Ott 30, 5 anni ago

BANG Project In Action

Sabato 27 Ottobre 2012 sono stato alla Coppa Italia FIPL di Powerlifting per testare il mio progetto. Lo scopo era determinare come il tutto si sarebbe comportate al di fuori del suo guscio ovattato del casotto dei pesi, e se sarebbe sopravvissuto in un ambiente ostile come quello di una zona di riscaldamento di una gara. La risposta è positiva: il BANG Project ha retto l’impatto ed è possibile farci misure praticamente ovunque.

Sabato è stata una giornata molto particolare, ho ritrovato vecchi amici, ne ho conosciuti di nuovi, come sempre accade in queste occasioni, ma c’è stato molto altro: ho percepito proprio una evoluzione in questo stupendo sport che è il Powerlifting.

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Prima di tutto, la Federazione ha raggiunto livelli di eccellenza nell’organizzazione, un traguardo difficilissimo visto l’altissimo punto di partenza. Ma adesso l’attrezzatura informatica è a livelli tali che una gara FIPL o un campionato del mondo IPF sono la stessa cosa, organizzativamente parlando. Mai annunciato un ritardo (il che di per se non significa che non ce ne siano stati), mai sentita una lamentazione per un ritardo da parte degli atleti (il che significa che non sono stati annunciati perché non ce ne sono stati). Il rispetto dell’orario è un rispetto per gli atleti.

Poi… una evoluzione della specie-atleta. Lo so che sembro un vecchio rincoglionito, ma io ho avuto il piacere di poter osservare la carriera di moltissimi fin dagli esordi e trovarli atleti fatti e finiti, esperti, competenti è sempre un piacere. Ma stavolta c’è stato di più: gli atleti hanno creato delle squadre, si allenano insieme, creano gruppi che permettono ad altri di iniziare con questo sport. Allenarsi in casa, da soli, è un primo passaggio evolutivo, allenarsi in gruppo è un passaggio più complesso ma il “gruppo del PL” ci sta riuscendo. Senza tanto rumore, senza tanti proclami, ma c’è chi ha iniziato con i forum e adesso ha creato una squadra, abbassando la barriera d’ingresso.

Cosa comporta tutto questo? Che le prestazioni sono migliorate da paura. Ok, forse i picchi si sono abbassati perché atleti storici non si allenano più, ma di 200-220 kg di squat se ne vedono tantissimi in categorie estremamente leggere.

I corpetti, le maglie, le fasce, non sono più oggetti con cui litigare, discutere, incazzarsi ma stanno diventando parte del fare Powerlifting. Fra 2 o 3 anni, o anche meno, non si discuterà più se è meglio raw o geared, perché chi farà PL utilizzera un corpetto lento e le fasce lente in allenamento, come abitudine.

Perciò, i nostri atleti MIGLIORANO! E migliorano in senso statistico, migliorano tutti come “movimento”. Se vogliamo campioni, se vogliamo record, servono i fuoriclasse, ma i fuoriclasse si trovano all’interno di un vivaio di partecipanti molto ampio, e questo sta accadendo.

Non ho visto, in questa giornata, una sboronata, una contestazione plateale, non ho sentito urla o comportamenti assurdi, sia da parte degli atleti che di chi faceva assistenza, con un livello di competenza che si percepiva veramente. Ho visto incazzature, delusioni, rabbia, ma tutti gli atleti erano veramente protesi al miglioramento, l’errore come momento di analisi per il prossimo allenamento, la prossima gara, il record un punto di partenza per fare meglio la prossima volta.

La cosa sorprendente è che il livello medio della tecnica è salito da paura: non solo dei bellissimi squat da parte degli atleti, ma dei bellissimi squat da parte degli accompagnatori che hanno provato il BANG Project. Cioè: dalla superstar con 300 e passa di massimale all’appassionato con 100 kg, i movimenti hanno sempre mostrato la ricerca dell’eccellenza tecnica, della voglia di migliorare. Incredibile!

Una volta tanto, e lo dice uno che è refrattario a queste cose retoriche e da film, ho visto lo Sport vero.

E ancora una volta ho avuto la conferma di due aspetti in cui ho sempre creduto.

Il primo. L’allenamento conta. Come è possibile sollevare 250-260 kg di squat a 74 kg di peso o migliorare di 70 kg in un esercizio? E’ possibile perché c’è chi si allena, per ANNI, cercando di capire dai propri errori. Le prestazioni impossibili sembrano tali perché chi le nota vede solo quelle, non conosce cosa c’è dietro. Il risultato spettacolare è semplicemente il finale di gare andate male, di aspettative deluse, di errori catastrofici 2 minuti prima dell’entrata in pedana, di valutazioni errate. Ma che comunque hanno portato, nel tempo, l’atleta a piccoli miglioramenti, che si sommano per dare, alla fine, un grande risultato in una singola occasione. I chili non vengono a caso, ci si deve girare intorno, poi un giorno tutto va bene e si dà il meglio, e “l’uomo della strada” (leggi: quello che su internet vede solo il finale) tira fuori la genetica o il doping, non accorgendosi del percorso di crescita che c’è stato.

Ciò che determina il record personale, qualunque esso sia, non è l’alimentazione, l’integrazione, l’arma segreta russa o giapponese, ma l’allenamento razionale. E, spesso, l’allenamento e basta, anche irrazionale.

Il secondo. La gara è una metafora della vita. Come sei in gara, sei nella vita. Lo sport ti migliora anche nella vita per un semplice motivo: la gara è una forma di stress, la vita ti sottopone a degli stress. Come affronti una gara, affronti la vita. Ne ho sempre avuto una riprova.

Ho visto persone spingere l’impossibile, non mollare quando dalle tribune era palese l’impossibilità dell’impresa. Ma loro sono rimasti lì a lottare. E qualche volta, l’impossibile è diventato possibile. Sono convinto che quelle persone se le conosci sono così anche nella vita, non mollano mai.

La preparazione stessa ad una gara qualifica un individuo nella vita: come ti organizzi per l’evento, come lo affronti, come lo gestisci… così farai nella vita. Perciò, l’insegnamento dello Sport è proprio questo: se riuscite a prepararvi per una gara, a fare in modo di esserci in quel momento e in quel luogo, contro qualsiasi evento che vorrebbe impedirlo, ecco… voi avete imparato qualcosa che dovete ricordarvi per sempre. E applicarlo sempre.

E vorrei dedicare questa considerazione ad una persona a cui sono particolarmente affezionato: la migliore alzata non è quella dove fai il record ma quella che ti insegna qualcosa di te stesso.

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Ah… ma come è andato il test?

Innanzi tutto ringrazio la FIPL per avermi messo a disposizione una intera postazione per le mie prove. Invece di 4 rack ce ne erano 5. A me bastava uno spazio piccolino da una parte, invece ho avuto un’intera area, con la corrente, una panca e un banco di appoggio.

In questo, la FIPL ha una reattività paurosa e una verve sulle novità credo unica. E non è che ci sia bisogno di parlare più di quanto serve: mi era stato detto, più di un mese fa, che la roba ci sarebbe stata, io mi sono presentato lì e la roba c’era. Non è che poi sia così scontata questa cosa eh…

Ho avuto modo di testare il tutto e ho capito che ci sono dei punti di attenzione, ma questi sono tecnicismi Ad esempio:

· Devo riquadrare un’area in cui si deve posizionare l’atleta, altrimenti esce dall’area di tracciatura

· Devo impedire che si passi davanti ai sensori (chissà perché…)

· Non ci devono essere fonti luminose simili al sole altrimenti il tutto acquisisce spurie da paura. La luce al neon va bene, ma abbiamo dovuto tappare una porta a vetri.

· Devo inventare una procedura di calibrazione più pratica

Però, con due pile ricaricabili AA ho tenuto in piedi il tutto dalla mattina alla sera, con pause lunghissime, salvaschermo che si è attivato etc etc. Il collegamento bluetooth non si è mai interrotto, le persone che sono passate davanti ai sensori durante le prove hanno inficiato la traccia solo per il tempo di “buio” da loro provocato, il carica-scarica del bilanciere non ha risentito del piazzamento dei sensori e l’elaborazione e il salvataggio dei dati hanno richiesto un tempo minimo.

Perciò il sistema ha permesso, in una situazione reale altamente incasinata, di acquisire misure di chiunque l’abbia provato senza interferire nel riscaldamento. Non è poco.

Vi farò vedere, in un altro articolo, qualche risultato numerico, ma questo alpha test, la sopravvivenza in ambiente ostile, è riuscito.

Voglio ringraziare tutti gli atleti che si sono sottoposti alle misure e tutti i ragazzi che si sono dimostrati interessati e mi hanno dato una mano per la buona riuscita. Grazie di cuore, adesso ho delle misure di atleti veri, non sempre e solo le mie! E grazie a Francesco ed Andrea che mi hanno inviato le foto, documentando ad imperitura memoria l’evento: io ero così preso che mi sono dimenticato di fare anche uno scatto!

Il passo successivo sarà la certificazione della bontà o meno delle misure con apparecchiature che non sono alla mia portata, ma a cui potrò accedere. Inutile dire che questo secondo passaggio non avrebbe avuto senso per una attrezzatura inutilizzabile sul campo.

E per fortuna, non è andata così!

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