Dic 29, 6 anni ago

SmartWriting – Mi spezzo ma non mi piego

In questo articolo vi presento la storia di Francesco, del suo intervento al ginocchio e del suo successivo recupero. Ho conosciuto Francesco, Deki sui forum, prima dell’intervento: non avevo idea di cosa si potesse fare con il crociato anteriore rotto e vederlo squattare profondissimo sotto il parallelo mi stupì tantissimo.

Fui io uno dei tanti che gli disse di operarsi perché, sebbene non avesse problemi in quel movimento, l’instabilità in tutti gli altri a mio avviso avrebbe, nel tempo, compromesso l’integrità dell’articolazione. A tutt’oggi sono convinto che quel consiglio fosse stato corretto e ho letto con molto sollievo il fatto che anche lui sia soddisfatto. Personalmente, io mi opererei. Ok, sono sicuramente cosciente che ci sono altri modi ma alla fine non potrei stare sapendo di essere… rotto, che una parte di me non è “a specifica”.

Premessa

IronPaolo che mi propone di scrivere un articolo mi alletta e al tempo stesso mi intimorisce, non essendo per niente bravo a mettere su carta i miei “pensieri”.

Però chissene… mi butto e cerco di fare del mio meglio nella speranza che tutto quello che mi è capitato possa servire a qualcuno che si trova nelle stesse condizioni in cui ero io.

E poi.. qualcosa scritta DA ME nel blog del mitico Paolo quando mi ricapita?

Chi sono

Mi chiamo Francesco, classe 89, studente di Scienze Motorie e istruttore nella stessa palestra dove mi alleno, 183cm @ 93kg con una bella percentuale di grasso. Niente di eccezionale quindi anche se in foto e in video vengo tremendamente secco.

Passo l’infanzia come molti, giocando a calcio. All’età di 14 anni in seguito ad un brutto contrasto durante una partita, accade in un certo senso quello che più avanti mi trasporta verso l’allenamento con i pesi: lesione totale del legamento crociato anteriore e del menisco del ginocchio sinistro. Mi crolla il mondo addosso, non riesco a farmene una ragione.

L’ortopedico mi sconsiglia l’operazione, o meglio la ricostruzione del crociato vista la mia giovane età quindi faccio soltanto una meniscectomia artroscopica ( una semplice operazione mini-invasiva, con un recupero molto rapido, che consiste nella rimozione dei frammenti meniscali), consigliandomi di procedere con la ricostruzione dopo i 18 anni.

Dopo un paio di mesi dall’artroscopia ovviamente non mi arrendo e provo a continuare a giocare lo stesso. Presto però mi rendo conto di quanto sia impossibile visto che in ogni torsione del corpo e spostamento laterale, cado a terra dolorante con il ginocchio che la sera diventa gonfio come un melone.

Trovarsi all’improvviso a non poter fare più la cosa che ti piace di più in assoluto è tremendo, i primi giorni nemmeno riuscivo a realizzare più di tanto; pensavo “ora mi sveglio da quest’incubo” con la classica scena del risveglio nel letto, inzuppato di sudore.

Purtroppo ho dovuto accettare la realtà e non mi è venuta nemmeno in mente l’idea di rimettermi a giocare dopo l’operazione.

Dai 13-14 ai 17-18 anni si è nella fascia migliore dell’età evolutiva per la specializzazione sportiva, dove specie nel calcio, l’atleta prende forma in maniera quasi definitiva. In tutto quello che faccio sono molto realista e ripartire dopo 5 anni di inattività quasi totale, dove non ho potuto praticare nessuno sport particolarmente dinamico,con mille incognite, non mi andava proprio.

I pesi

All’età di 17 anni, sotto le pressioni di un amico, decido di iscrivermi in palestra anche perché all’operazione dovevo presentarmi con un buon trofismo muscolare.

Il primo anno di allenamenti lo passo seguendo le schede degli istruttori senza badare più di tanto a farmi una mia cultura personale.

Faccio amicizia con un ragazzo, ora mio grande amico, che mi parla di Mike Mentzer e dell’Heavy Duty e l’anno successivo si iscrive un ragazzo, che mi presta il libro che utilizza per stilare i suoi allenamenti: “Brawn” di Stuart McRobert. Contemporaneamente il titolare della palestra diventa PT BIIO e passo i successivi 2 anni allenandomi con queste metodiche.

Divento, come spesso accade quando si è presi dall’euforia iniziale per i risultati, sostenitore a spada tratta dei metodi abbreviati, lasciandomi abbagliare dalle frasi a effetto che gli autori sparano nei loro testi, prendendola addirittura sul personale quando ne sento parlar male.

Se ci ripenso adesso mi vergogno ma al tempo stesso ci rido su J

Non rimpiango assolutamente nulla degli oltre due anni passati a fare BIIO e Metodo Esperto, anzi, secondo me a parte tutte le battute e le ilarità che si scatenano sul web quando se ne parla, hanno il grande pregio di insegnare la disciplina e il sacrificio sotto i pesi. Poi penso stia al singolo individuo levarsi i paraocchi e guardare oltre il “no pain, no gain” e scemenze del tipo “fare più di 4 serie è da dopati”.

Con le metodiche abbreviate i risultati migliori che sono riuscito ad ottenere sono stati:

· 110 kg x 8 di squat e 115 kg x 20 con la tecnica del rest-pause(sicuramente sopra il parallelo)

· 83 kg x 8 di panca con una tecnica, paragonandola a quella attuale, penosa

· 125 kg x 8 di stacco con l’esecuzione che si vede più spesso nelle palestre, cioè senza poggiare e ripartire ad ogni ripetizione.

Scopro poi il blog di Paolo, leggo ON e conosco, sempre virtualmente, Stefano (Divano).

A settembre 2009 faccio un allenamento con Daniele (che ringrazio tanto per la cortesia), un PL romano che vive nella mia città per lavoro, conosciuto sul vecchio forum di powerlifting AoS, che mi da tante dritte alla panca (quel giorno allenava quella).

Il PL mi appassiona sempre più , trovando molto più stimolante allenarsi per migliorare i propri carichi e mettersi alla prova contro se stessi, cercare sempre di superarsi, PR dopo PR, senza porsi alcun limite. Molto più gratificante questo che allenarsi per un semplice fattore estetico.

Si risveglia in me quell’agonismo che avevo perso.

Il primo programma per la forza che faccio, (ah no, il terzo dopo forza 1 e forza 2 ah ah ah) me lo passa Divano: è il 4×8 di Bettati e prima di iniziarlo testo i massimali. Purtroppo non ho video ho solo i vecchi diari di allenamento:

· Squat parallelo: 140 kg

· Panca: 100 kg senza fermo

· Stacco: 160 kg

Programma da 10 settimane in totale. Non ricordo precisamente il peso di allora ma ricordo che guadagnai 10 kg mantenendo la stessa percentuale di adipe senza modificare nulla nell’alimentazione. Chiudo così:

· Squat da 140 kg paralleli a 155 kg sotto il parallelo

· Panca da 100 kg senza fermo a 120 kg con il fermo sul petto

· Stacco da 160 kg a 185 kg

Finisco giusto 10 giorni prima di operarmi al ginocchio.

L’operazione

Il 16 dicembre 2009 arriva il giorno che ho atteso e temuto tanto.

Apro una piccola parentesi per dare un consiglio: molti decidono di non operarsi e sinceramente ci ho pensato molto anch’io se fare questo passo o meno, dato che allenandomi con i pesi il trofismo del quadricipite mi aveva dato molta più stabilità e i problemi erano diminuiti molto.

Il post-operatorio non è molto semplice, è doloroso e richiede grande forza di volontà e determinazione perché la fase riabilitativa è quasi (leviamo il quasi) più importante dell’operazione stessa per riprendere a pieno la completa funzionalità.

L’operazione la consiglio a chiunque si trovi nel dubbio, secondo me va pensata come un vero e proprio investimento per il futuro.

Con l’avanzare dell’età i problemi aumenterebbero di molto e nessuno può avere la certezza di potersi allenare a vita per mantenere il tono del quadricipite J.

Sono 6-8 mesi di sacrifici (io stesso ho perso lezioni e sessioni d’esame all’università) ma a mio parere ne vale la pena, ci si toglie il pensiero una volta per tutte e si evitano le continue fitte, distorsioni, cedimenti, gonfiori e tutti gli altri fastidi che chi ci è passato o ci sta passando conosce molto bene.

Molto importante è affidarsi ad un bravo ortopedico e soprattutto fidarsi di lui perché ci sono tante tecniche di ricostruzione e la chirurgia ortopedica è in continua evoluzione. La tecnica utilizzata all’epoca dal mio ortopedico prevedeva il prelievo del semitendinoso (ora mi pare sia cambiata nuovamente).

I primi giorni post- operatori sono stati i peggiori, tra drenaggio e terapia per recuperare la flessione e l’estensione. Lo staff medico non ha utilizzato il kinetec , spiegandomi la loro preferenza verso le manipolazioni fin da subito ed evitare quindi il lavoro passivo.

Dopo una settimana di elettrostimolazioni e fisioterapia, dovevo essere dimesso ma a causa di una complicazione (ho rischiato una tromboflebite) volevano tenermi sotto osservazione in clinica. Ho anche una foto carina del ginocchio con il versamento bene in vista.

image

Non essendo per niente felice di dover trascorrere la vigilia di Natale in compagnia di 80enni, firmo, mi assumo tutte le responsabilità promettendo di stare immobile a letto, faccio giurin giurello con il primario e torno a casa.

Costretto ad aspettare che l’edema alla gamba scompaia, inizio la terapia con una settimana di ritardo continuandola in un centro consigliatomi dal mio stesso ortopedico. Dopo 16 giorni dall’intervento cammino senza stampelle, dopo 30 giorni faccio 100 kg di pressa monopodalica e dopo 37 giorni già riesco a fare un accenno di corsetta che solitamente si fa nel terzo mese post-operatorio mi dicevano.

Straccio tutti i tempi di recupero lasciando sbalorditi anche i terapisti.

Il recupero

Torno in palestra a febbraio 2010 continuando la fase di recupero per conto mio.

Voglio precisare fin da subito che tutto quello che segue è opera mia, prove ed errori (o orrori).

Ho letto molto materiale sul web e mi sono reso conto che ci sono tanti protocolli di riabilitazione per l’LCA. Chi consiglia solo mezzi squat e leg press, non tiene in considerazione il fatto che bisognerebbe lavorare anche unilateralmente per ridurre ai minimi termini gli squilibri di forza. Chi demonizza lo squat a favore del leg extension, non tiene in considerazione le forze di taglio che agiscono proprio sull’LCA, qualcosa come l’85% mi sembra di aver letto.

Di protocolli sul web come ho già detto ce ne sono a decine quindi è inutile che mi metta ad elencare mese per mese quello che ho fatto. Cercherò solo di spiegare con quale atteggiamento e logica ho affrontato il recupero.

Dal 2° al 6° mese post operatorio ho cercato di fare un lavoro più vasto possibile, non limitato soltanto al recupero del tono muscolare, cercando di dare un minimo di progressione ad ogni esercizio. Fondamentalmente il mio corpo doveva reimparare a compiere determinati gesti e movimenti, superando anche il blocco psicologico dato dalla paura di compiere atti motori che per 5 anni ho evitato per… necessità, visto che in ogni spostamento laterale la tibia andava per fatti suoi e cadevo a terra dolorante.

Oltre alla solita cyclette e al lavoro in sala pesi, dove mi sono dilettato ad eseguire perfino abductor e adductor machine, ho dato molta importanza alla propriocettività con l’utilizzo delle tavole di Freeman, stretching, isometrie al leg extension e lavoro a corpo libero fatto di cambi di direzione e spostamenti laterali.

Il leg extension ho deciso di farlo comunque, nonostante i pareri contrari, sia in isometria, sia con movimenti parziali (più in avanti), mai con il ROM completo, per far lavorare meglio il vasto mediale che è quello che paga di più il decremento muscolare (statisticamente un 18% di decremento) post operatorio.

Penso che valga un po’ la teoria della quantità che fa il veleno: “il leg extension va evitato perché esercita forze di taglio dannosissime a carico dell’LCA”, ok… ma fatta come? Fare movimenti parziali o addirittura isometrie di leg extension con il pacco pesi scarico o con 10-15kg non credo provochi danni irreparabili, cosa mi sono operato a fare se poi sto crociato nuovo di zecca non posso sollecitarlo proprio? Poi c’è gente che si lamenta dei dolori alle ginocchia ed è così imbecille da fare 60kg di leg extension tirata alla morte, ma è un altro discorso.

Ah… in questo lasso di tempo alla panca ho fatto il Korte “for bench press”, trovato su AoS, passando da un PR di 120 a 130.

Al 4° mese post operatorio ho reinserito lo squat nei miei allenamenti. La sensazione è stata stranissima, come se in vita mia non avessi mai messo un bilanciere sul collo, non sapevo squattare, non ci riuscivo proprio! Ero spiazzato, non capivo il motivo.

I primi giorni li ho passati squattando solo col bilanciere sulle spalle, successivamente sono andato avanti con schemi a fatica cumulativa come il 5×5 o 6×6, recuperi sui 30’’ e carichi molto leggeri, 2 volte a settimana, lunedì e venerdì.

Nel 6° mese post-operatorio, credendo ormai di aver recuperato completamente e preso dalla fretta, inizio ad aumentare un po troppo rapidamente i carichi. I carichi salivano ma il blocco mentale restava invariato e squattavo con la paura addosso, me la sentivo come un fiato caldo sul collo.

Dato che riuscivo a gestire massimo 70kg da più di un mese, decido di cambiare abbassando il volume a favore dell’intensità. Durante uno squat con 90kg nell’accosciata sento una fitta fortissima al ginocchio con la stessa sensazione di “vuoto” e instabilità che avevo prima di operarmi: mi si gela il sangue e per una settimana non ho il coraggio di fare squat.

Mando varie mail a Paolo per avere dei pareri e mi racconta la sua esperienza con lo strappo del pettorale. In sostanza anch’io come era successo a lui, per paura cambiavo assetto, era una sorta di protezione che il mio corpo attuava, disattivandosi. Da qui in avanti ho fatto squat semplicemente a sensazione, aumentavo il carico quando mi sentivo pronto, stop.

Nei mesi successivi ho continuato così, giocando con intensità e volume senza nessuno schema.

Ancora?

A marzo 2011, sembra finalmente andare tutto per il verso giusto, mi sento stabile, sicuro, più sciolto e più naturale durante l’esecuzione ma cosa più importante, non ho più paura di sentire il peso che mi schiaccia.

Leggo sul forum FIPL il programma per principianti e intermedi di Ado Gruzza: max 7550, MAV, VO_BO, mi incuriosisce e decido di provarlo ma non riesco a completarlo data la partenza per il Rimini Wellness 2011. Qui conosco la crew di Raw Training, Ado che mi da tanti consigli su squat e stacco ed IronPaolo. Inutile dire che è stata un’esperienza fenomenale!

Ado mi consiglia di cambiare impostazione squattando più in verticale con il bilanciere più in alto. Tornato a casa, dopo un settimana nella doccia faccio un movimento scomposto a causa del pavimento bagnato e sento una fitta dolorosissima e una sensazione pungente al ginocchio destro; il dolore dopo una settimana non passa e decido di andare a visita: schiacciamento del corno del menisco.

Il dolore nei giorni e mesi successivi mi impedisce di fare squat e lascio anche lo stacco per evitare scompensi. Come se non bastasse, si sono aggiunti problemi personali che mi hanno fatto fare allenamenti molto altalenanti.

Ricominciamo…

Finalmente da settembre 2011 ho ricominciato ad allenarmi per bene e con continuità. Ho deciso di ripartire con il programma max 7550, MAV e VO_BO, questa volta completandolo. Purtroppo non ho video per fare un confronto prima-dopo, ho solo i video più recenti dei miei massimali.

Questo sono io oggi, a poco più di 2 anni dall’intervento.

 

Squat 150 kg

Panca 140 kg

Stacco 200 kg

Se devo analizzarmi la panca forse è quella più discreta anche se il fermo è troppo breve. Nello stacco impiego troppo a staccare, troppo titubante e lo squat è quello che mi piace meno; perdo la curvatura lombare, impiego troppo a trovare l’assetto giusto e mi faccio letteralmente la cacca addosso sentendo dopo più di due anni un peso maggiore di 100 kg sulle spalle.

Ho fatto l’errore di non filmarmi per tanto tempo non immaginando di essere così profondo nell’accosciata e così “brutto” tecnicamente. Tecnicamente appunto, ho tantissimo da migliorare e per il peso corporeo che ho so bene di essere debole.

Ho scritto questo articolo perché mi è stato chiesto si da Paolo ma principalmente per due motivi:

1) Per chiudere un cerchio: ora per me è un nuovo punto di partenza, riparto da dove ho lasciato 2 anni fa.

2) Nella speranza di essere una buona testimonianza di come con l’impegno e la pazienza si può “tornare in pista” anche dopo un infortunio non da poco.

Ringraziamenti

Ringrazio Paolo per la sua disponibilità, i consigli che mi ha dato in questi due anni e quando ci siamo conosciuti al Rimini Wellness, nonostante abbiamo parlato per poco tempo.

Ringrazio Divano per avermi convinto a provare altre metodiche, per avermi indirizzato verso il powerlifting e per avermi passato anche alcuni programmi che mi hanno fatto fare un salto di qualità improvviso. Grazie alle sue pressioni ho scoperto questa disciplina fantastica che mi ha ridato la gioia di allenarmi, grazie davvero Stè.

Un grazie di cuore ad Alessandro “the Manz” che mi ha supportato spessissimo, consigliato, mandato a cacare quando scrivevo qualcosa di insensato durante le nostre lunghe conversazioni virtuali e per avermi convinto ad allenarmi con cautela, quando ero trasportato dalla fretta e dalla rabbia.

Ringrazio anche me stesso perché non ho mollato nonostante i periodi di sconforto e frustrazione.

Spero sia solo un nuovo inizio verso nuovi traguardi.

Francesco

Sono contento che Francesco mi abbia scritto questa mail, perché mi ritrovo nella “chiusura del cerchio”: se l’ha scritta, significa che pensa di essere guarito. Anche io faccio così.

Francesco denota una grande curiosità intellettuale e la volontà di comprendere le regole del gioco che gli piace così tanto, i pesi. Sono io che lo ringrazio per aver accettato di scrivere la sua storia, con un ottimo risultato: un “autore” del mio blog deve rendere evidente il suo percorso culturale, la logica che ha guidato le sue scelte, il senso di critica nel giudicare e nel giudicarsi ed in questo Francesco è stato bravissimo. Sono infatti questi elementi che rendono interessante il racconto per chi si trova nelle sue stesse condizioni.

Ancora, Francesco è molto critico nel giudicare i suoi esercizi, anche troppo. Personalmente ritengo il suo uno squat profondissimo e senza perdita della curvatura lombare. Anzi, per essere lo squat di un puro autodidatta che non si riprende né è seguito, è un risultato di grande rilievo perché 150 kg “bassi” in quel modo sono eccellenti.

Ovviamente, tutto è perfettibile e c’è ancora molto da lavorare, aspetta molto prima di iniziare il movimento, “balla” troppo, però il suo setup ha molti elementi buoni quali il fatto che è compatto, si vede dal fatto che il bilanciere va in su e in giù ma non in avanti o indietro. “Scula” un po’ troppo indietro, ma mentre lo fa non perde la curvatura a dimostrazione della ricerca della tecnica esecutiva. Analogamente il suo stacco denota una non perfetta assimilazione del movimento dato che l’ascesa del bilanciere è veloce ma un po’ traballante.

La panca è molto buona, un ottimo risultato e una ottima velocità esecutiva, una traiettoria decisa e senza sbavature. Il mio giudizio è che qua si nota proprio che Francesco ha avuto modo di dedicarsi alla panca per molto più tempo rispetto agli altri due esercizi, ed è per questo che non deve avere fretta di caricare: ha l’intelligenza tattica di sapersi concentrare sugli elementi importanti, unita alla costanza nel perseverare.

È proprio la differenza di tecnica e di risultati fra la panca e gli altri due esercizi che dimostra un concetto che si sta perdendo negli anni: l’allenamento… conta.

L’attività in palestra ha l’incredibile pregio di poter essere svolta, migliorando, per decenni, perciò il primo punto da tenere in considerazione è non farsi male, il resto verrà… se però farete come Francesco.

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