazione doppia prona. La Gravità “tira” verso il basso, il bilanciere ruota come indicato e rotola verso la punta delle dita.

· A destra le mani in configurazione mista. È tutto come nell’altro caso, solo che in una mano, quella prona, il bilanciere rotola verso le dita, nell’altra, quella supina, verso il palmo. Se, cioè, in una mano rotola “in giù”, nell’altra rotola “in su” compensando l’effetto.

Questo è il motivo per cui la presa mista è universalmente utilizzata dai powerlifters.

Poi, chiaro, c’è anche la presa ad uncino, c’è quello che schioda il pavimento con la presa doppia prona, c’è il cugino dello zio del nonno del babbo della sorella di un mio amico che tira il bilanciere con i denti, ma fa parte del gioco: statisticamente il powerlifter medio fa lo stacco con la presa mista.

Anni fa c’era addirittura una macho-scuola che vedeva nella presa mista un fare lo stacco da terra da perdenti, molto più maschia la presa doppia prona, perché più difficile. Mai capiti questi discorsi da Neuro, se il regolamento lo permette, si usa la mista, se fosse proibito, la doppia prona. Semplice, lineare, anzi cristallino come disse il buon Maverik al vecchio Iceman.

A questo punto la domanda nasce spontanea: la presa mista è asimmetrica, questa asimmetria nelle mani crea problemi di asimmetria nella tirata e così di asimmetria nelle forze che agiscono sulla spina? Si vengono a creare degli squilibri posturali? In sintesi, la presa mista è, cioè, “pericolosa”?

La domanda è lecita, pertinente ed interessante. Il problema è trovare una risposta che sia razionale.

Il “posturologo” e il “fisioterapista”, figure stereotipate quanto “il laureato in scienze motorie” o “l’ingegnere”, direbbero di sì alla prima, con quella certezza tipica della Fede nella Sacra Postura tipica dei Crociati o di quelli che si fanno saltare per aria con il giubbottino esplosivo.

Piccola psicoparentesi: posturologi, fisioterapisti, laureati in scienze motorie… e ridete suvvia… checcazzo, io sono ingegnere e rido con estremo piacere delle battute che fanno sui laureati in ingegneria, tipo quella “un ingegnere va a casa di una sua amica che si fa trovare nuda sopra il suo PC. L’ingegnere la sposta, accende il PC per vedere dal BIOS quanta RAM è installata”. Che coglioni gli ingegneri nerd… io mi tromberei l’amica… e dopo accenderei il PC per vedere quanta RAM è installata.

Il punto è che l’autoironia aiuta a campare meglio: se vi incazzate perché vi prendono per il culo, la vostra autostima è bassa e una bassa autostima alimenta la paranoia di non essere considerati. Si potrebbe discutere molto di questo e del perché gli ingegneri, ma anche gli avvocati, ridono a crepapelle delle battute che fanno su di loro

Fine della psicoparentesi del cazzo.

Il problema è questo: abbiamo una asimmetria, ma dire che questa asimmetria causerà un problema è tutto un altro film. Cerchiamo di circoscrivere il problema, pertanto.

Un tennista, ma anche un giocatore di pallavolo o di basket, esegue costantemente un movimento asimmetrico, ma questo alla fine non porta a problemi di un certo rilievo. Non occorre cioè aver studiato il Kapandji o saccheggiato Pubmed per sapere che aneddoticamente un tennista non ha problemi spinali dati dal suo essere asimmetrico altrimenti avremmo stragi di tennisti. Un tennista ha problemi alla cuffia dei rotatori, anche qui basta avere amici che giocano con continuità per avere un riscontro che, ripeto, per quanto aneddotico è un punto di inizio di studi.

Analogamente, in 30 anni di storie di stacco da terra non ho mai sentito di persone con uno sviluppo muscolare asimmetrico evidente dato dall’uso della presa mista. Anche in questo caso, non significa nulla ma se non altro è un inizio di indagine per dire che grossolanamente non accade nulla e se ci sono ripercussioni queste sono molto più “fini”.

In altre parole, non è affatto scontato che l’asimmetria delle mani crei una asimmetria della postura.

Il punto è che per capire servono delle misurazioni, servono dei numeri. I numeri, quegli affarini che vengono considerati freddi se non dicono quello che si vuole, e fenomenali se invece confermano le nostre idee, come sempre avviene nel mondo del Fitness… e non solo.

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Ho scartabellato internet con varie chiavi di ricerca ma ho trovato solo questo documento, una tesi molto ben fatta dal titolo “confronto dell’attivazione muscolare e della cinematica durante lo stacco da terra utilizzando una presa doppia prona e prona/supina”. Non sono riuscito a trovare altro, e questo studio non è citato da altri se non da tizi come me che lurkano internet per scrivere articoli, con quel tipico atteggiamento manageriale dove uno lavora (quello che ha scritto lo studio) e 50 coordinano (quelli che discutono lo studio ma che senza di esso non avrebbero un cazzo da coordinare).

Vorrei utilizzare questo studio sia per il tema in se ma anche per far capire cosa significhi “fare uno studio”, dato che questo è particolarmente ben fatto.

Per prima cosa, questa è una tesi, non un articolo, perciò è molto più dettagliata e didatticamente interessante. Da questa tesi si fa magari un articolo per qualche rivista e da 90 pagine diventano 6 fogli, sintetizzando il tutto, eliminando considerazioni, metodi, problematiche o altro.

Questo è uno degli approcci tipici dell’università: come fa un luminare ad avere centinaia di pubblicazioni? È semplice: prende chi si deve laureare e gli fa fare un pezzo della ricerca, dice ad un revisore/correlatore di star dietro al laureando, poi se il lavoro è interessante si crea uno studio con 3 nomi, di cui uno è quello de capoccia e si invia per la revisione anonima ad una rivista straniera o per la revisione nominativa ad una rivista italiana. Non c’è nulla di male in tutto questo, anche se a prima vista sembra un po’ la struttura multilivello di Herbalife: c’è da dire che se lo schiavo si fa il culo per la tesi, poi il primo della lista si fa il culo per la pubblicazione e avere a che fare con i revisori credo che spesso porti a raptus omicidi.

Perciò, tesi meglio di articoli, come regola.

In tutti gli studi fatti bene c’è una ottima revisione della letteratura, spesso è quella che è utile, più dello studio in se: l’autore fa una disanima ragionata delle fonti informative sull’argomento, al momento note. In questo caso, per dire, vengono analizzati gli studi sullo stacco e io sono contento perché… CE LI HO TUTTI, compreso lo studio n°1 con copertina dorata e la special edition di quello imbustato con la cover variant per la morte dello stacco di Superman.

Cioè: sono contento perché io ho, ed ho letto, i principali studi sullo stacco. L’autore fa notare che in tutti questi studi (e ragazzi studi cazzutissimi) la presa non è mai stata considerata. Incredibile, qualcosa che è davanti agli occhi di tutti, nessuno se l’è inculata ah ah ah.

In dettaglio, oltre a non considerare il tipo di presa, l’autore della tesi evidenzia come non sia proprio considerato tutto il comparto braccia/spalle, così come non venga mai analizzata la porzione eccentrica del movimento, perché lo stacco è considerato un esercizio per le gambe e per la schiena e le analisi vengono fatte tipicamente in un contesto competitivo, dove l’eccentrica non è rilevante.

In altre parole, è vero che la presa non se l’è inculata nessuno, ma ci sono dei motivi per cui questo è accaduto e anche questo è un aspetto determinante: uno studio analizza solo quello che va ad osservare, una considerazione che sembra di una inutile finezza ma che è determinante.

Se mettiamo cioè a confronto i classici complottisti con i classici debunker (se non sapete di che parlo informatevi, altrimenti siete out e vecchi), tipicamente il debunker dice “non ci sono studi scientifici a supporto”, il che rende la tesi del complottista non sostenibile. Ma il punto è che se non ci sono studi non significa che una cosa non sia vera, semplicemente non ci sono studi che si sono messi ad osservarla. Se siete confusi lo capisco, ma è su questi giochetti che si basano le truffe in cui poi si spendono i soldi.

Da questa disamina parte lo studio, che amplia la conoscenza.

La morale, se volete, è che in generale difficilmente uno studio è rivoluzionario, innovativo, di rottura, specialmente in campi complessi e variegati come questo, dove si analizzano particolari fini. Ovvio, con tutte le eccezioni del caso: lo studio sul colesterolo che fu giudicato inutile, la scoperta del DNA e così via. Però state sempre molto attenti quando leggete “ho ragione perché uno studio dice che”, è una semplificazione di qualcosa di molto più complesso e che potremmo identificare con un vero “flusso della conoscenza”.

Perciò, per studiare cosa accade con presa doppia prona e presa supina, si prende un certo numero di cavie e si analizzano mentre fanno stacco da terra.

Ecco il campione di riferimento utilizzato: 10 soggetti con

1) Almeno un anno di allenamento con i pesi, specialmente nello stacco da terra

2) In apparente buona salute

3) Fra 18 e 39 anni (io sarei stato troppo vecchio)

4) Motivati a finire lo studio

5) No extracomunitari, albanesi, rumeni, lavavetri vari, solo maschi le donne sono lasciate a cucinare e procreare. Ah ah ah non è vero, c’era scritto “ualsiasi razza ed etnia, maschi o femmine”

Sono stati esclusi:

1) Soggetti incapaci a comprendere lo studio (gente messa bene, insomma… si parlasse di meccanica quantistica…) o che non hanno dato il consenso

2) Soggetti non capaci a fare lo stacco in forma corretta

3) Soggetti non in grado di sollevare come minimo 1.5 volte il loro peso corporeo per 1 volta.

4) Soggetti non capaci a sollevare il 60% del massimale senza fasce nella presa doppia prona

5) Soggetti con pressione a riposo maggiore di 160/100 mmHg

6) Varie ed eventuali per l’integrità dei soggetti stessi

In pratica, hanno preso 10 tizi a caso dell’università del tizio della tesi.

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Ecco perciò i dati del campione, potremmo discutere sulla deviazione standard (il numerino dopo il ±) ma alla fine direi che è un buon campione, perché prende tizi che fanno 200 di stacco da terra in media, rendendo questo campione di fatto simile al materiale umano presente in palestra.

Questo è un punto determinante: sempre, sempre, sempre analizzare il campione di riferimento. Per dire, se io dico che un protocollo di allenamento ha incrementato la massa muscolare del 50% in 2 settimane, vi voglio sicuramente vendere qualcosa facendo leva sulla “scientificità” del tutto, e sul vostro “scientismo”, cioè la fede immotivata nella Scienza: esiste uno studio, perciò è vero.

Ma non è così: tipicamente il risultato di questi studi è vero, solo che si basano su vecchie 70enni e non su palestrati 20enni. Il problema, cioè, è la manipolazione dell’informazione: lo studio di per se è corretto e magari serviva per inventare un protocollo di ginnastica dolce per vecchie rincoglionite, che hanno zero massa muscolare ed è facile farle migliorare da questo stato.

Il campione di riferimento non ha però alcuna attinenza con voi, è questo il punto. Perciò, attenti.

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Nella figura i muscoli analizzati e i punti in cui hanno effettuato l’analisi elettromiografica o EMG, cioè una tecnica che, molto brevemente e semplificando non con l’accetta ma con una motosega, permette di analizzare la forza muscolare prodotta dai muscoli nei punti di rilevazione.

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Poi hanno anche messo dei marker per l’analisi del movimento, ma questo non ci interessa, evidenzio solo la profonda invidia rancorosa e kattiva che provo nel leggere queste cose, io se avessi la possibilità di fare EMG, analisi del movimento e altre cosette del genere venderei la casa e dormirei nel laboratorio.

A questo punto testano in una giornata il massimale e in una successiva eseguono delle prove al 60% del massimale, con i 3 tipi di presa che chiamano

· DO – Double Overhand – doppia mani-sopra, cioè la doppia prona

· LORU – Left Overhand Right Underhand – sinistra mani sopra, destra mani sotto – cioè mista prona la sinistra

· ROLU – Right Overhand Left Underhand – destra mani sopra, sinistra mani sotto – cioè mista prona la sinistra

Io per evitare di morire con i fratelli LORU e ROLU ho messo i disegnini…

Le prove sono al 60% del massimale e all’80% del massimale. Per la presa doppia prona, DO, con l’80% del massimale vengono usate le fasce e questo incasina un po’ le cose perché c’è un aiuto. Per chiarire.

Io attualmente tiro 250, con l’80% in doppia prona ci faccio delle singole brutte ma ce le faccio, perché un po’ ho allenato, se non altro nel riscaldamento, la doppia prona. Però l’alzata è veramente difficile. Con 150 kg, il 60%, non ci sono problemi perciò alla fine chi non riesce ad allenarsi in doppia prona al 60% effettivamente è giusto che sia scartato dal test.

Il problema di una mole così ingente di dati è di dargli una chiave di lettura. Nello studio hanno riferito le elettromiografie alla doppia prona: l’attività elettrica del muscolo analizzato nella doppia prona, cioè, è considerata sempre come 1, e si rapportano le altre attività elettriche nelle altre prese a questa. Poi, come sempre, si fa affidamento al fatto chela forza sviluppata sia proporzionale all’attività elettrica .

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Ok, poi vengono fatti grafici così, che io ho rimesso più bellini ma i numeri sono questi: in questo caso si parla del brachioradiale, evidenziato a sinistra nel disegno dal colore più chiaro del muscolo e dal pallino rosso che è il punto della rilevazione.

Per ogni presa, indicata in basso, si esprime l’attività elettrica destra, Dx, e sinistra, Sx, rappresentate dalle altezze delle barre. La prima presa a sinistra è sempre la doppia prona al 60% del massimale e si nota che sia la rilevazione sinistra che la destra valgono 1 proprio perché è il dato di riferimento. Provate a “leggere” il grafico, cioè a decodificare le informazioni, prima di leggere sotto..

Se vi sembra incasinato, lo è: tanti dati a cui dare un significato, ma uno studio scientifico non è “i 10 modi per farla godere a letto”, articolo tipico estivo delle riviste per sfigati, perché solo uno sfigato ha bisogno di un articolo per capire come farla godere a letto (tipicamente è il primo articolo che leggo).

Per ogni muscolo analizzato c’è un grafico e l’autore poi passa all’esame di ogni grafico nel dettaglio, ovviamente vi risparmio tutto questo altrimenti lo leggiamo in 3: io e i due che pago per scrivere i commenti.

Però due cosine ci tengo a dirle, sul grafico qua sopra, nelle prove al 60% 1RM:

La doppia prona, a sinistra, ha come detto attività elettrica pari a 1 per entrambi i muscoli

· Supinando una mano, l’attività elettrica del bicipite della mano che supina… raddoppia. Cioè c’è una asimmetria di utilizzo muscolare, molto evidente, causata dalla presa: supino la sinistra, la barra sinistra della coppia si alza, supino la destra, la barra destra della coppia si alza.

· All’80% del massimale accade la stessa cosa: ovviamente aumenta l’attività elettrica anche nel bicipite relativo alla mano pronata, perché il carico è in assoluto maggiore, ma la mano supinata fa incrementare sempre notevolmente l’attività elettrica, e così la forza generata, del bicipite corrispondente.

Gli autori rilevano che all’80% le barre non si alzano come al 60% perché molti soggetti hanno usato le fasce perché non ce la facevano, perciò i dati sono un po’ falsati, ma proprio perché anche con le fasce si rileva una differenza di attività elettrica, questo indica che effettivamente il tipo di presa crea una asimmetria nell’utilizzo muscolare.

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Questo è il grafico relativo al grande dorsale: notate come le basse siano molto più vicine fra loro come altezza: questo significa che a livello del grande dorsale l’asimmetria nella presa crea una attivazione muscolare comunque molto simmetrica.

In altre parole, se la presa influenza l’attività elettrica dei bicipiti brachiali, molto meno ha effetto sui dorsali.

Ho cercato di dare una mia chiave di lettura ai dati, sintetizzandoli maggiormente in qualcosa che credo sia più spendibile (o magari invece è una idea strampalata e basta… cioè il confine fra un’ideona geniale che nessuno ha mai pensato e una puttanata astrale che nessuno ha pensato perché appunto puttanata certe volte è sottilissimo)

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Nel grafico riporto, per ogni muscolo, la differenza in valore assoluto fra l’attività elettrica dei muscoli interessati nelle prove a presa mista, sia al 60% che all’80% del massimale. In altre parole, invece di riportare i dati assoluti per, diciamo, il bicipite sinistro e quello destro, riporto la loro differenza.

Lasciate stare per un attimo il brachioradiale che merita un discorso a se e notate che dal bicipite brachiale al grande dorsale ci si sposta sempre più dal punto dell’asimmetria, che è la mano: l’asimmetria nasce nella mano.

Più siamo vicini all’asimmetria, con i bicipiti, più l’attività elettrica e così quella muscolare è asimmetrica. Più mi allontano, più questa attività si simmetrizza. L’autore ha rilevato autonomamente che i punti delle elettromiografie sono pochi, per quello che mi riguarda io ne avrei messo uno sul trapezio inferiore, un paio sugli erettori spinali, uno sul quadrato dei lombi e uno su un altro punto del grande dorsale.

Questi dati invitano a formulare questa ipotesi: l’asimmetria nelle mani creano uno sviluppo di forza asimmetrico che si simmetrizza nel percorso dalle mani agli erettori spinali lombari. Il corpo umano, cioè, tende a rendersi simmetrico.

Per quanto riguarda il brachioradiale, la sua attività elettrica è MAGGIORE nella presa in doppia prona perché i soggetti devono, appunto, stringere il bilanciere. Il brachioradiale è un muscolo essenzialmente flessore dell’avambraccio sul braccio, non un flessore delle dita, sia chiaro, però se io stringo forte un brocco di legno con le mani, attiverò in qualche modo di riflesso anche il brachioradiale. Se invece uso una presa mista, che mi permette di stringere a parità di carico il bilanciere di meno, questo si riflette anche sull’attività del brachioradiale. Ovviamente la considerazione non è mia ma nel mio piccolo concordo.

Conclusioni

Ora, tiriamo le fila per ottenere un risultato spendibile.

Questo studio, composto da un limitato campione, 10 soggetti, sottoposti a test che probabilmente a rifarli l’autore stesso avrebbe preso accorgimenti diversi (ad esempio l’uso delle fasce), fornisce dati limitati ma interessanti. Il campione di riferimento è di fatto composto da soggetti paragonabili a quelli che “fanno palestra”, con 200 kg di media di massimale di stacco (anzi, diciamo superiore a quello presente in moltissimi centri di pesi ricreativi), cioè gente che i pesi li fa, non vecchie 70enni o maiali per dimostrare che l’iperplasia esiste.

In questo studio si vede che la presa mista crea squilibri nell’attività elettrica e così di sviluppo della forza essenzialmente nei bicipiti brachiali. Il corpo tende a simmetrizzare la differenza e già ai grandi dorsali non vi è nessuna differenza significativa di attivazione. È lecito supporre che sugli erettori spinali questa differenza sia ancora più minimale.

Non ho trovato altri studi sul tema, in quelli precedenti a questo non si fa menzione sui possibili squilibri dovuti alla presa. Abbiamo analisi di differenze nel movimento, ma non nell’attivazione muscolare.

Perciò, chi dice che la presa mista crei assolutamente degli squilibri posturali sta, semplicemente, estendendo il suo vissuto, il suo buon senso, il suo sapere a tutti, e se gli chiedete “ma perché dici questo” la risposta sarà “ma è logico, perché la presa è asimmetrica”, che è una risposta sbagliata perché il buon senso e la logica si basano sulla conoscenza, ma qui poco si sa.

Per dire: se io chiedo “ma perché il sole sorgerà domani?”, tutti dicono, “è logico”, ma per molti questa logica è dovuta al fatto che il sole sempre sorge dopo un po’, non perché la terra descrive un’orbita ellittica intorno al Sole… “è logico” spesso è “si è sempre fatto così”.

Allo stesso tempo, cautela: io ora ho un’arma con cui dire “ragazzi non ascoltate quei secchi dei terapisti che di pesi non ci capiscono un cazzo, c’è uno studio che dice che…”

Per prima cosa, lo studio non dice “vai tranquillo” ma evidenzia una serie di punti di attenzione. Interessante il fatto che si rilevi proprio una maggiore attività muscolare nel bicipite della mano supinata e se su youtube scrivete “deadlift biceps tear” scoprirete video raccapriccianti di persone che si sono rotti il bicipite nello stacco con l’elemento comune che la rottura avviene nella mano supinata. COINCIDENZE? NON CREDO!

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Un aspetto paradossale che riscontro nel campo di questo tipo di biomeccanica è che da una parte ci sono persone che, veramente, ci ammorbano con questa storiella che il corpo umano sia complicatissimo da analizzare, che dobbiamo sempre sempre sempre tenere in considerazione le individualità con programmi personalizzati bla bla bla, poi le stesse hanno un comportamento assolutamente meccanicistico nei confronti di quel corpo umano che loro stessi dicono sia impossibile imbrigliare in percorsi prestabiliti.

Dire “la presa mista crea SEMPRE squilibri” o “lo stacco da terra è causa di ernie” significa schematizzare il corpo umano come il sistema meccanico qua sopra: il pistone SEMPRE si muoverà dentro al cilindro, gli ingranaggi ruoteranno SEMPRE allo stesso modo, le ernie SEMPRE verranno, gli squilibri SEMPRE ci saranno. È l’altra faccia della medaglia del “lo stacco non fa MAI male”.

Il punto fondamentale è che il corpo umano se condizionato correttamente riesce a fare cose incredibili. Già da questi dati si vede come simmetrizzi, no?

Perciò, è bene guardare la Luna e non il dito che la indica.

Nello stacco da terra le braccia sono, e devono essere, semplici appendici: non si “tira” di braccia, non si flettono le braccia, sono solo dei pezzi che sono lì, chiaro che i muscoli si attivano, ma stop. Per questo motivo è ragionevole pensare che una presa asimmetrica non causi tutti questi problemi, ne è la riprova aneddotica che non vi sono dolori “di lato”, mentre la prova aneddotica che panca ed esercizi per le spalle creino casini alle stesse è data dal fatto che si chiacchiera molto di più di questo tipo di dolori (ok, lo stacco lo fanno in 3, la panca in 3000… però…)

Chiaro, io posso benissimo sviluppare una asimmetria muscolare sui muscoli lombari FAVORITO dall’asimmetria nella presa, per esperienza questo accade specialmente nelle eccentriche in cui il bilanciere non può essere sbattuto a terra, uno tiene, e mentre scende non fa molto caso al fatto che tenga più con un lato. Ci sono atleti che ruotano su se stessi un pochinino, ma quello è dovuto alla presa oppure ad altro?

Come evidenziato anche nello stesso studio, per evitare tutti questi problemi posturali possibili è bene allenare tutti i tipi di presa, e nella mista imparare ad alternare le mani. Nel massimale, cioè con carichi elevati, uno potrà avere una presa preferenziale, ma poi in ogni serie, o in ogni allenamento, è bene cambiarle. Questo è vero specialmente in un contesto di wellness o di bodybuilding in cui il massimale ha poco senso tirarlo.

Il bello è che si passa da quelli che fanno solo la presa doppia prona per problemi di postura a quelli che per 20 anni tirano con la stessa mano supina. Una via di mezzo mai…

Ora, perciò, il risultato finale di tutto questo casino è “alterna la presa”. Un risultato che sembra banale e povero, della serie “ci arrivavo anche io”, che però è importante perché nasce da un percorso logico basato su dei dati. Dati che vanno compresi, circostanziati, analizzati, ma che comunque ci sono, a differenza di tirare una conclusione basata su quelle che sono esperienze personali.

Esperienze che ognuno di noi reputa importantissime ma che, alla fine, sono personali.

Infine, per chi è arrivato qua, voglio far notare come “essere scientifici” sia, al di là del metodo galileiano, semplicemente “ragionare con la propria testa mettendo in discussione sempre tutto”, e, come vedete, è molto faticoso e si risulta anche pesanti, noiosi, antipatici.

Verissimo.

L’alternativa, però, è bersi una serie di cazzate assurde tipo quella che il latte causa il raffreddore e non i virus. Va tutto bene, in fondo “fottesega” come diceva Confucio già nel 127 a.C., però se con queste cazzate voi decidete di spendere dei soldi… ecco, spenderete soldi in cazzate.

Al prossimo delirante articolo.

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DCSS Power Mechanics For Power Lifters è l’unico libro AL MONDO che vi spiega veramente cosa accade in certi esercizi, tipo questo, il più brutale di tutti, lo stacco da terra. se volete caricare come dei muli da soma ma anche se volete semplicemente stare in salute, dovete capire cosa state facendo. Il come è spiegato con schemi, disegni, foto. Ovviamente, non basta un libro e servirebbe un allenatore, poi dovete farvi i video e farvi vedere bla bla bla. Però, permettetemi, il libro è un grande aiuto.

Perché è l’unico testo AL MONDO? Perché i libri su questa roba li ho letti tutti e perché se lo leggete vi accorgete che è così. C’è il supporto scientifico degli studi? Ma certo… di centinaia di studi che ho ANCHE LETTO, guarda un po’, oggi va di moda citare gli abstract, manco di leggerli, ci si ferma al titolo. Io vado controcorrente e li leggo.

Infine, questo è l’unico libro al mondo dove l’autore non vi dice 3 cazzate e poi “compra il libro per il resto”, ma vi dice: “compri il libro? Bene, questo articolo non c’è, perché l’ho scritto dopo e se potessi tornare indietro nel tempo non aggiornerei il libro, ma segnerei i risultati dei campionati di calcio di 3 anni per vincere il totocalcio 50 volte di fila”

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