Dic 8, 6 anni ago

La teoria del pacchetto completo

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Un mio amico su Facebook mi ha passato il link dove si parlava di Nutraceutica, c’era un ricercatore che descriveva come ci siano stati risultati incoraggianti nella cura degli obesi diabetici con i soli alimenti. Non era una novità nel mondo scientifico, avevo letto su Le Scienze di queste cose molti anni fa non dandogli ovviamente importanza perché io non sono fortunatamente né obeso né diabetico.

La cosa che mi ha colpito è che il ricercatore, cioè non il classico “uomo della strada” ad un certo punto ha asserito che se si migliora in tutti i campi, ancora oggi si muore di tumore (il senso era questo). Non solo, usava il termine “il tumore”, con l’articolo “il” e non con “un”. Come dire, non ci sono stati progressi.

Questo è FALSO.

Per prima cosa, se si parla di cancro è necessario specificare di quale cancro si parla: un linfoma, una leucemia, un neuroblastoma, un nefroblastoma, un carcinoma del colon, un glioma, un melanoma, un tumore all’utero o al seno. C’è differenza fra una frattura di una vertebra cervicale e quella di una tibia, nessuno ne parlerebbe come “la frattura”. Ecco, per i tumori è la stessa cosa però dato che sono malattie terrificanti, finiscono nel calderone “babau” mentre nel caso delle fratture siamo più razionali e capiamo benissimo che la prima menzionata sia grave, la seconda una seccatura.

Poi, le statistiche di sopravvivenza a 5 anni mostrano come, per tantissimi tumori, queste siano migliorate enormemente negli anni, a testimonianza dei progressi che si sono avuti. Notate il termine: sopravvivenza, non guarigione. Perché le statistiche testimoniano che il paziente è sopravvissuto, questo è il loro compito. I tumori si possono combattere. Il tumore all’utero, quello al seno, molti tumori del colon, i melanomi, tutte malattie per cui si muore enormemente di meno. Poi, potete crederci o meno.

Mi viene in mente una riflessione, che ho fatto più spesso di quanto io stesso mi sarei immaginato. Anni fa alla nonna di mia moglie, 82 enne, fu diagnosticato un carcinoma intestinale che causava un blocco intestinale. Fu operata, i dottori non pensavano sarebbe sopravvissuta all’intervento per un quadro clinico assolutamente compromesso. Sopravvisse. La radioterapia non era necessaria, medici e parenti decisero di non fare la chemioterapia perché troppo pesante. 3 anni dopo il decesso per una metastasi al fegato, una morte orribile fra atroci sofferenze, quando la morfina non aveva più alcun effetto.

Come valutare questi 3 anni? Uno spreco di tempo? Meglio morire subito? Si sarebbe potuto fare qualcosa? Ne è valsa la pena? È stato un successo o un insuccesso. Non ho una risposta, sono domande troppo immense. So solo che in questi 3 anni lei è stata con noi, vide la sua bis-nipotina crescere, ci ha giocato, noi siamo stati con lei ed era un piacere sentire i racconti di quando c’era la guerra o di quando lavorava in fabbrica.

Comunque, penso che tutti coloro che non sono toccati da questi problemi possono avere in fondo l’opinione che vogliono. Possono anche pensare che con i tumori si muore come 30, 50, 100 anni fa, le opinioni, come direbbe l’ispettore Callaghan, sono come le palle, ognuno ne ha due. Preghiamo solo di non dover toccare con mano cosa significa diventare parte di una di queste statistiche, fosse anche quella della sopravvivenza a 30 anni.

Parliamo di argomenti più allegri, và…

Nel fitness ci sono teorie che affermano che certe diete sono osteggiate perché porterebbero i cittadini ad una maggior coscienza alimentare, decretando il crollo del mercato della pasta e derivati dei cereali. In pratica ci sarebbe un complotto delle multinazionali per impedire che certe ricerche, certi testi, siano diffusi. Questa teoria va di pari passo con quella che afferma che le industrie farmaceutiche impedirebbero ricerche, boicottandole o nascondendole, sull’alimentazione come metodo di cura alternativo ai farmaci.

Complotti.

Ora, vorrei precisare come sempre che io non sono il difensore di nessuna causa, specialmente aggratisse di quelle altrui: di sicuro non mi paga né la Barilla, né la Rhone-Poulanc. Magari lo facessero… i miei principi morali verrebbero immediatamente meno con una cifra anche ragionevole.

Ciò che a me non piace, anzi che mi fa incazzare quasi immediatamente, è l’atteggiamento del complottista: spocchioso, saccente, lui ha capito tutto, non come noi povere pecore asservite al Sistema, belanti dietro i condizionamenti di massa somministrati dalla televisione di regime bla bla bla, con quel tono del tipo “svegliatevi!”.

Allo stesso tempo, mi sembra anche evidente che i complotti esistono. Gli scandali nella Sanità sono sotto gli occhi di tutti, come le frodi alimentari, gli appalti truccati e così via.

È ragionevole pensare che non faccia piacere a Giovanni Rana che i suoi ravioli siano considerati come una causa di obesità, è ragionevole pensare che “i poteri forti” reagiscano perché siano messe a tacere certe informazioni. Proprio perché è ragionevole, non identifico mai chi la pensa così come un “complottista”, una macchietta stereotipata. Anche io ho dei dubbi su tante cose, penso che certe macchinazioni esistono.

Vorrei pertanto illustrarvi un punto di vista che spero faccia riflettere, non tanto perché penso di essere migliore dei miei lettori, quanto perché anche io quando ho fatto questa considerazione sono rimasto stupito.

Ognuno di noi è selettivo nei complotti in cui crede. Questo è il punto. Più si è selettivi, più si è “complottisti”. Da qui la “teoria del pacchetto completo” su cui riflettere. La spiego con un esempio.

Ammettiamo che sia vero che esistono dei complotti da parte delle multinazionali dell’alimentazione, a favore dei cereali e della pasta.

Ci sarà chi non mangia la pasta perché così sta meglio, in culo (ops) a chi vorrebbe farlo stare male per poi anche curarlo con dei farmaci. Prima alimenti che non esistono in natura, poi cure che non esistono in natura. E allora … tiè.

Mi sta bene. Poiché abbiamo detto che questi complotti esistono, questo modo di ribellarsi è corretto.

Quanti che stanno leggendo hanno un cellulare? Poiché in Italia abbiamo più cellulari che persone, posso tranquillamente affermare che TUTTI hanno un cellulare.

Un cellulare è un oggetto che emette radiofrequenze, una forma di energia che NON ESISTE IN NATURA se non in condizioni così particolari da essere trascurabile (es. quando c’è un fulmine).

È dimostrato che le radiofrequenze hanno un effetto termico sui tessuti, li scaldano come farebbe un forno a microonde. Ma questo non sarebbe il vero problema: le radiofrequenze possono essere cancerogene perché alterano la struttura cellulare, il DNA etc etc etc. È un problema di energia e frequenza: i raggi gamma sono radiazioni “dure” perché ad alta frequenza, ma non è che sono differenti dalla luce o da quelle del cellulare.

Gli studi sono complicati proprio perché le radiofrequenze dei cellulari sono nello spettro che interferisce nei processi biologici ma sono ad energia così bassa che il problema non è acuto, immediato, ma cronico, negli anni.

A questo punto è ragionevole pensare questo: dato che ci sono business miliardari (miliardi di euro), le compagnie telefoniche e i produttori di cellulari tendano ad abbuiare i risultati, a falsificarli, ad alterarli, a nasconderli. È ragionevole parlare di complotti.

Allora perché tu, che non mangi la pasta, ti tieni il cellulare nei jeans vicino ai gioielli di famiglia, nel taschino della giacca vicino al cuore, e passi le ore a sparare minchiate con il cellulare appiccicato al cervello?

I cereali raffinati non sono alimenti naturali, ma di sicuro le radiofrequenze sono del tutto artificiali! Ah già.. tu usi l’auricolare, così l’apparecchio è lontano dal cervello, nella tasca dei jeans. Cioè ti salvi il cervello ma ti fotti i coglioni.

Perché la pasta no e il cellulare si? È un complotto differente? Multinazionali differenti? La risposta è semplice: ognuno è selettivo nei complotti che sceglie di combattere, selezione data dalla sua particolare sensibilità, attitudine, cultura, piacere. Il vero complottista, quello patologico, è un paranoico selettivo, ma la selettività la ritroviamo anche nelle persone… come me, “normali”.

Da questo, la teoria del pacchetto completo dice: se vuoi parlare di complotti non devi usare il cellulare. Non solo. Non devi avere nemmeno un router Wi-FI, né un portatile con il Wi-FI. Perché quelli emettono le stesse radiofrequenze. E i produttori di router Wi-FI nascondono di sicuro le ricerche sul cancro da Wi-FI.

Ancora, tu non puoi parlare di complotti se ti fai le lampade, perché quelle DI SICURO fanno male. Una esposizione a radiazioni ultraviolette concentrate, sebbene ritenute sicure, è un comportamento da emeriti coglioni. Perché i produttori di lampade UV-A non dovrebbero nascondere le ricerche che fanno vedere che i melanomi sono in aumento a causa delle lampade? E poi: sapete per certo che l’istituto di bellezza ha macchine certificate? Meglio un piatto di spaghetti che una lampada.

Perciò, la teoria del pacchetto completo prevede che se uno reagisce ad un complotto, deve farlo per TUTTI i complotti, non per quelli che gli piacciono. È una questione di coerenza.

Se tu, spocchioso e saccente, mi parli dei complotti della De Cecco, il punto è molto semplice: ma tu lo usi il cellulare? E allora che cazzo vuoi da me?

Per i complotti alimentari, non ho mai capito perché ci siano complotti delle multinazionali della pasta e non di quelle della carne. La motivazione che mi sono dato è sempre nella selettività della scelta. Il palestrato medio pensa che per diventare grosso debba ingurgitare quantità industriali di proteine, perciò di carne. E dato che tutte le teorie mediche affermano che è necessario un consumo moderato di proteine, i medici sono pagati dalle multinazionali della pasta.

Ripeto: magari è vero, ma sembra che la carne sia prodotta dai soliti “laboratori indipendenti” che combattono contro il Sistema. Chi la produce la carne? Qualche associazione no-profit? Selettività dei complotti, come sempre.

Personalmente, io per sopravvivere cerco di avere un minimo di raziocinio. Cerco di mantenere uno stile di vita che mi consenta di avere i parametri vitali nella norma, colesterolo, peso corporeo, transaminasi, cerco di fare una costante attività sportiva, cerco di non espormi ad agenti patogeni o dannosi. Cerco di parare i colpi.

Magari domani scoprirò che sto sbagliando, oppure che sto vivendo sopra una discarica abusiva di amianto (è successo), o verrò centrato da uno ubriaco mentre attraverso le strisce. Non posso pararli tutti.

Più che altro, cerco di avere sempre dubbi perché se il paranoico campa male, un pizzico di paranoia aiuta a sopravvivere al mondo.

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