Lug 20, 6 anni ago

Trigger points, Idee folli

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Bene bene bene, ecco il pezzo che parla di cose pratiche. Devo dire che questa storia dei TP mi ha preso, come sempre succede quando un’idea accantonata si rivela invece rivoluzionaria. In queste situazioni è facile farsi prendere la mano da entrambe le parti: chi scrive è così entusiasta che facilmente deborda dove non deve, finendo per utilizzare la sua idea in qualsiasi ambito, chi legge è così entusiasta che prova l’idea a sua volta in qualsiasi ambito. Il mix delle due cose è esplosivo quanto una tonnellata di pentrite, pertanto be careful!

Prima racconto i miei esperimenti sui poveretti che ho seviziato, poi la mia esperienza in ho tentato di organizzare un protocollo e infine le mie considerazioni.

Le cavie umane torturate dal sottoscritto

Preso dal fuoco della Ricerca per migliorare la salute dell’Umanità ho sottoposto i parenti vicini a manipolazioni varie. Incredibilmente, tutti sono risultati soddisfatti.

Mio cognato lavora tuttto il giorno in piedi curvo a saldare lamine d’oro (ovviamente non sue…): spalla sinistra e bassa schiena dolente, un referto di ernia cervicale e lombare come sempre criptico e indecifrabile che non fa capire se quei dolori sono dovuti alle ernie oppure no.

Trovo un TP nell’infraspinato (è facile perché è sulla scapola sotto la spina scapolare e lì c’è solo l’infraspinato) e un paio fra la scapola e la spina (qui… boh… trapezio, romboide, serratus…). Poi in entrambi i glutei destro e sinistro, immediatamente sotto l’ileo, probabilmente gluteo minimo ma tanto… chi controlla?

Che questi siano TP è dimostrato dal fatto che quando li premo con un pollice senza sforzo, lui si lamenta dicendo che sente male al collo, alla spalla, al braccio sinistro e alla schiena, cioè una irradiazione non localizzata tipica del dolore riferito.

Dopo questi massaggi da stregone sta meglio, decisamente meglio, il dolore alla schiena è sparito, gira il collo e non mi manda affanculo. Più che altro è rincuorato dal fatto che il dolore potrebbe essere non dovuto all’ernia che lo terrorizz: non è poco!

Mia suocera è piena di punti dolenti, quasi basta sfiorarla: trapezio, infraspinato, sopraspinato, ai lati della spina, ai glutei. Tutti dolori irradiati, mi impressiona il fatto che premo pianissimo e lei si lamenta, poi dice di stare “molto meglio”.

Passo a mio suocero, notoriamente scettico su questi argomenti ma comunque curioso, un bel TP nel trapezio che gli blocca il collo, dopo è immediatamente sorpreso di poterlo girare, dall’altra parte la terapia non funziona così bene. La volta dopo provo con lo sternocleidomastoideo destro, un muscolo che si tratta bene perché si può afferrare completamente: un TP in alto con dolore che si irradia fino all’occhio, dopo il collo si gira e lui non ci crede.

Dato che gli fanno male sempre i piedi proviamo sui tibiali e sui polpacci, per quello che ci capisco ha un paio di TP sui muscoli “frontali” alla tibia, che sia il tibiale anteriore o qualche elevatore delle dita: non sono in grado di identificarli bene, comunque sta meglio. Ah… mi ero scordato di dire che mio suocero ha 3 ernie e una stenosi del canale midollare con documentato rallentamento notevole dei segnali elettromiografici, a destra dolore all’alluce, al tibiale, al gluteo oltre che alla schiena tipico di un’ernia L5-S1. Il fatto che sta meglio al piede trattato è per lui comunque un bel risultato.

Infine, passo al paziente più ostico e terrificante che un terapeuta possa trattare, mia moglie. Quel giorno ha un bel mal di testa che la rende più simpatica del solito, le propongo un massaggio “strano” portando a sostegno della validità il fatto che sugli altri ha funzionato. Immaginate adesso di guardare un bambino di 8 anni particolarmente cretino e particolarmente brutto, guardatevi allo specchio, amplificate quell’espressione di almento 100 volte… ecco, avete una vaga idea dello sguardo di mia moglie. I miei occhiali ad emissione di positroni mi fanno vedere chiaramente il flusso di neurotrasmettitori: “è una cazzata, ma mi scrocco un massaggio”.

Per fare le cose più scientifiche cerco preventivamente sul libro un’area di dolore riferito simile alla sua, a cerchio intorno alla testa: dovrebbe derivare da TP allo splenius capitis, un muscolo del collo ai lati e sotto il trapezio superiore. Massaggio, non sento nulla di particolare ma lei mi dice che il dolore da lì si irradia verso l’alto e intorno alla testa. Dopo 5 minuti il mal di testa è sparito, meno che alla tempia sinistra. E’ stupefatta, le dico “ma se il mal di testa, tipico delle donne, è sparito…” ma la risposta è “continua, idiota”.

Oramai la procedura è collaudata, trapezio, centro della schiena, scapole: diversi punti dolorosi irradiati, dopo muove meglio le spalle, come una sensazione di liberazione da un peso sulle spalle. Passo agli sternocleidomastoidei, percepisco per la prima volta non solo il TP ma proprio la “taut band”, la fascia tesa dovuta alle fibre stirate dal TP contratto. Lei sente un male cane con dolore che si irradia, ha degli scatti che secondo me sono i “jump signs” tipici di quando becchi un TP, cioè il paziente salta.

Dopo un po’ che massaggio gli scatti spariscono, ad un certo punto mi dice “sembra che mi si sia gonfiato il collo!!”. Rimango stupefatto perché è la stessa esperienza letta nel libro, in cui una paziente con l’automassaggio ad un certo punto va allo specchio perché pensa che il collo le si sia gonfiato da un lato: è l’effetto di “decompressione” dato dalla disattivazione di un TP. Mia moglie mi dice che riesce a muovere il collo come mai prima d’ora, almeno non ricorda di averlo mai ruotato così.

Poiché soffre di mal di piedi, sensazioni di oppressione e di affaticamento continue alle gambe, esploriamo tibiali, estensori, flessori, gastrocnemi, solei, vari punti sui piedi: dolore irradiato, dolore lontano e così via. Anche stavolta mi dice che mai era stata bene così.

Infine, la prova scientifica definitiva, assoluta, senza ombra di dubbio, come se avessi dimostrato che Dio esiste perché l’ho fotografato, anzi, intervistato. Mia moglie commenta così: “con molto rammarico devo dire che questa tua idea ha funzionato”.

Che tutto questo sia un effetto placebo mi sembra alquanto improbabile, ma faccio questa ultima prova: applico la stessa procedura ad una nostra amica, ma non le dico cosa faccio. Anche lei dopo gira meglio il collo e ha meno senso di oppressione alle spalle.

Morale…

Questo incredibile successo evidenzia una serie di element, a mio avviso.

Sedentari, non sportivi, persone che stanno fisse in posizioni sempre identiche o palesemente non ergonomiche sviluppano TP proprio perché tengono contratti muscoli a bassa intensità, come descritto nel modello: posture sbagliate insieme a masse muscolari nulle e scarico delle forze sui legamenti. Pazienti del genere sono così massacrati dai TP che anche un coglione come me riesce a dargli sollievo: non sono io bravo, ma la loro condizione posturale estremamente errata, se vogliamo.

La cosa che mi lascia perplesso però è questa: io sono mezzo tritato, scopro un modo semplice per stare meglio o che al limite non mi fa nulla, è un cazzo di massaggio con una cazzo di pallina, mi devo applicare solo 10’ al giorno, non devo prendere medicine, non devo andare da nessuno… ma subito mi metterei a massaggiarmi! Invece no, queste persone non lo fanno. Loro come tantissimi altri non hanno quella curiosità intellettuale di sperimentare un po’.

Sono proprio queste persone che alla fine alimentano il business dei massaggi e delle terapie alternative e dato che non ci vuole veramente nulla a farle stare bene, sono quelle che poi si scoprono entusiaste dei massaggi con le pietre calde dei vulcani o con i fanghi profumati all’incenso indiano, dello yoga con movimenti a spirale e delle poltrone shiatsu comprate su media-shopping a 99 euro compresa la mountan bike. Sono queste persone che rendono “esperti” individui che in realtà non lo sono, individui anche assolutamente e genuinamente in buona fede. Infine sono queste persone che impediscono la distinzione fra cazzate e cose serie. Mi spiace essere così Kattivo, sono anche parenti, ma alla fine l’ignoranza alimenta altra ignoranza perché crea esperti che invece non sono tali.

Infine, un consiglio: se io, ripeto un coglione qualsiasi che ha letto due cose, riesco ad ottenere questo risultato, immaginate cosa può fare un terapista bravo e competente. Miracoli. Non so quanto i TP siano studiati all’università ma se siete chiropratici, osteopati, fisioterapisti date una chance a questa roba studiandola, anzi, cercando di espandere criticamente le conoscenze che avete, sperimentate e non fossilizzatevi perché avete un mestiere in mano.

Io dico sempre a mia figlia (quasi a livelli di lavaggio del cervello) che da grande deve fare un lavoro in cui deve utilizzare solo le mani e la testa: la testa che guida le mani. Le persone scassate esisteranno sempre, un terapista bravo ha bisogno di un lettino o poco più, perché la sua bravura è nella testa e nelle mani. Poche spese, molti ricavi. Non voglio essere venale ma uno deve mangiare e essere pagato da clienti contenti è il massimo.

L’altra cosa che dico a mia figlia è che deve impegnarsi per non fare la commessa. Basta commesse, responsabili di commesse, negozi. Basta, ci hanno rotto i coglioni: i clienti antipatici che pensano di avere sempre ragione, i padroni che fanno gli imprenditori time-to-market e just-in-timee vogliono fedeltà ma poi non pagano gli straordinari perché “questa è una piccola azienda” , gli orari impossibili in cui lavori quando gli altri sono in giro, per le feste, uno stipendio da fame con contratti sempre più stronzi. Basta, che se ne vadano tutti affanculo. Che c’entra questo con i TP. Nulla ah ah ah

I miei trigger point

Avrei voluto scrivere “trigger point per gli atleti” perché a noi dei sedentari marci fradici non ce ne può fregare di meno, ma il titolo sarebbe stato fuorviante perché mi sarei preso una competenza che non ho. Perciò vi racconto ciò che ho fatto su di me e le mie personali considerazioni.

La lettura dei vari libri è coincisa con una settimana di scarico, perciò ne ho approfittato per “esplorarmi”. Il libro di autotrattamento, “The Trigger Point Therapy Workbook -Self-Treatment Guide For Pain Relief” è eccezionale perchè molto pratico: sebbene esistano tecniche specifiche per il massaggio, nel libro è scritto che nel caso di un auto-massaggio è importante… applicarsi nel modo più comodo, perciò per le aree non raggiungibili con le mani è sufficiente una pallina da muovere orizzontalmente e verticalmente, addirittura se la mettete in una calza lunga eviterete di farla cadere. Questa affermazione è fondamentale perché se l’efficacia fosse dovuta anche al modo di massaggiarsi sarebbe per uno come me molto problematico ottenere risultati.

Armato di pallina mi sono messo a sperimentare: alla fine la configurazione ideale è la pallina a contrasto della mia schiena e di un muro mentre guardo la televisione. Ciò che rende questa “terapia” replicabile è che a me piace farmi questo tipo di massaggi, sono i massaggi che ho sempre desiderato perché veramente profondi. Lo stretching, ad esempio, non mi piace e non posso farlo mentre guardo la TV mentre questo è piacevole e rilassante. Un aspetto fondamentale perché ciò che conta è un minimo di costanza: è chiaro che uno come me se per stare bene deve fare 100 flessioni al giorno… le fa, ma se il giochino è anche piacevole è meglio, no?

Ho scoperto che ho due TP sugli infraspinati che irradiano dolore alla spalla, il trattamento mi ha restituito due spalle ed un collo che da anni non avevo, potendo ruotare la testa come mai prima d’ora. Poi i due al centro della schiena che bloccavano le lombari, dopo i trattamenti la sensazione è stata come se non avessi la bassa schiena, come se il tronco stesse su da solo. Il massaggio ai glutei è risultato favoloso, fantastico. Esercitando molta pressione sul gluteo sinistro (non so quale, manco mi frega) ho sentito un “fastidio che si irradia” verso il basso, analogamente su quello che credo sia il piriforme destro (ho seguito la procedura identificando il trocantere e spostandomi dove dovrebbe essere il piriforme ma alla fine non è così rilevante).

Quando sono passato agli scaleni ho scoperto quanto i TP possano essere dolorosi: la pressione sul TP allo scaleno medio sinistro è stata come se Wolverine avesse messo un artiglio sulla fiamma ossidrica per poi trafiggermi dal collo facendo uscire la lama dal polmone destro, da togliere veramente il fiato. Sullo scaleno medio sinistro il TP è meno doloroso ma comunque mi ha fatto saltare. Come potete leggere nel libro, gli scaleni sono muscoli respiratori che si inseriscono sulle vertebre cervicali e sulle prime costole: i TP agli scaleni creano dei dolori riferiti in punti assurdi, tanto che possono essere scambiati con i dolori dell’infarto, dolori ai polmoni, ai reni.

Il tutto “torna”, nel senso che la pressione sui TP ha esaltato dolori nei miei punti tipici. Non ho TP, o almeno non sono riuscito a trovarli, nei punti dei vari parenti esaminati, cioè nessun problema ai tibiali o allo sternocleidomastoideo, proprio perché io non svolgo le stesse loro attività. In altre parole, i miei TP sono specifici ed è per questo che la terapia dei TP ha necessità di un vero impegno di analisi clinica ed eziologica del paziente, nel senso che il terapista deve identificare correttamente le cause che hanno generato i TP, altrimenti fa solo casino.

L’analisi delle cause è importante proprio per eliminare quelli che sono definiti “perpetuating factors” cioè i fattori che mantengono in piedi i TP: questo è fondamentale per un sedentario che lavora al PC ma determinante anche per un atleta.

Ho voluto poi sperimentare sul campo: la mia ipotesi è che nel mio caso i TP siano dovuti ad un sovraccarico di lavoro, un eccesso cronico piuttosto che ad un episodio acuto (nota della mia 2° personalità “Paolo, sei geniale, chi l’avrebbe mai detto…”). Perciò… ho creato una serie di sovraccarichi.

Un sabato ho veramente esagerato con lento in piedi, front squat e back squat, tipo 15 serie per ogni esercizio. A metà del lento in piedi ho sentito una piccola fitta dentro la spalla sinistra, non durante la serie ma subito dopo quando riappoggiando il bilanciere ho decontratto i muscoli. Poiché non era un infortunio, ho continuato.

Dopo l’allenamento ho preso mezzo cucchiaino di bicarbonato, poi un altro mezzo la mattina successiva. Mi sono massaggiato con la pallina per 20’ dopo la doccia e per 30’ prima di andare a dormire. Il bicarbonato, per quanto cagosissimo, è una pratica oramai consolidata dal mio esperimento con la cartina tornasole, mezzo cucchiaino rende l’urina neutra e i giorni seguenti ho dei DOMS molto limitati. Attenzione: DOMS, non “DOMS”

La mia ipotesi è che bicarbonato e massaggio con la pallina… vediamo… AKBM©®™ – AlKaline Ball Massage, evitino l’innesco di TP perché il primo rende i tessuti muscolari meno acidi, impedendo una eccessiva sensibilizzazione dei nocicettori con conseguente maggior rilascio di acetilcolina sui siti nevralgici dei TP, il secondo rilassa i tessuti e va ad agire sui siti di TP noti, rendendoli eventualmente meno irritati. Risultato: il giorno dopo ero tutto tritato ma la bassa schiena era veramente a posto. Per completezza, io prendo una pasticca di Supradyn e una di C-Tard la mattina (multivitaminico e multiminerale il primo, 500mg di vitamina C il secondo) e una di C-Tard la sera da anni.

Durante l’allenamento ho notato un elemento interessante: i miei TP derivano probabilmente non dallo squat o dallo stacco ma dalla panca o dal lento in piedi! Facendo il lento in piedi ho proprio “sentito” la contrazione del centro della schiena, nei punti dei TP. Prima, quando mi faceva male tutto, la sensazione era mascherata dal dolore diffuso. Analizzando questo nuovo elemento mi sono ricordato che negli anni, fin dalle prime volte che facevo la panca, ogni tanto mi venivano dei crampi alla schiena, proprio in quei punti.

Ipotizzo che, per come sono fatto io, per la mia biomeccanica, panca e lento in piedi siano i fattori scatenanti i TP che poi vengono esasperati da tutto il resto. Questo tipo di analisi è importante: non è che io smetterò di fare panca, ma la panca è probabilmente il “perpetuating factor” che va gestito. Per altri un problema alla spalla può derivare dalla presa nello squat e così via.

Un altro aspetto notevole è che in questo primo allenamento dopo una settimana di scarico e di massaggi riuscivo ad usare le spalle come mai prima! Durante le trazioni era come se riuscissi ad arrivare più in basso, come se avessi le braccia più lunghe, nel lento in piedi avevo una chiusura decisamente più grintosa e potente! Non voglio sbilanciarmi in affermazioni sensazionalistiche, ma in questo periodo tutte le mie serie di lento in piedi sono migliorate di 5 kg e dato che ho uno scarso 70 kg di massimale i 5 kg sono quasi il 10%.

Il fine settimana successivo ho fatto un altro esperimento: due allenamenti di fila, sabato e domenica. Stesso protocollo della volta precedente, il recupero è stato decisamente ottimale e il martedì mi sarei potuto allenare nuovamente.

Nuovo fine settimana, nuova prova: il sabato lento in piedi, front e back squat, 10 serie di ognuno, poi 8 serie di stacco blando, il giorno dopo nuovo lento in piedi e una seduta di stacco con 1’ di recupero, serie da 4, 3, 2, 1 da 90 kg a 220 kg a salire di 10 kg ogni serie, dopo 2 mesi che avevo eliminato l’esercizio. Lo stacco è l’esercizio che più stressa la schiena, inserito in un folle programma in questo modo: il martedì successivo ero di nuovo pronto ad allenarmi.

A questo punto, il vero esperimento è inserire la terapia dei TP all’interno di una programmazione continuativa e progressiva. Ho iniziato ieri, una seduta di condizionamento di stacco in 4×150-3×160-2×170 ripetuto 4 volte, 12 serie con 2’ di recupero, tranquillissima ma comunque impegnativa. Oggi sto bene, molto bene. Vedremo come va a finire!

Una nota per correttezza: sicuramente ho preso a massaggiarli un po’ troppo, ho schiacciato punti che non erano TP e di volta in volta ho dolori diffusi al centro della schiena oppure al torace e che passano se massaggio gli scaleni. Sono in altri punti, sono differenti, ma comunque ci sono. “Uno bravo” saprebbe capire perché sono venuti, saprebbe come evitarli, saprebbe dirmi se sono dovuti ad una mia cazzata o al fatto che non avendo gli altri che li mascheravano adesso li percepisco oppure che pretendo di non avere nulla dopo un allenamento quando non è possibile. Boh…

Considerazioni sparse

Il risultato finale è che nel mio caso l’identificazione e la gestione dei miei TP possa portare un enorme giovamento al mio allenamento, migliorando decisamente la mia capacità di recupero. Il problema di questi risultati eccezionali è la facilità con cui ci si fa prendere la mano: esagero, tanto poi la pallina magica risolve tutto.

Ciò non è vero per due motivi, di importanza crescente:

1. Non sono un terapista: anche nel mio caso probabilmente il mio “problema” era così evidente che anche un coglione come me l’avrebbe capito. Se insorgessero squilibri più complicati sarebbe ben complesso tirarsene fuori. A maggior ragione se vale il punto 2)

2. Un infortunio è un infortunio, un’ernia è un’ernia, una tendinite è una tendinite. Il fatto che con il massaggino passi la bua non significa che sia possibile fare le cose a cazzo perché uno strappo muscolare può far insorgere i TP che possono essere eliminati, ma lo strappo rimane sempre dove è e se è dovuto ad allenamenti sbagliati, guarirete e poi vi farete di nuovo male. Se avete un’ernia e sentite dolore da qualche parte, magari con la terapia dei TP il dolore vi passa, ma l’ernia sta buona lì per poi fare casino se pensate di essere guariti.

A sostegno di questo secondo punto posso dire che se a mia moglie un mal di testa (ribadisco: UNO) è passato, quando ce l’ho avuto io non sono riuscito a toglierlo, anzi mi è aumentato e ho dovuto prendere la solita bordata di tachipirina per farlo evaporare. Poi, nel libro è scritto che molte epicondiliti in realtà sono TP, io ho una “epi” ma massacrandomi l’avambraccio sinistro con la pallina, le mani, il coltello e il trapano non sono riuscito a farla andare via. Ok, il dolore scompare temporaneamente, probabilmente perché è tutto il resto dolente ah ah ah, ma poi torna. Magari io ho una vera epicondilite.

Se imbocchiamo la strada dell’automassaggio fai-da-te è necessario sperimentare e ciucciarsi la solita dose di cazzate da scontare. Una frase del libro recita così, mi sembra di ricordare: “se il punto fa male quando lo massaggiate ma dopo non avete beneficio, quello non è un TP e dovete passare oltre”. Attenti perché qualsiasi punto del corpo, specialmente sulle e fra le costole, se premuto forte, fa male ve lo posso garantire. Ma fa male e basta ah ah ah

Per come la vedo io, un buon criterio che può guidarvi nell’autoesplorazione degli anfratti più reconditi del vostro corpo (se serve potete usare anche un incursore anale per i TP più nascosti…), è che il sollievo deve essere immediato. Non totale ma se non altro chiaramente percepibile: molti studi mostrano come più è breve il lasso di tempo che passa fra insorgenza del TP e la terapia e migliori sono le probabilità della sua eliminazione. Direi che dopo le prime 3-4 sedute dovete già aver ottenuto ottimi risultati e in un mesetto il problema deve essere risolto o quanto meno contenuto.

Per un sedentario molte volte è più importante imparare una tecnica efficace di controllo del dolore che eliminarlo completamente, per un atleta è necessaria anche la sua eliminazione: se questo non avviene, allora il problema non è solo quello. Se avete avuto un infortunio acuto, è evidente che quello sia la causa del TP, ma magari l’infortunio è dovuto a tecniche esecutive errate. Se avete dolore cresciuto nei mesi, come il mio, allora dovete analizzare tutto il vostro allenamento cercando di determinare il problema: nel mio caso il carico di lavoro. Per un atleta i “perpeatuing factors” sono di facile individuazione, mentre è la loro gestione che risulta complessa: mettetevi in discussione!

Non riversate su questa roba troppe aspettative perché sarete delusi: ogni storia è differente e ciò che è stato fantastico per me può essere fallimentare per un altro e viceversa.

Mi raccomando: se per caso otterrete benefici non assumete quell’atteggiamento antipatico e saccente della serie “i dottori non ci capiscono un cazzo”, perché questa volta vi è andata bene, ma le botte di culo non sono sequenziali e magari la prossima emozionante teoria alternativa sarà una catastrofe.

Per quanto possiate informarvi, per quanto possiate sperimentare, forse potrete diventare più bravi di un pessimo terapista, ma un bravo terapista sarà sempre anni luce avanti a voi, per teoria ma fondamentalmente per pratica sul campo. Che vi vada bene o che vi vada male, non scordatelo mai.

Overtraining – un’idea folle…

Vi propongo una mia idea, derivata dalla mia esperienza anche se non posso sperimentarci sopra per ovvi motivi: condizioni di overtraining possono essere causate o amplificate dalla presenza di Trigger Point!

L’anno scorso volli provare ad inserire due sedute di stacco settimanali invece della singola che faccio da oramai 20 anni. Toppai, mi scoccia dirlo, i volumi di lavoro e riuscii a sovrallenarmi. Ripensando al periodo mi sono accorto che già allora, massaggiandomi, “sentivo” dolenti due punti ai lati della schiena, uno più alto dell’altro. Ero sempre stanco, cronicamente, il picco di forza non c’era anche se le medie rimanevano alte, tipico dell’overtraining. Nervosismo, irritabilità, dolori sparsi.

I due TP erano lì, infuocati. Ma… cosa fanno i TP?

† Per prima cosa, fanno male e creano dolori diffusi.

† Poi creano una contrattura locale con la sua bella energy crisis che fa si che i consumi di substrati energetici locali siano più elevati.

† Seguono di conseguenza consumi diffusi maggiori a causa della contrazione involontaria di altri fasci per la creazione di un nuovo equilibrio.

† Le fibre interessate dal TP sono più deboli perché contratte nel TP ma stirate al di fuori. La loro forza diminuisce.

† L’area interessata dal TP è più debole perché viene a crearsi un pattern motorio “protettivo” per evitare di sentire dolore, che impedisce una contrazione veramente completa sotto la volontà cosciente.

† Conseguentemente la forza totale è minore.

† Il dolore continuo, cronico, processato da aree del cervello che gestiscono i neurotrasmettitori delle “emozioni” quali la serotonina, altera alla fine in peggio l’umore del soggetto.

Attenzione: non sto dicendo che l’overtraining sia causato sempre da dei TP, ma che ciò che ho scritto possa essere una ipotesi plausibile di spiegazione di certi scenari. L’overtraining è sempre causato da uno squilibrio fra richieste ambientali, tutte, imposte al proprio corpo e le sue capacità di recupero e rigenerazione.

In questo caso una richiesta eccessiva porta alla nascita di TP che esasperano il “quadro clinico” dell’atleta: non basta curare i TP per evitare di andare in overtraining perché i TP sono una conseguenza di errori a monte, dei mediatori degli effetti ma non la causa primaria dell’overtraining.

Però è possibile dedurre una importante conseguenza: per “guarire” non basta semplicemente il riposo, perché questo rende solo latenti i TP, ma è necessario eliminare i TP stessi. L’eliminazione dei TP porta sicuramente ad una riduzione del tempo di guarigione perché viene eliminato un forte stress psicofisico.

Ovviamente, tutto questo è da dimostrare. Però è ragionevole.

Conclusioni

Ho proprio avuto il bisogno di scrivere tutto questo, in maniera come al solito eccessiva e prolissa, di condividere questa esperienza. Sono rimasto impressionato e ho voluto approfondire.

Pur ripetendomi ancora, vi prego di stare attenti, molto attenti. Non tanto perché possiate farvi male, si tratta di massaggi con la pallina, gratuiti e semplicissimi, quanto perché questo mio entusiasmo possa essere fuorviante e darvi false speranze: è solo il racconto di uno che ha provato su se stesso e su altri malcapitati!

C’è ovviamente ancora tanto da imparare e ho tantissimi dubbi. Ad esempio, perché un TP fa malissimo e poi fa meno male? Perché non si disattiva subito? Il fatto che il dolore diminuisca cosa implica a livello cellulare? Che si sono decontratti alcuni sarcomeri? Che è stata rimossa un po’ di acidità e i nocicettori sono meno sensibilizzati? Insomma… non basta leggere un libro di automassaggi per essere un terapista, non basta nemmeno leggere testi scientifici.

Di seguito riporto le storie di due persone che ringrazio dei contributi inviati, si tratta di post inseriti nel mio blog. Consideratele sempre storie aneddotiche e non risultati scientifici, però possono essere di spunto per nuovi e terrificanti esperimenti… su di voi!

Ennio scrive sul blog:

Volevo parteciparti la mia esperienza diretta sul trattamento del trigger point. Uno dolorosissimo mi si è sviluppato esattamente nello stesso suo punto ma nel versante opposto a quello che hai descritto tu.

Più di un anno fà, durante una seduta di stacchi con trap bar, verso le ultime ripetizioni dell’ultima serie ho avvertito un senso di cedimento all’erettore sinistro con conseguente immediato dolore e sensazione di debolezza nella parte. La mia indole di guerriero del ferro (si traduce nella stupidità di colui il quale non vuole ammettere a se stesso di essersi fatto male) mi ha portato a continuare con un’ulteriore serie portata avanti nel dolore continuo, che a questo punto si era presentato in maniera remota anche nella zona inguinale.

Come se non bastasse, sempre perchè io sono l’uomo di ferro che non si arrende mai (in preda alla interiority trans agonistica in lotta con i miei stessi limiti in un atteggiamento di continua autosfida) ho terminato l’allenamento con 2 belle serie di erettori spinali con le estensioni alla panca iperextension con un sovraccarico di 20 kg tenuto sul petto per 2×8. Tornato a casa la sera mi sono seduto sulla poltrona massaggiatrice shatsu homedics ed ho completato di friggere la frittata con un continuo massaggio sulla parte dolente.

Ho peggiorato terribilmente le cose, perchè evidentemente ho avuto un travaso di sangue e l’ho irradiato invece di circoscriverlo con il ghiaccio. Morale della favola, ho impiegato circa un anno per venire a capo di dolori continui localizzati nel quadrato dei lombi sinistro zona alta, sotto il dorsale.

Ebbene andando a scartabellare i tanti libri, ho rispolverato Oltre Brawn di Stuart McRoberts, dove trattava i trigger points, ed ho acquistato un aggeggio che conoscerai bene; la pallina in legno con i quattro piedini a supporto. Ebbene dopo un anno intero di stretching, allenamenti specifici per i spinali, good morning e quant’altro, che hanno parzialmente ridotto il dolore del 50% ho sperimentato la vera rinascita con l’uso del miracoloso attrezzino in legno!

Disteso a letto ho iniziato ogni sera a fare sedute di circa 15 minuti di continue pressioni sui punti doloranti, risiedendo con tutto il peso del corpo sulla pallina a contatto con il trigger point! Ho subito avvertito una seravigliosa sensazione di calore e prurito interno, come se il dolore si dissipasse e il muscolo lombare si è immediatamente rilassato! L’immediato dolore generato dalla pressione, si è pian piano trasformato in un piacevole dolore per scomparire successivamente anche a fortissime pressioni nei punti trigger.

Dopo un paio di sedute avevo già quasi ridotto il dolore del 90% e questo è andato via completamente nel giro di una settimana! Tutto questo dopo due visite ortopediche che non avevano diagnosticato il vero problema senza ovviamente derivare la conseguente giusta terapia, radiografie che non avevano evidenziato nulla di patologico a livello vertebrale ed infinite creme e cerotti decongestionanti, per non parlare delle iniezioni di antinfiammatori che non hanno fatto altro che gonfiarmi senza risolvere il problema.

Costa scrive sul blog:

Riassumo in breve la mia esperienza con i “trigger points” e come mi abbiano permesso di risolvere un problema alla spalla destra. Premetto che ho 33 anni, faccio pesi “seriamente” (e con grande passione) allenandomi con criterio PL/BB solo da un paio di anni, dopo circa una decina di altri anni passati a fare nuoto e pallanuoto agonistiche e arti marziali (e non sono lo sportivo della domenica… hehehe!).

Circa cinque o sei mesi fa, a fine allenamento (di petto, tricpiti e spalle tra l’altro… furbo, eh?), mi metto a fare un paio di serie extra di dips alle parallele con sovraccarico. lo so, la classica “sboronata” tra amici, come si suol dire. Manco a dirlo ho sforzato eccessivamente una zona già fin troppo “stimolata”…, sento un dolore tipo “scossa elettrica” alla spalla destra e una perdita di forza consistente. smetto subito. All’inizio non ci do peso, penso che sia la classica contrattura che si risolve da sola dopo una doccia calda.

Purtroppo però, fin dall’allenamento successivo, ogni volta che mi mettevo sotto i pesi, all’inizio accadeva solo per gli esercizi che coinvolgevano maggiormente i rotatori, poi piano a piano quasi tutti quelli in cui usavo il braccio destro, ecc… sapete come va a finire. decido di fermarmi una decina di giorni sperando che passi…

Non passa.

Allora provo con risultati insoddisfacenti la strada medica tradizionale, con tanto di visite. nessuno mi convince particolarmente. tutti la buttano, vagamente, sulla tendinite… sul fatto che la cuffia dei rotatori è delicata, ecc… ecc… fanno anche finta di “auscultare” la zona. mi vien da ridere al ricordo. Vi risparmio la trafila, tanto la maggior parte degli “sportivi” ci è passata.

Mi metto a surfare su internet tra i soliti forum di bodybuilding e simili. dopo un po’ leggo dell’esistenza del libro The Trigger Point Therapy Workbook. apprendo che per molti ha funzionato e voglio tentare, anche perché la spalla è sempre “rigida”. Ne trovo una copia in internet e comincio a sfogliare. è una miniera d’oro. con pazienza, il libro ti insegna a “sentire” il tuo corpo e i tuoi muscoli. capire la funzionalità degli stessi. ti insegna a capire che, anche se il dolore percepito è in una determinata zona, è inutile accanirsi con massaggi su QUELLA zona, ma che forse il punto “focale” è altrove (sta proprio qui il concetto di “trigger”). E ti insegna a “guarirti” da solo. per alcuni punti basta la mano o una pallina di gomma, per altri consiglia una sorta di attrezzo a gancio per facilitare le leve.

A me è bastata una palla da tennis che avevo in casa. ho cominciato a massaggiare 2/3 volte al dì il punto trigger con la palla (per me era alla base del collo sotto la nuca e, incredibile a dirsi, sulla parta alta del pettorale!) come spiegavano nel libro. la misteriosa tenidinite si è rivelata quella che era: una brutta contrattura al sovraspinato (con lieve coinvoglimento del pettorale). in una settimana ero come nuovo.

Inutile dire che ormai questo libro è fondamentale per me. certo, non si sostituisce a un testo medico, IMHO, soprattutto in caso di problemi più seri, però aiuta notevolmente a capire, tra le altre cose, anche a come affrontare certi “problemini” post allenamento con uno spirito e un’impostazione meno “tradizionale” e molto più proficua!!!

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