Lug 3, 4 anni ago

Trigger points – A true story

È sempre difficile parlare di argomenti “fisioterapici” per chi come me non ne ha le competenze, perché è possibile indurre il lettore a provare strade che non sono della serie “al limite che male fa”, ma proprio condurlo verso un possibile peggioramento della sua condizione, se non verso una vera e propria autodistruzione. Per questo motivo, mi limiterò a raccontare quello che ho fatto in questo periodo come auto-terapia anti-dolori.

Due anni fa, ad Agosto 2011, mi fissai che volevo provare per l’ennesima volta a preparare il Campionato Italiano di Stacco. “Il campionato è a Febbraio 2012, dato che sono un campione a sbagliare intensità e volumi… inizio ADESSO”. E via con un allenamento che devo dire era anche fatto bene, graduale, rispettoso dei recupero… e ci credo… 7 mesi di preparazione per una gara singola…

Abbigliamento ufficiale Homeless

Verso Settembre mi allenavo già con 220, 230 e qualche singola a 240. La mia idea era di ridurre drasticamente i volumi e puntare sulla qualità, sul “sentire” carichi “pesi” più volte al mese. In altre parole, per provare un 260-270-2-quello-che-viene-in-terza è necessario che 240 sia un carico che si fa, che so… 3-5 volte al mese. O una tripla, o 2 doppie, o 4-5 singole sparse nel mese. Non ci sono (beep), inutile farsi le (ri-beep) con meno che poi le sensazioni dell’inerzia sono differenti.

Già da diversi anni ho imparato ad alternare il tipo di presa di serie in serie, per evitare squilibri, ma due decenni di stacco in casa mi hanno fatto memorizzare uno schema motorio che è più forte di me: tendo a trattenere in discesa il bilanciere per evitare che batta forte per non avere problemi con chi è di sotto. E lo trattengo in maniera asimmetrica, cioè tirando più a destra. Mi devo letteralmente concentrare nell’essere rilassato con le braccia nella discesa.

La mia asimmetria non è data dalla presa, perché contraggo allo stesso modo anche cambiando le mani. L’asimmetria è nella mia testa ah ah ah. Ma questo l’ho capito… dopo J

Durante un allenamento, nella discesa di una ripetizione sento un dolorino sul dorsale destro, a metà schiena. Non sulla spina che fa venire in mente ernie, spondilolistesi, vertebre scoppiate, diciamo tipo dolore intercostale.

Vabbè… è in discesa… non è un cazzo, si va avanti. La singola successiva, con 240, va bene, ma è più titubante per paura di sentire dolore, non sento un cazzo… bòn, sono anche forte che ho tirato 240 da deconcentrato.

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Metto 230. Tiro, in chiusura sento come se mi avessero dato una vangata piena nelle costole, non una sprangata, proprio con una vanga, bella larga. Era talmente forte il dolore e talmente laterale, che prendeva mezza schiena, che era impossibile fosse la spina dorsale, sarebbe stato gravissimo.

Smetto di allenarmi, la sera mangio in piedi perché non riuscivo a sedermi, perché semplicemente inclinare il busto era impossibile, ruotarlo, estenderlo… mi veniva da ridere perché ero in pratica bloccato. Per tornare a casa dalla campagna fu un dramma, perché ci vollero 10’ per entrare in macchina e poi non riuscivo a respirare, con moglie e figlia nel loro migliore repertorio “sei il solito deficiente, un vero cretino, se devi andare all’ospedale ci vai da solo, se insisti ti mettiamo all’ospizio e non veniamo a trovarti, ti prendiamo una badante brutta e ti togliamo tutto che se rincoglionisci non le lasci nulla” e più loro erano incazzate e più ridevo e più sentivo male, facendole nuovamente incazzare.

Stessa storia al lavoro, i colleghi nel vedermi rantolare o a stare al PC in piedi (il PC sopra 3 casse di risme di carta A4) si sono sbizzarriti in tutta una serie di complimenti.

Ok, ma non ci sono problemi, prendo la mia dose assolutamente fuori specifica di Muscoril, un classico, le case farmaceutiche con me hanno fatto affari d’oro in questi 20 anni di Muscoril… nel giro di una settimana mi passa tutto. Chiaro, fine dei giochi con lo stacco per il Campionato Italiano.

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Ma altrettanto chiaro… mica smetto… Infatti il 2011-2012 è stata la stagione dello stacco 1×20, fino a 1x20x170 kg, il che mi fa pensare che fossero solo dolori muscolari, no? Questo tipo di stacco mi ha insegnato a rimanere assolutamente rilassato con le braccia, a scendere senza ruotare, a concentrarmi solo sul movimento della catena cinetica posteriore. Grande periodo, grande divertimento e, passatemela, grande prestazione. Meglio di me McRobert, 1x20x180 kg non documentato, ma è documentato che si disintegrò mezza schiena, poi altri su youtube sui 180-190-200, ovviamente più forti di me ma:

1) Più pesanti di me di almeno 60 kg, così a vista (non è vero, ma io dico che è così) perciò io sono più forte

2) Sicuramente dopati non come me che sono natural (i pixel del video evidenziavano gH, decadurabolin, stanozololo, la WADA ha confermato)

3) Tutte queste persone vivono in palestra senza vita sociale, non come me che faccio stacco in casa, o in un casotto, parlo da solo mentre uso i gessetti verdi IKEA per aumentare il grip. Loro sono degli asociali, io no

Insomma, io sono forte. Punto.

Paolino che fa 1x20x170 di stacco nel Deadlift Deadly Experiment… e non muore

Poi mi sono rotto di fare lo stacco 1×20, di avere le mani doloranti con i calli che si spaccano anche a limarli, con le tibie grattugiate e le ossa rotte. Ma era l’estate 2012 e sono tornato in campagna, per dedicarmi al BANG! Project.

Digital Paolino

Ovviamente, dopo 8 mesi di assenza dallo squat la cosa migliore sarebbe stata quella di iniziare piano piano ma dato che io dovevo digitalizzare uno squat… che ho fatto? Nel giro di 3 giorni sono salito a 140 kg, cioè il 70% del mio massimale di sempre. Risultato: in una risalita ho ruotato il bacino e zac! Palettata sulla schiena, di nuovo.

Ecco, lì mi sono girati i coglioni di brutto, ma non per lo squat o che, proprio perché a me servivano i dati. Altra vagonata di Muscoril e 2 settimane di stop, riparto piano piano e dopo 1 mese torno a 140 kg.

Devo dire che anni fa tutto questo sarebbe stato un dramma, ma oggi… no. Perché non è che mi vada molto di allenarmi e se me l’avessero detto 20 anni fa che avrei pensato questo… il pensiero sarebbe stato “impossibile”. Il problema è solo la motivazione. Io sono fortunato: quello che con i pesi volevo fare… l’ho fatto. Quello che mi piacerebbe fare… è troppo e l’ho capito, a mie spese.

Per migliorare ancora non mi posso più allenare alla Paolino, in casa, senza poter fare casino, nei ritagli di tempo, subito dopo il rientro a casa o dopo cena. Cioè, si fa tutto, ma non si ottengono miglioramenti. Questo mi è diventato chiaro perché ho visto gli incredibili miglioramenti di amici che si sono “federati”, hanno creato una squadra, si sono uniti e si allenano insieme. Da soli non è solo questione di motivazione, è che è impossibile fare bene.

E allora, finite le motivazioni, finito il motivo di allenarsi. Addirittura, la palettata sulla schiena è stato un modo per avere una scusa per non fare più nulla. Però alla fine essere menomato da una palettata un po’ mi faceva girare theballs.

Riprendo così in mano tutto quello che ho letto sui trigger point e stilo questo elenco di voci:

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· Ecco dove a me fa male, inizio a massaggiarmi in tutte le parti indicate, SISTEMATICAMENTE. Scopro che ho dei trigger all’origine del tensore della fascia lata destro, oltre a quelli sulla schiena.

· Leggendo, penso di avere dei trigger sullo psoas destro, mi metto a massaggiare anche quello. Se leggete come si fa capirete quanto sia complicato e poi diciamo che si massaggia qualcosa, che sia lo psoas o un rene è tutto da capire…

· Dato che le volte che sono andato dal chiropratico mi faceva mettere in una data posizione, la rifaccio, ovviamente esagerandola.

· Faccio delle sospensioni alla spalliera per decomprimere i dischi vertebrali. Ogni tanto sento tirare più a destra, poi un “tic” e la classica sensazione di caldo-freddo sulla parte destra della schiena e anche sul gluteo e sulla parte posteriore della coscia destra.

· Stretching per gli psoas, per i piriformi, per i glutei.

Il classico approccio all’ameriKana, a tappeto, diciamo 1 oretta al giorno. Risultato, mi passa il problema della palettata ma sono completamente rotto da tutte le parti. Sto cioè andando a caso, facendone troppe ma non mi interessa. E poi come sempre, sì, sto meglio, ma ho anche preso ettolitri di muscoril e sono anche stato fermo 2 settimane e il 90% dei problemi si risolvono in 2 settimane. Incredibile come uno che non fa nulla guarisce in 14 giorni ma se invece si cura accorcia questo tempo a solo 2 settimane…

Per essere chiari, mi sembra che il dosaggio sia 3 capsule al giorno, io ne prendo 6 perché il doppio fa il doppio meglio, no? E poi io non fumo, non bevo, non mi drogo, c’è chi si dopa, chi beve, chi non rispetta il rosso, chi evade le tasse, io se prendo per poco tempo solo il doppio del dosaggio che vuoi che mi faccia e poi si sa che le dosi sono sottodimensionate, altrimenti quelli che fumano, bevono, si dopano, si drogano come farebbero a non avere nulla con quei dosaggi?

Passo tutto l’inverno 2012-2013 a fare front squat e stacco così per mantenermi (di front vado benino per i miei standard eh…) non ho niente ma mi è rimasto tipo un indolenzimento al fianco destro, sopra la cresta iliaca. Ovviamente non può essere un’ernia, perché è come se avessi preso freddo. Nulla di che. Ho comunque iniziato ad avere una presa mista nello stacco con la mano destra pronata, non si sa mai.

Circa 2 mesi fa 2 eventi nefasti insieme: torno per sbaglio alla presa con la destra supina e riaccompagno per non fare casino il bilanciere a terra molto piano, nel modo sbagliato. Lo faccio perché quello di sotto ha avuto a che ridire ed ha ragione alla fine… Ma queste due cosette creano ancora uno ZAC, non come gli altri due ma ancora questa rottura di coglioni.

Ma succede una cosa differente. Lo ZAC non essendo forte permette di farsi comprendere. Si irradia proprio come nel disegno precedente, in alto a sinistra. Perciò posso non andare a caso, viene da quel trigger lì, preciso, sputato.

Se schiaccio, sento il classico dolore da trigger, cioè quello che ti toglie il respiro, che brucia, che è improvviso se becchi il punto. Perciò lascio perdere tutto il resto e mi concentro su quell’unico punto lì. E scopro delle cose interessanti, assolutamente in linea con ciò che ho letto.

Massaggio schiacciando la pallina in maniera decisa, ma non la tengo sul solito punto, la muovo. La sera il dolore da trigger è scomparso, così come quello diffuso sulla schiena, lateralmente. Però è rimasto quello al fianco. Se sono disteso, flettere il tronco mi fa male sempre lì, al fianco, è come se fossi un vecchio.

Mi ricordo che il massaggio consigliato è però uno schiacciare, premere forte per togliere il sangue e costringere i tessuti a rilassarsi, lasciare e riossigenare. Riprovo. Effettivamente se becco il punto e schiaccio forte il dolore ritorna tutto, molto più mirato.

Il giorno dopo mi massaggio allo stesso modo per 5’ ogni ora. Ovviamente al lavoro mi chiudo al cesso, metto la pallina al muro e mi ci schiaccio sopra puntando con i piedi. Al cesso. Immaginate. Ogni tanto c’è qualcuno nell’altro cesso e a me scappa un “ah” perché schiaccio proprio sul trigger. Di là non è che immaginano che ci sia uno che fa la terapia dei trigger points, cosa invece può immaginare? Ecco. Perciò mi tocca anche aspettare che non ci sia nessuno per uscire.

Però, funziona. E scopro una cosa che avevo letto: i trigger concatenati. In pratica, un trigger ne causa un altro e così via. Schiacciando forte su quello sugli erettori spinali l’ho disattivato e posso sentire che ce ne ho un altro più laterale, tipo fra gli intercostali. Quello irradia fino al fianco.

Dopo un giorno sono tutto dolente, la carne dolente, la pelle dolente, lividi superficiali (lo so lo so… esagero) ma se da steso mi sollevo ho molto meno dolore al fianco. Diciamo che se non mi dovessi allenare sarei guarito.

Faccio stacco, un botto di serie, alla fine sento la schiena più indolenzita a destra, nuova seduta di massaggio e così via.

Ne parlo con il mio amico Andrea Biasci che mi fa notare come i trigger alterano proprio il settaggio dei fusi neuromuscolari, cioè alla fine si crea una situazione in cui la contrazione, dolorosa, è la normalità perché i muscoli non riescono a decontrarsi, non possono perché quella diventa la loro condizione di default, e il Sistema Nervoso si setta su quello. Per eliminare i trigger ci vuole perciò di agire ripetutamente, altrimenti si riformano.

Ho continuato ad allenarmi, a fare quello che volevo. Giorni fa ho centrato un 10x2x210 kg di stacco con 2’ di recupero, il mio massimo di sempre in questo allenamento è 10x2x220 kg con 3’, per la preparazione dello stacco di Acilia, nel 2008 quando feci 260 senza nemmeno la cintura. Direi che è un ottimo risultato, per me. Il giorno dopo 10x4x170 kg con 1’ di recupero, sempre nel 2008 lo feci con 3’. Ieri sera una semplice seduta di pallina, mirata ai soliti 2 punti, oggi nulla al fianco.

Mi raccomando, non cercatemi se state PEGGIO DI PRIMA. Io ho solo raccontato quello che ho fatto. Questa storia non vuole insegnare nulla, è della serie “non fatelo a casa”, ma si possono fare molte considerazioni, ma ne voglio fare solo una.

Io, senza sapere un cazzo, agendo su me stesso con una serie di incredibili errori, riempiendomi di dolori ovunque ma eliminando quello principale sono riuscito a evitare di prendere medicine, di stare fermo, mi sono allenato portando il mio corpo verso i miei limiti. Pensate uno che ci capisce cosa può fare… direi dei MIRACOLI.

A mia figlia dico sempre che da grande deve fare un lavoro dove è indipendente, senza capi, padroni, responsabili, un lavoro di altissima competenza che va ad interagire con qualcosa di prezioso come il corpo umano. Un lavoro dove usa la testa e le mani, al massimo un lettino.

Ovviamente, non lo farà. Come non legge mai nessuno degli oltre 5000 fumetti del babbo, come non gliene frega niente di fare i pesi e avrebbe 450 kg di ferro e 150 kg di attrezzi. Ma, si sa, io non ho fatto quello che mi diceva il mio babbo.

Qua però c’è un terreno assolutamente inesplorato, dove è possibile farsi una competenza abnorme facendo fisioterapia, osteopatia, aggiornandosi autonomamente e sperimentando. Una figura che conosce gli infortuni specifici degli atleti, che lavora con loro, che ha voglia di capire, aggiornarsi, che è laureata ma non si limita alla laurea… ecco, uno così può fare letteralmente dei miracoli ed ha come limite solo la sua determinazione.

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