Mag 5, 4 anni ago

Lo squat con le fasce fa male alle ginocchia

Internet è una enorme fonte di conoscenza, perché la comunicazione fra le persone diffonde le informazioni. Ringrazio perciò Luigi Merusi che su Training People ha postato un link relativo ad blog dove si commentava uno studio sullo squat con le fasce, senza di lui non avrei potuto recuperare questo materiale, che è abbastanza raro dato che analisi di questo tipo non ce ne sono.

Ho letto questo studio con molto interesse ed in questo articolo ci farò sopra un po’ di considerazioni. Il punto è che saranno delle critiche. Vorrei che fosse chiaro che le critiche sono relative ai contenuti, non alle persone e so benissimo quanto impegno ci voglia per realizzare uno studio, scrivere l’articolo, farlo revisionare e modificarlo sulle indicazioni dei revisori.

La critica è qualcosa di sconosciuto da noi ed è sempre vista come negativa: il guru di turno non accetta mai di essere criticato e la prende sul personale, incazzandosi e non rispondendo invece con altri contenuti. Le risposte sono le solite idiozie sulle multinazionali, sui complotti, la citazione famosa sulle verità osteggiate e poi che diventano normali bla bla bla.

Il punto è che la critica… punge, ma è solo con la critica sui contenuti che c’è veramente metodo scientifico. Io esporrò perciò le mie critiche sui contenuti, perché mi sembra giusto farlo anche se sono un perfetto sconosciuto, non sono dell’ambiente e non ho voce in capitolo. Se c’è qualcuno a cui non piaceranno, lo invito a replicare con altrettanti contenuti, ne avremo tutti dei benefici.

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Ecco “Indossare le fasce condiziona l’output meccanico e le caratteristiche della performance dell’esercizio di back squat” del 2012 per il Journal of Strength And Conditioning Research. I ricercatori hanno fatto fare a 10 soggetti degli squat senza e con le fasce, secondo questo protocollo.

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I soggetti avevano un massimale di squat di 160 kg medi con una deviazione standard di 18 kg, e negli ultimi 6 mesi non dovevano aver avuto problemi alle gambe. Le fasce, per chi non lo sapesse, sono queste.

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Le traiettorie del centro del bilanciere sono state digitalizzate e sono state poi studiate per vedere le differenze. Nell’articolo sono stati analizzati molti parametri come potenza, velocità in discesa e risalita e spostamento orizzontale del bilanciere su cui si sono concentrati i ricercatori.

Mi hanno incuriosito questi due grafici.

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Sono le traiettorie del centro del bilanciere fra uno squat senza fasce, in alto, e uno con le fasce, in basso: notate come siano molto differenti. Ecco due estratti del testo dello studio, ovviamente vi prego se vi interessa di leggere l’originale e non fidarvi mai di nessuno, nemmeno di me, perché qualsiasi articolo che analizza un articolo è sempre un sapere per mezzo di terze persone.

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“Un improbabile (?) risultato di questo studio è stata la relativamente grande riduzione (39% nella fase di discesa, 99% nella fase di risalita) dello spostamento orizzontale del bilanciere quando le fasce sono state indossate.”

Cioè i ricercatori hanno notato che lo spostamento orizzontale è decisamente più contenuto con le fasce, al di là delle differenti velocità di discesa e risalita. Nella discussione dei risultati affermano:

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“Indossare le fasce altera la tecnica del back squat in modo tale che ci porta a credere che (a) può essere compromesso lo sviluppo di una muscolatura bilanciata della parte inferiore del corpo e (b) che la combinazione della posizione del corpo osservata quando le fasce sono indossate e la barriera fisica nella parte posteriore delle ginocchia possa compromettere l’integrità dell’articolazione del ginocchio. Inoltre proponiamo che le fasce non dovrebbero essere indossate nell’allenamento per la forza e che se un atleta sente di aver bisogno di un ulteriore supporto per le ginocchia, l’integrità dell’articolazione va accuratamente considerata e trattata piuttosto che affidarsi ad un ausilio artificiale che può esacerbare ogni problema sottostante.”

Ora, io non concordo assolutamente con questa posizione: i ricercatori affermano di fatto che la variazione di tecnica con l’uso delle fasce rispetto al non metterle non possa che essere negativa per le ginocchia, e così per l’atleta. Questa loro conclusione deriva da un presupposto per me del tutto errato, ma per comprenderlo è necessario letteralmente capovolgere il problema.

I ricercatori partono cioè dall’accettazione assiomatica che la tecnica dei soggetti senza fasce sia quella corretta, pertanto qualsiasi alterazione del pattern motorio non può che essere errata. Uso il termine “assimatico” perché questa loro supposizione è a priori, non dimostrata, a meno che non si definiscano i termini di uno squat “corretto” e uno “sbagliato”.

E se invece lo squat senza fasce di questi tizi fosse errato e con le fasce fosse giusto?

Ado Gruzza da molto tempo afferma un concetto che ho sempre sposato in pieno: l’uso delle fasce, dei corpetti, delle maglie da panca nel Powerlifting eleva il tasso tecnico. Tradotto in questo caso: con le fasce devi fare lo squat meglio.

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Per prima cosa, ho riportato sulla stessa scala le traiettorie, altrimenti non si capisce. Detesto quando i grafici non hanno la stessa scala, è un errore da principianti di chi analizza i dati, l’ho visto fare in alcune presentazioni aziendali con figure di merda epocali perché quella che era una enorme variazione invece alla fine era una caccola.

Come si vede, le due traiettorie sono moooooolto differenti, con quella con le fasce, a destra, veramente ristretta. Ok, sarebbe da controllare le traiettorie dello stesso soggetto con e senza fasce, nelle didascalie non c’è scritto perciò dobbiamo accontentarci. Ricalco con le spline di PowerPoint le due forme e le metto a confronto con dati a mia disposizione.

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A destra la traiettoria dei 300 kg di squat con le fasce chiusi da Francesco Pelizza al corso istruttori FIPL 2013 e che io ho avuto l’onore di digitalizzare. Francesco è un atleta d’elite e mi ha così fornito dei dati da atleta d’elite.

Possiamo dire che 300 kg a 110 kg di peso corporeo siano una prestazione di livello internazionale (non che ci si vince un Campionato Europeo, però di sicuro si fa la propria sporca figura), perciò possiamo anche dire che Francesco lo squat lo sa fare. Non ho i dati, ma vi posso garantire che con le fasce e senza fasce Francesco fa lo squat allo stesso modo. Lui come TUTTI QUELLI FORTI.

Ora, secondo voi, quale traiettoria delle due dello studio è più simile a quella di un atleta d’elite? A questa ovvia conclusione ci arriva chiunque.

Sapete quanti studi ci sono che confrontano la traiettoria del bilanciere di atleti cinesi, svedesi, russi? Zero. E quanti studi ci sono che confrontano la traiettoria di “recreative lifters” con atleti d’elite? Zero. Questo è il problema.

Infine, sapete perché questi ricercatori arrivano a questa conclusione? Perché NON SI SONO MAI MESSI LE FASCE. Chiunque abbia provato le fasce si accorge che non può fare uno squat come quello a sinistra, pena dare una dentata in terra, ma è costretto, letteralmente, a farlo come quello al centro che è simile a quello a destra di Pelizza.

I ricercatori dovrebbero se non altro partire da questa posizione: la traiettoria di quelli forti è quella “giusta”, per il semplice motivo che la fanno quelli forti. Poi, successivamente, chiedersi cosa significa “giusta” ma se non altro partire da un modello che è quello di gente forte.

Perché non lo fanno è un mistero, poi vengono fuori le cazzate come questa, che le fasce fanno male alle ginocchia bla bla bla, il che è un bla bla bla perché è una conclusione derivata dal considerare il modello sbagliato (perché non è proprio di chi è forte) come se fosse quello giusto.

Il problema della ricerca nel mondo dei pesi è che, passatemelo, i ricercatori guardano le cose sbagliate, oppure guardano gli strumenti. Un po’ come voler giudicare la maestria di Valentino Rossi nelle staccate al limite guardando i numeri della telemetria. Ma cazzo, guardalo no? I numeri sono un ausilio per capire, non sono Valentino Rossi…

A questo punto si dovrebbero porre il problema del perché il modello di “quelli forti” è anche “quello giusto”, e anche qui si tratta di osservare senza farsi fregare dalla Biomeccanica Astrale o farsi confondere dalle formule spaziali.

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In questi disegni una discesa nello squat. La traiettoria è più o meno inclinata, possiamo discutere sul perché e sul percome (potete leggervi uno dei miei pallosissimi articoli passati o comprare il mio narcotizzante libro), ma concedetemi se non altro il beneficio del dubbio: se le chiappe vanno indietro, la testa va in avanti, e alla fine il bilanciere scenderà seguendo se non una linea inclinata quanto meno una linea verticale verso il basso.

Cioè, non ci piove che nella discesa il bilanciere scenda verso il basso più o meno come nel disegno. Mi sembra che non ci sia molto da discutere su questo punto. Confrontate le discese delle traiettorie dello studio, senza e con le fasce i tizi scendono seguendo una linea verticale verso il basso, leggermente inclinata.

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Lo so che non è rigoroso, che ci vorrebbe un test ANOVA e senza l’uso di tutti quei cazzo di p<0.05 nessuno ti prende in considerazione, però il senso di quello che dicono i nostri ricercatori è questo: a sinistra i bilancieri nelle posizioni inferiori dello squat, a destra in due punti alla stessa profondità in risalita.

Adesso provate a disegnare degli omini fatti con 3 segmenti, schiena, cosce, gambe: disegnateli con le stesse lunghezze, prima nelle posizioni a sinistra sotto il bilanciere, poi nelle posizioni a destra. Dopo provate a dire chi lo fa meglio e chi lo fa peggio lo squat.

Ok, ci provo io…

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Ecco qua un disegnino altamente scientifico: a destra ho ruotato i segmenti che sono sempre gli stessi, qua sotto ho messo a confronto i segmenti delle schiene.

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Se non ci credete, provateci voi è interessante. Comunque ci proviate, con le fasce la schiena è più dritta, senza fasce è più inclinata. Ovviamente non è che senza fasce la schiena è più inclinata, è che i tizi senza fasce facevano squat con la schiena più inclinata che con le fasce.

Abbiamo perciò aggiunto un piccolo tassellino: con le fasce i tizi hanno tenuto la schiena più eretta, il che è “bene” no? Non abbiamo ancora detto PERCHE’ accade, ma abbiamo constatato che accade.

Mi chiedo: se ci sono arrivato io, perché chi ha l’attrezzatura tecnospaziale mai ci arriva? Basta GUARDARE gli squat nelle riprese puttana eva… guardare, proprio con un minimo di senso estetico. Ma poi c’è anche questo da dire: se a scendere faccio in un modo e a risalire in un altro e poi cambio qualcosa e risalgo come sono sceso, non viene da pensare che questo sia meglio? Boh… mi sembra di essere troppo intelligente, il che mi fa pensare che sto sbagliando, nel caso, dove?

Detto in altre parole, se in risalita il bilanciere si sposta anche in avanti, mi sembra evidente che tutto quello che c’è attaccato si sposti in qualche modo seguendo il bilanciere stesso, no? Sarei curioso di vedere i video del prima/dopo, guarda un po’…

Quale è il motivo per cui le fasce fanno eseguire lo squat differentemente? Banale, basta provare: le fasce amplificano qualsiasi cosa voi facciate, nel bene e nel male. Amplificano i kg che potete sollevare, amplificano i vostri pregi e i vostri difetti.

Se mentre risalite andate in avanti, le fasce vi ci porteranno ancora di più, e cappotterete. Se invece non lo fate, la spinta sarà tutta verso l’alto. Questo è l’effetto delle cazzo di fasce, cioè è un effetto MIGLIORATIVO perché creano una traiettoria più obbligata.

Concludo perché mi rendo conto che ho scritto 14 pagine con Word per una cazzata.

Le fasce non servono per dare stabilità al ginocchio: sono “cose da PL” per sollevare di più, inutili in una preparazione atletica. Non dovete usarle se non fate PL competitivo, non perché facciano male, ma semplicemente perché non vi servono.

Le fasce non fanno male di per se, fanno male perché potete caricare 50 kg in più, cioè dovete essere in grado di gestirli altrimenti… vi fate male. Tutta la storia della compressione patellofemorale è immotivata: non ci sono studi (perché non fregano a nessuno), e le “logiche conseguenze” di terapisti et simila sono dovute al buon senso che dice “se comprimi la rotula sulle cartilagini dei condili femorali questo non è da furbi”. Il problema è che il buon senso dovrebbe essere corredato di un “si ma quanto è nefasta questa compressione?”. Chiaro che se ci dormite con le fasce avrete dei problemi, ma gli atleti che le usano le tengono per SECONDI sotto sforzo, ci si abituano gradualmente e sono comunque condizionati a flettere le ginocchia sotto carichi immensi. Aneddoticamente, mai sentito di uno che si è fatto male alle ginocchia per le fasce, dopo anni di frequentazione dell’ambiente non conterà nulla, ma forse anche no…

Le fasce obbligano in una traiettoria più precisa, dove non c’è margine di sbilanciamento in avanti. Pena volare in terra. Sbilanciarsi in avanti è “male”, chi lo fa sfrutta la sua schiena e sottopone le sue vertebre ad una compressione protratta di molti decimi di secondo, con le fasce questa tecnica di schienata non funziona. Paradossalmente con le fasce hai la schiena più protetta, perché non puoi schienare come senza.

Le fasce, pertanto, migliorano la tecnica di squat, non la peggiorano. È paradossale solo apparentemente. Come dice Ado Gruzza, “le fasce elevano il tasso tecnico”.

Chi fa ricerca potrebbe avvantaggiarsi di tutte queste cose che ho scritto, che sono la semplice formalizzazione di quello che gli allenatori sanno da una vita. Non devono ascoltare me, devono scendere in campo e guardare come fanno gli esercizi quelli forti, non guardare i numeri su un PC. Mi spiace, ma mi sento di dire questo.

Se pertanto volete fare una tesi fuori dagli schemi o un articolo innovativo, scendete in campo, provate, e poi analizzatevi. Vi garantisco che avrete un sacco di sorprese.

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