Dic 26, 6 anni ago

Scoliosi e squat, una storia

Ho conosciuto Gabriele qualche anno fa su BodyWeb: i video mostravano una vera forza della Natura, carichi impressionanti, un fisico spaziale. L’ho conosciuto dal vivo nel 2010 e ha confermato in pieno ciò che si vedeva nei video: Gabriele è un purissimo mesomorfo, pochissimo grasso corporeo e i ventri muscolari pieni praticamente ovunque, una struttura da supereroe dei fumetti e lo dico senza scherzare.

E dal vivo è come sui forum: una persona squisita, gentile e disponibile, non se la tira assolutamente, dote rara in chi è dotato come lui, ma ancor più rara è un’altra caratteristica: non si accontenta dei suoi risultati, e vuole migliorare.

Ok, chi è che non vuol migliorare… come, del resto, chi è che è a favore della guerra e contro la Pace Universale? Ma un conto è pensare di voler migliorare, un conto è farlo veramente. Lui… vuole farlo. Mesomorfo, dotato, baciato dalla fortuna. Tutto vero. Ma anche allenamenti e allenamenti e allenamenti. I suoi risultati parlano per lui: un 220 di squat senza attrezzatura non si fanno se non ci si dedica il tempo che serve e 270 di squat con attrezzatura non salgono se non ci si sbava letteralmente sopra. E questo è solo l’inizio.

Non sapevo che però Gabriele avesse un problema di scoliosi, che testimonia con questo articolo che gli ho chiesto di scrivere e che pubblico con piacere.

Mi chiamo Gabriele, classe 1983 (28 anni compiuti). Sono affetto da scoliosi, mi è stata diagnosticata a 21 anni ma potrei averla avuta fin da bambino. Non ho dati per rilevarne la gravità, quindi lascio giudicare a voi osservando le radiografie del tempo, effettuate con colonna a carico.

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Tutto ha avuto origine durante il mio periodo di servizio militare. Ricordo bene, Bologna a maggio 2003, uno degli anni più caldi che io ricordi (a discapito delle opinioni di certi TG ah ah) ed a quel tempo c’erano oltre 30°C ed io avevo il piacere di trovarmi a marciare per ore sotto il sole cocente, calcando l’asfalto con la mimetica a maniche lunghe poiché il comandante di reggimento non aveva ancora dato ordine di passare all’uniforme estiva.

Ma il problema non era il marciare, quanto lo stare fermi: che fosse la posizione di “attenti” o di “riposo” (per chi non è pratico una è stare eretto a piedi uniti e mani lungo i fianchi, l’altra è stare a gambe larghezza spalle e polsi incrociati dietro la schiena) si trattava di rimanere minuti, a volte decine e decine di minuti, in posizione eretta statica e senza poter muovere un muscolo.

Io già da prima sapevo che stare per troppo tempo in piedi mi dava noie (per mio “vizio” posturale tengo sempre il peso sulla gamba destra mentre la sinistra è praticamente libera di sollevarsi in qualunque momento senza influire sul mio equilibrio) ma mi bastava cambiare gamba d’appoggio per un po’ o fare due passi per farmi passare quello che era solo un lieve fastidio.

Lì invece il problema si ingigantiva: il fastidio diventava sofferenza, da sofferenza a dolore tanto da limitarmi i movimenti e disturbarmi il già scarso e pessimo sonno che mi spettava la notte. La decompressione del riposo non bastava ad alleviarmi il dolore che il giorno dopo veniva ripassato da un’altra simpatica sessione di addestramento.

Portato a casa l’addestramento, il resto dell’anno militare andò meglio avendo mansioni non operative. Ma rimaneva il problema…

Terminato il servizio militare affrontai un periodo per niente felice della mia esistenza (vi evito il pippone mentale) fatto sta che finii per credere solamente in me stesso, iniziando ad allenarmi con costanza in palestra che già praticavo ma saltuariamente. Era diventata la mia valvola di sfogo ed il mio scopo primario anche se, proprio come accade con la patente dell’auto, il periodo in cui sei più imbranato è proprio quello in cui sei più scellerato.

Ma i mal di schiena persistevano: sentivo sempre dolore nella zona lombare, e quasi sempre sul lato sinistro. Dopo mesi di fastidi (nulla di paragonabile al periodo di addestramento dato che non dovevo più affrontare simili sollecitazioni) decido di fare esami, era luglio 2004.

Il medico di famiglia mi prescrive radiografie, prima le classiche e dopo avergli mostrato i referti mi chiede di farne ulteriori con colonna a carico. Ottenuti anche questi è evidente che la mia spina dorsale è scoliotica in doppia curva, citando il referto del radiologo,

Rachide con rotoscoliosi sinistro-concava al passaggio dorso-lombare e conservate fisiologica lordosi e cifosi dorsale. Asimmetria delle ossa del bacino, con risalita della cresta iliaca di sx di circa 2cm rispetto alla controlaterale”.

Decidiamo di chiedere un parere ad un ortopedico (a detta del nostro medico) specializzato nelle patologie spinali.

L’incontro con il sedicente esperto (sulla cui identità ho ancora forti dubbi, dato che il suo aspetto non era per nulla quello che mi avevano descritto) mi distrugge. Il suo responso, dopo due sguardi alle radiografie (non ricordo che mi abbia nemmeno guardato) fu: “hai una gamba più corta dell’altra. Di due centimetri.”

Un colpo di maglio in piena faccia. Mi viene in mente Uno, nessuno e centomila: non mi reputo una meraviglia della natura, ma perlomeno mi ero sempre ritenuto esente da gravi difetti o deformazioni. Invece oggi, all’improvviso, mi sento dire che sono una macchina difettosa, che non sono funzionante… che sono sbagliato. “Malfunction”, me la vedo un’etichetta piazzata sulla mia schiena.

Lo so, è da cretini pensare certe cose perché c’è chi sta MALE davvero, io alla fine che cacchio ho? Ho sempre fatto tutto quello che volevo, senza particolari problemi.

E magari può essere ancora così!

Quindi che fare?

“Bisogna mettere una soletta, sotto il tallone, sotto la gamba più corta.”

Soluzione per tamponare la mia deformità. Ho un femore più corto, per questo il bacino è disassato e questo ha dato origine alla scoliosi, secondo lui. La soletta sarà da portare a vita, per tamponare il difetto che non si risolverà mai. Torno a casa pieno di sconforto e di domande che non ho avuto il coraggio di porre.

“Ma rialzare una gamba non porta le ginocchia a lavorare in modo diverso?” “E se decidessi di farmi operare?” L’unica che ho avuto il coraggio di fare è se decidessi di non fare niente. La risposta fu raggelante: “tu a 30 anni potresti camminare a stento” mentre lo sguardo di mia madre mi trafiggeva con quell’aria di accusa della serie “tu e i tuoi pesi! Con tutti gli sforzi che fai, guarda cosa rischi, ti vai a rovinare!”

Oggi rabbrividisco al pensiero, ma immedesimandomi nel me stesso di allora capisco che ero talmente disgustato dall’aver scoperto di essere “difettoso” che avrei fatto qualsiasi cosa per cancellare ogni traccia di quell’errore. Oltretutto nel periodo della mia vita in cui io stesso ero tutto ciò che avevo, scopro di essere uno “scarto di produzione”… mi veniva da piangere, e credo anche di averlo fatto in qualche momento.

Intanto inizio la “cura”, senza interrompere la palestra. Prima perseverando in palestra pubblica, poi passando all’allenamento a casa dove dai dildo squat a pesi immani sono passato ad uno studio autodidatta della tecnica nei 3 fondamentali (tecnica…rispetto a prima perlomeno).

I problemi non erano finiti purtroppo: all’epoca praticavo anche karate e le lezioni si svolgevano scalzi, sicché avevo diverse sollecitazioni sportive. Sovraccarichi con correzione, corpo libero senza, movimenti diversi con schemi motori differenti e giunture in posizioni sempre differenti. Dopo poco tempo il ginocchio sinistro cominciò a darmi noie, proprio sopra la rotula. Per la cronaca, non è mai più guarito, anche se è molto migliorato periodicamente torna a dar fastidio. Oltretutto ricordo bene che a casa, tra una serie e l’altra di squat, ero costretto a sdraiarmi col culo fuori dalla panca, finendo con la schiena a C tra panca e muro per distendere i lombari che mi facevano un male assurdo, per poi macinare da idiota un’altra serie. Risolto un problema, causati altri due e la correzione era di 1 centimetro perché 2 nella scarpa non ci stavano e avrei dovuto farmi fare vita natural durante scarpe su misura, con suola rialzata in un solo tallone.

Ho fatto circa 4 anni così, non risolvendo in sostanza nulla e (mea culpa) non informandomi sulla mia patologia e sui sistemi di cura. Continuavo a pensare che forse quel medico aveva ragione, nonostante (e non a causa di !) la correzione stavo lentamente ed inesorabilmente deteroriorandomi.

Dal 2007 avevo fatto il mio ingresso nel mondo di internet, scrivendo in un forum di bodybuilding e fitness. Fu lì che per la prima volta, trattando la mia storia, un utente definì l’approccio scelto per curare la mia patologia un “abominio terapeutico”. Queste due parole le ricorderò finché campo.

Ricominciai ad interessarmi attivamente del mio problema, con ulteriori esami radiologici stavolta del bacino e delle gambe, sempre a carico.

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Le gambe non sembrano asimmetriche nella posizione e nelle lunghezze ossee, qualcosa non mi torna….

L’anno successivo, un mio parente che presentava gli stessi disturbi aveva provato un percorso fisiatrico/osteopatico tramite una serie di sedute di rieducazione posturale. La cosa mi incuriosì e presi contatto con lo stesso fisiatra, un ragazzone giovane e gentile.

Gli spiegai la mia situazione e gli raccontai quello che mi è stato prescritto. Alla fine del mio discorso, che ascoltò con attenzione, fece un sorriso beffardo seguito da una risata.

Mi mostrò le radiografie, e mi chiese cosa vedessi. Vedevo un bacino fuori asse, le creste iliache differenziavano di 2cm dalla retta orizzontale della griglia.

“Ecco” aggiunse “ci sei arrivato tu in due secondi…”. Il suo ragionamento era già chiaro, ma poi me lo illustrò nella sua stupefacente semplicità. Il corpo umano è un sistema unico, in cui diversi sottosistemi si sovrappongono ed interagiscono tra loro in sintonia. Catene cinetiche, muscoli stabilizzatori e posture influenzate da contratture e fasci muscolari rigidi…. Mi si aprì un mondo che ora sembra scontata banalità, ma in quel momento fu l’uovo di Colombo. Mi si riaccese la speranza.

Il femore era perfetto, era l’inclinazione del bacino a dare l’apparenza di avere un arto più corto. L’inclinazione del bacino poteva essere l’effetto della scoliosi, non la causa, coadiuvata da anni di posture scorrette.

Da lì cominciai un periodo di rieducazione posturale con lui, eliminammo immediatamente la soletta il giorno stesso del primo colloquio e da allora, grazie al suo bilanciamento posturale, ho ripreso ed appreso il controllo di me stesso. Conosco me stesso molto più di prima, so come sono e perché, e come interpretare i segnali che il corpo mi dà senza che altri lo facciano per me.

Da allora sono passati quasi 4 anni, in cui ho sottoposto il mio corpo a stress enormemente superiori a prima. Ho staccato 260Kg dal suolo, la mia schiena ne ha sostenuti 270 in uno squat, dopo due ore me la stavo passeggiando su e giù per le Cascate delle Marmore.

Ora, io non so se quel medico fosse un cialtrone o un gran veggente, forse veramente tra 2 anni non sarò in grado di legarmi le scarpe, ma una cosa è certa: da quando ho cambiato approccio ho raggiunto traguardi per me impensabili e non ho sofferto di alcun dolore o disturb,o nonostante gli stressi estremi. Comunque finirà, ne sarà valsa la pena. Questi anni mi hanno dato incredibili soddisfazioni, soddisfazioni che non avrei mai visto se avessi dato retta ad un medico che mi ha pronosticato un futuro infausto da due mezze occhiate superficiali ad una lastra nera.

Con questo non voglio dire che i tutti i dottori non capiscano una benemerita mazza, o che chiunque affetto da scoliosi possa caricarsi 300Kg sulle spalle spernacchiando gli ortopedici, ma che prima di porre la parola FINE ad un proprio sogno, ad una propria ambizione, ad un proprio piacere, che siano i pesi o la briscola, è meglio essere certo, stracerti, ipercerti. Sentite quante più campane possibili, informatevi e perché no, provate. Con cautela, moderazione e testa, ma provate. Perché io mi sono fatto quattro anni con un tallone che non solo non correggeva il mio problema, ma addirittura portava ad accentuarlo inclinando sempre di più il bacino nella direzione in cui già “pendeva”. Ora non è che sono rinato, ogni tanto mi rompe ancora un po’ perché quasi 25 anni di postura scorretta non si cancellano, men che meno se tra quel quarto di secolo c’è in mezzo l’età dello sviluppo. Però tramite la cura di me stesso, accorgimenti di allenamento e quando sono alla frutta un po’ di ostepatia posso controllare (non guarire, controllare) l’assetto del mio bacino lavorando sui muscoli coinvolti nel suo disassamento che per stress, conformazione genetica ed errori posturali di tanto in tanto “tirano”.

Ma posso fare ciò che amo, senza limitazioni o patemi d’animo…però mezzo ginocchio ce l’ho rimesso, ma volendo essere ottimisti potevo sfasciarmelo del tutto; invece mi sono svegliato in tempo.

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Questo sono io oggi, lo stesso che solleva in gara, qua sotto a sinistra tengo in mano due manubri da 15 kg per mettere la colonna in carico, a destra sono appeso poggiato alla spalliera.

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Non sono certo drittissimo, ma funziono. Lavoro, mi alleno, gareggio, corro e non soffro. Per me, qualunque cosa accadrà, ADESSO è una vittoria perché qualcuno mi disse che queste cose mi sarebbero state già precluse.

Non è detto che perché qualcuno vi dice che fare questo movimento vi faccia male…voi dobbiate sentirlo. Ogni caso è a sé stante, altrimenti siamo come quello della barzelletta “Il paziente è morto…’no dottore, sono ancora vivo!’ ‘Stia zitto lei, sono io il medico! Vuole saperne più di me?!”

Gabriele

 

Ecco Gabriele in azione alla Coppa Italia FIPL 2010: un risultato eccezionale, che acquista ancor più valore se si pensa che non è stato casuale, visto il percorso curativo che ha seguito e le attenzioni che Gabriele presta al suo problema. Per questo motivo la mia stima in lui come atleta è ancora più grande.

Perciò, anche Superman può avere una scoliosi, e Gabriele è un’altra testimonianza delle capacità adattative del corpo umano: una spina dorsale “storta” che però regge carichi impressionanti.

Come ha scritto Gabriele, questo non vuole essere un invito a far finta che il problema non ci sia, che tutti gli scoliotici possono fare squat, assolutamente. Lui si è preso la responsabilità di questa decisione, con tutte le attenzioni del caso. Non si è accontentato di una diagnosi, per di più sbagliata: la scoliosi necessita di specialisti appositi, di una corretta diagnosi altrimenti si prendono cantonate terrificanti, peggiorandone gli effetti. Perciò, si è mosso, ha studiato il suo problema, ha trovato la cura appropriata e lo… gestisce.

Cosa succederà fra 5 anni, 10, 15, 20? Nessuno lo sa, deve essere chiaro. Però non è nemmeno automaticamente vero che a tutti gli scoliotici sia precluso fare i pesi.

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