Ago 22, 3 anni ago

La tecnica, intermezzo

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Questo non è il mio cane, il mio è mooooooooolto più bello, bravo, buono, coccoloso, intelligente (conosce i logaritmi, per dire), perché è il MIO CANE. Stop. Sono stato costretto a mettere questa foto perché non ne ho una del mio spettacolare cane mentre salta.

Comunque, anche il mio cane salta in questo modo: in maniera assolutamente elegante, corre, arriva al bordo del muretto, salta e atterra un metro sotto, continua a correre. Oppure, quando arrivo a casa che mi saluta, corre, vicino al tavolo sotto il portico salta, atterra sul tavolo, scivola e si ferma preciso sul bordo vicino a dove sono per farsi accarezzare.

L’ho osservato tantissime volte, alcune volte sbaglia e non salta ma devìa e tira dritto lateralmente, altre volte è troppo veloce e scivola sul tavolo per poi saltare giù di nuovo, pochissime volte, rarissimamente, salta e cade indietro. Ho provato anche a “disturbare” questa sequenza, cioè a correre improvvisamente verso di lui o a mettere le mani sul tavolo, e vedo che decide al momento cosa fare, se saltare sul tavolo o risaltare giù, ma non sbaglia appunto quasi mai la dose di forza del salto e non cade quasi mai indietro.

È elegantissimo, ripeto: esplosivo, dinamico, agile, sembra che non faccia assolutamente forza, e centra l’obbiettivo.

Bene. Chi ha insegnato al mio cane a saltare così? Chi lo ha allenato?

È incredibile come parlando di stacco da terra o da come un cane salta su un tavolo si possa arrivare alla Neurofisiologia, all’Anatomia Comparata, e se si vuole anche al senso ultimo dell’esistenza. Ovviamente, io non mi reputo esperto (anche se googlando su pubmed potrei esserlo in 5’ e solo perché le multinazionali della Ka$ta non vogliono non ho i 3 Nobel che mi spettano), però provo a fare, con molta umiltà, un piccolo discorsino.

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Ok, questo è un disegno dell’encefalo, la parte di Sistema Nervoso contenuta nella scatola cranica. Tutti, bene o male, conosciamo questa rappresentazione dove la struttura rosa è data dagli emisferi cerebrali, con quelle che sono le circonvoluzioni, cioè la superficie encefalica non è liscia ma è come se si fosse pressato un pallone a forza in una scatola sferica, facendolo raggrinzire. Ciò che chiamiamo cioè cervello è l’insieme rosa-grigiastro dei due emisferi cerebrali

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Un classico di quando andiamo a fare la spesa, passiamo dal reparto dei surgelati per comprare il gelato, io ispeziono tutte le confezioni di variegato all’amarena e ad alta voce dico: “questo sembra un cervello colato nella vaschetta, ha anche avuto una grossa emorragia, vedete il sangue coaugulato fra le circonvoluzioni?”, ovviamente la pago questa cosa eh… tipicamente un “smettila idiota”, con il glaciale sguardo allo zero assoluto, che ibernerebbe anche al volo anche un reattore a fusione nucleare, ma è più forte di me…

Dicevamo…

Nel disegno si nota la parte in basso, quella giallastra, il midollo allungato, e quella dietro rosa striata, il cervelletto. Il problema è che questa rappresentazione nasconde molti altri elementi anatomici.

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Rimuoviamo l’emisfero cerebrale sinistro, a sinistra, ecco cosa c’è sotto: una serie di strutture di vario tipo. Nascondiamone ancora, a destra, e sotto ancora ne troviamo altre. Giro del cingolo, talamo, ipotalamo, epitalamo, nuclei genicolati, amigdala, putamen, claustro, gangli della base, sostanza nera, sostanza rossa ecco alcuni dei nomi .

Queste strutture hanno un ben preciso ruolo all’interno del Sistema Nervoso, sappiamo tantissimo ma anche pochissimo del loro scopo e del loro funzionamento, come sempre accade quando si tratta di Sistema Nervoso.

Non voglio però mettere in piedi una trattazione, ripeto, dove sembra che io sia il dottor Sheppard di Grey’s Anatomy, l’ho fatto in parte nel mio libro e in altri articoli, ripeto non sono un neurofisiologo né voglio dare l’impressione di esserlo. Introduco questi elementi per poter strutturare un percorso di conoscenze ed arrivare ad un risultato che mi è utile per allenarmi.

Ok, l’approccio alla Biologia, Neurobiologia, Motor Learning, Anatomia e quant’altro ha un limite: è parziale come tutti i campi del sapere. Una criticità, però, a mio avviso, è che questo limite… non viene semplicemente detto. Studiando tutta questa roba si è indotti implicitamente a farsi l’idea che tutto questo sia proprio dell’Uomo, dell’essere umano Homo Sapiens Sapiens, che solo lui funzioni così, che perciò ci siano delle tecniche specifiche di insegnamento ed apprendimento per l’essere umano stesso, perchè questo controllo motorio sia prerogativa dell’Uomo.

In realtà, tutti gli animali condividono con l’Uomo queste strutture.

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In questo disegno, a sinistra il cervello di un topo, al centro di un gatto, a destra di un uomo. I colori indicano le aree del cervello comuni, non vorrei far casino ma la verde è la corteccia motoria, la rossa la corteccia visiva, la viola la corteccia uditiva. Più l’animale è indietro nella scala evolutiva, diciamo, meno certe aree sono sviluppate, ma ci sono.

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In questo disegno il cervello della rana e quello del cane a confronto: vedete i ciccioli del cervello della rana come si ritrovino in quello del cane, sotto il maggior sviluppo di quello che è il telencefalo, cioè l’insieme dei due emisferi cerebrali?

Rana e cane, e così uomo, condividono le stesse strutture anatomiche e, andrebbe mostrato ma è così, le stesse strutture funzionali (cioè queste strutture hanno la stessa funzione, nella rana come nel cane, e così nell’Uomo).

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Ancora, in questo disegno si nota come vi siano le stesse strutture, dal pesce al cavallo. Più si sale nella scala evolutiva, più certe strutture si sviluppano, in particolare gli emisferi cerebrali, ma noi condividiamo con gli alligatori molti di quei ciccioli profondi che stanno sotto agli emisferi stessi. In pratica, i rettiliani esistono, siamo tutti noi, perché ognuno di noi ha una parte di cervello che è quella di un rettile, di una lucertola.

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Possiamo dire che strutturalmente quando si arriva al livello di un cane o di un cavallo il loro Sistema Nervoso sia sostanzialmente identico, con tutte le differenze del caso, al nostro. Nel disegno il cervello di un cane, è sorprendente come sia simile a quello del palestrato medio.

Noi non siamo più intelligenti di un cane perché abbiamo il cervello più grosso, un delfino o un elefante lo hanno più grosso del nostro, ma differiamo per una serie di strutture e di elementi.

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Ecco un elemento che ci ha fatto diventare la specie dominante sul pianeta: la zona grigia, la corteccia frontale. L’uomo ha, tra le altre cose, lo sviluppo maggiore della corteccia frontale, la sede del pensiero convergente, delle decisioni, della capacità di razionalizzare, di fare “se allora” e così via. In questo, ed in altri elementi, differiamo da tutti gli altri animali. L’Uomo cioè è il primo della catena alimentare e domina il mondo perché riesce a prendere decisioni sulla base delle esperienze passate, e riesce a fare previsioni su ciò che quelle decisioni apporteranno al futuro.

Però, per il resto, siamo assolutamente identici: riceviamo degli stimoli dal mondo esterno, attuiamo delle strategie di movimento per sopravvivere a questi stimoli.

La maggior parte del nostro Sistema Nervoso è deputata a questo, al movimento di fatto. Un alligatore se viene morso sente dolore, reagisce processando questo segnale e attuando una strategia di difesa. Questo coinvolge tutto il suo Sistema Nervoso: il dolore scatenerà un riflesso rapidissimo a livello spinale, non cosciente, che gli farà fare un movimento brusco per allontanarsi dal pericolo immediato, poi il dolore scatenerà una serie di scelte su come allontanarsi definitivamente, oppure se attaccare per difendersi.

Pensate a quando poggiate sulla spiaggia un piede su un frammento di conchiglia, che vi punge. Sollevate il piede punto immediatamente, in un riflesso non controllabile, poi decidete al volo se appoggiare il piede più avanti o tornare indietro perché, che so… tutto il bagnasciuga è pieno di questa roba.

In tutti i modi la vostra risposta motoria e quella di un alligatore sarà la stessa. Così come l’impulso alla sete, alla fame, e così via. È il movimento che ci fa sopravvivere, movimento sulla base degli stimoli ambientali, oppure movimenti come la respirazione che è un movimento autonomo, controllabile ma di fatto autonomo (respirate anche quando dormite): la respirazione è gestita da un nucleo che è comune dall’alligatore in su a tutti gli animali.

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Come abbiamo in comune strutture macroscopiche, abbiamo in comune strutture microscopiche. Nel disegno un neurone, più precisamente un particolare neurone che è detto motoneurone perché comanda le fibre muscolari. Una pecora ed Einstein condividono gli stessi tipi cellulari, i neuroni del Sistema Nervoso.

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I ciccioli visti precedentemente, tutte le strutture viste, sono aggregati di neuroni connessi in vario modo, e queste connessioni sono presenti in tutti gli animali elencati fino ad ora. L’aspetto sorprendente del Sistema Nervoso di tutti gli animali visti è che la singola unità funzionale, il neurone appunto, è di fatto molto semplice (non semplicissimo, è pur sempre una cellula specializzata, ma alla fine anche io riesco a simularlo al PC quasi completamente), ma è la sua capacità legarsi ad altri neuroni a creare reti che lo rendono universalmente versatile. Reti che si uniscono ad altre reti, per formare reti che svolgono funzioni complesse, diciamo un cicciolo, ciccioli che si uniscono fra di se per formare l’intero sistema nervoso.

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Ma non solo. Abbiamo in comune con tutte le specie viventi menzionate il modo con cui si apprende, perciò per quello che ci riguarda, il modo con cui si apprendono i movimenti. Il mio cane impara i suoi movimenti come io imparo lo stacco. Questa è una potentissima chiave di lettura, perciò imparare un buono stacco da terra non ha niente di trascendentale nella modalità, anche il mio cane potrebbe apprenderlo se il suo cervello fosse ficcato dentro la mia testa, e non so se si noterebbe la differenza…

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Nei precedenti articoli, infatti, abbiamo visto le capacità condizionali e coordinative e abbiamo visto come si passi dalla coordinazione grezza alla coordinazione fine e poi alla stabilizzazione della coordinazione fine. Il punto è: come avviene tutto questo?

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L’aspetto incredibile è che per il tizio che usa le KB o per un cane come il mio che salta su un tavolo è la ripetizione del gesto che porta alla formazione nell’intero sistema nervoso di connessioni fra neuroni che creano il circuito del movimento, lo schema motorio. Si ripete il gesto, questo diviene più preciso perché viene a plasmarsi una rete di neuroni per quel movimento, un vero e proprio circuito elettrico autoassemblante che si attiva sempre più in automatico.

Questa flessibilità del Sistema Nervoso è ciò che permette alle creature viventi di adattarsi al loro ambiente, e vale bene o male per tutte! La vita sopravvive al mondo perché si adatta al mondo, è affascinante tutto questo.

Ciò che differenzia il mio cane da me nell’apprendimento di un movimento è che io, con la mia corteccia frontale, posso direzionare lo scopo, volerlo imparare, volerlo imparare in un certo modo, espormi al pericolo di un sovraccarico sovramassimale, perseverare per anni nell’imparare. Il mio cane no. Stimolo, risposta, con una minima azione di “è successo questo, allora, però se facessi così, allora”.

È il pensiero razionale che ci differenzia, noi non aspettiamo gli stimoli esterni e ad essi reagiamo, ma siamo in grado di ragionare su quello che accade, di prevedere quello che accadrà e così via. Però questo è proprio di una piccola area del Sistema Nervoso, se vogliamo, e il resto è in comune con tutti gli altri animali. Se siete laureati in Neuroscienze, perdonatemi, ho semplificato, ma alla fine questo è quanto.

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In altre parole, ogni stimolo esterno (vie afferenti) fa si che il Sistema Nervoso elabori una risposta (vie efferenti) verso gli organi, ad esempio i muscoli. Questa risposta dipende anche dal bagaglio delle nostre esperienze. Se lo stimolo si ripete, le frecce che tornano indietro, questa ripetizione altera il Sistema Nervoso stesso, altera le sue connessioni, fino a che se ne creano altre in risposta a questo stimolo.

Il meccanismo dell’apprendimento è così un qualcosa di ciclico, per me come per il mio cane. L’addestramento di un cane si basa su tecniche che vedono la ripetizione costante di stimoli e una forma di ricompensa per il cane se fa bene. La ricompensa ha lo scopo di far capire al cane se la risposta che ha dato allo stimolo era quella richiesta, è il suo metodo di giudizio dell’effetto.

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Questo invece è lo schema di allenamento che ho proposto qualche articolo fa e che trova adesso una sua giustificazione: l’Uomo si allena con una determinazione che un animale non può avere, grazie alla sua corteccia frontale, ed è in grado di capire tipologie di errori e trovare tipologie di risoluzione che un cane mai si sognerebbe, sempre a causa del maggior sviluppo della sua corteccia frontale.

Ma a livello cellulare, strutturale, il metodo di allenamento è sempre lo stesso: ripetere. Perfect practice makes you perfect ha così la sua giustificazione neurofisiologica: l’unico modo per ottenere un risultato è di ripetere, ripetere, ripetere per ottenerlo, per me, per un cane, per un coccodrillo.

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