Nov 2, 6 anni ago

Guida o sei guidato

Sembra incredibile parlare così tanto dello swing con i Kettlebell, un esercizio che non fa parte di una competizione sportiva, né muove interessi economici di alcun tipo. Fosse lo swing del golf… Rappresenta però una sfida: comprendere lo schema motorio utilizzato per far oscillare la palla, che arriva anche a 60 kg.

Nel precedente articolo abbiamo visto che ogni swing termina con le braccia che non ruotano rispetto al tronco: l’atleta scopre quasi immediatamente questo aspetto, senza alcun insegnamento. Questo accade perché appena prova a frenare le braccia con i muscoli delle spalle percepisce una notevole sensazione di disagio.

Perciò, questa è una forma di controllo da parte dell’atleta del movimento della palla e del suo corpo. L’atleta controlla anche altri aspetti, come in uno squat in cui ha pieno dominio del movimento? La discesa dello swing è un movimento troppo veloce per attuare controlli a feedback, a retroazione, pertanto l’atleta imposta una traiettoria e un certo tipo di frenata. Poi la palla va da sola, come su un binario, trascinando l’atleta.

Nello swing, in pratica, ci sono fasi dove l’atleta guida la palla e dove invece è guidato. Come è possibile?

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Consideriamo i momenti dell’inizio della discesa dei 4 swing dell’articolo di apertura: si notano assetti iniziali differenti per ottenere lo stesso risultato. C’è un motivo per cui fanno come fanno?

I 4 swing sono 4 soluzioni differenti al problema “frena una palla che cade e sparala in alto, ripetendo per 10, 15, 20 e passa volte”. Poiché il movimento è ritmico e ogni soggetto lo ripete allo stesso modo, questo assetto non può essere casuale ma fa parte della soluzione.

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Ecco due (tentativi) di swing in cui vengono esaltati alcuni aspetti dei precedenti assetti di partenza (i riferimenti temporali sono identici per entrambe le sequenze):

· In alto il busto e le gambe sono perpendicolari al terreno, con il kettlebell e le braccia parallele ad esso-

· In basso il busto è indietro e la palla più in alto rispetto alla testa.

Provate, scoprirete che cambia qualcosa ma non sapete identificare cosa. Non solo: durante la discesa della palla non avete un vero controllo. Cosa cambia veramente fra queste due esecuzioni?

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Ecco la differenza: a parità di istanti di tempo nel secondo caso ho il busto più indietro. Io, come voi. Perchè questo assetto non dipende dalla mia volontà, ma proprio dall’assetto iniziale e a questo istante di tempo non è più controllabile. Nessuno, cioè, applica una forza muscolare per mantenere o alterare queste posizioni.

Le domande perciò sono due: perché faccio così e a che serve. La seconda necessita ovviamente della prima risposta, ma c’è un problema: il finale di entrambi i movimenti è lo stesso, pertanto non si capisce come l’assetto iniziale dovrebbe influenzare il movimento.

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Per vedere le vere differenze sarebbe necessario un esperimento come quello descritto nelle prime due figure da sinistra nel disegno qua sopra: lasciare cadere al suolo il kettlebell da una certa posizione senza frenarlo, in modo da eliminare la componente muscolare volontaria mostrando solo l’effetto della massa di ferro sulla struttura meccanica dell’atleta stesso.

Questo è impossibile per due motivi:

· Un motivo fisiologico. Come già detto, non è propriamente vero che non frenare un oggetto non pone stress sui muscoli. Piegate velocemente la vostra spina per un angolo molto ampio, anche in maniera passiva, e non le darete tempo di adattarsi alla nuova posizione, creando compressioni. Si somma il fatto che anche lasciar cadere un oggetto senza frenarlo richiede un training per controllare i naturali meccanismi di difesa innati che porterebbero a contrarre i muscoli per proteggersi, con spasmi che poi creano contratture dolorosissime.

· Un motivo meccanico. La palla trascina giù il le vostre spalle, ma tira via il vostro bacino verso “strappandolo di lato”, con sbilanciamento in avanti dell’atleta stesso. Non è possibile fare perno intorno alle anche, a meno di non applicare una forza muscolare o un assetto differente, falsando pertanto l’esperimento.

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Quando un esperimento reale è impossibile, è molto comodo utilizzare un simulatore: un po’ complicato da realizzare, ma poi l’omino non si lamenta mai, come i dummies dei crash test. L’omino tiene in mano la palla e la lascia cadere senza opporre resistenza ma continuando a tenerla con le mani, il busto ruota con il bacino che è considerato fisso.

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Nei grafici la caduta di kettlebell di vario peso: all’aumentare di questo il Kettlebell cade sempre più verticale. Il primo risultato ottenuto, possibile solo con un simulatore, è che il peso dell’attrezzo influenza la traiettoria, a differenza degli esercizi del PL e del WL. Perché?

Poiché nessun atleta esegue lo swing nel modo appena descritto, l’analisi va limitata ad un intervallo di tempo inferiore. Fino a 0,3 secondi la caduta dell’attrezzo è praticamente libera, pertanto verrà usato questo tempo come riferimento convenzionale.

Il kettlebell è sceso a questo istante di circa 44 cm e ha già una velocità di circa 290 cm/sec, 6 volte superiore alla velocità di picco di uno squat, ed è solo la fase iniziale del movimento. Questo dovrebbe far capire la rapidità di un movimento del genere rispetto ad un esercizio con manubri e bilancieri.

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Si nota come il peso del kettlebell alteri il posizionamento dell’atleta. Anche in questo caso, è necessaria una spiegazione del motivo.

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In questa analisi viene variata l’inclinazione iniziale del busto in una discesa di un kettlebell da 24 kg, che è sempre più inclinato indietro: si nota come questo parametro alteri decisamente la traiettoria della palla verso il suolo, deformandola del tutto. Ciò significa che l’inclinazione del busto è un parametro di controllo estremamente efficace dell’impostazione della traiettoria e che basti veramente poco per cambiare del tutto il risultato finale.

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Limitando l’analisi ai convenzionali 0,3 secondi si nota come il posizionamento dell’atleta cambi decisamente anche in questa fase.

Questa è l’analisi, per il solito Kettlebell da 24 kg, della variazione della traiettoria a seconda dell’inclinazione dell’altezza. Una deviazione meno marcata rispetto all’inclinazione del busto. L’altezza della palla è così un parametro di controllo della traiettoria meno determinante rispetto all’inclinazione del busto.

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Infine, per completezza, l’analisi della stessa variazione di traiettoria ma limitata ai convenzionali 0,3 secondi.

Il posizionamento iniziale, quindi, determina la traiettoria del kettlebell e questo accade senza che vi sia un controllo da parte dell’atleta durante la traiettoria, poiché nella simulazione non sono state inserite coppie muscolari. Ovviamente, l’atleta altera del tutto la traiettoria muovendo il suo corpo, ma per capire come atleti differenti eseguano in maniera differente è necessario prima comprendere i motivi di queste diverse traiettorie.

L’atleta ha cioè a disposizione due parametri per settare il suo corpo all’inizio di ogni movimento: inclinazione del busto, altezza della palla, a cui si aggiunge un’altra variabile, il peso della palla stessa. Comprendere come questi elementi interagiscono fra di se è determinante per compendere come l’esercizio venga svolto.

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