Dic 16, 6 anni ago

Scoliosi e pesi

E’ con molto piacere che presento questo articolo di Davide su un argomento importante ma allo stesso tempo poco studiato.

Il materiale di Davide rispecchia a pieno ciò che intendo per “fare ricerca”: ricercare informazioni, sperimentare, avendo sempre un approccio critico al problema affrontato. In questo articolo l’autore si pone una domanda e cerca di darsi una risposta, ricercando, selezionando e ordinando le informazioni secondo un filo logico, avendo sempre ben chiari i limiti del metodo e delle proprie conoscenze.

Davide ha… studiato, si denota dall’organizzazione delle informazioni e interpreta perfettamente la mia idea di “Smart Writer”. Questo, come tutti gli altri articoli che ho pubblicato, è ciò che cerco!

Poi, qua nessuno è un dottore, un medico, uno specialista. Perciò le nostre ipotesi non potranno mai essere confermate. Però il punto è molto semplice: se le nostre domande sono così difficili che nessuno ci dà una risposta, possiamo sempre provare a darcela da soli, imparando qualcosa in più.

E Davide ci ha provato, arrivando ad un punto in cui ciò che ha ricercato lo ha soddisfatto. Ha… capito, una comprensione ottenuta utilizzando il più potente mezzo di diffusione delle informazioni mai creato dall’Uomo: la Rete.

Anche per questo articolo dovete applicare la buona regola valida per tutti gli “studi scientifici”: non leggeteci dentro quello che non c’è scritto. Davide non porta informazioni a sostegno della tesi “i pesi non danneggiano la schiena di chi ha la scoliosi”, ed è ben attento a non fornire questa interpretazione.

Al termine mi permetto di commentare, riportando sinteticamente ciò che ci siamo detti Davide ed io tramite e-mail.

Presentazione

Ho 24 anni e ho iniziato a sollevare pesi a 17, non avevo mai praticato uno sport a livello agonistico e mi allenavo a casa inventandomi schemi ed esercizi.

Tutto sarebbe stato facile se avessi potuto buttarmi sulla magica triade del PL…ma durante gli stessi mesi ho scoperto di avere la scoliosi. I vari medici a cui mi sono rivolto mi hanno liquidato consigliandomi il prodigioso nuoto, che ovviamente non ho mai sopportato.

Quindi ho deciso di continuare coi pesi evitando i carichi diretti sulla colonna: niente stacchi nè squat, aspettando di approfondire le mie conoscenze in materia. La mia triade era composta da panca, trazioni e military press che è l’unico carico sulla colonna che mi concedo dato che si tratta di pesi molto inferiori rispetto a stacco e squat (il PR è 56kg su 63 di bw).

L’obiettivo dei miei allenamenti è solo uno: divertirmi. Faccio cose strane, sfide personali ed esperimenti su amici che si fidano a chiedermi delle schede.

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Questa è la mia schiena: da quando ho iniziato ad allenarmi coi pesi ho fatto altre due radiografie a distanza rispettivamente di 3 e 6 anni dalla prima e sono tutte pressochè identiche, per questo non ho mai posto ulteriori limiti alla mia attività.

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A sinistra la lastra del 2004 (con tanto di casa di fronte in trasparenza), a destra quella del 2010.

La mia domanda è: cosa succede alla mia schiena quando subisce un sovraccarico?

Scoliosi e powerlifting

Cercando informazioni su pesi e scoliosi ho scoperto la storia di Lamar Gant, un “omino” che detiene i record del mondo IPF di stacco nelle categorie 56 e 60kg con dei mostruosi 289.5 e 310kg, tra i più vecchi visto che risalgono all’82 e all’88. La manna dal cielo è un articolo dell’84 di Sports Illustrated che racconta la sua storia.

Ebbene, sembra che uno dei suoi grandi vantaggi fosse l’altezza del bilanciere al momento della chiusura, molto bassa rispetto al normale proprio a causa di una scoliosi che lo schiacciava verso il basso! Altro che duri, qua bisogna star storti con la schiena…

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Quindi uno dei più forti stacchisti di tutti i tempi aveva una scoliosi ad S molto accentuata, al punto che i medici gli dicevano di smettere per farsi operare ma lui continuava a macinare record.

Il punto è che la mia domanda non è SE posso sovraccaricare la colonna e sopravvivere, visto che lo faccio già, ma COSA succede quando lo faccio. Il casino è che se qualcuno nel mondo ha già avuto la stessa idea…non so come trovarlo. Internet (ormai) è una giungla e cercando cose tipo “scoliosis weight training” spuntano migliaia di risultati inutili da forum di tutti i tipi.

Quindi per cercare una risposta ho fatto la mia “ricerchina” di studi in materia, selezionando i più attinenti a quel che cercavo. Li ho letti tutti ma oltre un certo livello la ricerca avrebbe richiesto un grado di approfondimento troppo elevato per me, per cui dopo un po’ ho lasciato perdere.

Ho salvato alcune citazioni che ho reputato interessanti, per non estrapolarle completamente dal contesto le ho grassettate riportando almeno i paragrafi in cui sono inserite. Inoltre risale tutto all’aprile 2010, quindi manca eventuale roba più nuova.

Per fare un po’ d’ordine ho suddiviso il tutto in tre argomenti: struttura, muscoli ed effetti di carichi.

Struttura

Com’era d’altronde facile supporre, i dischi intervertebrali subiscono delle compressioni asimmetriche e di conseguenza hanno un comportamento anomalo a livello chimico. Purtroppo non ho trovato il secondo studio completo, nel quale forse vengono descritti gli effetti di queste anomalie; niente grassetto perché è un pezzo di abstract quindi già sintetico.

This study has found that stresses in scoliotic discs are abnormal. Scoliotic discs in recumbent anaesthetised, muscle relaxed patients have higher nuclear hydrostatic pressures than those measured in non-scoliotic discs in this study and reported in the literature.

In 18/24 discs from patients, a stress gradient from concave to convex sides of the disc was measured, with some very high differential stresses, indicating asymmetrical loading.

In addition, the stress profiles seen in the scoliotic discs were very different to normal discs, showing similarities found in previous studies of degenerate discs.

Fonte: High pressures and asymmetrical stresses in the scoliotic disc in the absence of muscle loading (link)

The total collagen content was significantly lower in the scoliotic anulus and endplate regions, whereas glycosaminoglycan (GAG) content was significantly lower in the scoliotic endplates and nucleus regions.

Conversely, total protein content was significantly higher in scoliotic endplates and elevated in scoliotic nucleus regions.

Water content was significantly lower in the scoliotic anulus and endplate regions. When comparing the concave and convex regions of scoliotic endplates, there was no significant difference in concentration of any matrix component.

The major difference in the synthetic marker levels relates to the synthesis of Type II collagen, which was higher in the nucleus, anulus, and endplate regions of scoliotic discs than in the corresponding regions of normal tissues.

By contrast, the percent total denatured collagen was significantly elevated in the nucleus of normal tissues compared with the scoliotic ones.

Fonte: Elevated synthetic activity in the convex side of scoliotic intervertebral discs and endplates compared with normal tissues (link)

Questo invece è il caso della mia T3, che si è fisicamente deformata nel tempo (wedged significa cuneiforme).

This study shows that vertebrae, when asymmetrically loaded, become wedged.

This is consistent with the concept of mechanically provoked progression of scoliotic deformities according to the Hueter-Volkmann law.

Fonte: Progression of vertebral wedging in an asymmetrically loaded rat tail model (link)

Muscoli

Il primo è uno studio molto interessante in cui hanno elettromiografato l’attività muscolare intorno a due vertebre, la T8 e la L3. I soggetti erano delle ragazze distese in posizione prona con la schiena iperestesa.

È una compressione diversa da quella che interessa a me ma suppongo che il comportamento muscolare sia lo stesso; come d’altronde è plausibile il risultato è che i muscoli del lato convesso lavorano più di quelli sul concavo.

The scoliosis group showed a higher myoelectric activity on the convex than on the concave side, for both the primary thoracic and the secondary lumbar curves.

The amplitude of the myoelectric signal increased at the T8 level on the convex side and decreased on the concave side during the period studied.

A decrease was found on both sides at the L3 level. No significant side differences were found in the controls (il gruppo dei normali, ndr).

There was, however, a slightly higher numerical rms value on the left side at the T8 level and on the right side at the L3 level, i.e. the opposite pattern to the scoliosis group. There was an increase in the amplitude on both sides at the T8 level and a decrease at the L3 level during the loading period in the control group.

The numerical myoelectric amplitude values differed markedly between individuals, due to possible differences in muscle tension, body configuration and muscle to electrode geometry.

The comparatively higher myoelectric signal amplitude in the paravertebral muscles on the convex side of a scoliosis curve, recorded under load is consistent with previous observations (Brussatis 1962, Le Febvre et al. 1961, Zuk 1962).

The side difference has been interpreted differently. In early reports a fatigue mechanism was suggested (Riddle & Roaf 1955, Zuk 1962). Butterworth & James (1969), on the other hand, suggested that the difference was due to an effect of stretching of the erector spinae muscles on the convex side.

This view is supported by the finding of a stretch reflex (H-reflex) more sensitive to vibration and hammer tapping on the spinous processes on the convex side in larger curves (Hoogmartens & Basmajian 1976, Trontelj et al. 1979). The trunk, devoid of muscles, buckles at axial loads as small as 20 N (Lucas & Bresler 1961), i.e. far less than the weight of the body segments above a given level in the lumbar or midthoracic region (Nachemson 1981, Yettram & Jackman 1980).

The stability of the spine is provided by the muscles. In the scoliotic spine there is a bending moment acting on the spine in the frontal plane, proportional to the degree of scoliosis.

This means that to maintain an upright posture the paraspinal muscles on the convex side have to perform greater work than those on the concave side. Our results indicate an increasing myoelectric amplitude difference with increasing scoliosis angle. The myoelectric signal amplitude increases with increasing force exerted (Lippold 1952).

This implies that the side differences are probably secondary to the curvature of the spine.

Our study indicates that the difference in myoelectric amplitude was not due to an increase in the activity of the muscles on the convex side, but was instead due to a decrease in activity of the muscles on the concave side.

The study does not permit conclusions as to why this is the case. The myoelectric signal amplitude changed during the recording period. The change was not consistent at all electrode locations, however. While a decrease occurred over time at lumbar levels in both groups, an increase occurred at thoracic levels, i.e. with one exception, the concave side in the scoliosis group.

The results at the lumbar levels agreed with those of Chapman & Troup (1970) in their study of normal individuals who were loaded in the upright posture. Several other investigators, however, have found an increase in the signal amplitude during sustained muscle contractions of arm and hand muscles (Bigland & Lippold 1954, Cobb & Forbes 1923, Edwards & Lippold 1956).

The decrease in amplitude at the lumbar level and the increase at the thoracic level may be due to a higher rate of fatigue at the thoracic level. A higher fatigue rate could also be expected in the muscles on the convex side in the scoliosis group due to a higher load as compared to that on the concave side.

The CF (Center Frequency, la media delle frequenze) curves plotted versus time showed a consistent decrease over the loading period in both subject groups and at all electrode locations, and the fatigue index values were also the same throughout, indicating a similar rate of fatigue.

Thus, there was no indication of a different response of the paraspinal muscles in the patients with scoliosis as compared to the healthy controls. It is interesting to note that the decrease in CF values was associated with a decrease in amplitude at the lumbar level.

At low levels of muscle contraction, the CF increases with contraction intensity (Hagberg 1981). However, the level of contraction in the present study was high. The higher CF values found at the L3 level compared to the T8 level, could be an effect of higher load at the lower level.

The side difference of the CF at the T8 level in the scoliosis group could also be due to a higher load on the convex side. However, there may be other explanations for these differences, such as variations in the muscle fiber length, the area of the muscle, and the distance from the active motor units to electrodes (Lindstrom 1974, De Luca 1979).

The last explanation seems to us to be the most probable. Our results indicate that the loads on the paraspinal muscles on the convex and concave sides were proportional to the capacity of these muscles. The muscles on the convex side seemed to have adapted to the higher load demand.

This is consistent with the findings of the side differences in the morphology of the paravertebral muscles (Zetterberg et al. 1983).

Fonte: Electromyography of the paravertebral muscles in idiopathic scoliosis (link)

Un’altra cosa interessante riguarda le differenze nella morfologia dei muscoli sui due lati. Le ho trovate in due studi, il primo è semplice e lineare perché analizza soltanto i due lati di pazienti scoliotici, il secondo è più contorto ma più completo perché paragona le fibre anche con un gruppo di controllo.

Ricordo di aver passato ore cercando di mettere in relazione i due studi, per poi rendermi conto che non avrei saputo interpretare il risultato. Sarebbe interessante sapere il tipo di fibre muscolari di uno scoliotico che si allena con carichi pesanti.

Histochemical studies of paravertebral muscles in idiopathic scoliosis have shown a consistently higher proportion of type I fibers on the convex side. In this study of the transversospinal muscles in moderate idiopathic scoliosis, we could demonstrate a lower type II B/II A fiber ratio on the convex side, along with an increased proportion of type I fibers.

The capillary count was also higher on the convex side, especially around the type I fibers. The few pathologic changes found were predominately seen in the gravest cases of scoliosis.

It is concluded that the fiber type distribution, capillary count, and metabolic enzyme activity on the convex side resembles that seen after endurance training. This suggests a secondary adaptive origin of these changes.

Fonte: Morphology of the paravertebral muscles in adolescent idiopathic scoliosis (link)

Compared with control muscle, there was a significantly lower proportion of type I (slow-twitch oxidative) fibres in the muscle on the concave side of the scoliotic curve, but no difference on the convex side.

The proportion of type IIB (fast-twitch, glycolytic) fibres was higher on both sides of the curve compared with controls, with the effect being significantly more marked on the concave side.

The percentage of type IIA (slow-twitch, oxidative-glycolytic) fibres did not differ between the groups, and neither did fibre size (although there was a tendency for the controls to have larger type IIA fibres than the patients).

Collectively, the differences in fibre type size and distribution meant that on the concave side the relative area of the muscle occupied by type I fibres was smaller, and on both sides of the curve the relative area occupied by type IIB fibres was greater and by type IIA fibres smaller, in comparison with controls.

In scoliosis, the spinal musculature is most affected on the concave side of the curves apex. The muscle adopts a ‘faster’, or more ‘glycolytic’ profile, which would be consistent with a reduced low-level tonic activity of the muscle, perhaps consequent to a local change in activity on this side of the spine following progression of the curve.

Less marked changes, in the same direction, are also evident on the convex side; these may be the result of general disuse of the paraspinal muscles associated with the spinal deformity.

Fonte: Paraspinal muscle fibre type alterations associated with scoliosis: an old problem revisited with new evidence (link)

Le precedenti erano caratteristiche generali, per quanto riguarda il comportamento muscolare del singolo sorge un grosso problema: l’individualità. Ecco quindi delle conclusioni che complicano di brutto la questione: i classici studi scientifici che terminano con un bel dipende.

We speculate that individuals with scoliosis can adopt different muscle activation strategies and that these strategies may determine whether or not the spinal loading causes scoliosis progression during growth.

Muscle activation patterns generating spinal loading that does not promote curve progression during growth have greater physiologic cost.

Fonte: Muscle activation strategies and symmetry of spinal loading in the lumbar spine with scoliosis (link)

Spinal loading asymmetry was dependent on the neuromuscular activation strategy. In the strategy that is considered most physiological, the sum of the cubed muscle stresses was minimized. In this case the spine was loaded more on its concave side at the curve apex in most activities (external loading directions).

However, if the analyses used minimum spinal loading asymmetry as the ‘cost function’, then symmetrical spinal loading could be achieved, but with a substantial increase in the physiological energy cost.

This finding suggests that different individuals may adopt differing neuromuscular activation strategies, with consequences for the spinal loading that could explain why some individuals have more progressive scoliosis curves than others.

Fonte: Biomechanical spinal growth modulation and progressive adolescent scoliosis – a test of the ‘vicious cycle’ pathogenetic hypothesis (link)

Effetti di carichi

Purtroppo ho trovato pochissimo materiale in merito alla questione precisa, motivo per cui ho fatto le ricerche a monte. Ho trovato soltanto uno studio, purtroppo deludente, nel quale ci sono comunque spunti e dati interessanti.

Deludente perché dalle premesse avevo aspettative maggiori, invece leggendo l’intero studio si scopre che sono soltanto simulazioni su un modello virtuale che è stato analizzato in diverse situazioni e gradi di curvatura (0%, 33% e 67%).

L’ho trovato con grande fortuna nell’anteprima di un libro su Google Books e trascritto a mano, poi…ho trovato il pdf sulla pagina personale dell’autore. Ma voglio ricordare la prima sudata conquista e metto la mia trascrizione.

These analyses indicate that lumbar scoliosis produces asymmetric spinal loading characterized by shear forces tending to increase the scoliosis, an axial torque tending to increase the axial plane (rotational) deformity, but with little increase in the lateral offset of the resultant forces transmitted through motion segments (un motion segments è composto da due vertebre e quel che c’è in mezzo, ndr).

The overall hypoteses of this work is that mechanical forces influence growth, and hence spinal shape, in a potentially vicious cycle in growing children. It appears from the results of this study that it is the shear force component more than the lateral bending moment which could be responsible of this.

If scoliosis progression results from asymmetric loading, it appears that the shear force component is responsible.

For the maximum efforts analyzed here, the lateral offset of load from the disc center was as much as 9.5 mm, and the angle of the resultant force with respect to the motion segment axis was as much as 34°.

The exact effect of such loading on spinal growth and curve progression is not known, since the exact sensitivity of growth and remodeling to such forces acting on the vertebrae and discs is unknown. Also, the importance of the duration of loading is unknown.

It is assumed here that the spinal posture is constant and that forces associated with large voluntary efforts are more important than low level (e.g. gravitational) forces applied chronically.

The findings reported here are subject to the limitations of the simplifications and assumptions made in the analyses. They apply only to maximum efforts. It was assumed that there were no adaptive changes in the muscles (n.d.r. e invece ci sono come visto prima).

In these static analyses, limits were placed on the amount of the invertebral displacements, based on known physiological limits, which in turn placed bounds on the forces and moment in the motion segments, and limited the degree of asymmetrical loading.

However, the lack of sensitivity to joing stiffness suggests that the trends of loading asymmetry with increasing scoliosis are relatively insensitive to these variable.

Fonte: Analysis of Symmetry of Vertebral Body Loading Consequent to Lateral Spinal Curvature (link)

Osservazioni reali

Come ultima fase della mia ricerca ho provato ad osservare la mia schiena durante gli esercizi, il problema principale è che non avendo una fotocamera a raggi x non riesco sempre a capire cosa succede alla colonna.

I due esercizi scelti sono scrollate e military press. In entrambi i movimenti del busto sul piano sagittale sono molto ridotti, cosa che rende più semplice l’osservazione del comportamento laterale della colonna. Ovviamente non li ho scelti facendomi queste seghe mentali ma perché sono i due esercizi che eseguo regolarmente in cui carico di più sulla schiena; prendendo stacco e squat, a prescindere dal fatto che non li so nemmeno fare, sarebbe più difficile valutare gli spostamenti laterali per via dell’inclinazione in avanti. Quindi ho avuto culo.

In generale ho notato che il comportamento della schiena non è per niente regolare: in alcune posizioni le curve sembrano accentuarsi, e la cosa mi sembra plausibile, in altre sembrano annullarsi (ma mai entrambe contemporaneamente, al limite una sola), e questa invece credo sia un’illusione ottica data dai muscoli della schiena.

Considerando anche la storia di Gant suppongo che la colonna riesca ad acquisire un certo grado di flessibilità laterale adattandosi alla situazione anomala. Inoltre in alcuni movimenti esplosivi mi sembra addirittura che ci sia una sorta di “dissipazione elastica”, cioè le curve aumentino schiacciate dal peso per poi tornare nella posizione iniziale. Dato che come ripeto non vedevo la colonna, queste sono solo supposizioni senza alcuna prova concreta.

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Presento le due foto più significative delle osservazioni, anche se ho fatto la maggior parte delle valutazioni analizzando i video che sono molto più utili allo scopo. Nella posizione iniziale le spalle sono nettamente asimmetriche mentre i fianchi sono quasi simmetrici, nella posizione finale il contrario.

Conclusioni

Dopo oltre un anno e mezzo ho finalmente inviato questo lavoro a Paolo per chiedergli un parere, non per decidere se caricare di più perché continuerò a fare le stesse cose che facevo prima ma – citando il retro del suo libro – per capire cosa succede al motore quando spingo l’acceleratore.

Ho accolto molto volentieri la sua proposta di renderlo un articolo per il blog, conscio del fatto che potrei aver fatto errori macroscopici (sono uno studente di informatica, non di medicina). Mi sono rimaste delle ipotesi riguardo cui non ho trovato nulla in letteratura, più che altro nulla di accessibile con le mie conoscenze, ed è questo il motivo per cui mi sono fermato.

Riguardo la scoliosi c’è tantissimo materiale che riguarda la chirurgia perché ovviamente gli studi sono indirizzati verso i casi più gravi e non verso i pirla che noncuranti dei pareri medici si piazzano sulle spalle delle rotelle di ferro.

Appendice

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Fino a pochi giorni fa pensavo che la prima radiografia alla mia schiena fosse quella del 2004, poi in un cassetto misterioso ne ho trovata una del 1997 (stavo per compiere 10 anni). Eccola confrontata con quella odierna.

Io non ne sapevo nulla quindi questa scoperta mi ha dimostrato che l’origine della scoliosi è precedente all’adolescenza, invalidando un’ipotesi che avevo presentato a Paolo: credevo che la causa fosse il fatto che nel periodo 10-17 anni dormivo sul lato destro, dato che le curve sembrano seguire quella posizione. In alternativa ipotizzo che quella potrebbe essere stata una concausa del peggioramento.

—————————–OO—————————–

Chi ha letto fin qui non può che concordare che il lavoro di Davide sia stato magistrale. Anche io, come lui, non ho conoscenze specialistiche. Aggiungo perciò i miei 2 cents.

Le informazioni di Davide mostrano come l’intera struttura muscolo-scheletrica della spina si adatti alla nuova forma. Perché accade questo non si sa. Per come la vedo io, ci sono persone che sono predisposte ad una flessione e una rotazione delle vertebre: perciò ci sono bambini che se portano la cartella sempre da una parte accentuano una flessione che nel tempo non scompare, altri che possono portare carichi e carichi senza che accada nulla.

Quando il processo inizia, in chi è predisposto, la flessione e la torsione si accentuano e l’intera struttura non fa che adattarsi, in un circolo vizioso, alla nuova forma, accentuandola. In pratica i muscoli dal lato convesso lavorano più che quelli dal lato concavo.

La composizione delle fibre si altera e aumentano quelle di tipo I, posturali se vogliamo, sul lato convesso. La diminuzione su questo lato delle fibre di tipo IIB, che al contrario aumentano dal lato concavo è a mio avviso una manifestazione della “teoria del gene di default”, ipotizzata per spiegare perché nei soggetti paraplegici aumentino a dismisura le fibre di questo tipo: quando un muscolo non è utilizzato la sua composizione, man mano che c’è il ricambio cellulare, si sposta verso la tipologia IIB che è quella “standard”.

Viceversa se un muscolo viene utilizzato si trasforma nella tipologia più consona allo stimolo che deve sostenere: il lato concavo è meno attivo di quello convesso, i muscoli vengono utilizzati di meno, le fibre vanno verso le IIB, il lato convesso è più attivo, in un ruolo essenzialmente posturale, le fibre si trasformano nelle IIA e aumentano quelle di tipo I.

Cosa accade quando si fanno i pesi? Anche qui, sono possibili solamente ipotesi perché un esperimento sarebbe impossibile, come lo sono altri in questo ambito: testare un’ipotesi implicherebbe sottoporre un gruppo di persone a certi stimoli e un altro all’assenza di questi per vedere cosa succede.

Il problema è così etico: uno studio su un tipo di busto implicherebbe metterlo ad alcuni e non metterlo ad altri, lasciando questi ultimi in balìa dell’evoluzione della loro deformità, come uno studio sui pesi implicherebbe far fare ad alcuni lo squat o lo stacco e ad altri no, lasciando stavolta i primi a subire gli eventuali effetti negativi.

La mia personalissima ipotesi: un esercizio come lo squat non è come stare in piedi, solo con più carico:

  • Durante un esercizio con sovraccarichi i muscoli spinali si contraggono per proteggere la spina stessa, per aumentarne la rigidità. La contrazione avviene su tutti i lati della spina.
  • Nella postura eretta i muscoli adottano una strategia di minor consumo, pertanto si contraggono solo quelli che servono per tenerla in posizione, i muscoli del lato concavo.

Paradossalmente, la spina potrebbe essere più soggetta alla forza di gravità in questo secondo caso rispetto al primo. Sarebbe interessante indagare questa ipotesi con una elettromiografia dei muscoli spinali sotto carichi importanti: se l’attività muscolare spinale si simmetrizza sotto carico, allora l’ipotesi sarebbe plausibile.

Ciò non significherebbe che “fare i pesi” non danneggerebbe la spina, solo che l’effetto di questi sarebbe molto meno marcato di quanto si pensi e che magari sarebbero gli esercizi pliometrici ad essere più “pericolosi”.

Fatto sta che se la scoliosi non viene corretta in tempo, dopo può rimanere stabile o anche peggiorare. A mio avviso questa seconda ipotesi avviene proprio in chi non fa una forma di attività fisica o la fa senza prestare attenzione al suo problema: un ciclista con la scoliosi può avere più mal di schiena di uno che fa il lento in piedi, proprio perché la spina del primo rimane in cifosi senza supporto muscolare per molto tempo, accentuando la rotazione delle vertebre, mentre il secondo sottopone la sua spina a stimoli brevissimi con i muscoli contratti.

Ma queste sono, appunto, ipotesi.

Davide ci ha fornito degli spunti di riflessione estremamente interessanti perché supportati da una ricerca: lo ringrazio con grande stima per il contributo che ha dato a questo blog ed invito tutti gli interessati a partire da questo articolo per indagare ulteriormente. Confermare, confutare, non è importante. L’importante è ricercare e, permettetemelo, studiare!

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