Ago 21, 3 anni ago

La tecnica: ne esiste solo una?

Ultimamente non commento più molto i video di allenamento, non mi diverte più. Perché mi accorgo non tanto di essere invecchiato, ma che sono anni, alla fine, che dico sempre le stesse cose e mi leggo palloso. Come punto di forza, posso dire che rimango coerente, non cerco novità, non devo fare quella fatica bestia di dovermi riciclare con novità annuali per mantenere una posizione idiota in una classifica idiota. Come punto di debolezza, dette quelle cose… quelle cose si ripetono, come ripeteva l’allenatore rincoglionito di Rocky che poi muore anche. Poi, mi accorgo che comincio a lamentarmi. E lamentarsi significa invecchiare. Perciò pur sapendo di invecchiare, ora mi lamento.

Dal 2004 ad oggi molte cose sono cambiate: siamo passati dall’era del maga&spigni e dell’“arrivi fin lì poi servono le bombe” ad un approccio molto più tecnico e razionale all’uso dei pesi in palestra. Certo, mica è merito mio… ma comunque chiunque abbia accesso ad internet può contribuire a questo cambiamento.

Siamo però passati dal “tu stai zitto che sei secco, io sono B.A.S© (Big And Strong™) e ho ragione”, dove la’ggente faceva le cose alla supercazzissimo con spiegazioni di fantabiologia che manco i Klingon sono fatti così, ad oggi che un secco qualsiasi con 6 minuti di anzianità di palestra compresa la doccia fa affermazioni sulla tecnica di chi ha il triplo di lui di panca. Leggo affermazioni di una sicurezza così assoluta fatta da persone che non erano nemmeno gameti quando il tizio che riceve il giudizio già aveva 150 kg di panca. Gente che è sicura, assolutamente sicura nei suoi giudizi e io dopo 30 anni che sono dietro a queste stronzate ancora mi faccio delle domande…

Oh, che ci sia mai nessuno che dice: “lui secondo me fa le cose a cazzo, è lui che le fa a cazzo o solo io che penso che lui le faccia a cazzo?”.

Ora, io penso che ci debba essere un equilibrio fra queste due posizioni. Per la “tecnica”, in generale, è la stessa cosa. Io leggo spesso di gente che commenta, guarda, ricerca, particolari tecnici così fini… da essere per loro inutili. Un po’ come quelli che curano l’alimentazione maniacalmente per una maratona da 3h50’ che forse a 2h20’ si potrebbe iniziare a pensarci.

Ogni tanto leggo di persone che postano due video con “quale è meglio?” e sotto fiotte di commenti, quando per me sono IDENTICI a parte 3 pixel. Mah… allora, mi accorgo di essere invecchiato. E, capovolgendo il punto di vista, forse è per me che sono identici. Però io ho un pregio eh… so benissimo di non essere il babbo di altri che non sia mia figlia. Perciò… fottetevi voi e i vostri video ah ah ah non commento e basta, chissenefrega. Perciò ora scrivo quello che mi fa di scrivere, senza quell’enfasi da missionario dei poveri che vuol convertire per forza chi non vuole essere convertito.

Ciò che denoto è che stiamo iniziando ad attribuire a questa “tecnica” un significato che va ben oltre ciò che questa di fatto è, rendendo astrusi movimenti che sono alla fine semplici. Quando arrivo a questo punto, cioè al punto in cui le cose diventano complicate oltre misura, con indicazioni che cominciano a contrastare fra di se… ecco, io mi fermo e inizio a chiedermi se non ci sia qualche baco nel ragionamento.

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Ok, quando si parla di tecnica possiamo dare 3000 definizioni differenti, definizioni che spesso sono legate allo sport o all’attività praticata. Vorrei affrontare invece il problema in un modo differente. Qua sopra alcuni esempi di tecnica, no? Nessuno mette in dubbio che ci voglia una “tecnica” per fare queste cose, e che questi signori non ce l’abbiano.

Provate a dare una vostra definizione per ognuna di queste foto, scrivetela, poi trovate gli elementi comuni di ogni definizione. Probabilmente nella “tecnica” del trial o del tiro con la carabina ci avrete ficcato dentro il mezzo usato, in quella del marzialista c’è il concetto di avversario che manca in quella della tecnica degli altri due sport rimasti.

Ecco allora la mia definizione di tecnica, ricordandovi che, parafrasando l’ispettore Callaghan, le definizioni di tecnica sono come le palle, ognuno ne ha due.

“L’assetto biomeccanico umano che trasmette, nella maniera ottima, la forza muscolare necessaria al movimento di un oggetto o del corpo stesso.”

Il problema di tutte queste definizioni di tecnica è che sono un po’ pompose. Riguardate le foto. È ovvio, di nuovo, che ci sia un modo di fare queste cose qua, un “verso”. Ecco. La tecnica è il verso giusto di fare le cose.

Perché alla fine è indubbio che vi sia un modo giusto per fare una croce agli anelli, in quel modo potente, preciso e, sì, delicato. Ogni individuo occidentale percepisce che i bronzi di Riace siano “belli” come che il discobolo greco sia armonioso, così ogni individuo occidentale percepisce che Yuri Chechi sappia eseguire la croce nel modo giusto.

Spesso si perde di vista questa componente, come dire… emozionale. Ed è un errore, tattico. Perché questa componente poi può indurre in linee di pensiero che possono essere fuorvianti. I possibili errori sono essenzialmente due

1) Associare l’estetica di un movimento alla sua efficacia tecnica, l’oggetto di questo articolo

2) Iniziare questa estetica all’esistenza di una unica tecnica di esecuzione, e perciò di insegnamento (anche se le due cose non sono strettamente correlate), e ne parleremo nel prossimo articolo, domani come nel 2080.

Associare il “bello” all’”efficacia” può creare dei grossi casini, ed è qui che la componente emozionale prende il sopravvento. Perché “bello” è qualcosa che dipende da canoni culturali ed educativi.

Vi faccio un esempio, inutile fare dell’antropologia delle cazzate, è bene essere pratici. Ieri ero in macchina, fermo al semaforo sulla statale, sulla pista pedonale vedo correre a circa 30-40 metri una ragazza con una bella silhouette, capelli lunghi neri, completo grigio che metteva in risalto la sua bellissima abbronzatura. In più correva non da tapasciona strusciando i piedi e rotolando per la via, il che la rendeva estremamente gradevole ad uno che ha un passato di Atletica Leggera.

L’abbronzatura la rendeva, come dire… una atleta, le donava quel senso di grazia potente che tutti correliamo con “un bel fisico e perciò un corpo sano, scattante”.

Se io avessi guidato il mio carro sulla stessa strada 100 anni fa e avessi visto la stessa persona correre, avrei detto “ma chi cacchio è quella contadina morta di fame che corre come una tarantolata?”. Perché 100 anni fa essere abbronzati significava lavorare nei campi sotto il sole, e le donne al mare stavano con quei cappelloni perché essere una mozzarella bianca significava essere benestanti e le donne con la pelle madreperlacea erano… belle.

Oggi associamo l’abbronzatura ad un canone di efficienza fisica, quando invece è semplicemente un canone di bellezza.

Non ci credete, vero?

Ok, ecco allora l’esempio che vi riguarda.

Voi siete dei powerlifter (dando per scontato che il termine sia assorbito dalla lingua italiana, il plurale è senza la esse), oppure aspirate ad esserlo o credete di esserlo. E vi incazzate quando paragonano il Powerlifting alla versione da poracci del Weightlifing. Vi incazzate quando dicono che il Powerlifting sia brutto, lento, rozzo, da ciccioni e da grassoni.

“Voi non conoscete il Powerlifting e non sapete di cosa state parlando”. Verissimo! Perché “bello” e “brutto” dipendono SOLO da cosa avete in testa, così come uno stacco che è considerato lento e goffo oppure lo stesso dinamico e tecnico.

Ma il giochino funziona anche nell’altro verso, cioè quando voi sparate minchiate su cose che non conoscete.

L’esempio però riguarda me.

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Questo esercizio si chiama Apollon Axle, e fa parte del set di esercizi Strongman. Derek Poundstone che solleva l’axle da 190 kg, io quando vedo questo esercizio rimango sempre molto molto perplesso. Perché a me fa cacare, letteralmente. Io vedo uno strappo olimpico fatto alla stracazzo o uno stacco da terra che si trasforma in maniera indegna in un sollevamento sopra la testa.

In pratica, lui tira, si appoggia in qualche modo il bilanciere al petto e dato che ha usato una presa mista poi deve girare la manina, lo vedete in E, e per farlo deve avere il bilanciere stabile su una superficie che non può che essere il torace. A quel punto, deve mettersi in posizione di push press con il bilanciere in mano e alle spalle.

Per arrivare qui deve necessariamente strattonare, in maniera per me assolutamente indegna. Per me questo è un bruttissimo esercizio fatto in maniera brutta E PERCIO’ con una tecnica sbagliata, assolutamente inefficiente, lo strappo dei poveri, boscaioli ripesi dalle foreste che fanno queste cazzate.

Non viene da pensare che si fa male alla schiena? E non è paradossale che a pensarlo sia uno che fa stacco da terra, l’esercizio che nell’immaginario collettivo è l’Uomo Nero delle ernie espulse?

Insomma, apollon axle cazzata disumana, venisse Koklyaev in due balletti fa il culo a tutti.

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Ecco una esibizione del Misha: 240 kg di slancio o clean & jerk. Non c’è storia, no? Questo E’ bello, bello ed efficiente, non solo bello ed elegante. Confrontate il Derek a 190 kg di axle e il Misha a 240 di strappo e… non c’è storia. Fine dei giochi.

Ma voglio anche essere più Kattivo.

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Questo è un muscle snatch, che consiste nel portare il bilanciere da terra sopra la testa senza flettere le ginocchia: in pratica si tira su il bilanciere da terra e mentre si fa, per essere semplici, ci si mette con le gambe dritte senza poterle piegare per infilarsi sotto il bilanciere.

Il giochino consiste perciò nell’imprimere più velocità possibile al bilanciere in modo che sia il più alto possibile quando si premerà con spalle e tricipiti. Koklyaev lo fa con 150 kg che, per noi tapini semplicemente umani, “sono meno dei 190 di axle ma siamo lì”. In realtà non è così probabilmente, ma noi siamo così deboli rispetto a questi meta-umani qua che non comprendiamo nemmeno il senso di questi numeri. Io con 150 kg ci faccio una scrollata facendolo salire fino al pistolino, forse, senza nemmeno la paura di darmelo nei testicoli.

Ed infatti…

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Ecco Koklyaev alle prese con l’Apollon Axle. Ora non è che io sia il miglior amico di Misha, mi faccio un’idea sulla base dei video che vedo su youtube, come tutti, lui manco sa della mia esistenza. Per quello che vedo, lui adora lo Strongman e si è messo a praticarlo con ottimi risultati. Viene da pensare: “e ti credo!”

La sua interpretazione dell’Apollon Axle è pertanto Weightlifting Oriented se vogliamo, interpreta il movimento come uno strappo olimpico. E lo interpreta come IO, per il mio retroterra culturale, mi aspetto che si faccia questo esercizio. Questo è un bell’Apollon Axle per Diana!

Anche Marzius Pudzianowsky, il supereroe polacco dello Strongman, lo fa così in diversi video, ed in tutti i modi ha un bagaglio di alzate olimpiche.

Ecco, questo E’ l’Apollon Axle, ho ragione io a pensare che l’altra versione sia una ciofeca, perché è possibile farlo così.

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Ma poi mi crolla un mito: questo video è stato fatto nella stessa manifestazione del primo, credo, e Koklyaev crolla fragorosamente con 182 kg. Non li gira e gli cascano. Ma non solo:

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CI prova con la tecnica a cazzissimo e… non ci riesce. Eppure per chi fa le cose alla stragrande farle alla stracazzo dovrebbe essere un attimo! Insomma, uno che fa 150 di muscle snatch, 240 di strappo, millemila kg in tutte le salse (ha 300 di squat senza mani, per dire), crolla con 180 di un esercizio che è lo strappo dei poveri, e vince l’altro.

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Ed ecco un video sorprendente: Koklyaev che si esibisce in un axle con l’altra tecnica, tirando a presa mista ed invertendo la mano! Cioè lui che ha la megatecnica che passa alla merdatecnica. Ecco, o c’è qualcosa che non va nel mondo intero, oppure c’è qualcosa che non va nella mia testa.

Tutto questo non vuole insegnare niente a nessuno, non è la prova che la tecnica di Derek sia allora quella giusta, solo vuole invitare ad una riflessione.

Il mio giudizio su quella che ho chiamato merdatecnica è, di fatto, viziato. È viziato da un mio pregiudizio, che quell’esercizio, essendo una specie di strappo olimpico, debba essere fatto con una tecnica analoga.

Non osservo, cioè, in maniera neutra. Osservo pre-giudicando, filtrando particolari importanti.

L’apollon Axle è un bilanciere, da quanto capisco, senza cuscinetti. Asta e ruote sono solidali fra loro, se gira il bilanciere girano le ruote e viceversa. E l’asta è molto più spessa del bilanciere olimpico.

Se si esegue l’apollon axle come uno strappo, l’asta si impugna peggio e non gira nelle mani. E la tecnica strappo non funziona. Tirare con l’altra tecnica permette invece di gestire questa cosa. Questa non E’ la spiegazione, ma PUO’ essere la spiegazione. Il fatto che Koklyaev faccia così, e nel video si vede bene che “ha verso” per fare così, dà credito a questa teoria. Però… andrebbe chiesto a lui.

Mi ci gioco una vescicola seminale che funziona così:

· Chi fa Strongman non è capace a fare il sollevamento olimpico. Non ha questo background, semplicemente. Perciò… replica uno schema, quello di Derek, semplicemente perché l’ha visto fare. Chi fa Powerlifting farebbe l’axle allo stesso modo, sia chiaro. Entrambi si piccherebbero nel dire che quella è la tecnica perché il bilanciere è spesso bla bla bla.

· Chi fa sollevamenti olimpici direbbe che quella tecnica fa cacare e per forza, ma solo per forza, solleverebbe l’axle come uno strappo olimpico.

In entrambi i casi si notano proprio i classici atteggiamenti pregiudizievoli, che impediscono il miglioramento.

Accenno ad un concetto che mi è caro, e che vorrei sviluppare nel prossimo articolo: è un attimo creare una specificità.

L’Uomo ha dalla sua la flessibilità e la versatilità, la capacità cioè di adattarsi alle mutate condizioni dell’ambiente, con mixata la capacità di riciclare esperienze di altri contesti. Nel campo fisico, diciamo, riesce ad ottenere risultati in un gesto utilizzando l’esperienza fatta in un altro. Il problema è che questo trasferimento finisce quando si crea un movimento che ha sue caratteristiche proprie, tipicamente quando si arriva al limite. La specificità, in altre parole, vi fotte se non la comprendete.

La butto lì: per fare 20 trazioni di fila esistono millemila programmi, dalla serie alla morte 3 volte a settimana a serie ogni 5 minuti con buffer tutti i giorni. Tutti i programmi per un “awesome number of chin ups” definiscono awesome il numero 20. Però falliscono tutti quando si tratta di farne 40. Perché si entra nella specificità. Vi invito a capire quale sia. Se riuscirete mai a fare 40 trazioni di fila, dopo poco nel farete 60.

Nel caso di koklyaev la specificità del bilanciere dell’axle fa si che fino a certi livelli si possa tirare come le alzate olimpiche, poi… no. Poi la specificità vince.

L’ideale perciò sarebbe uno che insegna agli Strongman un tipo di alzata olimpica adatta all’apollon axle, con l’umiltà di questi di voler imparare e dell’insegnante di riadattare la tecnica pura ad un nuovo ambiente.

Notate come Koklyaev anche se tira come Derek sia in grado, quando ha il bilanciere alle spalle, di spararlo con molto più dinamismo, questo perché ha nella testa il movimento di jerk delle alzate olimpiche che se uno strongman lo imparasse ne beneficerebbe tantissimo.

Noto, invece, che tutto questo non c’è in un ambiente anche piccolo e attivo. Tutti a dire di voler personalizzare, però il trasferimento da un contesto ad un altro è basato o su movimenti completamente distorti, tipo lo squat dello sciatore, lo squat del ciclista o altre amenità del genere, o sulla replica di una tecnica a livelli di purezza inutili per il contesto in esame che se uno migliora è perché prima faceva le cose a cazzo o non le faceva proprio.

In tutti i casi vi è un pre-giudizio basato su quello che è il nostro background. Ecco, a me questo modo di ragionare non piace.

La morale di tutto questo.

Uno posta un 290 di stacco a 90 di peso corporeo, il secco da 110 dice che fa cacare. Uno posta un good morning da 300 kg, il secco da 130 di squat dice che fa cacare. Con una sicurezza che sfora nella presunzione e così nell’arroganza. Ecco, non è che i secchi non possono parlare, ma i secchi dovrebbero capire che stanno giudicando con dei canoni che hanno appreso ma che non hanno avuto il tempo di vivere perché 110 e 130 sono risultati mediocri.

Uno che ha 290 a meno che non sia Hulk da piccolo è sopravvissuto al suo risultato, ci ha messo anni, ha fatto delle scelte, ha capito se quello era il suo stile. Questo è il punto che va compreso.

Poi, quello che ha 290 è solo un coglione che non ha capito un cazzo e che si perde 50 kg per strada, ma il punto è il giudizio senza appello, senza ragionare. Ragionare, poi giudicare negativamente, alla 3° non alla 0°. Ma non per una questione di giustizia, ma di tattica, perché tipicamente il secco a 110 che fa così, poi arriva a 150 e si pianta, perchè come non ragiona sugli altri non ragiona su se stesso.

Non è che io sia immune da tutto questo, ma se non altro cerco di frenare il giudizio facile, come per l’apollon axle, dove sono convinto che uno strongman lo farebbe meglio imparando i sollevamenti olimpici, sono ancora convinto, ma toppavo nel giudizio “fa cacare” solo perché avevo in testa altro.

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