Ott 29, 6 anni ago

Swing, Intro

Amata ed odiata, tutti prima o poi devono confrontarsi con la Biomeccanica. Perché la Biomeccanica è, in soldoni, la Scienza del “ma come fa quello a fare quel movimento?”.

Ma perché la Biomeccanica è odiata e non solo amata? Il motivo è che viene presentata come qualcosa di calato dall’alto, imposto: arriva l’esperto di turno e ti dice “no, sbagli, così è scorretto, ti fai male alla schiena” e se non ti sei mai fatto male, un nefasto “vedrai fra 20 anni…”.

E perché questo? “Perché biomeccanicamente il movimento è sbagliato”

Questo è un terrificante errore didattico, dovuto quasi sempre a quella che chiamo “la sindrome del laureato” e che ben conosco perché affligge quasi tutti gli ingegneri: il laureato, in quanto tale, deve necessariamente dare una risposta anche se non ce l’ha. Solitamente, traslando il proprio vissuto in contesti in cui non c’entra assolutamente nulla.

Regolarmente, la pratica sul campo smentisce tantissime affermazioni lapidarie e saccenti con una conseguenza assolutamente negativa: il disamorarsi da quella che dovrebbe essere la Scienza regina del movimento.

Qualunque amante dei gesti umani sotto carico, che siano 450 kg di brutali stacchi di bovini meta-umani come leggiadri volteggi alle parallele asimmetriche di diafane ginnaste dovrebbe voler capire i concetti di base di quegli stessi movimenti.

Concetti di biologia estremamente complessi quali la tipologia di fibre sono stati assimilati, la Fisica di base rappresenta ancora uno scoglio notevole. Perché i concetti “di base” sono… incasinati. Concetti come accelerazione, forza centripeta e centrifuga, potenza sono veramente tosti, lo comprendo.

C’è un altro paradosso: coloro che studiano i movimenti, che dovrebbero essere i laureati in Scienze Motorie, hanno conoscenze di Meccanica e Fisica decisamente scarse, nella maggior parte insulse mi permetto di dire. Magari conoscono l’Embrionologia, ma poco la Matematica necessaria a capire la Fisica.

Questo è il solito retaggio italiano che deriva dal Croce, “per fortuna non sono un matematico”: in Italia ampio spazio alle materie letterarie e poco a quelle tecniche. Ad esempio, la Biologia e la Fisiologia sono studiate in maniera letteraria e discorsiva, non sistemistica: questo non è un problema assolutamente, solo che questa forma mentale non digerisce poi la Matematica e la Fisica, che vengono regolarmente accantonate allo studio di sistemini semplici semplici, leve o poco più.

Impedendo però, alla fine, di capire come funziona lo swing.

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I fotogrammi rappresentano il movimento di discesa di uno swing con un Kettlebell. Immaginatevi, anche se non è così, che la risalita sia l’esatto contrario e avrete un’idea del movimento completo. Lo swing consiste pertanto nel far oscillare una palla di ferro da 16, 24, 32, anche 48 o 60 kg dall’altezza delle spalle fin dietro le vostre chiappe, con annesso ritorno in alto. Tutto questo per per decine e decine di volte e senza morire sul post, e nemmeno successivamente.

Ora, la “Biomeccanica dall’alto” porta ad affermare che un movimento del genere sia assolutamente dannoso per la schiena, con possibili danni per forze di taglio sulle vertebre, protrusioni, bulging e addirittura spondilolisi o spondilolistesi.

Ma ragioniamo invece con la “Biomeccanica dal basso”: come fanno questi tizi a non disintegrarsi? Di sicuro hanno inventato una strategia per rendere sicuro il movimento e una spiegazione biomeccanica deve partire da qui, dal risultato finale: migliaia di persone fanno lo swing senza morire, perciò la tesi di partenza è che lo swing non faccia male.

Cercherò di fornire delle spiegazioni senza utilizzare formule o grafici, in modo da rendere accessibili le informazioni ad una platea quanto più vasta possibile. Avrei piacere, pertanto, che questo e i prossimi articoli fossero letti proprio da chi detesta la Biomeccanica, vorrei un loro parere.

Il problema è che per capire come una palla di cannone con una maniglia possa essere fatta ritmicamente oscllare per minuti impone di dover capire concetti come l’accelerazione centripeta e tangenziale, roba non tanto incasinata quanto… anti-intuitiva.

Ma… è questo il bello: lo swing con i Kettlebell è anti-intuitivo. Fate uno swing come pensate che non debba far male alla schiena,vi farete male alla schiena.

In questa serie di articoli illustrerò una chiave di lettura a mio avviso nuova di questo tipo di movimenti. Non sono un utilizzatore assiduo dei Kettlebell ma ho studiato sufficientemente il materiale a disposizione per poter affermare che fino a questo momento nessuno ha mai utilizzato questo tipo di approccio.

Cosa determina una certa traiettoria del movimento della palla? Come l’atleta la influenza? E perché decide di utilizzare uno “stile” invece che un altro? Quanta forza muscolare viene utilizzata e in che punto? Al termine non verrà detto cosa sia “meglio” o cosa sia “peggio”, ma chiunque potrà, studiando un po’, capire cosa sta facendo e… perché.

Ogni movimento umano è la rappresentazione di uno schema motorio codificato nel cervello. A sua volta uno schema motorio rappresenta una strategia con cui il Sistema Nervoso affronta un problema complesso che l’ambiente gli pone.

Il Sistema Nervoso crea le sue strategie seguendo sempre criteri di ottimizzazione, minimizzando qualcosa: la tensione sulle mani, la forza da imprimere all’inversione del movimento, la tensione sulla schiena e così via. La minimizzazione rappresenta un criterio di efficienza, cioè il modo migliore per sfruttare le proprie energie per far durare l’atto motorio più a lungo o per eseguirlo più intensamente.

Cosa però il Sistema Nervoso minimizzi è sempre difficile da determinare. Non solo, senza i giusti insegnamenti il Sistema Nervoso minimizza magari la cosa sbagliata. Meglio: minimizza ciò che gli permette di risolvere nel breve periodo il problema.

Questo significa che il giudizio sulla bontà di un tipo di movimento si ha solo se questo viene esasperato al limite. Nella pratica, è “migliore” di un altro quel tipo di movimento che aumenta qualche parametro. Prendete due gemelli identici A e B con stessa anzianità di allenamento. Se il parametro di merito è “maggior carico sul bilanciere”, il movimento migliore è quello del gemello che solleva di più. Se il parametro di merito è “maggior numero di ripetizioni a parità di carico” il movimento migliore è quello del gemello che macina più ripetizioni. Così come “maggior velocità a parità di carico” e così via.

Perciò il giudizio sul “meglio” o “peggio” è sempre in relazione ad un risultato quantificabile e le sensazioni non fanno parte di questo approccio.

Uno swing è un particolare stimolo ambientale in cui una palla deve oscillare ritmicamente fra due estremi: il modo in cui viene eseguito rappresenta così la soluzione al problema che un individuo applica. Esiste un modo “migliore” ed uno “peggiore” per fare lo swing? Decidete un criterio di merito e avrete la risposta.

Osserviamo lo swing

Nel mondo dei Kettlebell esistono due grandi correnti di pensiero: quella che segue i dettami di Pavel Tsatsouline e quella che segue i canoni più “russi” da cui questo attrezzo deriva. Per poter parlare di “meglio” o di “peggio” è quanto meno necessario capire la dinamica dell’esercizio. In questa trattazione non verrà fatto riferimento ad alcuno stile particolare, ma si cercherà di individuare le variabili su cui agire per cambiare la forma della traiettoria della palla di ferro.

Molta attenzione sarà rivolta alla discesa perché questa è il momento più delicato del movimento, dato che un oggetto di ferro che scende a quasi 4 m/s deve essere frenato in maniera efficiente per poterlo poi rilanciare verso l’alto senza massacrarsi i dischi intervertebrali.

Abbiamo già visto uno swing nei fotogrammi di apertura, che chiameremo Swing 1. Vediamone altri, presi da video su YouTube su segnalazione o semplicemente a caso. Non c’è un motivo particolare nella scelta, almeno non personale.

Volutamente, non ho ricercato video di atleti o praticanti italiani: non conosco così bene l’ambiente per capire di quale stile, teoria, fazione, campanile si parli e non ho assolutamente voglia di innescare spiacevoli guerre di religione per quello che è un esercizio con i pesi. Pesi, robe di ferro che stavolta ruotano invece di andare su o giù, ma sempre robe di ferro.

Swing 2

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Swing 3

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Swing 4

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Cosa hanno in comune questi modi di fare lo swing? Cosa hanno di differente? Perché ogni atleta ha scelto di eseguire in un dato modo? Un primo mezzo è la digitalizzazione dei movimenti, come nel caso seguente.

In questo modo si sono eliminati i particolari non rilevanti (la scelta di cosa sia rilevante o meno è una scelta molto importante, ma non entro in dettagli che appesantirebbero la trattazione) e rimane così l’essenza dello swing, la “pendolazione”.

Questo tipo di analisi permette di evidenziare le traiettorie dei punti significativi, come mostrato nel disegno seguente.

In questo modo è possibile comprendere come l’atleta sviluppi la sua strategia. In questo caso le anche prima si spostano indietro, poi in basso. Questo è uno swing “tranquillissimo”, uno che prende una palla con la maniglia e la fa oscillare.

Il problema è che questo tipo di analisi mostra cosa sia successo, non perché è successo. È così necessaria una analisi più complicata, in cui si crea un modello di atleta, si mette in posizione, gli si applicano delle forze (muscolari e gravitazionali) e si vede cosa succede. Se si riesce a replicare il movimento si è capito quali forze muscolari generare in ogni momento della traiettoria, cioè si è capita la strategia dell’atleta che “prima si sposta in giù e poi di lato per evitare che la palla bla bla bla”

Il modello

Non è mia intenzione entrare nei dettagli del modello utilizzato dato che questo renderebbe gli articoli troppo pesanti. Vorrei però dare la percezione del lavoro svolto:

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· A – Osservazione dei video per definire delle ipotesi. Essenzialmente, lo swing è un movimento in cui la traiettoria della palla è ottimale per essere frenata. La velocità della palla diminuisce con un impegno muscolare al movimento che è minimo.

· B – Creazione di un modello che sia semplice da utilizzare ed analizzare ma che sia anche sufficientemente realistico da rappresentare uno swing. In questo caso la scelta è stata di utilizzare un doppio pendolo a base mobile.

· C – Risoluzione delle equazioni e studio dei risultati. Questa parte verrà del tutto “oscurata” ma è importante sottolineare che qualsiasi affermazione che verrà fatta è supportata da dei calcoli.

· D – Preparazione del materiale didattico. Il lettore vedrà solamente dei disegni di “omini blu” o poco più, senza calcoli o formule.

In pratica, da dei fotogrammi di persone reali ad una spiegazione con i cartoni animati passando per dei calcoli abbastanza complicati.

Lo swing che mi piace di più è l’ultimo, lo swing 4, un esempio di eleganza e leggerezza sotto carico. Nei prossimi articoli cercherò di spiegare il perché.

Questi articoli sono come una specie di tesi: un pacco di roba per spiegare nel dettaglio le ipotesi formulate. Creerò di tutto questo una sintesi come uno “studio scientifico”, che spero sia pubblicata sul nuovo progetto che dovrà essere il riferimento per chiunque voglia parlare di sovraccarichi in Italia.

Gli interessati che stiano “tuned” per i futuri sviluppi!!

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