Gen 31, 4 anni ago

Personal training, serve?

Nella mia contorta visione del mondo, il personal trainer è un insegnante. E gli insegnanti insegnano “cose complicate”. Nel nostro mondo bacato del fitness/wellness/bodybuilding, queste “cose complicate” sono “cose motoriamente complicate”. Non ricerca la prestazione, né l’esasperazione, ma fa in modo che vengano appresi schemi motori complicati.

Apprendere questi schemi motori significa “migliorare”. La difficoltà di questo tipo di apprendimento non è assoluta, ma relativa allo stato fisico di chi ha davanti. Però un “miglioramento” deve sempre essere presente, perché l’insegnante insegna e l’allievo apprende ciò che prima non conosceva. Per alcuni il miglioramento potrà essere semplicemente il sollevarsi da una sedia o alzare un braccio senza dolore, per altri fare 200 kg di squat ma miglioramento deve esserci. Se non c’è, non c’è stato apprendimento e di conseguenza l’insegnante ha fallito.

Sembra la stessa cosa rispetto a quello che state facendo adesso ma non lo è: si tratta di riconoscere un ruolo che adesso il PT non ha o, meglio, che non è definito correttamente. E’ il PT che forza il miglioramento, è il PT che obbliga il cervello del cliente ad apprendere cose che non vorrebbe apprendere, è il PT che decide se il doloretto che sente il cliente è una retrazione muscolare oggettiva oppure semplicemente che il corpo ha degli spasmi perché non è abituato a quello che sta facendo, perché deve imparare.

Il PT non è un preparatore atletico perché non ha il compito di far migliorare le prestazioni competitive del cliente (cioè questo può accadere ma è accessorio), né un operatore del servizio socio-sanitario perché non ha il compito di curare chi è malato, ma un insegnante che insegna ai clienti come usare meglio il proprio corpo: il problema di oggi è che la sedentarietà crea handicappati motori con tutto quello che ne consegue. Individui sani, con parametri biologici nella norma, sono in realtà fisicamente scarsissime e il bello è che la moltitudine di soggetti così fa credere che tutto questo sia il livello di prestazione normale del corpo umano.

Non è così.

Ora, però, vorrei fare una critica che risulterà antipatica, l’ho riscritta in 3000 modi ma risulta sempre antipatica. Perciò mi prendo la responsabilità di quello che scriverò.

La figura del PT è assolutamente deregolamentata e, permettetemi, c’è di tutto dentro. Chiaro, prendete qualsiasi persona assolutamente ignorante in materia e che vagherebbe in palestra o a casa sua senza avere idea di cosa fare, se ci siete voi migliora, se non ci siete non migliora. Ma… è un risultato che ha valore oppure no?

Cioè: per far migliorare questo tizio qua servite voi con la vostra conoscenza, la vostra professionalità, i vostri certificati o basta il classico grossetto da palestra che sa tre cose in croce di cui una è “magna” e l’altra “spigni”? Ma, addirittura, non vi rompe le palle che il tizio ottuso-ma-grosso (le barzellette su questi fanno sempre ridere, perciò un fondo di vero ci deve essere) abbia più credito nell’ambiente in cui vi trovate? Non vi rompe le palle che vi zittisce con il suo “fare” a cui le persone danno ascolto, persone che dovrebbero ascoltare VOI? E non voglio sentire “si ma lui li scasserà tutti” perché tanto le persone hanno la memoria corta e, alla fine se il grosso-che-fa ha un minimo di buon senso lo vede anche lui se il tipo che ha davanti ha un braccio solo e perciò lo stacco non lo può fare o se è obeso ed è meglio soprassedere con l’HIIT altrimenti schianta d’infarto.

Dal mio punto di vista basta un pizzico di buon senso per far passare un individuo dal livello semi-comatoso larvale a quello di subumano che striscia, perciò questo non è un merito che possa far distinguere il lavoro del personal trainer.

Analogamente, ed ecco la critica, chi finanzia il personal trainer? Uno che può pagare. E chi può pagare? Non il 25-enne squattrinato, ma dal 45-enne in su, e queste sono figure che quando va bene sono sedentarie sfatte se non con veri problemi articolari. Il fatto che questo sia il mercato ha, secondo me, portato il personal trainer ad avere percezione del corpo umano che è assolutamente fragile. Il personal trainer che… non osa, che va dietro al cliente, che appena il cliente ha dolore via a fare un test per determinare una retrazione, un impingement, un cazzo di qualcosa. Vero che il mondo occidentale sarà sempre più composto da persone motoriamente handicappate, però alla fine si torna al caso precedente: per far star bene questi tizi qua non è che ci voglia tutta questa professionalità…

Vero, il personal trainer non è un allenatore prestativo e si preoccupa del benessere del cliente, benessere muscolare, benessere articolare, da cui anche benessere psicofisico ma questo, passatemelo è essere meno-di-un-fisioterapista che ha un percorso di studi del tutto differente. Far fare esercizietti mentre il cliente racconta le proprie cagate personali è un modo di guadagnare del tutto legittimo, però…

Se vi concentrate sul muscolo, sull’articolazione, non state insegnando nulla e vi perdete un pezzo della vostra professionalità. Il benessere muscolare ed articolare passa per l’apprendimento di movimenti complessi in cui il carico è la componente di difficoltà. Dovete riscoprire il carico: non si tratta di far fare 150 kg di panca a tutti, ma la difficoltà di un movimento è nello stress che crea. Non c’è difficoltà nel sollevare un braccio, c’è difficoltà nel sollevare una bottiglia perché questa ha un peso.

All’estremo opposto, ci sono i PT fissati con il carico, con la prestazione, con la preparazione atletica. Il che è un errore madornale perché quello che il cliente deve imparare è la coscienza di se stesso durante il movimento sotto carico, non del carico in se. Il carico è accessorio al movimento, per un anziano sarà il suo peso corporeo, per un ragazzo sarà un bilanciere con dei dischi.

Dato che dovete insegnare cose motoriamente complesse, voi… le conoscete? Come potete insegnare cose motoriamente complesse se magari siete voi gli handicappati motori? Li sapete fare gli esercizi? Ma più che altro, li sapete fare con una difficoltà decente? Qua sembra che si chieda 200 kg di squat a tutti, ma bastano 80 kg di squat frontale ben fatto per avere quel livello di difficoltà che spetta a qualcosa di motoriamente complesso.

Per essere chiari: ad un insegnante di Matematica delle Medie non si chiede di conoscere le funzioni ellittiche o la Gamma Euleriana, ma di saper risolvere una equazione di secondo grado si, per Diana. E 80 kg di front squat sono l’equivalente.

Come potete insegnare qualcosa di enormemente complicato come una flessione a carico naturale se non ne fate 20 di fila toccando terra con il petto? Avere i coglioni di reclamare il riconoscimento del ruolo significa che se non riuscite negli esercizi che dovreste insegnare… vi mettete a farli fino a che non ci riuscite, il che equivale a… STUDIARLI. Investire su se stessi significa saper fare bene la pratica della teoria, e dato che siete insegnanti di cose difficili, dovete darvi almeno 7 in quello che studiate. Sicuramente lagnate che il livello degli insegnanti in Italia sia scarso, che non si aggiornino e bla bla bla. Voi quanto vi aggiornate nelle cose difficili che dovreste insegnare?

Lo so che sono stronzo, ma permettetemi anche questa riflessione: esiste un mercato anche fra i 25-enni senza un euro, si tratta di fare lezioni collettive a 70 euro per un pomeriggio (diciamo 3 ore) e gruppi di 4-5 persone. Il problema è che questi tipi qua in due balletti vi tarano e vi giudicano, e sanno se vi possono sostituire con Internet, con l’amico grosso, con la motivazione. Potete avere tutti i clienti old&rich del mondo, ma la vera sfida è riuscire a farsi dire da questi tipi qua “cazzo sei bravo” perché questi tipi qua ci mettono 2 secondi a postare su Facebook quello che state dicendo.

Sono stronzo, lo so, ma è bene essere anche chiari: il PT competente riesce a soddisfare TUTTE le esigenze di TUTTI coloro che vogliono imparare qualcosa di complicato da fare con il proprio corpo. Non è competente chi fa salire i vecchi su dalle sedie, non è competente chi fa fare 300 di panca al geneticamente mutato, è competente chi è capace a far migliorare entrambi.

Ora, esistono studi che mostrano come la presenza del PT faccia o meno la differenza? Sembra incredibile ma… sì, questi studi esistono e vorrei che leggeste il resto dell’articolo perché se non altro è un riconoscimento del vostro ruolo.

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“The influence of direct supervision of resistance training on strength performance” di Mazzetti ed altri per il “Medicine & Science in Sports & Exercise”, del 2000. “L’influenza della supervision diretta nell’allenamento con I pesi sulla performance della forza”, credo sia il primo studio con un livello di rigorosità eccellente, e devo dire che è sopra tutti i successivi che ho trovato.

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In pratica, si prendono dei soggetti e si fanno allenare con la supervisione (SUP) e senza (UNSUP). Nella tabella le caratteristiche fisiche, gente alta nella media, cicciottella perché il 20 di grasso corporeo non è che faccia propendere per fisici stra-atletici. Notate anche i massimali di squat e di panca, la panca molto meglio dello squat il che implica che sono i classici personaggi da palestra che fanno solo petto e le gambe no che giocano a calcetto.

Diciamo che per quello che devo dire il fatto che siano soggetti scarsi è un vantaggio. Questi sono comunque mooooolto meglio del materiale umano con cui magari avrete a che fare, qualificato da un massimale di squat pari a ZERO kg e di panca pari a 60 kg. Perciò, soggetti scarsini a cui è stato fatto fare un test, da cui i numeri di cui sopra.

Bòn. Ecco cosa hanno fatto questi tizi, riporto pari pari e commento.

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Nell’articolo c’è scritta la logica, mostrando come sia una scheda “periodizzata ” con le fasi (che sono riportate anche nella tabella) ma diciamo che è una scheda da palestra che ha un minimo di progressione. Possiamo chiamare le settimane con preparazione, ipertrofia, forza, picco oppure con accumulo e intensificazione che tanto è lo stesso, i punti centrali e determinanti sono:

· Gli ameriKani non si fanno tante seghe mentali su cortisolo, overtraining e così via, qua ci si allena 3 volte a settimana punto e chiuso. Analogamente, si fanno degli esercizi in 3x-qualcosa e se ne fanno parecchi, punto e chiuso di nuovo. Perché gli ameriKani di buono hanno che se sono motivati, fanno tutto e questi non sono degli stronzi qualsiasi di 25 anni, non fenomeni dell’NFL .

· Esiste una struttura e una logica, una progressione del carico mascherata da “meno ripetizioni per serie”. La scheda evolve nel tempo e in maniera pianificata: non è né statica né “vai avanti fino a che aumenti”, entrambi due non-criteri di progressione. La scheda è cioè solo apparentemente elementare.

Al gruppo UNSUP gli viene detto che devono allenarsi cercando di incrementare i carichi della panca e dello squat (che è guidato ma comunque sotto il parallelo), gli vengono insegnate le tecniche base degli esercizi nella prima lezione e poi stop, solo un supervisore che controlla che tutti scrivano in una modulistica standard cosa stanno facendo. Al gruppo SUP, invece, sebbene facciano le stesse cose, viene fornito un supporto di personal training in cui il personal trainer è sempre lo stesso per ogni soggetto (non 1:1 ma 5:1, però ogni PT segue i soliti allievi).

Ecco il risultato.

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In alto lo squat, in basso la panca, in nero le medie dei kg per set del gruppo SUP e in bianco quelle del gruppo UNSUP. Figo, no? Una volta tanto si vede a che cazzo serve il PT! Nello squat alla fine chi è seguito dal PT carica 20 kg in più, e nella panca 15! E notate come i carichi siano sempre superiori nonostante il fatto che l’inizio sia identico, e scarsissimo, per tutti.

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Ed ecco i massimali: notevole la differenza fra inizio e fine nel gruppo SUP dato che di squat, in media da 108 kg a 143 kg mentre il gruppo UNSUP è migliorato da 100 kg a 125 kg (istogramma A). Ecco perciò le mie considerazioni, che sono anche differenti da quelle dello studio perché a mio avviso mancava un terzo gruppo di controllo, composto da individui a cui si sarebbe dovuto dire: “vai in palestra, fai quello che cazzo ti pare informandoti su Internet poi noi torniamo dopo 12 settimane e testiamo i massimali di squat e di panca”

In altre parole, il gruppo UNSUP non è veramente UNSUP, perché la scheda gliela ha fatta qualcuno e il semplice dover riscrivere su un foglio cosa hanno fatto costituisce sicuramente un momento di riflessione che porta a migliorare.

Un gruppo del genere non sarebbe migliorato un cazzo. Perciò questo studio dimostra non solo che il PT serve (e vediamo quanto e come) MA ANCHE che uno che un minimo ragiona e si inventa una scheda del genere e la segue picchiando per 12 settimane… ottiene.

Il problema è che le persone non solo sono motoriamente handicappate, ma anche cerebralmente pigre, così pigre da vagare in palestra facendo cose senza senso. Prendete questa scheda e postatela su un forum di bodybuilding qualunque: riceverebbe critiche su critiche. Eppure è stato SUFFICIENTE mettere in fila le cose, usare dei criteri ragionevoli, impegnarsi e scrivere per ragionare di allenamento in allenamento e… bang! 25 kg in più di squat. Quanti fanno 125 kg di squat partendo da 100 kg in 12 settimane? Ok, la smith machine, ok, ma… quanti? Quanti sono quelli che trovano scuse rispetto a quelli che picchiano duro?

L’organizzazione del lavoro… funziona. Questo va letto però anche così: se pensate di essere dei tecnici very good perché fate fare 115 di squat a uno che ne faceva 100… siete inferiori ad una schedaccia dimmerda buttata lì per uno che fa da solo. Attenti eh…

Il miglioramento SPECIFICO dovuto al PT è perciò tutto quanto è oltre la scheda, l’organizzazione del lavoro, la motivazione, tutti aspetti che COMUNQUE sono merito vostro, ed è dato dal fatto che seguendo la persona potete cesellare le difficoltà sul momento.

Qualcuno potrebbe dire che i +35 kg di miglioramento di squat con PT sono simili ai +25 kg di squat senza PT, cioè che 10 kg non valgono il costo del PT. Vero, solo che per prima cosa i +25 vengono se siete in grado di “farvi la scheda” da soli ma principalmente non dovete farvi ingannare dal carico, che è, appunto, semplicemente un mezzo.

143 kg di massimale sono MOLTO PIU’ difficili di 125 kg, in assoluto e non importa quanto sia il miglioramento. Motoriamente sono un mondo del tutto differente che implica l’acquisizione di abilità ben superiori. Sebbene alla Smith Machine, 143 kg “fatti bene” sono un bel traguardo mentre 125 kg “fatti bene” sono molto più semplici. Se l’esperimento fosse continuato per altre 12 settimane i miglioramenti avrebbero avuto una flessione, ma sono superconvinto che un PT bravo avrebbe fatto migliorare ancora, uno che fa da solo si sarebbe arenato prima. Ma queste sono mie idee, lo studio non dice questo.

Lo studio dice che il PT serve, anche se la scheda che il cliente segue è di fatto decente: VOI servite, servite per organizzare l’apprendimento MA PRINCIPALMENTE servite SUL POSTO. Rimango sempre perplesso quanto i PT stessi attribuiscono i risultati sui loro clienti come merito del metodo che seguono… Cazzo, siete VOI che avete merito, non la scheda che fate fare, altrimenti sareste sacrificabili!

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Mancando un gruppo di controllo lasciato libero, manca un pezzo molto interessante. Però questi due studi ci vengono in aiuto.

“Self-Selected Resistance Training Intensity In Novice Weightlifters” di Glass e Stanton per il “Journal of Strength And Conditioning Research” del 2004, cioè “Intensità dell’allenamento con I pesi auto-selezionata da sollevatori di peso novizi”. In questo studio si prendono ragazzini di 19 anni completamente digiuni di pesi (usare il termine “novice weightlifters” è veramente pomposo, cazzo questi sono i classici supernerd da palestra, visti anche i risultati) e gli si dice di allenarsi nella panca e nella leg extension selezionando il peso che ritengono “allenante”.

Al termine del periodo di prova questi fanno il massimale e si ricalcolano indietro le percentuali utilizzate, che sono un bel deprimente 42-57%. Attenzione perciò: meno del 60% di un massimale scarso, che è ovviamente scarso perché non hanno usato un peso adatto a farlo incrementare. In altre parole, non è che questi hanno 140 di panca per cui il 60% è allenante…

La soglia di percezione della difficoltà, nei pesi, è così veramente scarsa nel principiante, tanto da non portare risultati perché poi si staziona sempre lì, mentre nell’allenamento aerobico lo stesso tipo di approccio porta le persone a livelli di fitness invece buoni, non eccelsi ma comunque buoni.

Il PT fa perciò la differenza perché EDUCA l’allievo fin da subito.

Una piccola noticina: questi scarsissimi auto-allenati nel modo sbagliato hanno ottenuto, al termine, una media di massimali di panca pari a 88 kg. Quanti dei lettori fanno 88 kg allenandosi a cazzo? Mmmmm attenzione perciò a considerarsi poco dotati o che, secondo me sono moooolte di più le persone che fanno le cose a cazzissimo.

“Effect of a Learning Trial on Self-Selected Resistance Training Load” di Glass per il “Journal of Strength And Conditioning Research” del 2008 è il compagno dell’altro: a soggetti simili si fa eseguire una sessione di prova in cui si apprende come fare gli esercizi, ma… niente: il carico è sempre molto basso. Anche in questo caso, la presenza di un PT o quanto meno di una guida, massimizza i risultati.

Però non fatevi prendere la mano perché sarebbe interessante chiedersi perché, allora, nel primo studio, le persone non seguite COMUQUE migliorano? I motivi possono essere diversi, tutti basati sulla motivazione, su cosa viene detto alle persone o semplicemente se e come fanno gruppo fra di se e questo spiega perché a parità di tutto persone differenti ottengono risultati differenti.

Ma, comunque, la presenza del PT nel primo studio fa migliorare di più.

Non sono tantissimi, ma studi OGGETTIVI su cosa accade con un allenatore personale ce ne sono, e i miglioramenti sono sempre evidenti, sia in ambito prestativo che di wellness: non migliorano solo ragazzini che è facile motivarli, ma si impegnano di più anche donne non allenate e così via, tutti effetti misurabili.

In tutti gli studi, però, ci sono aspetti comuni: per standardizzare le osservazioni viene definito cosa deve variare, cioè “migliorare” e viene definito un protocollo da seguire, cioè “la scheda”. Quando si lasciano le persone abbandonate a se stesse, non c’è miglioramento.

In altre parole, compito del PT non è solamente pensare alla singola seduta, a far stare bene la persona al momento, ma la vera competenza è creare un percorso di miglioramento, prevedendolo, pianificando uno straccio di progressione, registrando i risultati. Questo è banale per un ricercatore, che lo dà per scontato, ma… mica è così…

Il risultato finale è che pezzi elementari (la scheda che non è così brillante, il registrare cosa il cliente fa anche grossolanamente, l’attenzione a come il cliente fa le cose, l’incitamento) costituiscono un quadro generale che invece non lo è, e che crea la competenza del PT.

Un PT usa degli strumenti SEMPLICISSIMI. La difficoltà, che è la sua arte, è nel concertarli in maniera complessa per insegnare al suo cliente qualcosa che non conosce.

Io nono sono un personal trainer, proverò ad esserlo e di sicuro non sarò uno dei migliori, ma cercherò di tendere a quanto ho scritto in questo lunghissimo articolo. O, se volete, cercherò di copiare i migliori personal trainer che ho conosciuto e che fanno così da una vita. Infatti… sono i migliori!

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