Giu 3, 3 anni ago

Cinestesi e altro

Devo dire che l’esame di Teoria e Metodologia del Movimento Umano mi ha fatto capire molte cose. Ho avuto la conferma di ciò che ho sempre saputo, ma… non solo. La conferma è questa: nessuno è così eclettico da studiare quello che non gli piace, tutti tendono, invece, a specializzarsi in ciò che amano. Va tutto bene, solo che poi c’è la tendenza ad estendere ciò che piace a tutto, come se quello fosse la chiave di volta del sapere universale.

Per essere molto semplici e diretti: chi fa pesi pensa che i pesi siano il fulcro di qualsiasi preparazione atletica, indiscriminatamente. Quante volte abbiamo preso per il culo i calciatori che facevano squat al multipower? Vero, quella è una cagata, però al calciatore i pesi… non servono. Serve ALTRO. Ma nel calcio c’è tutta una cultura su queste cose, non è che arriviamo noi e con quattro stronzate con il bilanciere gli insegnamo qualcosa. Esiste, cioè, un “modello prestativo” del calcio, e in generale di tutti gli sport.

Così, esiste una classificazione delle abilità umane e non è che arrivo io e invento qualcosa di nuovo. C’è chi certe cose le ha studiate da mo’. Io ho sempre saputo di non sapere, ma studiare queste cose mi ha fatto capire quanto non sapevo, che esiste non un mondo, ma un intero universo a me sconosciuto e che ciò che io so è una caccola del tutto. Ok, una caccola iperspecializzata, ma sempre una caccola.

Attenzione, cioè, ai voli pindarici in cui il personal trainer allena atleti di certi sport: se non è capace, semplicemente non sa dove mettere le mani e meglio è la schedina di muscolazione schia schia in 3×10.

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Capacità di differenziazione cinestetica

Continuiamo con le capacità coordinative, affrontandone una che per me è spettacolarissima: la differenziazione cinestetica. Per prima cosa, il nome: cinestesi significa senso del movimento, da cines, movimento, e tesi, senso di (io il greco non lo conosco e ovviamente copio, non penso che valga la pena farsi duecoglioni© al Classico per sapere due nomi che significano…), però ci tengo a rimarcare che il significato dei termini deve essere noto, altrimenti è imparare le cose a memoria.

Il senso del movimento è la capacità di percepire il proprio corpo muoversi nello spazio, di fatto senza l’utilizzo della vista. Immaginate di essere nella vostra cucina, al buio totale. Volete accendere l’interruttore che sapete dove è, camminate verso di esso, alzate il braccio, premete il dito et voilà, la luce di accende. Voi sapevate dove erano i vostri piedi, sapevate a che altezza era il vostro braccio, ok, forse non l’avete centrato alla prima l’interruttore, ma poi muovendo la mano sul muro l’avete beccato.

Per fare tutto questo voi avete ricevuto informazioni dall’interno del vostro corpo, da quelli che si chiamano propriocettori, i famosi organi del Golgi e i famosi fusi neuromuscolari che registrano le tensioni muscolari e le velocità con cui queste tensioni si sviluppano. In più esistono altri propriocettori, quelli che si chiamano recettori capsulari che inviano informazioni sull’apertura angolare delle articolazioni.

Tutte queste informazioni permettono di muovere gli arti sapendo dove questi si posizionano nello spazio, senza vederli. La cinestesi si completa con l’apparato vestibolare, che fornisce informazioni sulla posizione e velocità della vostra testa (in realtà l’apparato vestibolare misura delle accelerazioni ma non ci sottilizziamo, dato che poi vengono integrate per ottenere delle velocità…)

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All’interno del nostro cranio, dietro ogni orecchio, abbiamo insieme agli organi che ci fanno sentire, una struttura come quella nel disegno, che però non rende l’idea della sua tridimensionalità, che con dei video è invece chiarissima (oggi studiare l’Anatomia è davvero divertente, e chi non utilizza questo ben di Dio multimediale gratuito non sa che si perde. I 3 canali semicircolari forniscono informazioni sull’accelerazione della testa su 3 piani, mentre poi abbiamo due strutture che danno la posizione statica comportandosi proprio da accelerometri.

Quando correte e la testa ondeggia i vostri occhi possono guardare un punto fisso: il vostro Sistema Nervoso integra le informazioni vestibolari per coordinare il movimento dei muscoli estrinseci degli occhi, quelli che muovono i bulbi oculari. Nessuno di noi deve fare nulla di particolare, tutto avviene a livello subcosciente, basta pensare di mantenere lo sguardo su un oggetto: si tratta di una manifestazione della cinestesi, del senso del movimento.

Di fatto noi abbiamo cablati nel nostro Sistema Nervoso tutta una serie di programmi di cui ignoriamo l’esistenza, che si formano durante la nostra crescita per il semplice motivo di essere stimolati: un neonato non è capace a seguire un oggetto che si muove (manco lo vede…) mentre lo fate ondeggiare, bene che vada vi vomita addosso, ma via via che cresce il suo Sistema Nervoso si forma per questo compito. In questo modo il cucciolo di Uomo impara qualcosa che è necessaria per la sua sopravvivenza. Nessuno di noi si rende conto di quanto il Sistema Nervoso sia potente, e quanto sia difficile replicare elettronicamente funzionalità che a noi sembrano banalissime.

Perciò, tutti questi sensi che compongono la cinestesi o, se vogliamo, la differenziazione cinestetica, cioè la capacità di differenziare la percezione dei vari movimenti, ci permettono di avere quella che è una rappresentazione del nostro schema corporeo, una immagine mentale del nostro corpo posizionato nello spazio, di sapere dove è e quanto spazio occupa.

Ma la cinestesi non è solo questo, è anche la percezione dello stato di tensione dei nostri muscoli, che ci fa capire quando siamo contratti, sciolti, duri, molli, quando i nostri arti stanno andando veloci, quanta forza dare in un dato movimento.

Il controllo cinestetico è perciò ciò che ci permette di eseguire movimenti precisi, senza sbavature, con il minimo dispendio energetico dato che utilizzeremo solo i muscoli indispensabili al tal movimento e non altri. La differenza fra un atleta avanzato ed un principiante è proprio nella diversa differenziazione cinestetica: l’avanzato percepisce molti più particolari di se, molte più informazioni utili, mentre il principiante “non sente” il movimento, non capisce cosa sta facendo, si concentra su particolari non rilevanti.

Questa differenza fra avanzato e principiante è valida a tutti i livelli di conoscenza, cognitivi: un avanzato percepisce più informazioni utili, filtrandole dall’ambiente, a differenza del principiante, e dato che la cinestesi è una conoscenza di se stessi, è così un sottoinsieme di questo comportamento generale.

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Per non dare l’impressione che solo gli “atleti” siano in possesso di certe capacità, ecco un esempio estremo di cinestesi (e di altre capacità mixate insieme, ovviamente). Un trapezista che volteggia in aria e mette le mani avanti per prendere il trapezio “sa” che il trapezio è lì, perché ha sviluppato un senso del tempo che gli ha fatto iniziare il movimento al momento giusto, e ha sviluppato una percezione di se stesso così profonda che, pur non vedendo quello che sta facendo, sa benissimo come è posizionato il suo corpo nel volo, dove sono braccia e gambe, quanto sono chiuse o aperte. Altrimenti non potrebbe afferrare il trapezio.

Per lui il senso del tempo si dilata, ha dei flash in cui vede e si vede, “sente” dove è. Se ci pensate, però, capita anche a voi quando fate lo squat: più siete allenati e più percepite quello che accade, l’alzata “da dentro” è più lunga di quanto non lo sia “da fuori” e percepite chiaramente se state facendo bene, male, se vi state sbilanciando, se state perdendo la schiena e così via. Chi percepisce questo ha sviluppato una cinestesi dello squat, e potrebbe farlo ad occhi chiusi.

Ancora, chi ha una certa esperienza di squat sa come modulare la contrazione/decontrazione dei vari gruppi muscolari, rendendo la schiena dura ma solo su due binari laterali alle vertebre, senza contrarre i dorsali, il trapezio e così via. Cioè: se serve, lo fa, se non serve, non lo fa. Questa capacità è ciò che permette di eseguire serie di squat ad alte ripetizioni con pesi medi, dove ciò che conta è la capacità di rimanere decontratti dove non serve. Come vedete, a tutti i livelli esiste una cinestesi che può essere sviluppata, anzi, deve essere sviluppata.

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È proprio la capacità di rimanere rilassati nel tono muscolare e di eseguire movimenti dove si è coscienti di dove siamo posizionati che ci rende “avanzati”, tanto che quello che facciamo sembra facile. Avete mai visto un ginnasta volteggiare al cavallo con maniglie? Sembra che lo faccia senza sforzo, le gambe tese ma rilassate. Non è che i muscoli siano rilassati, lo sono quelli che non servono, in un susseguirsi di fasi di contrazione e decontrazione dovuti alla perfetta percezione di se stessi sul cavallo.

Capacità di equilibrio

Chiaro che poi la capacità di equilibrio, che è sia una capacità di controllo e direzione del movimento, sia una capacità di adattamento motorio, si appoggi fortemente sulla cinestesi. Possiamo dire che l’equilibrio è la capacità di mantenere una posizione statica o di eseguire un movimento dinamico a fronte di perturbazioni esterne. In altre parole, l’equilibrio è “voglio muovermi così, anche se qualcosa me lo vorrebbe impedire”.

L’equilibrio è una capacità complessa in cui vengono integrate moltissime informazioni, a livello cosciente e subcosciente:

1. Informazioni cinestetiche, cioè vestibolari e propriocettive – per mantenere l’equilibrio è necessario conoscere dove siamo posizionati nello spazio.

2. Informazioni tattili – la pressione sotto i nostri piedi, come si distribuisce, come si sposta.

3. Informazioni visive.

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La visione ha un duplice ruolo: a livello cosciente e subcosciente. A livello cosciente la visione permette di anticipare eventuali perdite di equilibrio, e questo è plausibile. È invece interessante l’interazione della visione a livello subcosciente con gli altri sensi: “subcosciente” non è un termine mistico, semplicemente indica che certe elaborazioni non avvengono a livello di consapevolezza.

Nel disegno si possono notare i due nervi ottici che dagli occhi trasportano il segnale elettrico generato dalle retine, si incrociano in un punto che si chiama chiasma ottico e poi proseguono posteriormente per arrivare alla corteccia visiva sui lobi occipitali. La corteccia visiva elabora coscientemente i segnali e noi… vediamo. Però notate come ci siano quei due punti viola, i nuclei genicolati laterali, con cui i nervi ottici entrano in contatto: in questo modo le informazioni visive vengono a propagarsi in aree del Sistema Nervoso che non sono sotto il controllo della coscienza. Quando volete fissare un punto mentre la testa ondeggia, come già detto, voi non dovete controllare questa azione, la fate e basta proprio grazie a questa interazione dei segnali visivi con queste zone qua, che coordinano i muscoli oculari e anche i muscoli del collo, senza che voi ci dobbiate pensare.

È chiaro che la capacità di equilibrio e la differenziazione cinestetica siano collegate: non potete migliorare la vostra capacità di equilibrio senza migliorare il vostro senso del movimento e viceversa, come sempre tutto è integrato.

Il cervelletto entra prepotentemente in gioco nel gestire l’equilibrio: a fronte della volontà di eseguire un dato movimento, è il cervelletto che modifica l’azione per adattarla alle condizioni mutevoli dell’ambiente, aggiustando la contrazione muscolare per poter mantenere l’equilibrio.

Capacità di orientamento spazio-temporale

Ognuno di noi interagisce con l’ambiente secondo due sistemi di coordinate: le coordinate spaziali, tridimensionali, e la coordinata temporale, il tempo. Pomposamente, si parla di spazio-tempo perché ogni azione che facciamo avviene in un certo spazio con una certa durata, e tutti noi ragioniamo in termini quadrimensionali: 3 coordinate spaziali, altezza, lunghezza, larghezza per essere pratici, e una temporale, il tempo appunto.

La capacità di orientamento spazio-temporale ci permette di organizzare il movimento nello spazio e nel tempo, a livello cosciente di percezione.

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Come si nota, la percezione del tempo deriva da ciò che vediamo e da ciò che sentiamo, mentre la percezione dello spazio dipende ulteriormente dalle sensazioni tattili e dalla percezione della disposizione del nostro corpo.

A noi tutto questo sembra banale, e ci sembra anche strano che possa essere allenato o appreso, ok, la percezione di noi stessi nello spazio ma… l’abbiamo già vista, il resto è una ovvietà. Invece la percezione spazio-temporale è una conquista che necessita dei primi 7 anni della nostra vita: un bambino piccolo non ha coscienza del davanti/dietro o dell’alto/basso, del vicino/lontano, ed infatti piange quando non vede la mamma perché la mamma se è dietro di lui, semplicemente non esiste.

Però permettetemi una piccola digressione: sono abbastanza refrattario a tutta questa fottuta pedagogia, io detesto i mocciosi piccoli, tutta la mia limitata pazienza è stata dedicata all’unica mocciosa di cui mi è mai interessato, mia figlia, perciò lascio volentieri gli stimoli per migliorare la capacità di orientamento spazio-temporale a chi ha la vocazione dell’insegnante, a me non diverte assolutamente avere orde di piccoli indemoniati da stimolare, e sebbene sia sbagliatissimo, li considererei dei piccoli adulti da mettere in riga a frustate. Sappiatelo se lascerete i vostri figli nelle mie mani, eventuali turbe da adulti deriverebbero sicuramente da quei 5 minuti con me.

Capacità di ritmizzazione

Copio dal libro di Casolo: “il ritmo in musica è la distribuzione dei suoni e della loro durata nel tempo. In campo motorio corrisponde all’organizzazione del movimento nel tempo, determinandone la periodicità, l’intensità, la velocità, le pause, la durata”

Chiaramente, il senso del ritmo è importante non solo nel ballo o nella musica, ma in tutte le attività cicliche. Nella corsa, sia a piedi che in bicicletta, la capacità di ritmo permette di “sentire” la velocità da come si sviluppano i passi o le pedalate, da quella che si chiama “cadenza”, cioè dal ritmo regolare che si viene a creare. Quando correvo e facevo le ripetute sui 300, capivo dal ritmo dei piedi sulla gomma della pista se stavo andando forte o no, associando la velocità alla cadenza dei piedi, cioè alla frequenza di battuta al suolo.

Nei pesi esiste un ritmo? Direi di si se vengono sviluppate serie di 4 ripetizioni o più eseguite tutte di fila. Se fate uno squat a 20 ripetizioni dovete essere ritmici, nel senso che è necessario essere fluidi e eseguire le ripetizioni, almeno le prime 10, in maniera continua e tutte identiche fra se. L’allenamento vi fa percepire se le ripetizioni sono identiche fra loro e vi fa percepire la ritmicità. Chi usa i kettlebell sviluppa sicuramente un senso del ritmo, così come chi fa Crossfit.

Nel prossimo articolo entreremo nel merito delle capacità condizionali, e cercherò di evidenziare come la tendenza considerarle separate da quelle coordinative porti poi ad una visione, permettetemi, sbagliata di certi tipi di allenamento.

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