Lug 13, 6 anni ago

Ritmo, olè!

Andrea scrive sul nuovo profilo di Facebook: “ciao Paolo visto che hai chiesto che articoli vuoi riportare io inizio con quello sul ritmo scapolo-omerale visto che su internet a parte qualche sito di fisioterapia in cui viene accennato non si trova quasi nulla”.

Questo è un bel complimento, dato che so quanto Andrea sia competente e attento nelle sue enciclopediche letture.

Il testo seguente non è l’articolo originale ma le pagine del libro, in modo da dare un’idea del contenuto. Sono 4 delle oltre 700 pagine a colori, formattate ed impaginate “a libro” e non copia-incollate dal blog con immagini in bassa qualità.

Se questa roba vi interessa, vi chiedo un immenso favore: bombardate l’editore di mail perché questo cazzo di libro venga pubblicato. Da Settembre si slitta a fine anno, non vorrei che diventasse una barzelletta. Personalmente, non metterei mai in commercio oltre 5 cm di libro a colori a 39 euro la copia, ma questo sarà il prezzo. Perciò, costa anche poco.

Se pensate che possa interessarvi, datemi una mano a farlo uscire, vi prego.

Ritmo, olè!

Il disegno seguente rappresenta una scapola vista di profilo togliendo l’omero che la coprirebbe: sono evidenziati tutti gli elementi descritti nei paragrafi precedenti. Al centro la cavità glenoide, la superficie su cui si appoggia l’omero, descritta nei trattati specialistici come una specie di virgola rovesciata. Tanto per la cronaca, angolazione e superficie non devono eccedere certi valori per non incorrere il rischio in lussazioni indesiderate. Pertanto, occorre un po’ di “culo genetico” per essere dei forti panchisti.

Intorno c’è il labbro o cercine glenoideo, la cartilagine robusta che aumenta la superficie di contatto. Paroline come SLAP e SLAC sono poco note, ma denotano infortuni al labbro, come labrum tear. Notate quanta roba c’è intorno alla cavità glenoide: tutti i legamenti e tutti i tendini dei muscoli.

La cuffia dei rotatori è in pratica la fusione dei tendini del sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo, insieme ad altri strati di materiale connettivo. Tutta l’articolazione gleno-omerale è avvolta da una capsula fibrosa che la tiene unita. In alto è evidenziato lo spazio subacromiale, il tubo che consente ai tendini di scorrerci dentro

Provate questo esperimento scientifico emozionante: guardate da dietro un vostro amico a torso nudo, mi raccomando non un’amica, che poi l’esperimento non lo finite. L’amico ha il palmo della mano contro il corrispondente fianco e il braccio disteso. A questo punto solleva il braccio e lo fa ruotare lateralmente fino a che non è dritto steso sopra la testa.

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Ha compiuto una abduzione sul piano frontale: avete visto come si è mossa la scapola? Esiste una sincronia fra la rotazione dell’omero e quella della scapola, oltr3 che della clavicola che di sicuro non avete potuto vedere: questa sincronia si chiama ritmo scapolo-omerale.

La descrizione di questo “ritmo” è complicata ma è necessaria per comprendere cosa avviene dentro le vostre spalle quando fate la panca o il lento in piedi. Perciò ve la ciucciate tutta, facendo riferimento alla Tavola 1 in appendice:

† In A la spalla quando il braccio è lungo il fianco: l’articolazione clavi-sternocostale (CS) è il punto in cui la clavicola ruota intorno allo sterno, quella acromion-clavicolare (AC) è il punto in cui la scapola ruota intorno all’acromion. Le frecce sono gli assi CS e AC che saranno utili per calcolare gli angoli di rotazione.

† In B i primi 30° di rotazione dell’omero. Non è riportata per semplicità l’articolazione gleno-omerale che è comunque rappresentata dalla testa dell’omero a contatto della cavità glenoide. Quando l’omero si abduce fino a 30° su questo piano, la scapola ha un movimento variabile ed individuale per trovare una stabilizzazione ma comunque non dà contributo alla rotazione dell’articolazione.

† L’omero comincia a ruotare e la scapola lo segue per fornire la migliore superficie di appoggio, come già visto: in C i primi 25° di rotazione della scapola sono dovuti alla rotazione della clavicola che trascina di conseguenza la scapola stessa.

† In D l’omero è a 90° rispetto al pavimento: la scapola inizia a ruotare anche intorno all’articolazione AC e quando l’omero ha percorso 90° questo contributo è pari a circa 5°.

† In E l’omero continua a ruotare, la scapola lo segue grazie all’ultimo contributo alla rotazione dovuto alla clavicola per circa 5°, poi il resto della rotazione della scapola, altri 25° circa, è dovuto alla rotazione di questa intorno all’articolazione AC.

† Infine, in F l’ultima parte della rotazione: l’omero raggiunge la sua posizione finale e la scapola ruota di altri 25° intorno all’articolazione AC.

Chiaramente i movimenti avvengono in maniera uniforme e dovete cercare di visualizzarli come tali. Nel disegno seguente la “contabilità” del movimento: a sinistra la spalla con il braccio lungo il fianco, a destra con il braccio che punta dritto verso l’alto.

Se consideriamo gli spostamenti dell’articolazione SC questi valgono circa 30° di rotazione, mentre quelli dell’articolazione AC altri 30° di rotazione. Poiché l’omero è complessivamente ruotato di 180° la rotazione dovuta a questo intorno all’articolazione gleno-omerale è pari a 120°. In altre parole, per far ruotare l’omero di 180° rispetto alla posizione di partenza è necessario:

† Far ruotare la clavicola di 30° rispetto alla sua posizione iniziale relativa al pavimento.

† Far ruotare la scapola di 30° rispetto alla sua posizione iniziale relativa alla clavicola.

† Far ruotare l’omero di 120° rispetto alla sua posizione iniziale relativa alla scapola.

Il ritmo scapolo-omeale è caratterizzato così da un rapporto 2:1 fra rotazione dell’omero e rotazione della scapola: ogni di spostamento dell’omero la scapola ruota di 1°.

Chiaramente esistono delle individualità ed è impensabile che il corpo umano sia bloccato nei suoi movimenti da un rapporto così stretto, infatti in letteratura esistono studi differenti che hanno determinato ritmi differenti. Più che considerare i particolari valori numerici è invece fondamentale il concetto generale: esiste una sincronia fra rotazione dell’omero e rotazione della scapola.

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Sbagliare il ritmo in un ballo significa pestare i piedi del partner, sbagliare il ritmo scapolo-omerale significa pestare la cuffia dei rotatori con l’acromion ed in entrambi i casi si sente male.

I ballerini

Chi fa ballare la scapola? Ma è ovvio, i muscoli! Nei paragrafi precedenti sono state analizzate le funzionalità in singolo, precedente nella Tavola 2 in appendice il comportamento sincronizzato fra loro di alcune delle principali star di questo emozionante spettacolo:

† L’omero viene inizialmente abdotto grazie alla trazione del deltoide e del sovraspinato che danno l’avvio alla rotazione. Questi muscoli sono sempre attivi in tutto l’arco del movimento con contributi differenti a seconda dell’angolazione. Il sovraspinato è così un muscolo che non solo stabilizza l’articolazione come già visto, abbassando la testa dell’omero ed impedendo che si allontani dalla cavità glenoide, ma è anche un muscolo motore per l’omero stesso.

† Fino a circa 100° di elevazione dell’omero rispetto alla posizione iniziale la rotazione della scapola è dovuta al trapezio superiore e al serratus inferiore: questi muscoli agiscono come una vera coppia di forze, tirandolo la scapola il primo dall’alto e il secondo dal basso con l’effetto finale di farla ruotare.

† Successivamente entrano in gioco insieme a questi muscoli anche il trapezio inferiore e il serratus superiore, anch’essi come coppia di forze.

Il Sistema Nervoso deve coordinare tutti questi ballerini in modo che l’azione finale sia una rotazione e non un annullamento mutuo delle forze in gioco. Una vera coreografia! È chiaro perciò che basta molto poco per far scontrare i ballerini fra loro, con il risultato di incasinare il ritmo della musica.

Non è tutto così semplice

Provate a ripetere voi l’esperimento ruotando l’omero internamente: con il braccio lungo il fianco girate la mano per ruotare il più possibile il pollice verso l’interno, per farlo dovrete pronarla tutta ma poi dovrete ruotare anche l’omero. A questo punto provate ad abdurre il braccio, cioè allontanatelo di nuovo dal fianco.

Fatto? Che è successo? Il braccio ruota molto meno, ad un certo punto è come se ci fosse una battuta. Se invece ripetete ruotando l’omero esternamente, cioè supinando la mano il più possibile dovreste riuscire ad abdurre meglio il braccio stesso, ma questo dipende da quanto siete capaci a ruotare bene la scapola: chi non è capace troverà che la rotazione esterna lo aiuta nell’abduzione, chi è capace non proverà grandi differenze.

A sinistra nel disegno seguente l’effetto di una rotazione interna: il grande tubercolo si piazza proprio sotto l’acromion, perciò è come se il fusto dell’omero fosse diventato più spesso e alto, pertanto quando questo si abduce va a sbattere prima contro la volta acromiale.

Regola aurea: qualsiasi movimento di abduzione, cioè di allontanamento dell’omero dal torace effettuato con questo in rotazione interna è pericoloso per la cuffia dei rotatori e per la salute della vostra spalla.

Nel disegno a destra cosa invece accade quando abducete ruotando l’omero esternamente: il grande tubercolo viene spostato più lontano dalla volta acromiale e pertanto è come se il fusto omerale fosse più sottile e basso, da cui un vantaggio nell’abduzione perché è possibile ottenere lo stesso effetto ruotandola meno la scapola.

Ma chi è così fesso da ruotare internamente l’omero ed abdurlo, dai… Ma come vi hanno insegnato per anni le alzate laterali con i manubri per il capo laterale del deltoide? “Sollevate i manubri come se doveste rovesciare una brocca d’acqua!”. Chissà perché una brocca… In pratica tenete il manubrio con l’avambraccio a 90° davanti a voi e ruotate il braccio allontandolo dal torace. Ma dai… una rotazione interna dell’omero con una abduzione!

Lo so che vorreste il disegnino ma non lo metto per due motivi: il primo è che così fate un po’ di mumble mumble con i neuroni per capire le rotazioni delle vostre ossa, il secondo è che le alzate laterali sono un esercizio da (beep) di (beep) e parlare della biomeccanica di questa roba è una vera e propria offesa all’intelligenza dell’Uomo. Se per caso vi lesionate la cuffia dei rotatori con le alzate laterali non andatelo a dire in giro per favore, nemmeno io riuscirei in una fesseria del genere.

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Un esempio molto più interessante: provate a lanciare una pallina da baseball, un sasso o quello che vi pare, la parte finale del movimento è un’estensione dell’omero, un’adduzione sul piano trasversale e una rotazione interna. In pratica il braccio va in avanti da dietro, va in dentro da fuori e ruota su se stesso. Si attribuisce a questa rotazione interna la causa degli infortuni cronici nel baseball: il braccio va decelerato, la cuffia dei rotatori viene ad essere sollecitata mentre si viene a creare uno schiacciamento della stessa.

Attenti, perché le cose sono veramente complicate: anche una rotazione esterna non è il massimo. Sempre nel baseball, nella prima fase del lancio l’omero si sposta indietro e ruota esternamente, provate lentamente e vedrete che è così. Un’eccessiva rotazione dell’omero mentre va indietro porta il tubercolo maggiore a contatto con la cavità glenoide, creando un altro tipo di schiacciamento. Le rotazioni estreme dell’omero non sono gradite alla spalla.

Nel disegno segeunte, a sinistra un altro motivo di impingement: la spalla ruota e si sposta anteriormente, movimento definito tilt, e così l’acromion ruota in avanti. Se l’omero flette… ci va a sbattere meglio! Et voilà, cuffia dei rotatori schiacciata. Questa configurazione verrà analizzata in dettaglio nella trattazione della panca perché è fondamentale per comprendere come ottenere in questo esercizio la massima performance in sicurezza.

Gli studi sull’impingement della cuffia dei rotatori evidenziano che la scapola protratta e ruotata internamente sia una condizione clinica di chi è affetto da questo disturbo.

Un sedentario può ritrovarsi con la cuffia dei rotatori lesionata a causa di una postura di tipo cifotico, come a destra: in una postura corretta i muscoli che sostengono la testa, la scapola e la clavicola creano forze che si equilibrano, mentre in una postura cifotica lo squilibrio muscolare è tale per cui la scapola è tirata verso l’alto, pertanto scivola in avanti sul torace, tilta e si protende lateralmente.

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La postura diventa un’abitudine anche nel sollevamento delle braccia ed ecco i presupposti per un problema infiammatorio. Lo so che queste cose sembrano le classiche seghe mentali da terapista, ma è incredibile come queste posture errate siano la causa di dolori anche lancinanti nei sedentari.

Appendice – Tavola 1 – Il ritmo della spalla

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Appendice – Tavola 2 – I ballerini

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