Dic 21, 5 anni ago

Una (piccola) storia fra le tante, 2

Siamo stati indecisi fino all’ultimo se pubblicare delle foto di confronto fra busti. Legalmente lo possiamo fare, sono due oggetti di nostra proprietà, ma avendone scelto uno abbiamo automaticamente dato un giudizio di merito pur non avendo la competenza tecnica per farlo: fare il confronto è eticamente corretto?

Diamo per scontato che entrambi i prodotti curino la scoliosi allo stesso modo, entrambi egregiamente. Non abbiamo motivo di credere che quello che Elena non usa non abbia efficacia. Documentandosi, questa efficacia è dimostrata. Analogamente, quello che Elena usa è efficace, sempre documentandosi, lo è. Lasciamo a chi è competente in merito stabilire se e quanto uno dei due funzioni meglio.

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Però dato che poi questi affari vanno portati, abbiamo deciso, comunque, di dare la percezione delle differenze in termini di portabilità con la testimonianza di chi poi lo deve indossare: è la paziente che ha dato la sua opinione, uno lo porta e l’altro no.

Le immagini sono state trattate in modo da non dare risalto ai colori dato che uno è bianco e l’altro no. Il filtraggio serve anche ad “anonimizzare” i due prodotti.

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Uno dei quattro aspetti del busto a destra che ha decretato la scelta: scende poco sui glutei ed è sfuggente indietro, pertanto non c’è nessuna sensazione di compressione muscolare che si manifesta come avere due mani che ti spingono i glutei in avanti.

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Un altro aspetto che ha fatto propendere per il busto scelto: le alette ascellari sono piccolissime, sottilissime e morbide, le altre grandi e spesse e rigide (c’è un’asta di ferro sagomata che gira intorno al busto da una aletta all’altra.

La differenza è che in un caso le alette si vedono pochissimo con indosso una maglietta, nell’altro caso sono molto evidenti. Il busto “si vede” dall’esterno esclusivamente per questi particolari e la miniaturizzazione diventa un elemento determinante.

Il terzo aspetto è il colore, come più volte menzionato.

Il quarto è che quello scelto è meno pesante e si indossa da soli. Almeno, Elena ha imparato da sola senza aiuto di nessuno, nell’altro caso non è stato possibile. Magari questo aspetto sarebbe migliorato, ma nel caso scelto è andato bene alla prima.

Tanto per dire, nostra figlia nel tempo in cui si era messa il primo busto ci ha detto “ma quest’anno perché invece di andare al mare non andiamo a fare un bel viaggio in qualche posto dell’Europa?”. Subito aveva avuto la visione di se stessa al mare con un busto bianco, grigio e marroncino addosso. Ora invece il mare è tornato ad essere un possibile luogo di vacanza.

Ovviamente, la funzione di un busto è quella di curare la scoliosi e non quella di essere colorato o comodo: questi sono aspetti funzionali determinanti perché aiutano a far proseguire la cura stessa. Ma come si capisce se il busto fa il suo lavoro?

Dopo 15 giorni siamo tornati a far controllare il busto per il collaudo dove a mia figlia le è stato chiesto tutto quello che riguardava la portabilità di “fufy” (questo il nome che ha dato al suo corsetto…), con nuovi piccoli ritocchi per renderlo più comodo, un controllo delle spinte e poi è stato rifilato per creare la forma finale, un po’ più stretta di quella di partenza.

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Infine, il vero test: abbiamo fatto fare una radiografia della spina dentro il busto, nelle due foto i particolari della zona lombare dove mia figlia ha la curva: a sinistra la prima radiografia, a destra quella dentro il corsetto, gli ovali, i cerchietti e la D rovesciata sono gli elementi di metallo delle chiusure.

Nuovo controllo, anch’esso gratuito in quanto facente parte del “pacchetto”, il dottore è rimasto estremamente soddisfatto in quanto il busto annulla perfettamente la flessione laterale e la rotazione delle vertebre (questa seconda correzione si rileva, ma perché chiaramente mi è stato detto, osservando le punte dei processi spinosi, che si vedono di fronte nelle lastre).

Perciò, il busto CURA la scoliosi di mia figlia, già in questo primo mese si vedono i primi risultati in quanto i fianchi rimangono simmetrici per un’oretta dopo che si è tolta il busto. Il problema è proprio questo: la cura per essere efficace ha bisogno di essere applicata per tutto il tempo della crescita, per questo è bene che la cura funzioni e sia sopportabile!

Non è mio costume idealizzare le persone, specialmente i medici che voglio sempre considerare ottimi professionisti appassionati del loro lavoro ma al contempo non dispensatori di miracoli. Vogliamo però citare un passaggio della procedura per indossare il corsetto.

“Nota: bisogna ricordare sempre che il lavoro correttivo è un lavoro di gruppo, dove ogni componente fa la sua parte e deve farla bene e fino in fondo; così il soggetto che deve curarsi deve attenersi alle prescrizioni e chiedere a cosa servono; i genitori devono aiutare il proprio figlio nel sostenere la cura; l’ortopedico deve essere disponibile per qualsiasi richiesta che si renda necessaria, anche telefonicamente e con la massima collaborazione; il maestro di Ginnastica deve fare il proprio lavoro ed insegnare bene gli esercizi; il tecnico ortopedico deve confezionare il corsetto nel modo migliore, ascoltando anche le indicazioni che gli dà la persona che indossa il corsetto.

Deve essere questo lo spirito che anima la cura, perché questo tipo di cura è molto impegnativo e richiede l’apporto di tutte le componenti e la massima collaborazione e rispetto dei vari ruoli. Su tutto ovviamente domina la figura dell’Ortopedico, perché lui è il responsabile della diagnosi e della cura e a lui si deve convergere per qualsiasi chiarimento e spiegazione.”

Ecco cosa c’è scritto per la procedura di collaudo del busto.

“Questo momento è molto importante, perché il corsetto deve essere indossato e poiché indossarlo è un sacrificio, bisogna verificare che l’efficacia sia veramente massima e si devono anche eliminare quei fastidi inutili che potrebbero esserci. Sarebbe controproducente che il paziente non indossasse il corsetto perché gli arreca dei fastidi che potrebbero benissimo essere eliminati con facilità e senza compromettere l’efficacia correttiva del corsetto! Per questo motivo ribadisco la necessità del lavoro di gruppo già esposto sopra, dove ogni componente deve fare la sua parte e lo deve fare con la massima spontaneità, semplicità, parità e rispetto reciproco, ma soprattutto senza timori, o sensazioni di sopraffazione!”

Questo passaggio racchiude il successo della cura, assegnando al paziente un ruolo centrale. Le cure e le attenzioni che ci sono state date riflettono completamente lo spirito del testo. E questo ci porta ad avere una profonda stima del dottor Marco Pecchioli e dell’Istituto Duchenne.

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Cliccando sull’immagine potete scaricare questo opuscolo divulgativo sulla scoliosi a cura dell’Istituto Duchenne. Lla scansione l’ho fatta io, è solo cartaceo, e non è venuta benissimo. Se conoscete qualcuno che ha questo problema, potete inviarglielo per fornire un ulteriore fonte di informazioni utile nella scelta di quella che è una cura lunga e impegnativa.

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