Mag 8, 6 anni ago

Storia di una (piccola) scoliosi – Miglioramenti!

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La prima visita di controllo della scoliosi di nostra figlia, dopo 6 mesi di corsetto, è andata benissimo. Il dottore era contentissimo, mi sbilancio nel dire che era entusiasta come tutti quelli che mettono passione in quello che fanno e sono contenti quando c’è un risultato.

In pratica… la scoliosi è molto migliorata. I 2,5 cm di deviazione laterale che c’erano fra vertebre cervicali e vertebre lombari si sono ridotti a 0,5 cm. Ovviamente questo è un parametro clinico molto “bovino” ma serve per dare un’idea. Principalmente, il fianco che prima era “piatto” adesso è tornato “curvo” e la gobba sulla schiena quando questa veniva flessa in avanti è… sparito.

Questo significa che il corsetto e la ginnastica medica hanno non solo recuperato la flessione laterale (nostra figlia ha una scoliosi a singola curva, a C in pratica) ma anche la torsione assiale che provocava la rotazione di tutto il torace.

Perciò, la scoliosi è regredita. Questo è un fatto.

Ora, questo è un blog dove si parla di allenamenti e quando questi sono efficaci si tende ad esaltarli. Ma questo è un articolo differente perché rivolto non a fissati dei sovraccarichi (che peraltro adoro essendo io un fissato all’ennesima potenza dei sovraccarichi), ma a genitori che hanno lo stesso nostro problema e che surfando in rete possono leggere questo pezzo.

Quando le cose vanno bene, facile lasciarsi andare ad auto-compiacimenti, ma non in questo caso.

Alla luce di questo risultato, e viste anche le premesse, ci teniamo a dire che questa scoliosi è classificabile come “non grave”. Questa è una fortuna e altri bambini possono essere molto meno fortunati.

Però non è possibile sapere se questa “non gravità” sia dovuta al fatto che comunque non sarebbe stata grave o al fatto che l’abbiamo presa in tempo, grazie ad una serie di eventi tutti concatenati fra loro.

La catena di eventi parte da una diagnosi precoce da parte della pediatra che l’ha beccata subito e che non ha minimizzato il problema, poi passa per la conoscenza prima del dottor Pecchioli e l’Istituto Duchenne e poi di Francesca, l’insegnante di ginnastica medica.

Forse siamo stati fortunati, forse ci siamo mossi bene. Però ci siamo mossi. Questo è un fatto. La catena di eventi nasce e si evolve grazie ai genitori del paziente.

La vera cura della scoliosi, però, la attua il paziente stesso. Ed è qui che noi, come genitori, siamo stati fortunati. Il merito di questo, sì, successo, è principalmente di nostra figlia che ha meticolosamente portato il busto rispettando in maniera “tedesca” gli orari, non saltando mai una lezione di ginnastica, facendo i suoi esercizi.

In questo siamo stati aiutati da un ambiente recettivo al problema: l’insegnante di ginnastica che ha capito il problema esonerandola dalle attività di tutti gli altri ma anzi invitandola a sfruttare l’ora per i suoi esercizi (nostra figlia avrà il voto a ginnastica, non un N.C.), i compagni che non sono mai stati stronzi, altro termine tecnico, come può invece accadere, la scuola che ha fornito un banco più alto.

Però, nostra figlia è stata splendida e questo risultato è tutto suo.

Mai una volta a doverla forzare a mettersi il busto, l’ha accettato fin da subito anche a scuola, per noi è stato tutto molto semplice, spesso anche troppo semplice. Questa è stata la nostra fortuna, perché se un figlio poi si impunta, non lo vuole mettere a scuola, non vuole portarlo, viene preso in giro, sviluppa complessi, diventa ansioso, c’è da litigare, da pregare, da piangere, da pagare… ecco, questi sono problemi.

Perché alla fine mettersi un affare che stringe, impedisce i movimenti, rende diversi, per 18 ore al giorno non fa piacere a nessuno, figuriamoci a 13-14 anni… Come dargli torto? E per un genitore cosa c’è di peggio di dover imporsi su un figlio per il suo bene, facendolo stare male?

Però, ragazzi, la cosa peggiore che potete fare è mettersi il busto a singhiozzi, portarlo poco, saltare la ginnastica… si capisce che rompe le palle fare tutto questo ma così facendo non migliorerete e butterete via tantissimo tempo.

Ci ho pensato spesso a quanto siamo fortunati, perché il successo della cura sta tutto nell’applicazione di pochissime quanto crudeli regole: perseverare. Tutti i figli sono speciali per i propri genitori. Però… oggettivamente, nostra figlia è stata splendida in questi 6 mesi.

Il risultato è che per l’Estate nostra figlia porterà il busto solo di notte. Da 23 ore inziali dell’Istituto A, alle iniziali 18 ore dell’Istituto Duchenne, alle 14 ore adesso, dopo 6 mesi, alle 10 a fine scuola.

Ripeto: questa non è una statistica, è solo la nostra storia. Prendetela per quello che è.

Sperando di fare cosa gradita ai genitori con bambini che affrontano questa problematica, segnalo questo altro blog, molto più utile del mio.

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