Mag 30, 3 anni ago

La tecnica degli esercizi, 1

Ho iniziato, per gioco, a scrivere su Internet nel lontano 2004, e oggi, nel 2014, continuo ancora per gioco. Un gioco che certe volte è stato compulsivo, altre interessante, altre volte ancora… non saprei nemmeno descriverlo, ma sempre un gioco. Perché, alla fine, non campo di quello che scrivo e anche se faccio corsi, ho scritto un libro bla bla bla… ciò che entra è molto meno di quanto esce. Ma va bene così, non è un lamento, solo una constatazione. Nessuno mi obbliga, lo faccio per me, non ho una missione, se nessuno mi legge pace. Non voglio fare come quello che pensa di essere un genio incompreso che nessuno capisce quando gli altri hanno ben capito che è solo un rompicoglioni.

A me interessa rimanere intellettualmente libero.

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Non ci vuole molto a capire che nelle due foto non sono rappresentate delle manifestazioni di forza bruta. L’avversario va a terra grazie a parte della sua stessa forza, della sua energia cinetica, che gli viene rivolta contro, il tronco viene passato grazie alla destrezza e all’agilità dell’unità moto-uomo. Sono due bellissime espressioni di “tecnica”. “Lui è tecnico”, “hai una bella tecnica”, “è tutto un discorso di tecnica”.

Ma che cosa è la “tecnica”? Provate a dare una definizione, vedrete che sembra facile in prima battuta, i pensieri ci sono tutti, ma poi non quagliano, non si focalizzano. Sembra facile, ma non lo è.

Uno dei motivi per cui sono contentissimo di studiare Scienze Motorie è che tutto questo mi è stato formalizzato e inquadrato in tutta una serie di esami, in primis da “Teoria e Metodologia del Movimento Umano”, un esame fondamentale del primo anno: come sempre accade in tutto lo scibile umano, questi aspetti sono stati studiati, perciò vorrei fare una piccola lezioncina su quello che ho studiato, prima di dare poi la mia visione del problema. La lezione è necessaria perché per fare una personalizzazione della teoria è necessario… conoscerla. Solo conoscendo lo stato dell’Arte è possibile aggiungere qualcosa di nuovo.

Questo tipo di conoscenze è il patrimonio dello studente di Scienze Motorie, è il suo pane. Il problema è che poi un certo tipo di scienziato motorio si autoinduce nell’autocompiacimento, parlando anche con il suo cane con quel gergo e quel tecnicismo che non sopporto. Cioè: “intraruota il braccio” è correttissimo, “gira la mano in dentro” non lo è, però tutto dipende dal contesto e fra colleghi si usa la prima frase, in palestra la seconda. Insistere ad usare la prima denota la classica volontà di far vedere che si è bravi e io questa cosa non la reggo.

Stiamo parlando di un linguaggio costituito da delle “definizioni”, frasi sintetiche rappresentanti concetti. Sono importanti i concetti, non le definizioni. Stabiliamo le definizioni, qualunque esse siano, facciamole diventare parte di un linguaggio comune, ma non eccediamo nella pedanteria.

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Possiamo dire che “avere tecnica” significa “avere una abilità nel fare qualcosa”. Nel disegno ecco una definizione di abilità. Può sembrare sorprendente, ma per avere una generalità di definizione, indipendente dal contesto, questa è la migliore. Essere abili significa saper fare qualcosa, qualunque cosa, ma non solo saperla fare, saperla fare bene, con efficienza cioè utilizzando il minimo delle risorse ed ovviamente con efficacia, cioè raggiungendo l’obbiettivo. La competenza, motoria in questo caso, è data proprio dal saper fare bene quel dato atto motorio.

Una abilità è a sua volta composta da componenti più elementari, e qui si entra, se non altro, negli aspetti interessanti della trattazione.

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Ognuno di noi è dotato di funzioni sensoriali e percettive che ci inviano informazioni dall’ambiente circostante, di funzioni intellettive che ci fanno elaborare le informazioni per stabilire una azione, di funzioni motorie che ci permettono di mettere in piedi l’azione stabilita.

È chiaro che queste sono integrate fra se con ampi margini di sovrapposizione, perché di fatto risiedono tutte nel Sistema Nervoso, sia centrale che periferico, ed è difficile stabilire aree isolate. Ad ogni funzione corrisponde una capacità, cioè una quantificazione dell’efficienza di quella funzione, perciò avremo delle capacità senso-percettive, delle capacità intellettive e delle capacità motorie.

Le capacità motorie riguardano l’intensità e la qualità della risposta agli stimoli ambientali e queste sono state suddivise come di seguito riportato.

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Prima di affrontare la descrizione della tavola mi preme ricordare, pertanto, che la tecnica, l’abilità di fare qualcosa, sia così data dall’integrazione di più capacità che, a loro volta, sono definite come le componenti parziali della data abilità.

In teoria la data abilità verrebbe quantificata dalle singole capacità, che dovrebbero avere una loro ben precisa misura. In altre parole, tizio è più forte di Caio nel dato esercizio perché fa X kg più di lui, Gino è più veloce di Ugo sul dato esercizio perché è Y secondi più veloce di lui. Però alla fine non è così semplice, specialmente quando si affrontano movimenti complessi che devono essere giudicati per l’aderenza a certi standard. Se si capisce la difficoltà del compito, la classificazione rimane comunque importante, perché schematizza, inquadra, il problema.

Nella tavola sono cioè riportate tutte le caratteristiche che definiscono “la tecnica”, in qualsiasi contesto, dato che definiscono una abilità in generale. “Essere tecnico”, pertanto, consiste nell’avere nel proprio ambito di “tecnica” un dato bagaglio di queste capacità che, integrate tutte insieme, permettono lo sviluppo dell’abilità in quel dato ambito.

Come si nota, abbiamo 3 grandi suddivisioni:

· Le capacità condizionali – rappresentano la condizione del nostro organismo, riuscire a esprimere una azione motoria con una certa durata, volume ed intensità di risposta. Si relazionano con la produzione di energia e relativi metabolismi (aerobico, anaerobico alattacido e lattacido). Come si può vedere, sono la forza, la velocità, la resistenza, termini che vanno definiti ma che comunque nel loro significato da senso comune sono chiari. Possiamo vedere le capacità condizionali come il motore grezzo del nostro corpo, come una potenzialità di fare qualcosa, determinano cioè la quantità dell’azione motoria.

· Le capacità coordinative – rappresentano invece la risposta qualitativa, la qualità dell’azione motoria e si relazionano con il controllo dato dal Sistema Nervoso. Come si nota, queste capacità si suddividono in 3 gruppi, le capacità di controllo e direzione del movimento, le capacità di adattamento motorio e le capacità di apprendimento motorio. Al di là di alcuni nomi poco noti, i termini risultano comunque intuitivamente chiari: si tratta di capacità che riguardano come uno riesce a controllare la sua forza, la sua velocità e la sua resistenza.

· Le capacità strutturali elastiche – si tratta di capacità che non hanno a che fare con la produzione di energia, cioè non sono capacità metaboliche, e nemmeno hanno una connotazione prettamente nervosa, ma derivano proprio dalla struttura della persona, dal suo chassis, dalla sua conformazione.

In questa schematizzazione si è di fatto separato l’aspetto quantitativo delle abilità, e così della tecnica, e quello qualitativo. Il quanto forte faccio è dato dalle capacità condizionali, il come lo faccio da quelle coordinative che, come si vede, riguardano l’apprendimento motorio. A sua volta questo suddiviso in una capacità di controllo e di direzione del movimento, indipendentemente dagli stimoli esterni, e da una capacità di adattamento motorio, cioè la reazione agli stimoli esterni.

Il problema è non cadere nella trappola dei compartimenti stagni: tutta questa roba si compenetra. Lo sviluppo della forza bruta in uno squat passa comunque per una capacità di equilibrio (sotto carico) e per una capacità di reazione (nella buca), cioè la capacità di forza dipende anche da come questa forza si esprime, non semplicemente dalla capacità dei muscoli di accorciarsi su un banco di laboratorio.

Per questo è molto difficile isolare, a meno di contesti estremamente semplici come un movimento monoarticolare bloccato o una posizione statica, le singole capacità in un dato movimento. Ed è per questo che ritengo veramente sfiancanti quelle discussioni in cui si vorrebbe spezzettare un movimento nelle sue componenti elementari: il Sistema Nervoso ragiona in maniera globale, integrata, non a pezzi e se ne sbatte della distinzione fra potenza, velocità, forza e così via dato che in un movimento di una certa complessità avremo fasi dove sarà privilegiata la velocità ed altre dove sarà privilegiata la forza.

Analogamente per le capacità strutturali elastiche in cui sono coinvolti i fusi neuromuscolari e gli organi del Golgi che sono sotto il controllo del Sistema Nervoso, si capisce come sia impossibile una classificazione netta.

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Il disegno vuole esemplificare questa compenetrazione: toccare il soffitto è una espressione di forza, cioè la capacità del soggetto di generare una accelerazione sulla sua massa. A parità di forza il blu a sinistra ce la fa, il blu a destra no: non si tratta solo di utilizzare la capacità condizionale “forza”, ma anche di utilizzare tutta una serie di capacità coordinative per ottenere il risultato.

Nel prossimo articolo entreremo nel dettaglio delle singole componenti più interessanti.

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