Set 28, 6 anni ago

Laureati e non laureati

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Non partecipo più alle discussioni fra laureati e non laureati. Come una ruota, esiste sempre uno che si è laureato ieri e che non trova lavoro e che i PT senza titoli gli rubano i clienti. Come esiste sempre uno che spara sull’Università senza averla fatta, con quell’atteggiamento frontale di chi invece è insicuro di fronte al primo ragazzino spocchioso, sempre a dover dimostrare quando sul campo le cose siano differenti, che la teoria è una cosa e la pratica un’altra.

Sapete che vi dico?

Tu, laureato, non sai un cazzo. Volare basso e farsi il mazzo. Se perdi i clienti è colpa tua che non riesci a fargli capire che tu sei più in gamba del tipo figo lampadato, oppure sei un palloso che non capisce che il tizio che hai di fronte non vuole saperne di paramorfismi e di somatotipi, “fagli la scheda” e piantala. Piantala anche di riempire i discorsi che fai con paroloni scientifici sui metabolismi, sulle fibre, con sigle inglesi come HIIT, MIA, ROM, ATTG. Sei in Italia, se non lo hai notato.

Se vuoi essere un istruttore in sala pesi, come un preparatore atletico, devi mediare. Il cliente grasso e sedentario vuole dimagrire con poco sforzo e non gliene frega nulla del tuo 110 e lode per una tesi sulla contrazione muscolare dei macachi in amore. Ti sei laureato, grande traguardo. Se pensi che ti basti per essere veramente un esperto, vivi in una realtà alternativa in cui in Italia l’evasione fiscale è punita con la pena di morte.

Tu, che invece hai fatto la gavetta e ti sei costruito il tuo sapere pagando corsi, sappi che ci sono delle cose che non saprai mai, perché non le hai studiate con l’obbligo di dover sostenere un esame davanti a qualcuno. E’ così, mettitelo in testa e non cercare di minimizzare quello che non sai come la volpe con l’uva.

Se sei veramente cosciente di quello che sei, non devi avere quel cazzo di complesso d’inferiorità nei riguardi dei laureati, che ti porta a dover competere su terreni in cui sembri l’orsetto del tiro a segno quando usi vocaboli che manco sai pronunciare. Non sparlare dell’Università, che non l’hai fatta e pertanto non conosci i sacrifici che quelli bravi veramente hanno dovuto fare per ottenere quel foglio.

Ora, mi rivolgo ai laureati perché io lo sono e perciò ho feeling con loro, anche se secondo me il discorso vale per tutti: un ritornello che dite spesso è che basta un corsettino di 4 giorni per ottenere una certificazione fasulla, quando voi avete studiato 4 anni biochimica dell’embrionologia e 3 anni anatomia comparata borg-klingon. Avete perfettamente ragione. E’ così. Ma alla fine è una cazzata, anche questa. Una litania, una lamentazione, uno stracciamento delle vesti che ha rotto.

Io mi sono laureato nel 1996, non 300 anni fa e nemmeno 30. Solo che il mondo era diverso e con una laurea di un certo tipo c’era l’accesso a certi tipi di lavoro. Sono stato l’ultimo che ha beneficiato di tutto questo, dopo di me il cambiamento totale. Ho avuto culo.

Io ho scelto Ingegneria perché mi interessava capire come funzionavano le cose, non ho usufruito delle possibilità che mi dava perché… dovevo allenarmi. Ho preso 109 su 110 perché il mio voto di base era 102,4 e la tesi valeva solo 7, non ho così potuto accedere a certi impieghi in cui era necessario il 110. Mi ha salvato solo il fatto che ho sempre pensato che avrei dovuto finirla il più velocemente possibile, mi fossi laureato l’anno dopo avrei esaurito il culo di prima.

Oggi, invece, non è più così. Oggi non basta studiare per studiare, ma si deve studiare sapendo quello che si vuole fare, fin da subito. E ci sono anche i mezzi per saperlo, come gira il film è noto grazie al passaparola di Internet e così via. Pertanto, voi lo sapete in partenza che poi con 4 corsi uno può fottervi i clienti. Pertanto… che cercate? Oppure siete della serie “io sono laureato e mi spetta il posto”? Ma questa è la jungla di oggi, e nella jungla nulla è prestabilito.

Ma poi, vi siete fatti il culo per andare ad insegnare in palestra così, di punto in bianco? E senza sapere un cazzo di nulla pretendete di essere seguiti perché conoscete la legge di Hanneman? Voi dovete avere un progetto di vita: se vi piace la palestra, se desiderate conoscerla, se desiderate camparci, praticatela E studiate, mixerete teoria e pratica ed il “foglio” sarà un sostegno teorico per essere dei tecnici migliori.

Ho avuto modo di conoscere diverse persone che vivono della loro passione, la “palestra” o il “fitness” in senso lato, cosa che a me ad esempio non riesce fare. Per quanto alcune siano squisite ed altre delle emerite teste di cazzo, hanno un aspetto in comune: sono persone che non si piangono addosso, determinate, che investono su se stesse e che hanno idee chiare. Poi, un po’ di culo aiuta sempre e un pizzico di autoironia non guasta mai.

Questo non vuole essere il classico pezzo motivante “oh yeah, you can”, detesto la retorica del “con l’impegno puoi fare tutto” dei film dove l’eroe, con la forza della sua volontà riesce a scalare nuovamente la china del successo, scalzato via dal cattivone di turno. Questa vuole essere la descrizione di una classica situazione “o mangi la minestra o salti dalla finestra”. Se volete, è una “do or die situation” come la chiamano gli anglosassoni. O fai così o muori, affoghi nel flusso dei laureati anonimi senza infamia e senza lode, malinconici nella loro delusione di aver tanto, tanto, tanto sofferto per quel foglio che poi si rivela un post-it spiegazzato. E allora… ah, se l’avessi saputo, ah, se tornassi indietro, ah, se le stagioni fossero quelle di una volta.

Alternative? Ah… già… aspettare la creazione di qualche albo che tuteli i laureati, l’ennesima perla assistenzialista di un paese che dice di premiare il merito quando alla fine premia le corporazioni.

Stare sul fondo a lamentarsi nella quiete ovattata della profondità, è sempre facile. Emergere nel mare in tempesta e lottare per mantenere la barra a dritta verso la meta è ben più difficile. Però magari da qualche parte arriverete mentre se rimanete sul fondo di sicuro non vi sposterete di un millimetro.

Tracciate una rotta, fin dal principio: abbiate le idee chiare e lottate per raggiungere i vostri obbiettivi. Mi spiace, ma dovete avercele molto chiare, le idee su quello che volete fare da grandi, perché questa è la lotta per la sopravvivenza nella Jungla del mondo occidentale. Come dice un mio collega, “se non porti una soluzione, sei parte del problema”.

Dedico a tutti voi, per l’ennesima volta, quella che per me è “la frase”. Spero di avervi fatto incazzare.

“Non è la critica che è importante, nè è importante chi sta lì ad indicare chi inciampa e cade o dove si è sbagliato e si poteva far meglio.

Il merito è tutto di colui che lotta nell’arena… che si batte con coraggio, che sbaglia e riprova… che è animato dall’entusiasmo per una causa che vale;

di colui che, se tutto va bene, alla fine conosce il trionfo del successo;

che nella peggiore delle ipotesi, se perde, per lo meno perde tentando, di modo che il suo posto non sarà mai accanto a quelli che non hanno mai provato e non hanno mai conosciuto né la vittoria né la sconfitta”

Theodore Roosevelt

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