Set 26, 5 anni ago

L’attrezzatura del Powerlifting

Pubblico con estremo piacere questo articolo, una mini-guida sull’”attrezzatura” del Powerlifting, quegli strani indumenti e gadget che indossa chi gareggia in questo sport. Chiunque si sia mai avvicinato a questo mondo ha avuto un contatto con la famosa quanto famigerata “maglia da panca”: vuoi perché l’ha vista dal vivo, vuoi perché ne ha sentito parlare in una delle millemila discussioni infuocate sull’argomento…

Gabriele ha scritto questo bel pezzo sulla base della sua esperienza di atleta FIPL (Federazione Italiana di Powerlifting), pertanto non è un semplice manuale d’uso ma di fatto un “racconto” carico di sensazioni e perciò utile anche a chi solo vuole avere un feedback perché tanto mai indosserà o calzerà questa roba.

Proprio perché Gabriele è “nuovo” all’utilizzo di questi indumenti, il suo contributo è prezioso perché descrive con estrema freschezza quello che accade a chi decide di avventurarsi nello sport del Powerlifting geared, cioè “attrezzato”. Lo ringrazio pertanto per aver scritto tutto questo!

L’ATTREZZATURA DEL POWERLIFTING

Di Gabriele Baccaglini

Atleta FIPL – fondatore e responsabile di Power-Gear

Il Powerlifting è uno sport che sta vivendo un aumento di popolarità e che affascina per i pesi straordinari che si vedono muovere da atleti bardati di “curiosi vestiari”. Questi indumenti sono in realtà strumenti previsti nella natura stessa di questa disciplina così come accade in altri sport come il tennis, il baseball, lo sci che implementano l’uso di strumentazioni per lanciare, colpire, muoversi più velocemente.

Un errore molto comune è voler paragonare il Powerlifting alla palestra tradizionale, ritenendo l’attrezzatura una sorta di “trucchetto” per sembrare più forti di quanto in realtà l’atleta non sia.

In realtà nonostante siano all’apparenza molto simili palestra e Powerlifting sono due mondi distinti, non direttamente confrontabili. Proprio come non è possibile confrontare un ciclista con un centometrista, non si può confrontare un’alzata geared (cioè con l’utilizzo di attrezzature da Powerlifting) con una raw (effettuata senza ausili): entrambe le prestazioni sono effettuate mediante l’espressione di qualità fisiche dell’atleta (il primo pedala, il secondo corre…).

A confronto diretto il primo correrà sicuramente molto più del secondo, il motivo è ovvio; il ciclista utilizza uno strumento (la bici) che alimentato dalla sua forza gli permette di spostarsi molto velocemente. Quindi si può affermare che il ciclista sia un baro rapportato al centometrista? Ovviamente no, sono due discipline totalmente distinte; ognuna delle due discipline ha regole, metodi di allenamento, tipologie prestazionali, record completamente indipendenti e nessuno sano di mente si metterebbe ad incrociare i risultati prestativi!

Nel Powerlifting è la stessa, identica cosa: le prestazioni geared sono paragonabili solo ed esclusivamente ad altre prestazioni geared. Esistono anche le gare raw, cioè che da regolamento non prevedono l’uso di attrezzatura: ecco, queste gare possono essere paragonate alla palestra comune perché hanno di fondo le stesse regole di un’alzata in palestra (con la dovuta regolamentazione). Confondere il PL geared con la palestra comune è un errore grossolano e fuorviante.

Ma… come funziona ‘sta attrezzatura? Perché permette di alzare di più? E’ un vestito che ti rende più forte? Migliora l’efficienza dei muscoli? Riduce il flusso di sangue e ti fa spingere di più? E’ una tuta elastica che rimbalza?

Leggendo in giro non ho trovato che spiegazioni molto tecniche e poco esaustive per chi non la conosca già oppure interpretazioni molto maccheroniche di qualche losco figuro stile "si narra che nella mia palestra passò un PLer, e si vocifera che i presenti videro…". Quindi provo a dare un’idea di cosa sia questo famigerato GEAR.

ATTENZIONE: tutto quello che leggerete da qui in poi è da sottintendere “secondo la mia personalissima opinione”! Molti esperti di PL potrebbero non condividere, essere in disaccordo totale o addirittura ridere delle mie considerazioni. Sottolineo che quanto segue è frutto della mia (limitata) esperienza con questi strumenti ed è rivolto non a chi già pratica questo sport, quanto a chi non ha mai nemmeno visto una maglia o un corpetto se non in video e non è mai riuscito a chiarire i suoi dubbi.

Se iniziate a leggere sperando di imparare a sfruttare meglio l’attrezzatura… Cascate male, per quello vi consiglio DCSS!

LA MAGLIA DA PANCA

In barba all’ordine delle alzate di gara (che si affrontano in squat-panca-stacco) partiamo dall’esercizio principe della virilità maschile, il "quanto ce l’hai lungo" delle palestre: la panca.

La panca piace a tutti (a chi più, a chi meno… io faccio parte della seconda categoria) e chi ci fa dei chili seri sbandiera il suo risultato non appena gli viene chiesto – praticamente ogni volta che entri in una palestra e ti vedono spostare un po’ più di dischi della media qualunque esercizio tu stia facendo – ed è anche il biglietto da visita del bodybuilder, unito alla misura del braccio. Squat non se lo caga nessuno nelle comuni palestre, addirittura viene bandito dagli istruttori perché "pericoloso" mentre palestre senza panche personalmente non ne ho MAI viste. Premesso tutto ciò è "normale" che l’attrezzatura che suscita più interesse sia quella che permette di fare più chili nella celeberrima panca.

La maglia da panca è una specie di scomodissima T-shirt che permette di alzare molti Kg in più rispetto all’alzata raw, di norma anche oltre un +30% fino a oltre +50% per atleti molto portati E molto abili nell’uso di questo strumento.

Ma com’è fatta la maglia? Eccone qualcuna:

clip_image002

Bizzarre no? Hanno alcune caratteristiche, altre visibili altre meno:

• le maniche sono MOLTO strette: per infilarle ci vuole per forza un assistente che la strattoni a tutta forza e spesso anche borotalco per farla scivolare unito a speciali calzanti (detti slipper)

• il tessuto è molto duro, una specie di jeans ma di materiale sintetico estremamente resistente

• le maniche non sono in posizione naturale ma cucite con inclinazioni determinate dal modello di maglia e di tipologia d’esecuzione dell’atleta

La maglia da panca si indossa facendo salire le maniche poco sopra il gomito, una volta infilata stringe così tanto che la pelle quasi si taglia, il flusso sanguigno rallenta e di sicuro da lì non scivola – infatti lo scopo di maniche così strette è proprio di ancorarla alle braccia facendo sì che non si spostino.

Una volta indossata le braccia ti restano circa nella posizione in cui si vedono le maniche e se si cerca di abbassarle 1) non ci si riesce 2) fa male! 3) ti si addormentano le mani.

Come funziona? Tutta questa costrizione ha una sola funzione: caricare il chest plate.

“Il ‘che’? E ‘caricare’ in che senso?” domande lecite. Il chest plate altro non è che il pezzo di stoffa frontale della maglia, dove son cucite le maniche. Abbassando i gomiti per arrivare al petto in una prova di panca le maniche si distanziano tirando in due direzioni opposte il chest plate (ecco perché le maniche strette, altrimenti salirebbero fino alle ascelle) che così si carica di energia elastica per poi restituirla successivamente al fermo al petto dando un boost alla partenza della parte concentrica del movimento.

Questo è quello che ho letto in giro…

Cosa succede in realtà!

La prima volta che metti una maglia anzitutto ti senti un topo in trappola: pensi subito che la maglia è troppo stretta, mentre i veterani ti guardano e ridendo ti sfottono “ma quale, quel pigiama?”. Le cuciture alla fine delle maniche stringono e fanno MALE, ma sei curioso di capire cosa fanno ‘ste maglie.

Provi la prima ripetizione, ti hanno già detto “la maglia la devi tirare, tira i gomiti in basso tipo rematore!” e ti metti d’impegno. Stacchi il bilanciere, scendi una quindicina di centimetri… e poi basta. E’ come se fossi in una colata di cemento, provi a far forza verso il basso ma senti che le maniche tirano da matti, la parte centrale tirata verso il basso ti schiaccia lo sterno ma anche volendo passarci sopra (quale miglior modo di dire!) tu tiri in basso, ma non si muove niente! Ma non ci dovrebbe essere un caricamento “elastico”? Qui di elastico non c’è niente… pensi subito di star sbagliando qualcosa, o la maglia è messa male e non sta funzionando oppure è troppo stretta per te.

Da sopra ti dicono “Tira! Tira!” ma boh, davvero le maniche e il centrale sembrano un pezzo unico, come avere una corda legata da un gomito all’altro… tiri ancora più forte, scendi un po’ ma i gomiti se ne vanno per i cazzacci loro, perché?? Cerchi di tenerli dove normalmente ti stanno sempre, la panca la sai fare… ma niente, i gomiti di chiudono all’interno. Ti senti enormemente a disagio, ti urlano “apri i gomiti!” e allora tiri verso di te e in fuori, tipo rematore alla gola…. Tremi come una foglia, stai andando storto in modo indicibile… stai dimenticando niente? Ah già! Ora che ci fai caso le cuciture della maglia a tiro ascella e dorsale ti stanno entrando nelle carni, le senti tagliare la pelle! Ma non può essere così, devi per forza star sbagliando qualcosa! Spingi in alto, ma non senti nessun boost, fucilata o spinta miracolosa… solo disagio e un gran peso da spingere, molto più difficile che senza questa trappola addosso!

Ci riprovi, scendi un paio di centimetri in più a fronte di un dolore lancinante ai fianchi ed alle braccia che ti fa sbarrellare la traiettoria. Basta! Appoggiano per te (tu non ci saresti riuscito) e appena torni verticale chiedi che ti tolgano la maglia, subito! Ti senti stupido e spaventato da quel dolore, ma si può torturarsi così? Per cosa poi, per avere un intralcio?

Ma è solo l’inizio: qualche altra fallimentare prova e poi la maglia la puoi togliere… rimani sconvolto, hai lividi rosso fuoco e pelle abrasa lungo la linea del bicipite e sul gran dorsale a tiro ascelle hai tanti segni violacei e dolorosi. “Fanculo alla panca, rimarrò raw!” credo sia il primo, più che legittimo pensiero.

Ma poi il team ti dà conforto e ti incoraggia, col tempo impari a dominare tutto questo: quando scendi cominci a capire cosa contrarre per tenere i gomiti fuori, è uno sforzo supplementare notevole e mentalmente impegnativo per riuscirci ma tirando forte in giù arrivi a toccare il fatidico petto…

Quando ci arrivi senti lo sterno schiacciato dal chest plate che si carica (forse) sull’elasticità della tua cassa toracica; l’altra cosa difficile è che quando smetti di tirare in giù devi spingere esplosivamente in alto MA senza smollare le scapole, perché è quello che tiene insieme la baracca. Se sblocchi l’adduzione delle scapole la maglia si scarica e ci resti sotto, se ti vanno verso le orecchie (mollando il dorsale) la maglia si scarica e ci resti sotto… Ed è facile cascarci, perché in entrambe le opzioni la maglia smette di far male, ma smette anche di funzionare!

L’altro casino è che proprio perché la maglia ha molto potenziale meccanico serve molta forza verticale (verso il basso) per caricarla: la propria (di trazione) è quasi sempre insufficiente per avere grandi prestazioni, quindi per scendere al petto serve un peso superiore a quanto puoi naturalmente maneggiare – spesso MOLTO superiore – e nonostante questo devi tirare in basso come un dannato.

Il guaio è che quando usi maglie molto performanti se non sei abbastanza forte e preparato per quella maglia rischi di dover utilizzare un peso tanto elevato (per toccare al petto) da non essere utilizzabile (cioè alzabile). Perché la maglia ti dà una spinta per i primi centimetri di movimento, diciamo fino a che i gomiti sono poco più in alto del petto, dopodiché ti molla totalmente. Da lì in poi è tutto nelle tue mani, questo è il motivo per cui si vedono grandi atleti in difficoltà con un peso ed alla successiva alzata magari con 20Kg in più volano; nella seconda alzata magari l’atleta carica meglio maglia tenendo meglio l’assetto e nel contempo azzecca la spinta esplosiva così letteralmente “sorvola” il punto in cui la maglia ti molla ed arriva per accelerazione alla chiusura dei gomiti. Questo è l’effetto maglia: con i superpesi è probabile vedere alzate velocissime contrapposte ad alzate insindacabilmente fallite; quello che sta in mezzo (chiusure lentissime, salite lente lente) viene scremato proprio dall’uso estremo di questo strumento.

Quindi riassumendo la maglia:

• è strettissima

• fa MALE! E lo farà sempre, anche quando la saprai usare

• snatura la naturale traiettoria della panca, richiedendone una forzatissima ad hoc

• ti costringe a caricare entro un range che va dal minimo per usarla a un massimo spingibile

• Più si estremizza l’utilizzo della maglia e più questo range diventa stretto

• il range di cui sopra è situato in ogni caso molto al di sopra delle tue possibilità fisiche raw

Quindi la prossima volta che leggerete in giro che la maglia “regala” i chili sulla panca, sorridete e compiacetevi di sapere che non è così 😉

LE FASCE PER LE GINOCCHIA

Passiamo al re degli esercizi, nonostante stia diventando un reietto delle palestre moderne: lo squat.

Il discorso è più ricco perché in uno squat ci sono diversi sistemi che cooperano per compiere un’alzata full geared – ossia completamente attrezzata: le fasce per le ginocchia, il corpetto e la cintura anche se quest’ultima è un ausilio utilizzabile anche per le alzate raw.

Andando con ordine, parliamo delle fasce.

Le fasce per le ginocchia sono strisce di robusto tessuto elastico lunghe normalmente 2 metri (in altre federazioni anche di più) e dalla consistenza variabile, dal morbido e molto elastico al ruvido e durissimo.

clip_image004

Contrariamente a quanto si pensi la loro funzione non è proteggere l’articolazione o prevenirne l’infortunio; avvolte molto strette attorno al ginocchio hanno la sola funzione di estenderlo.

Ci sono diverse “scuole di fasciatura”: senso orario, antiorario, alto o basso, solo a spirale, con una diagonale davanti alla rotula (detta croce) o con più di una, ma tutte hanno lo stesso scopo. Non sono dotate di propri sistemi di fissaggio quindi l’unico modo per bloccarle (la cosiddetta “chiusura”) è passare l’estremità di fine fasciatura al di sotto del penultimo giro e tirare.

Le fasce vanno indossate posizionandole in trazione elastica più forte possibile per ottenere il massimo effetto. Per questo motivo è preferibile avvolgerle preventivamente alla massima tensione possibile, cosicché per metterle sia sufficiente svolgere il “rotolo” attorno alla gamba. Tirarle a mano è molto faticoso, motivo per cui si usano i famigerati tirafasce da powerlifting. E’ possibile anche utilizzarle sciolte e tirarle manualmente ad ogni giro compiuto attorno alla gamba, anche se con questo metodo è difficile ottenere il massimo sviluppo della fascia.

(Nota del Redattore: Gabriele è troppo modesto per scriverlo, perciò lo faccio io: la sua impresa Power Gear ha ideato un tirafasce professionale che evita lo stress di doverle tirare a mano. Eccolo qua:

clip_image006

Questo oggetto, testato e poi approvato dalla FIPL – Federazione Italiana di Powerlifting, diventa un comprimario quasi indispensabile per chi voglia allenarsi nel Powerlifting geared dato che posso testimoniare, per esperienza, che la preparazione manuale delle fasce è un’operazione snervante e tediosa, tanto da rendere molto meno divertente l’allenamento.

Il tirafasce Razor, questo è il nome, risolve brillantemente il problema essendo stato progettato e realizzato da chi le fasce… le usa e conosce le problematiche!)

Indossando le fasce sembra di essere ingessati: camminare normalmente è impossibile e si assume la classica “camminata da robot” dato che le ginocchia risultano bloccate. Fletterle volontariamente è molto faticoso oltre che doloroso.

Già, perché la prima cosa che salta all’occhio, anche mentre si indossano (o peggio, quando uno già pratico inizia a fasciarti) è che fanno male! Specie le prime volte, vuoi per mancanza di abitudine o per disagio iniziale, usarle è una tortura.

Ma come funzionano? Ci si carica il bilanciere in spalla, ci si piazza per lo squat e si parte.

Le fasce si oppongono alla flessione del ginocchio mediante la loro forza elastica quindi il rischio immediato è di ribaltarsi in avanti trovandoci nostro malgrado a compiere un gigantesco good morning a gambe quasi tese. Per caricare le fasce non è sufficiente guidare l’eccentrica lasciando flettere il ginocchio ma bisogna letteralmente tirarsi verso il basso, come per compiere gigantesco leg curl.

Quindi a differenza del normale squat avete l’articolazione dell’anca che lavora liberamente e quella del ginocchio che invece è irrigidita e che dovete piegarla volontariamente applicandovi una notevole forza di flessione, cosa che non si riscontra mai in nessuna forma di squat convenzionale… di norma la forza di gravità basta e avanza per accovacciarci, no?

La fascia piegandosi accumula energia meccanica che verrà rilasciata non appena si invertirà il movimento; qui si ripresenta il problema della coordinazione, lasciarsi trascinare dall’estensione prematura del ginocchio senza che l’anca tenga il passo porta di nuovo al rischio di ribaltamento. Serve quindi forza per tirar giù e coordinazione per guidare sia la discesa che la risalita.

Dicevamo che fanno male ad indossarle: non ho ancora parlato dell’accosciata… mentre si scende sul retro del ginocchio la fascia si accartoccia e va a pinzare la pelle dietro il ginocchio che in una persona normale non è temprata per resistere alle abrasioni. Fa veramente male all’inizio! Infatti è molto difficile rendersi conto di quanto si scenda all’inizio, rompere il parallelo diventa una nuova sfida perché l’accosciata viene limitata non tanto dall’azione meccanica, quanto dal dolore lancinante dietro alle ginocchia! Sembra che la pelle venga sminuzzata, il dolore ti fa desistere perché l’istinto di conservazione ti impone di non proseguire in un’attività che si fa esponenzialmente più dolorosa… sembra che si laceri tutto, sali di botto e la faccia sconsolata del tuo spotter frontale ti dice che "era alta". Lì per lì pensi che sia diventato cieco, ma la ferita morale è terribile se ti mostra una ripresa video dove sei più alto del Monte Bianco… Non ti capaciti, hai forzato oltre il dolore e ti sentivi già un prode di Leonida per quanto hai stretto i denti ed affondato… per poi scoprire che tutto quello sforzo e quel dolore sono solo la metà di quello che serviva. Quindi via, altra serie e la sfida diventa imparare a vincere il dolore, ad ignorare l’istinto di conservazione perché in fin dei conti il dolore è forte (e lo sarà sempre) ma col tempo riesci a metabolizzare l’idea che non stai subendo danni strutturali o menomazioni, è "solo" dolore ed imparerai a gestirlo.

Le fasce si mettono pochi secondi prima dell’esecuzione di un’alzata o di una serie e si tolgono immediatamente dopo, dato che oltre al dolore la pressione che applicano rallenta (e di parecchio) il flusso sanguigno alle gambe. Tenetele 5 minuti e vi si addormenteranno i piedi! Appena tolte, le prime volte, vi troverete dei lividi rosso fuoco dietro il ginocchio oltre alla pelle consumata e abrasa.

Le fasce permettono di sollevare molto più peso nello squat in percentuale variabile. La fregatura dov’è? Che puoi mettere più peso nel tuo squat, ma te lo porti comunque in spalla… a livello di tensione sui paravertebrali, tronco e glutei è necessaria più forza quindi la difficoltà dell’alzata aumenta, inoltre le anche sono sotto un carico ben superiore a quello gestibile naturalmente e prive di supporto.

Per sopperire a questo fattore esiste un altro strumento in connubio con le fasce: il corpetto da squat.

IL CORPETTO PER LO SQUAT

Il corpetto è una delle attrezzature più importanti e più usate nel powerlifting; permette aumenti di prestazioni nello squat che hanno del miracoloso con quote che possono superare il 30%.

Impossibile? No no, possibilissimo. E’ un trucco? E’ una magia? E’ un barare? Niente di tutto questo!

Andiamo con ordine, vediamo come sono fatti:

clip_image008

Molto simili all’apparenza al comune vestito da sollevatore/lottatore (detto "singlet") sono realizzati con un tessuto molto resistente e rigido (come le maglie da panca) una sorta di armatura.

Infatti ha altre analogie con la maglia da panca: anche qui le appendici (in questo caso le gambe) si infilano con molta fatica e servono svariati minuti per metterlo, a volte anche 10-15 per i corpetti più stretti. Sì, perché l’altra analogia è che va calzato strettissimo, tanto che alla fine del gambale spesso la pelle "trasborda" in un cuscinetto sporgente, un effetto un po’ buffo ma per niente divertente… per chi lo indossa! Anche questo fa un male cane!

Al di sopra dei gambali c’è l’area bacino che si indossa molto stretta e compatta (anche se non come le gambe) così come il resto del costume che avvolge ma non stritola. Sulle sommità ci sono le bretelle, che non servono semplicemente a tener su il costume ma si accorciano appositamente per metterle in tensione quando si tirano sui trapezi. Un corpetto indossato bene teoricamente stringe da morire sulle gambe, avvolge il tronco e stringe sopra le clavicole in una sensazione di compattezza che dà una certa sicurezza.

Quindi, come funziona?

Il corpetto ha una caratteristica rispetto alla maglia da panca, osservate: le gambe sono cucite in posizione all’incirca naturale. Un corpetto da squat è praticamente "dritto"… e non vuole saperne di esser piegato.

Proprio da qui deriva il suo potenziale: messo stretto forza il corpo dell’atleta a stare dritto. Quando si piazza sotto uno squat l’anca flette, piegandosi la stoffa che passa sopra i glutei viene richiamata verso il basso ed essendo affatto elastica trae a sé tutto il resto della veste. Ma la veste è fissata al corpo dalle bretelle, quindi per quanto venga tesa non si allunga né trova stoffa eccedente da richiamare: tra le anche e le spalle si crea quindi una sorta di "corda d’arco" che si tende quanto più si flette l’anca (a patto che la schiena resti tesa). Infatti per scendere al parallelo con un corpetto serve una forza notevole di flessione dell’anca, proprio come con le fasce non basta lasciarsi scendere ma è necessario forzarsi nella discesa E mantenere il controllo della traiettoria e proprio come con la maglia la forza di trazione naturale non basta, serve parecchio peso in spalla da aggiungere a quest’ultima per vincere la resistenza di questo indumento che si oppone brutalmente alla flessione… e la forza da vincere è davvero tosta! Non pensate a un tutino elastico quanto piuttosto a due corde legate alle cosce che vi passano dietro la schiena per legarsi alle spalle.

Il supporto meccanico che può dare sulle anche e la forza che applica sulla schiena dà sostegno alla stessa, a patto che si mantenga l’iperestensione! Perché se ti pieghi in avanti… son cazzi. Il corpetto comunque si mette in trazione quando scendi e "chiama" comunque stoffa e tenta l’abbassamento delle bretelle. Il problema è che se sei iperesteso schiacciandoti le spalle ti "piega all’indietro" favorendo l’assetto MA se sei flesso in avanti l’abbassamento delle bretelle tende a piegarti in due! E trovarsi chiuso a StarTac con un bilanciere stracarico di dischi è una pessima sensazione!

Proprio perché dà un fortissimo supporto alla giuntura più potente del corpo il corpetto si usa sempre in connubio con le fasce, altrimenti il divario di portata massima tra un’anca attrezzata e un ginocchio raw andrebbe a discapito di quest’ultimo che sotto carico probabilmente diventerebbe uno spararotule a colpo singolo.

Cosa c’è da aspettarsi quando lo metti?

Fai le prime prove, inizi a bretelle giù: per permetterne il funzionamento si blocca la stoffa a livello vita con la cintura (altrimenti slitterebbe indietro divenendo inefficace). Da poco tempo hai iniziato ad avere un minimo di dimestichezza con le fasce, ora ti aggiungono anche questa bella gatta da pelare…

Bilanciere in spalla, una pacca d’incoraggiamento e via! Scendi piano piano, sotto il livello mezzo-squat senti un blocco e capisci che quella è la corsa massima del corpetto, quindi inizi a tirare in basso. Si muove poco e niente… più forza! La stoffa comincia a raggrinzirsi tra il bacino ed i quadricipiti, senti un dolore assurdo perché le pieghe sono su una stoffa estremamente tesa…quindi spingono tanto in fuori quanto in dentro e dentro ci sei tu! Nonostante ciò vedi di essere ancora alto, allora tiri ancora di più ma senti che la curva lombare si sta smollando contro la tua volontà. Stranissimo, mai avuto simili problemi nello squat! Improvvisamente ti senti una frana. Ti fanno notare l’errore quindi deciso più che mai a frantumare il record del mondo della tua categoria ti imponi di farcela.

"Adesso vado più giù, e soprattutto non fletto la schiena!" Detto fatto, la schiena non si flette…. improvvisamente ti accorgi che l’amico dietro di te ti ha salvato dalla morte afferrandoti al volo prima che precipitassi all’indietro.

Che è successo? E’ il bastardo del corpetto, che non vuole saperne di piegarsi. Vuoi fletter l’anca? Lui richiama stoffa da dietro e ti piega la schiena. Schiena di marmo? Buon per te, lo metti molto più in tensione (ed è una buona cosa) e così facendo la forza che serve per flettere l’anca non è la stessa di prima, ma molto maggiore! Ma non potevi saperlo, sicché andandoci con lo stesso passo e non avendo ancora la propriocezione necessaria a capire dove e come tu sia l’anca si è flessa sensibilmente meno… in sostanza a schiena dritta e senza il dovuto controllo ti sei trovato posizionato ad L, schiena dritta ma verticale e molto indietro, tanto da cappottare.

Altra serie, metti più peso e cerchi di scendere di più e star attento a non cadere indietro e a momenti caschi in avanti per eccesso di compensazione… Bretelle su e ancora più peso, cominci a prenderci la mano e inizi a sentire come lavora questo corpetto. Riesci a prendere il parallelo, inverti il movimento ed esplodi verso l’alto… waaah! Ti sei cagato addosso in 15 fasi della risalita e non sai come fai ad essere ancora in piedi! Il corpetto ti ha aiutato ad estendere le anche ma assieme ad esse ci sono le ginocchia, che hanno la spinta delle fasce da gestire! Un casino, in poco tempo passi da una coordinazione anca-ginocchio (fondamento dello squat) totalmente naturale ed istintiva (oddio, mica tanto… ci hai messo anni per trovare la tua forma!) ad una totalmente artificiosa ed alterata da due sistemi di supporto assolutamente diversi tra loro, innaturali, dolorosi e con comportamenti indipendenti che vanno dominati e coordinati. Ciliegina sulla torta, tutto questo deve avvenire con pesi ben al di sopra delle tue naturali possibilità, con un bilanciere sulle spalle che devi staccare e muovere per piazzarti che pesa come un macigno.

Dopo queste considerazioni hai finito il tuo allenamento, è ora di togliere il corpetto! Le bretelle vengono via bene, ma è a tiro gambe che arriva il divertimento…con qualche strattone lo fai scendere dalle anche, ma ti prende lo sconforto assoluto quando senti che si è letteralmente INCHIODATO alle gambe. Non vedi l’ora di toglierlo e ti prende un po’ il panico perché non si muove e fa MALE. La pelle tira da impazzire, già vedi che a tiro anche (dove prima la stoffa si raggrinziva) hai dei lividi che sembrano tagli, rossi e doloranti e questo ti mette ancora più ansia. Vuoi assolutamente toglierti questa trappola e tiri in basso ma sembra il simbiote Venom! In realtà andrebbe tirato un po’ da un lato e un po’ dall’altro, ma ti vien più facile tirare tutto il corpetto rivoltato verso il basso sperando che si tolga. A furia di strattoni hai tutte le dita spellate (dato che stoffa e cuciture sono durissime, molto più del jeans) come se non si fossero spellate abbastanza nell’indossarlo e ormai hai persino il fiatone. Stai perdendo la testa, ti calmi, fai un respiro profondo e ti metti il cuore in pace: dovrai sentir male per un altro pezzo. Sicché tiri un po’ qui, un altro po’ dalla parte opposta e lentamente, millimetro dopo millimetro, una gamba si libera! "Ora faccio presto" pensi, in realtà cadi nuovamente nella trappola della fretta e realizzi nuovamente ricominciando con calma a tirare per gradi.

Fuori, evvai… tutta la pelle, specie verso l’interno coscia, sembra bruciata! Rossa e scartavetrata, brucia solo a guardarla e ti accorgi appena provi a camminare che lo sfregamento con i vestiti è ancora più fastidioso. Già immagini il prossimo allenamento, rimettere la stessa trappola sulla pelle martoriata e suppurante…

Questo è ciò che comporta il corpetto: imparare a gestire sensazioni dolorose ed a tener la schiena dritta, flettere l’anca e bilanciare la forza che subisci sia lì che sulla schiena. Ogni errore si paga caro, una minima sbavatura non solo ti fa perdere l’effetto ma ti espone a rischi enormi: cadute indietro o avanti (personalmente mi son cappottato in avanti con 250Kg e non esiste spotter che ti salvi dalla caduta libera… God Bless Power Rack) schiena a C…

Serve tanta forza nella schiena perché oltre il peso del bilanciere devi vincere quello attivo di pretensionamento del corpetto, quindi l’aumento prestazionale viene pagato così: imparare la coordinazione in questo turbinìo di fattori destabilizzanti e accrescere la propria forza nei muscoli vertebrali molto al di sopra delle sollecitazioni normalmente date dai carichi utilizzati naturalmente. Il tutto dominando continuamente la percezione del dolore.

Questo è il motivo per cui si vedono chili mostruosi nello squat, con gente che ci tira fuori anche +100Kg e oltre nelle categorie più pesanti: il corpetto ti costringe a diventare più forte e più abile – e sono convinto che la gestione del dolore diventi un punto focale per spingere forte, un po’ come gli speroni per far correre i cavalli.

IL CORPETTO PER LO STACCO

L’ultima, brutale alzata del powerlifting è lo stacco da terra. Estremamente spettacolare nella sua forma primaria per la sua manifestazione di forza bruta, non gode però dello stesso beneficio geared che riscontriamo in squat e panca per motivi che vedremo poi.

A sostegno dello stacco da terra troviamo la cintura (anche nella versione raw) ed il corpetto da stacco.

Il corpetto da stacco è piuttosto simile a quello da squat:

clip_image010

La differenza è minima, si notano le bretelle più larghe, veste un po’ più compatto sul busto ma sostanzialmente è fatto come l’altro. Infatti molti atleti utilizzano il corpetto da squat anche per lo stacco mentre il contrario non accade quasi mai per via delle forme specifiche che danno un comportamento differente in accosciata.

Cosa fa il corpetto da stacco? Anche lui si oppone al piegamento. Nello stacco la difficoltà sta nel mantenere la schiena dritta, in quanto la spinta è un problema relativo – se consideriamo il lavoro delle sole anche equivale circa ad un mezzo squat – ma la leva che si crea sulla schiena data dal carico ancorato alle braccia mette a dura prova gli erettori e stabilizzatori spinali e risulta il vero anello debole dell’alzata.

Indossando quest’affare a bretelle tiratissime (molto più di quelle del corpetto da squat) si sfrutta l’effetto a doppio taglio che ho spiegato per lo squat, ossia tende un arco dal bacino alle spalle e tenendo la schiena iperestesa l’effetto viene amplificato, inoltre c’è l’effetto di estensione dell’anca che per quanto non essenziale come nello squat, aiuta. Questo dà una spinta nella prima metà dell’alzata che torna utile (come nella panca) per uscire veloci dal punto più difficile dell’alzata, il passaggio al ginocchio.

Si indossa sempre strettissimo sulle gambe (per evitare che scivoli verso l’alto) e fascia molto anche sul tronco anche se nemmeno questo stritola; appena indossato si sente subito il suo effetto, infatti piegandosi in avanti ci si blocca circa a 30° di inclinazione. Da lì in poi le bretelle passanti sopra clavicole e trapezi si mettono in tensione con il tessuto che passa sul retro fino ai glutei. Le prime prove a bretelle giù, diversamente da quanto accade nello squat, usufruiscono di un beneficio molto modesto: l’estensione dell’anca c’è ma va a supportare un cardine che non è quello limitante all’alzata. Tutto cambia quando tiri su le bretelle (o meglio, te le tirano su gli altri mentre espiri e ti fletti su un fianco, altrimenti non ci vanno nemmeno se preghi).

Ti piazzi dietro al bilanciere, vai per chinarti… e non ci riesci! Non ce la fai neanche ad afferrare il bilanciere, ti pieghi su un lato divaricando un po’ le gambe per provare a prenderlo almeno con una mano in una gobba a C paurosa. Tocca all’altra mano, fai leva tirandoti in basso con la prima e fai una fatica assurda: senti una forza che ti tira indietro dalle bretelle, quasi come avessi un cavallo legato al collo che corre allontanandosi da te. Con un bello sforzo riesci ad impugnare il bilanciere, sei a culo all’aria. Ed il solito piazzamento? Bel problema…

Prendi un bel respiro, provi a flettere le anche per abbassare il baricentro ma senti tirare da dietro come un dannato; opporsi sembra folle, la sensazione è quella di trovarsi dentro ad una morsa che non vuole che spalle e fianchi si allontanino tra loro… forzi l’iperestensione come ti han spiegato, ma non riesci nemmeno a contrastare la cifosi di partenza! Insistono a dirti di aspettare a partire finché non sei a schiena tesa, ti va la pressione alla testa – roba che senti esploderti gli occhi – finché molli la presa. Riprovi, più convinto, e tiri a palla i muscoli dorsali… errore dello squat, ti trovi a schiena dritta ma verticale e seduto all’indietro, con la differenza che nello stacco non cadi (ma è comunque un errore). Inizi a tirare ma sei totalmente fuori spinta, percepisci una sorta di effetto (o meglio, le prime volte senti che il corpetto smette di tormentarti e basta ma non riesci a capire se sei tu che hai alzato di tuo o se effettivamente sei supportato) ma arrivato al ginocchio sei con la schiena a chilometri dal centro di massa… ed il corpetto è ormai sufficientemente raccolto all’indietro da perdere la tensione.

Divertente, no? Ti trovi al ginocchio con un peso superiore al tuo standard, in una postura totalmente alterata e svantaggiosa rispetto al solito ed i mezzi di supporto ti hanno appena abbandonato! “..’zzi tuoi adesso!” e finisci per chiudere l’alzata schierando come una bestia – se ti va bene – oppure grippi e non sali più, mestamente molli o riabbassi.

Una fatica immane per un’alzata schifosa! Difficile contrastare questa forza tremenda e nel contempo mantenere la forma d’esecuzione classica.

Ma lentamente si impara, e si cominciano a guadagnare chili. Quanti? Pochi. Eh già, perché a differenza dello squat nello stacco si ricavano pochi chili, parliamo di 5,10Kg o per i più fortunati una ventina (io sono tra quelli, sono riuscito a cavarci fuori 25Kg e non so bene come… forse era solo una giornata di grazia aggiunta all’uso discreto del corpetto) che a conti fatti in percentuale sono pochini in confronto allo squat, un 5-10% di media. Alcuni atleti addirittura non ci guadagnano nulla o si trovano intralciati. Perché? I motivi sono tanti.

Chi stacca classico spesso ha una schiena molto forte ed un’esecuzione “brutale” a schiena un po’ flessa: gli stacchisti classici sono abituati a chiudere le alzate di forza ma nel geared i carichi diventano più gravosi e non riescono più a “metterci una pezza” in chiusura, sicché rimangono in piedi, a schiena piegata come nella partenza e nell’impossibilità di raddrizzarla per prendere una valida, a pochi impercorribili centimetri dalla meta. Inoltre partendo curvi non caricano bene il corpetto e non ne beneficiano dell’effetto se non di quello di cui meno necessitano, ossia la spinta di anca iniziale, chi stacca sumo invece ci guadagna mediamente qualcosa in più perché tecnicamente più pulito (il sumo non perdona sbavature nemmeno raw) e più incentrato sulla flessione d’anca ma l’effetto è pur sempre valido per metà alzata.

Oltre all’effetto limitato del corpetto c’è un fattore che non viene mai compensato: la presa. Infatti anche potendo beneficiare di spinte mastodontiche bisogna sempre fare conto che i nuovi carichi vanno retti a mani nude… e può succedere che le mani diventino il fattore limitante, non essendo permesso alcun tipo di gancio o fascetta per reggere il bilanciere.

Questo è il motivo per cui nel raw abbiamo massimali di stacco superiori (anche sensibilmente) rispetto allo squat mentre nel geared la situazione si capovolge: lo squat attrezzato beneficia di un sistema potenzialmente privo di punti deboli (infatti corpetto e fasce sostengono anche, schiena e ginocchia) mentre nello stacco abbiamo un solo tipo di supporto ed un punto non supportato (le mani).

Chiaramente anche questo corpetto dilania la pelle delle gambe, allo stesso modo di quello dello squat. Quando si parla di corpetti, metterli è sempre un patema d’animo e toglierli è sempre una tribolazione che sembra non finire mai!

In realtà ci sarebbero altri strumenti da citare, più o meno facoltativi: polsini, magliette e pantaloncini di supporto, il più importante trai non citati è però sicuramente la cintura.

Usata a sproposito nelle palestre del 90% del pianeta (es. "mettiti la cintura per fare il curl! Sennò ti rompi la schiena!") è uno strumento indispensabile sia nel powerlifting geared che nel raw, dove trova approvazione d’uso.

"La cintura protegge la schiena…" non è vero! L’unica cosa che può proteggere la nostra schiena è il nostro operato e la cintura può tornare utile, se la si sa adoperare.

"Come ‘adoperare’? Che ci devi fare con la cintura?" La metti stretta, ma non basta. Non è un supporto passivo, non è un amuleto contro le ernie. La cintura dà supporto perché irrobustisce il traverso addominale con la sua struttura materiale, sì… ma è un effetto trascurabile. Gli usi reali sono due, in realtà: dà un supporto contro il quale spingere la pancia quando si inspira profondamente di diaframma (spingendo la pancia contro la cinta la pressione interna del corpo aumenta per il "cuscino d’aria" che formiamo all’interno, quindi diventiamo più "duri") e questo è permesso anche nelle alzate raw, poi serve per bloccare l’attrezzatura. La maglia si ferma con una cintura (a volte più piccola) per impedirle di salire verso il collo, i corpetti vengono fissati per aumentarne le performance e nel contempo si sfrutta anche il primo effetto.

E’ importante saperlo, perché c’è gente che la usa per sentito dire… e poi si infortuna chiedendosi come possa esser successo.

Va portata stretta; quanto? Non troppo! Ho visto cinture messe tanto strette da impedire la respirazione diaframmatica, a quel punto la circonferenza tronco invece di beneficiarne ne risente perché viene ridotta in sezione traversa, oltre a impedire di "mandare in pressione" il corpo! Ma non va nemmeno larga, altrimenti la pancia spinge a vuoto ed è come non averla… perlomeno si risparmiano i lividi della prima tipologia di utilizzatori, che tolgono la cintura ed a fine allenamento hanno lividi viola o sulle creste iliache o sotto le costole, che qualche volta riescono pure ad incrinarsi.

CONCLUSIONI

In sostanza l’attrezzatura è un mondo complesso; chi ci si vuole cimentare sappia che non si mette per fare più chili, ma si indossa per imparare qualcosa di completamente nuovo: il Powerlifting.

Alla stessa maniera di un fan di minimoto che decide di passare alla superbike, chi compie il passo dell’attrezzatura consideri che di fondo c’è sempre lo sport dei pesi ma la sua interpretazione è totalmente diversa. Non è distorta o disonesta: è diversa.

Se vi siete sempre chiesti come funzionasse l’attrezzatura da Powerlifting e prima di leggere queste righe eravate convinti che fossero "vestiti" che "regalavano" chili in automatico ora invece sapete che non è così. Troppe volte ho sentito farneticanti teorie che sembravano paragonare la differenza tra raw e geared a quella tra la lotta a mani nude e uno scontro a fuoco,della "disonestà" degli attrezzati nei confronti dei puristi del nudo corpo (ed io sono un amante del raw). Sembrava quasi, dalle chiacchiere che girano, che l’attrezzatura equivalesse a mettere il dito sul grilletto dove un minimo cenno permette di abbattere qualsiasi cosa: metti un corpetto e fai 250 di squat, una maglia e tiri 200 di panca.

Invece è molto più di questo: l’attrezzatura non è una pistola, è una spada. Ci vogliono anni di duro allenamento, coordinazione, forza, velocità, autocontrollo per diventare maestri di spada…

…e le spade tagliano.

 

 

Infine, aggiungo IO la pubblicità all’impresa di Gabriele, la Power Gear, nata dalla sua passione per questo sport. (la pubblicità non c’era nell’articolo perchè Gabriele è troppo corretto).

Power Gear è l’unica ditta italiana che progetta e realizza attrezzatura da Powerlifting e da “palestra pesante”.

clip_image012

Tutte queste attrezzature sono testate per essere estremamente resistenti, di seguito il test di tenuta dei cavalletti di sicurezza, capaci di reggere un bilanciere caricato con 400 kg in qualsiasi condizione di utilizzo, permettendo a chiunque non abbia lo spazio per un power rack di allenarsi in sicurezza.

Condividi "L’attrezzatura del Powerlifting" via

Nessun commento presente.

Commenta

Cat-Title

Nov 14, 5 giorni ago

The elementary sticking point

Read   Comments are off
Ott 15, 1 mese ago

Il controllo del cuore

Se ti è piaciuto questo articolo, lo stile del Meeting DCSS (doppio come puoi ben vedere) è lo stesso: 1° giornata, Biomeccanica dei 3 Big, 2° giornata, la Scienza dell’allenamento in palestra. Cliccando sul banner puoi accedere alla pagina del…

Read   Comments are off
Ott 12, 1 mese ago

Crossfit e sushi

Se ti è piaciuto questo articolo, lo stile del Meeting DCSS (doppio come puoi ben vedere) è lo stesso: 1° giornata, Biomeccanica dei 3 Big, 2° giornata, la Scienza dell’allenamento in palestra. Cliccando sul banner puoi accedere alla pagina del…

Read   Comments are off
Ott 10, 1 mese ago

L’efficienza aerobica

Se ti è piaciuto questo articolo, lo stile del Meeting DCSS (doppio come puoi ben vedere) è lo stesso: 1° giornata, Biomeccanica dei 3 Big, 2° giornata, la Scienza dell’allenamento in palestra. Cliccando sul banner puoi accedere alla pagina del…

Read   Comments are off
Ott 8, 1 mese ago

Calorie & Pulsazioni

Se ti è piaciuto questo articolo, lo stile del Meeting DCSS (doppio come puoi ben vedere) è lo stesso: 1° giornata, Biomeccanica dei 3 Big, 2° giornata, la Scienza dell’allenamento in palestra. Cliccando sul banner puoi accedere alla pagina del…

Read   Comments are off
Set 26, 2 mesi ago

Ipertrofia miofibrillare o sarcoplasmatica

Se ti è piaciuto questo articolo, lo stile del Meeting DCSS (doppio come puoi ben vedere) è lo stesso: 1° giornata, Biomeccanica dei 3 Big, 2° giornata, la Scienza dell’allenamento in palestra. Cliccando sul banner puoi accedere alla pagina del…

Read   Comments are off