Lug 12, 6 anni ago

È vero, ma è irrilevante

Noto, con piacere, la nascita di un certo tipo di movimento all’interno del mondo del “fitness”, intendendo con questo termine tutto quanto riguarda l’uso del proprio corpo: la ricerca di basi scientifiche a quello che si fa, e questo è certamente positivo. Leggo sempre più spesso frasi del tipo “mi fai vedere gli studi?” o “su che studi ti sei basato?”. Giusto, corretto, ce ne fossero di persone così…

Adesso, però, c’è un pericolo: come sempre accade, un cambio di mentalità è una sterzata di entusiasmo e il problema è che è facile schizzare dall’altra parte della strada, centrando il TIR che viene dall’altra parte. Poiché oramai fra tutti sappiamo come funziona questo gioco, chiedo a coloro che stanno iniziando a ragionare così, e, ripeto, ben vengano, un piccolo sforzo.

Una “mentalità scientifica” non ha poi molto a che vedere con gli studi scientifici in se, è una forma mentale, un atteggiamento critico di fondo. Questo atteggiamento solitamente rende antipatici, pertanto se antipatici dobbiamo essere, almeno cerchiamo di esserlo sulla sostanza e non sulla forma, perché è facilissimo sembrare spocchiosi.

Tanto per dire: il fatto che non esistano studi scientifici che dimostrino che accada una tal cosa non significa che quella cosa non esista ma che… semplicemente, non esistono studi che la confermano. Ma nemmeno che la negano!

Esempio, tanto per essere pratici. Prendiamo l’annosa diatriba su quanti grammi di proteine al giorno possiamo trangugiare senza andare in dialisi (tengo a precisare che è un argomento che non me ne può fregare di meno, pertanto non ho di sicuro preconcetti). Di sicuro non esiste uno studio che dimostra che ingurgitare 10kg di proteine purissime al giorno faccia male ai reni, no? Da qui a dire che 10 kg di proteine non facciano male ai reni… ce ne corre! Questo studio non esiste perché nessun istituto di ricerca butterebbe via dei soldi per studiare un comportamento da idioti. Perciò ficcarsi nello stomaco 10 kg di proteine al giorno dicendo “nessuno studio scientifico ha dimostrato che sia dannoso” è semplicemente “non aver capito un cazzo”.

Analogamente, il fatto che esistano degli studi implica anche che questi vadano letti, e letti per bene. Uno dei cardini di una mentalità scientifica è la quantificazione dei fenomeni: misurare le cose. Perché se io misuro una cosa, posso poi decidere se questa cosa sia rilevante o meno. Il cianuro è un veleno mortale. Ma… a che dosi?

Ok, così è facile. Incredibilmente, quando una cosa non ci piace siamo ipercritici, molto meno quando vogliamo credere che quello che leggiamo o sentiamo sia vero. Della serie: facciamo questa cosa, vogliamo che questa cosa funzioni, anzi vogliamo che questa cosa funzioni perché è scientificamente provato che funziona. Qui è facile prendere delle cantonate, ed è qui che va sviluppato un minimo di mentalità scientifica.

Mai sentita la storiellina della spinta anabolica dello squat? Esistono studi che mostrano come programmi di squat tirati innalzino i livelli di gH e di testosterone. Il punto non è SE si innalzano i livelli, ma QUANTO si innalzano e PER QUANTO TEMPO.

Lasciamo stare per un attimo il fatto che questa storiella anni fa era usata per avvalorare la tesi degli allenamenti brevissimi ed intensissimi, quando poi esistono studi che dimostrano che i livelli ormonali sono sensibili più al volume dell’allenamento che alla sola intensità. C’è un altro aspetto interessante su questo tema, che porto come esempio per far capire che “mentalità scientifica” significhi essenzialmente ragionare sulle cose.

C’è un ragionamento che suona così: “se lo squat innalza i livelli ormonali, io faccio squat come primo esercizio della seduta e tutti i successivi esercizi beneficieranno di questi maggiori livelli ormonali. Se faccio il curl per i bicipiti, questi muscoli si troveranno immersi in un ambiente con il testosterone più elevato e pertanto lo stimolo ipertrofico sarà maggiore.”

Tutto fila liscio, a parte definire “stimolo ipertrofico”, ma in realtà non è così e c’è una falla in questo ragionamento che si può sgamare, anche se non ci sono studi pro o contro questa tesi.

Ora, ragioniamo con quello che sappiamo. Gli ormoni sono dei messaggeri che partono da una qualche ghiandola per stimolarne un’altra (mi perdoni per la spiegazione chi ha studiato endocrinologia in maniera seria e non sul web come me), sono messaggeri lenti che provocano variazioni lente sebbene spesso durature. Considerate che la variazione di un livello di un ormone può bloccare per sempre la produzione di un altro anche se il primo torna al suo livello standard.

Il sistema ormonale è così contrapposto al sistema nervoso, messaggero iperveloce di informazioni. Così abbiamo una rete di messaggi lenta che produce adattamenti lenti e una veloce che produce adattamenti veloci, sempre per essere semplici e anche semplicistici.

La sintesi proteica è misurabile nelle ore successive come variazioni attività chimica, ma di sicuro non è che diventate più grossi in maniera visibile, questi sono cambiamenti che avvengono in MESI.

Faccio i bicipiti e poi lo squat. L’alterazione dei livelli ormonali e lo stimolo meccanico incrementano nelle ore successive la sintesi proteica. Adesso faccio squat e poi bicipiti, analogamente accade come prima.

Fare i bicipiti dopo lo squat implica sottoporre a questi muscoli 15’ al massimo di ambiente in teoria più favorevole. 15’ su un tempo di ore in cui avviene la sintesi proteica, su un tempo di mesi in cui questa sintesi crea un risultato visibile.

Se quest’ordine fosse così determinante, qualcuno lo avrebbe scoperto da anni semplicemente andando a caso. Avrebbe visto, con la semplice esperienza, che fare prima lo squat e poi i bicipiti gli avrebbe dato centimetri di circonferenza di braccio in più ! Ma non è così, perché se fosse successo, lo sapremmo in un mondo in cui tutto è stato provato, dall’1×1 1 volta al mese al 100×100 tutti i giorni.

Perciò, se anche fosse vero che l’ordine degli esercizi influenza i livelli ormonali nei vari muscoli, se esistesse uno studio in laboratorio, tutto questo non sarebbe rilevante ai fini pratici.

Mentalità scientifica è andare oltre gli aspetti qualitativi, l’esistenza di un fenomeno. Mentalità scientifica è anche riuscire ad attribuire al fenomeno un valore nello scenario generale, misurandolo.

Forzare una teoria ad avere una applicazione pratica è la scientificità posticcia del bodybuilding dei nostri giorni: si prende un “fatto scientifico” vero ma irrilevante e si fa diventare centrale e determinante.

Perciò, chi vuole veramente basare quello che fa su un metodo scientifico deve fare un ulteriore sforzo: non deve chiedere “mi fai vedere gli studi che dimostrano questo”, ma “quanto pesa questo sul totale?”. Non occorre uno studio, basta il classico conto della serva.

Il passaggio è determinante: passare dalle chiacchiere ai numeri. E,come sempre, le chiacchiere stanno a zero.

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