Nov 3, 6 anni ago

Swing, capisci questo, please!

Ok, gli altri articoli erano pallosi, questo è palloso e complicato. Perché entreremo nel merito delle traiettorie del Kettlebell. Perciò servirà un po’ di immaginazione.

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Un primo modo di modellare lo swing è questo qua: un pendolo centrato sulle spalle. l’asta formata dalle braccia e dal Kettlebell. Per semplicità la massa delle braccia è considerata nulla ed è presente solo il peso del Kettlebell.

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È abbastanza intuitivo affermare che la traiettoria del Kettlebell non possa che essere circolare, dato che le braccia possono solo ruotare intorno alle spalle. Questa traiettoria non è però reale, dato che senza nessun apporto muscolare il tronco ruoterebbe dietro al kettlebell e la traiettoria che questo compie non è certamente un arco di cerchio.

Questo dovrebbe far capire che un movimento circolare del Kettlebell è possibile solo se il tronco viene irrigidito, cioè se c’è una coppia che non lo fa ruotare. Il movimento è perciò irreale nella pratica perché nessuno “trattiene” il tronco eretto durante il movimento.

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Un secondo modello, più reale, è quello del doppio pendolo: le braccia possono ruotare intorno alle spalle, primo pendolo, le spalle intorno al bacino, secondo pendolo. Come prima, consideriamo solamente il peso del Kettlebell: braccia e tronco che non hanno pertanto massa. Adesso è necessaria un po’ di immaginazione.

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Come mostrato nel disegno, il Kettlebell inizia a spostarsi verso il basso sotto l’effetto della forza di Gravità. Se il braccio fosse libero, il kettlebell lo trascinerebbe con se. Dato che il braccio non ha massa, se supponiamo nulla la resistenza dell’aria, cadrebbe proprio come nel disegno.

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Ma il braccio è vincolato alla spalla, pertanto il peso del Kettlebell creerà una tensione sulla spalla stessa attraverso il braccio, tirando la spalla con se.

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Questo è un passaggio delicato: dato che il tronco non ha massa, non oppone alcuna resistenza alla rotazione e così “segue” perfettamente il braccio ruotando durante la discesa del Kettlebell.

Il problema di questa affermazione è che si considera la massa di un oggetto sempre e solo come un ostacolo al suo movimento rettilineo: più un oggetto è pesante, più opporrà resistenza a essere frenato, se sta cadendo, o a essere sollevato, se è al suolo.

Ma la massa di un oggetto ha una influenza anche su come questo viene messo in rotazione. Più un oggetto è pesante, più resisterà ad essere messo in rotazione intorno ad un dato punto. Una trattazione più rigorosa introdurrebbe il concetto di “momento d’inerzia”, ma per essere pratici immaginate di avere un trattore con una ruota sollevata con un crick: Provate a far girare la ruota, dovete “fare molta forza” sul bordo della gomma, che infatti si mette a girare con estrema lentezza. Se ripetete l’esperimento con una utilitaria, la forza da applicare è molto inferiore.

Analogamente, frenare la rotazione della ruota del trattore richiede un bel po’ di forza sul bordo della gomma, molta meno per la ruota dell’utilitaria. C’è così una inerzia allo spostamento ma anche una inerzia alla rotazione.

In questo caso il busto non ha massa, pertanto ruota istantaneamente sotto effetto della tensione.

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Il risultato finale è che la palla casca proprio verticalmente, altra situazione impossibile. Se provaste con le costruzioni e con un peso di 1 kg vi accorgereste proprio che il peso casca praticamente in verticale.

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Un modello reale di swing necessariamente deve considerare il peso del busto. Più correttamente anche quello delle braccia, ma per semplicità queste verranno considerate come semplici aste senza peso.

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Ripetendo lo stesso esperimento con un tronco che ha massa, si ottiene un risultato del tutto differente: il tronco resiste alla rotazione e la tensione sulle spalle dovuta al Kettlebell non lo fa ruotare come nel caso precedente, ma “rimane un po’ indietro”. Questo “un po’” è tanto maggiore quanto più il busto è pesante, cioè quanto più il peso dell’atleta è elevato.

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Ciò che accade è che il kettlebell non scende verticalmente perché il tronco non segue la palla come dovrebbe: se il kettlebell tira la spalla e il tronco, il tronco analogamente tira la palla, deviandola dalla traiettoria verticale.

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Il kettlebell continua a scendere e il tronco continua a resistere alla rotazione, rimanendo sempre indietro, pertanto il Kettlebell continua ad essere deviato sempre più dalla traiettoria perfettamente verticale.

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Quello che accade, pertanto, è che via via che il Kettlebell scende verso il basso aumenta la sua velocità verticale verso il suolo, ma anche la sua velocità orizzontale verso l’atleta.

Il problema di questo movimento è riuscire a visualizzare contemporaneamente i vari effetti del movimento che mutano dinamicamente l’assetto delle forze.

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Mentre il busto ruota, il peso del tronco esce dalla verticale sul bacino e si viene a creare una distanza di questo dal centro di rotazione. Il peso stesso crea una coppia meccanica che fa accelerare la rotazione del busto che pertanto inizia a seguire il kettlebell nella discesa! Il tronco, iniziando a ruotare, “tira indietro” sempre meno le braccia e il Kettlebell.

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Il risultato finale è la traiettoria descritta nell’articolo precedente: inizialmente la palla descrive una curva nella discesa perché il busto non ruota dietro le braccia e “frena” la palla, facendola avvicinare all’atleta, deviandola dalla discesa verticale e creando la velocità orizzontale verso l’atleta stesso.

Ruotando, il busto aumenta la sua velocità di rotazione andando “sempre più dietro” alla palla. Dopo un po’ il busto non “tirerà” più la palla, è la zona in cui la traiettoria è lineare. La palla non casca più in verticale perché oramai ha acquisito velocità anche orizzontalmente, pertanto la discesa è una retta inclinata.

Nel grafico la parte finale della traiettoria inclina verso il basso perché la velocità verticale aumenta: il busto in questo caso “preme” la spalla in giù! Questa zona e anche quella precedente non sono però fisicamente realizzabili perché l’atleta si distruggerebbe le ossa.

La parte di interesse è quella iniziale in cui il kettlebell viene deviato. La deviazione avviene senza alcun apporto di forza muscolare ma solo a causa del peso del busto stesso.

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Più il busto è pesante, più inerzia avrà a ruotare e viceversa. Perciò più il busto è pesante e più la palla verrà deviata verso l’atleta, meno è pesante e meno verrà deviata rispetto alla verticale. Pertanto: a parità di peso del Kettlebell, più l’atleta è pesante e più la palla devierà verso l’atleta e viceversa.

Ma il ragionamento vale anche se l’atleta è sempre lo stesso e viene fatto variare il peso del Kettlebell: a parità di peso dell’atleta, più il Kettlebell è pesante meno sarà deviato dalla caduta verticale e viceversa.

Ciò che conta è così il rapporto fra il peso del busto dell’atleta e il peso del Kettlebell.

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Questo ragionamento spiega così le differenti traiettorie del kettlebell viste nell’articolo precedente: il peso del kettlebell variava da 16 kg a 60 kg, il peso dell’atleta era costante.

Questa è così una particolarità dello swing con Kettlebell che è propria solo di questo attrezzo: il peso dell’atleta influenza l’esercizio come non accade in altri! Nello squat, ad esempio, il peso dell’atleta influenza la forza fisica di questo, ma non la traiettoria del bilanciere: in linea di massima un “buono squat” di una categoria -67 kg ha la stessa traiettoria di quello di una categoria +110 kg anche se uno solleva 120 kg e l’altro 240 kg.

Con i Kettlebell invece questo non è vero: un atleta leggero “subirà” molto di più il peso di un kettlebell da 32 kg rispetto ad un atleta pesante.

Ok, ma anche questa traiettoria non è reale: mai visto uno fare lo swing ad anche bloccate? Io no. Provate, verrete strappati via dalla posizione in cui siete. Il motivo è abbastanza chiaro se effettuate la prova: la palla nella sua discesa trascina via anche voi!

Sono stato molto combattuto su come trattare questa parte perché è estremamente tecnica. Alla fine, credo che, pur mantenendo una trattazione di un certo rigore, sia meglio dare una percezione di quello che accade senza entrare in concetti complessi con formule e grafici che distrarrebbero il lettore.

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Il disegno mostra quello che accade dopo qualche decimo di secondo dall’inizio della caduta: la tensione sulle spalle generata dal Kettlebell che “tira giù” il tronco, la massa del tronco e la sua velocità creano una forza che tende a strappare via la base del pendolo.

Per chi si diletta in problemi di Fisica: questo comportamento non è banale da spiegare, perché l’accelerazione centripeta è diretta sempre verso la base, ma la forza che agisce sulla base è invece rivolta nel verso opposto.

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Ciò che accade è che inizialmente questa forza che agisce sulla base tende a spingerla indietro e verso il basso, facendo riferimento ai disegni, ma rapidamente le cose cambiano e la spinta diventa in avanti ed in alto, come in questi disegni.

L’atleta, pertanto, percepisce rapidamente che che la pressione sotto la pianta dei piedi si sposta verso le dita e perciò deve “puntare” i piedi per impedire di essere spostato in avanti. In pratica mantenere il bacino immobile equivale a non far ruotare l’asta del modello che si viene a creare, con perno sulla punta dei piedi ed estremo sul bacino. Ciò che accade è che ad un certo punto il Kettlebell “strapperà” in avanti l’atleta.

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Questi sono alcuni valori della forza che “strappa” l’atleta, espressi in kg equivalenti, dopo 0,5 secondi di caduta: da sinistra verso destra, rispettivamente per un kettlebell da 16, 24, 32, 48, 60 kg. Questo perciò è il motivo principale per cui è impossibile effettuare uno swing con i Kettlebell ruotando esclusivamente intorno al bacino: l’atleta verrebbe ad un certo punto sbilanciato.

Per questo motivo vengono attuate strategie per correggere la traiettoria, strategie che l’atleta apprende autonomamente o grazie ad un allenatore, ma di cui non conosce i motivi meccanici di tali scelte. La tecnica esecutiva corretta, cioè, è già stata scoperta da molto tempo ma trova nell’analisi biomeccanica una sua conferma teorica.

Nel prossimo articolo una descrizione di queste strategie… e delle loro conseguenze!

 

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